15/07/2026
Interessante articolo sul volontariato ospedaliero
Giorgio Fiorentini, dell'Università Bocconi, propone nel suo intervento una lettura del volontariato sanitario come leva strutturale per liberare tempo clinico infermieristico, a fronte di una carenza stimata in oltre 65mila infermieri in Italia. Il principio di fondo, richiamato dalla Guida agli standard europei di qualità della validazione delle competenze del volontariato (eQval, 2025), è che il volontario non sostituisce le attività sanitarie e quindi non riduce il carico clinico, ma alleggerisce il carico relazionale, logistico e informativo che oggi grava su infermieri e Oss, ad esempio nell'accompagnamento dei pazienti ai totem Cup o nell'orientamento all'iter di accesso alle strutture.
Fiorentini stima che questa componente relazionale assorba tra il 5 e il 15% del tempo infermieristico totale. Applicando l'ipotesi più prudente, il 5%, al monte ore complessivo del sistema infermieristico italiano, circa 400mila infermieri per 700 milioni di ore annue, si otterrebbe un risparmio di 35 milioni di ore, equivalenti a circa 20mila infermieri "full time equivalent": una quota significativa della carenza attuale, recuperata non con nuove assunzioni ma con una gestione strutturata del volontariato.
L'autore osserva come il volontariato in sanità goda di ampio riconoscimento morale ma di scarso riconoscimento del proprio valore organizzativo e delle competenze maturate sul campo attraverso la prossimità relazionale con pazienti e degenti, spesso percepite come un elemento estraneo alla governance della struttura. La proposta è di rivedere l'immagine delle professioni di assistenza in senso ampio, costruendo competenze riconosciute anche per i volontari, in coerenza con i regolamenti comunitari di validazione già esistenti. È una prospettiva che, se applicata concretamente, inciderebbe direttamente sul tipo di carico che oggi assorbe tempo infermieristico prezioso in contesti come l'accoglienza, l'orientamento del paziente e degli accompagnatori, e la gestione informale della comunicazione, senza toccare l'atto clinico in sé.