11/10/2026
Amici, vi incoraggio a leggere questo pezzo di storia!
Chiedo scusa se mi sono assentato per un po' di tempo, ma ho fatto un progetto abbastanza complesso!
Questo gruppo si chiama "Come vivevano i nostri nonni", quindi oggi voglio parlare della vita di mia nonna!
Radici tra i monti: La storia di Evelina Davit
Le origini e la famiglia
Evelina Davit, nata l'11 ottobre 1933, figlia di:
Davit Giovanni Eliseo (Bersagliere durante la seconda guerra mondiale, ma per un incidente ritornò a casa), contadino, allevatore e guida alpina, nato il 20 gennaio 1901;
Navache Costanza, nata il 28 novembre 1904.
I suoi nonni erano:
Giovanni Daniele Davit (calzolaio e commerciante di Bobbio Pellice, e poi fu una guida);
Negrin Susetta;
Jean Daniel Navache;
Susanne Geymonat.
I suoi fratelli:
Nenè Davit, 1924 (morto da bambino per diabete);
Helene Davit, 1927;
Paolo Davit, 1938;
Ermanno Davit, 1942.
Ricordi di guerra
Il ponte della Giournà
In tempo di guerra c'erano i tedeschi all'Hotel Michelin, avevano piazzato un cannone al ponte della Giournà. C'è stata una voce che volevano fare dei rastrellamenti e volevano prendere tutti gli uomini, allora mio papà e altri uomini del paese sono andati alla Sletta. Io e la mia amica Eimee gli portavamo su da mangiare, e quando siamo arrivati lì sopra Sibaud era tutto scoperto, non c'erano gli alberi che ci sono adesso, e i tedeschi ci hanno visti dal ponte e hanno iniziato a sparare con il cannone e le mitragliatrici. Noi ci siamo riparate dietro una roccia (che mi ricordo ancora bene). Mi ricordo di tanti alberi a terra e tantissimo fumo, e noi due lì abbracciate a piangere... Poi mia mamma e mia zia sono andate con il pastore di Bobbio Pellice dai tedeschi e gli hanno detto che eravamo delle ragazzine, di non sparare, così finalmente hanno smesso. Ma noi non volevamo più uscire, siamo poi scese nel cumbal e poi tutte su nascoste per la paura, intanto mio papà e mio nonno ci sono venuti incontro, quello mi ricordo...
Le visite indesiderate e la Veiaria
Stavamo manginando e sono arrivati i tedeschi (entravano in casa quando volevano) e c'era una pancetta appesa e ce l'hanno portata via! Poi facevamo sempre la veiaria nella stalla e chiudevamo tutte le finestre con delle coperte perché non si vedesse la luce all'interno. I partigiani, essendoci alcune ragazze giovani, venivano lì e passavano di nascosto dalla finestra sul retro, ma qualcuno ha visto i partigiani e ci ha avvertiti, così loro hanno fatto in tempo a scappare perché poi sono arrivati tutti i tedeschi e cercavano i partigiani. Poi mio papà ha detto ai partigiani di non andare più perché mettevano a rischio tutta la sua famiglia.
Italiani e tedeschi
I tedeschi non erano brave persone, invece gli italiani sì! Erano proprio bravi gli italiani...
Il coprifuoco
Mi ricordo che alle nove di sera si doveva essere a casa per il coprifuoco, e una volta mia mamma mi ha chiuso fuori casa, ma io ho scavalcato il muretto e sono tornata a casa!
Le cartoline del soldato
Poi un soldato italiano mi ha regalato due album di cartoline di tutto il mondo. Io facevo la raccolta delle cartoline perché all'epoca si mandavano, e ne avevo uno scatolone rotondo e le mettevo lì. Questo italiano me le ha date e prima di partire mi ha detto di conservarle, e quando la guerra sarà finita, se sarebbe sopravvissuto, sarebbe tornato a prenderle, e io le ho sempre tenute... Ma lui non è mai tornato!
La generosità della vecchietta
Poi andavo ad aiutare una vecchietta alla borgata Payant, aiutavo in casa e le facevo la spesa, perché lei non poteva, essendo anziana, ma non mi aveva mai pagato! Poi una sera ero al tavolo con i miei genitori e abbiamo sentito bussare alla porta: Era la vecchietta che era scesa fino al paese, e ha messo sul tavolo 8 mila lire, "quei bigliettoni grossi", era tanto per l'epoca! Mio papà, senza parole, aveva detto che con quei soldi si poteva comprare una mucca. Questa signora mi ha abbracciato prima di andare via e mi ha detto: "Sei stata proprio una brava bambina".
In mulo requisito
I tedeschi sono entrati nella nostra stalla e non uscivano più, lì c'era il nostro mulo. Mio papà preoccupato diceva: "Me lo portano via, me lo portano via", era molto affezionato al mulo, ci teneva tantissimo. Poi sono usciti con il mulo e sono andati su, e ce l'hanno portato via!
Il rifugio al Pra D'Lase
Un giorno avevamo deciso di andare tutti alla Sletta perché volevano fare un rastrellamento, ma quando siamo arrivati su era pieno di partigiani con mitragliatrici contraeree, così non abbiamo potuto stare lì e siamo tornati indietro, siamo andati al Pra D'Lase "dove c'è il tavolo di pietra" e siamo stati lì e abbiamo mangiato lì! Poi, quando i partigiani sono scappati, hanno lasciato lì un mulo chiuso in una stalla, e mio papà gli andava a dare da mangiare, "povera bestia", non poteva uscire, e poi l'ha portato giù a casa e l'ha tenuto molti anni!
Gli spari in piazza
I partigiani non si comportavano bene con la popolazione, anche se loro erano di Bobbio! Arrivavano, si mettono sulla Roccia Dei Buschet con la mitraglia, sparavano qualche colpo al casermone "dove c'erano i tedeschi" e poi scappavano. I tedeschi arrivavano qua e se la prendevano con la popolazione e facevano un rastrellamento, così hanno preso nove uomini del paese, tra cui mio papà, li hanno portati tutti in piazza e avevano detto che alla sera alle ore 6 li avrebbero ammazzati tutti! Difatti alle 6 li hanno fatti mettere tutti lì in fila poi hanno sparato in aria! Non li hanno ammazzati! Noi, quando abbiamo sentito gli spari da casa, pensavamo avessero ammazzato mio nostro padre! Noi tutti abbracciati a piangere!! Dopo una decina di minuti papà è tornato a casa sano e salvo!
La spia
Lì alla scuola grande viveva una contessa e veniva sempre un signore con un'automobile grossa; i partigiani hanno indagato e hanno scoperto che era una spia! Così gli hanno buttato giù la macchina dalla cascata di Villanova e lui è stato fucilato!
Le casermette e le polveriere
Io andavo sempre alle casermette, dove erano accampati i soldati italiani, a prendere gli scarti della mensa per i nostri maiali! E loro mi davano sempre una barretta di cioccolato! E quando andavamo al pascolo al Bosc D'Lartira passavamo davanti alle polveriere e lì c'erano tantissime bombe e armi!
Il pane di Tinu
Un giorno, andando alla Sletta, siamo passati dalle Pousette, lì viveva Tinu che stava sfornando del pane, così mio padre gli disse che in paese c'erano i tedeschi che facevano il rastrellamento, di fare attenzione al pane... Lui rispose: "Diu bel a l'hai el parabel li gavu via da li", poi alla sera i tedeschi passarono giù per la strada con una micca a testa sotto il braccio!
Poi mi ricordo.... Ma non so se si può dire! (diversi ricordi purtroppo non si possono raccontare pubblicamente).
La scuola
Io ho la quinta elementare (ero un asino, non capivo la matematica), mio padre aveva la terza elementare e lui in 5 minuti mi risolveva tutti i problemi di matematica! Era molto intelligente mio papà! Il mio maestro si chiamava Suplina, mamma mia, era molto severo! Ci prendeva a calci nel sedere, e guai se parlavamo francese!! Si poteva solo parlare italiano, dietro di me c'era una mia compagna, Pauline, e parlavamo sempre francese, e un giorno il maestro mi ha tirato addosso un grosso libro... Meno male che non mi ha preso, altrimenti mi ammazzava, era molto manesco... Però era un ottimo insegnante.
Subito dopo la guerra
Mio papà faceva sempre il pane, e tante volte nella pagnotta metteva una mela, così tutti i bambini del paese venivano a mangiare da noi nel cortile! In estate volevamo fare le bolle di sapone, allora prendevamo un pezzo di sapone di Marsiglia, lo tagliavamo fine fine e poi lo mettevamo in acqua calda, poi andavamo sul fienile, prendevamo della paglia e la usavamo come cannuccia per le bolle!
E in inverno andavamo sempre sullo slittino!
Gli uomini di Bobbio andavano al bar a bere, cantare e sovente bisticciavano! A noi ragazze non era permesso di andare nelgli Ostu, se si andava usciva uno scandalo!
Noi ragazze andavamo a spasso per Bobbio a parlare, il nostro divertimento era quello! Altri divertimenti non ne avevamo sicuramente!!
Il mondo del lavoro
Sono andata in una casa a Torino a lavorare... Mi trattavano malissimo, dormivo nello sgabuzzino dove mettevano le scope e l'immondizia, senza finestre, senza luce, senza bagno, senza niente... Mi alzavo alle 5 del mattino, non c'era la lavatrice, c'erano due bimbi piccoli, un bambino in arrivo, la nonna, il papà e la mamma, e c'era la vasca da bagno piena di vestiti da lavare a mano! Poi una volta, mentre lavavo, ho rotto un salino, e me l'hanno fatto pagare, se lo sono trattenuto dalla paga!
Alla fine non potevo più restare lì e sono andata in Svizzera: Avevo 18 anni, sono andata là e mi hanno fatto vedere la camera dove dormivo; sono rimasta a bocca aperta, una camera bellissima con il mio bagno, mangiavo anche a pranzo con loro, a Natale mi facevano dei regali! Il cioccolato, io amavo il cioccolato, ma a casa non si poteva mangiare perché costava troppo!! Un giorno alla settimana si faceva il bucato, non c'era la lavatrice, si insaponava a mano! A metà giornata la signora arrivava giù con un croissant e un cappuccino, mi trattavano davvero bene!
Poi mia mamma ha messo le ragadi alle gambe e non poteva più camminare, e c'era solo papà a fare il fieno e andare al pascolo delle mucche perché i miei fratelli erano troppo piccoli, così mi hanno scritto e quindi sono tornata a casa a Bobbio Pellice! Ma tutto quello che guadagnavo in Svizzera non me lo tenevo io, tutti i soldi li mandavo in Italia alla mia famiglia!
Poi, quando mia mamma è guarita, c'era una cugina di mia madre che mi aveva detto che c'era un posto alla legazione americana di Berna: "Se vuoi ve**re...". E i miei genitori mi hanno lasciato andare!! Lì c'erano due autisti, due giardinieri, lo chef e l'aiuto cuoco, c'era la cameriera delle stanze, la lavandaia... Eravamo in 10 o 12 di servitù, e si faceva colazione tutti insieme, si mangiava tutti insieme, e io facevo le pulizie, e al mattino servivo la colazione all'ambasciatore! Lui si alzava presto e andava in sala e io lì servivo la colazione, poi servivo anche a tavola a pranzo!!
Poi arrivò un'altra br**ta lettera... Diceva che mia mamma aveva un tumore in gola, così sono dovuta tornare a Bobbio Pellice a prendermi cura della mia famiglia!!
Io e il mio Aldo
Io nonno lo conoscevo da sempre, ma mia mamma non voleva che sposassi Aldo perché diceva che era povero ("tu va peoi su a ciavà via liam", mi diceva), ma io il letame non l'ho mai tolto.. Allora, per non dare contro a mia mamma, ho conosciuto un altro ragazzo ricco: lui mi voleva un bene, ma io volevo bene ad Aldo! Questo ragazzo tutte le sere veniva, mi faceva dei regali, mi portava un fiore, un libro, un profumo! Ma io non potevo... io non gli volevo bene!! Però mia mamma voleva che io sposassi questo ragazzo, così ho lasciato Aldo e mi sono messa con questo ragazzo. Ci sono uscita un anno, poi, quando è mancata mia mamma di tumore, io l'ho lasciato e sono tornata da Aldo... Il mio Aldo!!
Io ero innamorata di Aldo, anche se era povero!!! E tutti mi erano contro!
Così alla fine, a 21 anni, mi sono sposata con Aldo: abbiamo tanto tribulato perché eravamo tanto poveri. Perché quando sono venuta via da Berna mi hanno dato la liquidazione, 350 lire, ma quando sono tornata la mia famiglia era piena di debiti, così ho dovuto pagare tutto io... E tutti i soldi che avevo li ho spesi tutti! Così quando mi sono sposata non avevo una lira!! Eravamo poveri poveri, ma abbiamo tirato avanti e siamo sempre andati d'accordo, si bisticciava qualche volta, ma ci si voleva bene!
Ci siamo fatti buona compagnia!
Il matrimonio è il viaggio di nozze
Prima di sposarmi io non sono mai andata a Cestel a casa di nonno, Aldo non mi ha mai portato (probabilmente si vergognava) a casa sua perché avevano una casa malandata, non avevano neanche le tende alle finestre! Quando sono arrivata, sua sorella Maddalena aveva poi comprato una tela cerata, il balcone era tutto rotto, non c'era il gabinetto, io quando salivo su non sapevo mai dove andare in bagno...
Sono andata a casa di Aldo il giorno dopo il matrimonio. C'era tutta la famiglia: il papà Michelin Giovanni Daniele, nato il 25 maggio 1883 (Alpino che combatté sul Piave nel 3° reggimento alpini 26° compagnia; sul Piave insieme a lui combatté anche suo fratello Michelin Giovanni Pietro, disperso sul Piave a 18 anni!); la mamma Geymonat Susanna, nata il 18 febbraio 1891; i fratelli Puluc, Jean, Susetta e Maddalena, e ho mangiato lì con loro...
"E sai dove sono andata in viaggio di nozze??" Il giorno dopo abbiamo preso il barucin, il mulo, e siamo andati a Villanova, un giorno! Ecco com'è stato il mio viaggio di nozze! Su la baita era tutta br**ta, terra ovunque, solo una finestra con i vetri, le altre senza, il balcone non aveva più le assi, la camera da letto stava crollando, ma si dormiva lì!
La prima volta che siamo andati al Pra è stata per una festa, e di notte abbiamo dormito dove dormivano le capre perché la baita non era ancora aggiustata.
I figli e sacrifici
Il mio primogenito, Claudio Michelin, nacque il 31 ottobre 1955, e durante la gravidanza, per un problema di salute ("ho alzato delle lenzuola bagnate pesanti"), ho avuto un'emorragia interna, ho rischiato di perderlo!! Nel 1957 Aldo trovò lavoro alla Snia Viscosa, così ci siamo trasferiti a Venaria Reale per avvicinarci al suo lavoro!
Lì nacque Michelin Giovanni il 4 ottobre 1961!
Poco tempo dopo, non guadagnando molto per pagare affitto, riscaldamento ecc.. abbiamo saputo che cercavano alla Manzonis di Torre Pellice, così abbiamo fatto domanda e hanno assunto Aldo, e siamo tornati a Bobbio Pellice! Poi purtroppo quest'ultima ha fallito, ma per fortuna Aldo è entrato in Fiat! E ha continuato a lavorare lì fino alla pensione! E mentre Aldo lavorava in fabbrica, io continuavo a prendermi cura della mia famiglia e dei miei figli! (All'epoca non esistevano gli asili).
Le passioni e lo sguardo sul presente
Nel mentre che nonno Aldo andava a lavorare, io partivo alla mattina presto e stavo tutto il giorno per funghi, camminavo tutto il giorno! Mi piaceva proprio tanto andare per funghi, "non fosse per le mie ginocchia malandate andrei ancora oggi!!" Non so quanti funghi ho tolto nella mia vita, ma sono tanti tanti!
Nonna, come vedi il mondo di adesso?
Era più bello allora...
Ci accontentavamo di poco, bastava poco per divertirci e stare bene!
Eravamo più poveri, ma eravamo felici!!!
Oggi mia nonna Evelina Davit compie 93 anni!
Nella prima foto Evelina aveva 16 anni.
Il costume della foto ai giorni nostri e un abito valdese del 1860.