Associazione Sursum Arte Storia Territorio

Associazione Sursum Arte Storia Territorio Eppure tutto “quel che è sfuggito” non è poco. E’ ancora tanto. E molto spesso è nascosto come la preda che sfugge all’antica predazione di guerra.

SURSUM arte storia territorio è un'associazione culturale nata per il recupero, la salvaguardia, la valorizzazione e la divulgazione dei Beni storico-artistico-letterari di tutta l'area dei Monti Sicani. La SURSUM arte storia territorio è un'associazione culturale (onlus = organizzazione non lucrativa di utilità sociale) nata per il recupero e la valorizzazione dell'Identità siciliana e dei Beni s

torico-artistici del territorio dei Monti Sicani. La sua sede legale è a Bivona (Ag), quella ideale è, in particolare, in ogni parte del nostro territorio ma ma si può affermare, grazie alle attuali possibilità di osservazione e di azione del nostro gruppo (soci, amici, studiosi, ricercatori, promotori culturali), che estende il suo interesse all'area della Sicilia occidentale. La nostra è una grande storia e dentro quella storia ci sono state e continuano ed esserci figure eccezionali e interessantissime in ogni campo (religioso, letterario, intellettuale, scientifico, artistico, creativo) e da questa umanità ne è venuto fuori un patrimonio di bellezza che oggi noi abbiamo il dovere (e perfino il piacere) di riportare in vita, per quanto ancora di esso è rimasto in questo nostro tempo disgregato e distratto. Dal nostro passato, e dalle sua enorme rendita materiale costituita dalle testimonianze dell’arte, è rimasto tutto ciò che è sfuggito (chissà come) all’azione cieca e devastante di quel malinteso senso del “progresso”, che ha illuso tante nostre generazioni passate, che forse, come quegli dei annoiati e sonnolenti del Principe di Salina (di Tomasi di Lampedusa) ritenevano che il nostro patrimonio artistico fosse semplicemente “un ingombro” per la loro cattiva coscienza volta alla speculazione… (e non certo quella del Pensiero e della Scienza…!). Oggi noi diciamo che quella guerra: la guerra alla bellezza, alla storia al, documento, è finita. Vorremmo che sia così e agiremo perché sia così. Prima ancora che la nostra associazione si costituisse, le persone che l’hanno fondata, si sono già trovati protagonisti di un grande recupero: quello della tela di Veneziano Sergenti, (Lo Spasimo) datata 1575, il cui ritrovamento abbiamo voluto condividere con la comunità del territorio. Ed è stato un grande momento. Abbiamo lavorato per recuperare e restituire al Patrimonio il magnifico baldacchino tardo barocco della chiesa di San Paolo di Bivona. La medesima chiesa di San Paolo è, tutta intera, un nuovo momento di recupero che stiamo ponendo in essere in partnership con la Curia arcivescovile di Agrigento. Caratteristica di Sursum è anche lo studio, l'approfondimento e la divulgazione di diverse tematiche che hanno dato vita alla pubblicazione del periodico Sursum Review.

Nel panorama artistico siciliano si risconta molto raramente l’immagine di Cristo “buon pastore”. Uno dei pochissimi ese...
26/04/2026

Nel panorama artistico siciliano si risconta molto raramente l’immagine di Cristo “buon pastore”. Uno dei pochissimi esemplari è quello che lo scultore calatino Giacomo Bongiovanni (1772-1859) realizzò per la chiesa di San Nicola e ora esposto presso il Museo Civico “L. Sturzo” di Caltagirone.

Incarnando lo spirito di antichi testi liturgici pasquali, l’autore presenta il Cristo con espressione dolorosa che richiama la passione appena subita, ma al contempo come risorto, ritto, spoglio, con le piaghe visibili e in atto di ascendere, portando sulle spalle la pecora perduta e redenta.

Il motivo dell’antifona “Surrexit Pastor Bonus” ispirerà alcuni giganti della musica sacra, tra cui Pier Luigi da Palestrina.

https://www.youtube.com/watch?v=QUrwhRklorU&list=RDQUrwhRklorU&start_radio=1

Surréxit pastor bonus,
qui ánimam suam pósuit
pro óvibus suis,
et pro grege suo mori dignátus est, allelúia.

In memoria del Prof. Salvatore Calafiore Alla vigilia di San Giuseppe e proprio nel giorno dedicato alla benedizione e c...
18/03/2026

In memoria del Prof. Salvatore Calafiore

Alla vigilia di San Giuseppe e proprio nel giorno dedicato alla benedizione e condivisione delle tradizionali tavolate consacrate al santo, a cui aveva dedicato gran parte dei suoi studi e delle sue ricerche, che nel 2020 confluivano nell’aggiornato e ampliato TRADIZIONE ARTE SIMBOLISMO DEL “SANCISEPPI”, ci lascia il Prof. Totò Calafiore.

Nel panorama culturale di Bivona e del territorio dei Sicani, Calafiore ha contribuito idealmente e operosamente riempiendo un vuoto disciplinare che sino agli anni ’80 non aveva fatto i conti in particolare con l’importantissima branca degli studi etnoantropologici, per trovare anche in essi un tesoro sedimentato di riti, tecniche, pensieri e modi di vivere e di essere che illuminavano in modo prismatico la domanda del più genuino umanesimo “Quid est homo?”.

Totò Calafiore vide nel detto evengalico “colligite fragmenta, ne pereant!” Gv 6, 12, “raccogliente i frammenti avanzati perché niente vada perduto”, quasi una vocazione e una missione.

Originario di San Biagio Platani, si trasferisce a Bivona negli anni ’50 per studiare al Ginnasio, allora unica calamita culturale di un’intera area.

In questo contesto, con gli occhi dello studente attento e curioso, in un vuoto di studi e di ricerche sui vari aspetti tradizionali del popolo, comincia a interagire con anziani, giovani, contadini in una costante interrogazione e acquisizione di dati che in seguito, da docente alla scuola media di Bivona e poi da preside, vedranno la luce nel testo IMMAGINI E TESTIMONIANZE DEL NOSTRO PASSATO.

A lui dobbiamo anche la collaborazione con la bivonese Elsa Guggino, moglie del noto prof. Antonino Buttitta, la quale, in un tempo corroso dalla tendenza all’oblio, registrò e salvò tra gli altri i canti del POPULU ME e della SARVI REGINA, che Calafiore trascriverà e pubblicherà, assicurandoli così alla storia e alla memoria dei posteri.

Ma l’interesse di Calafiore non fu solo dedicato alla tradizione resa plastica, ma anche a quella linguistica. A lui si deve il testo INFLUENZE LINGUISTICHE NEL LESSICO BIVONESE (2017) e MEMORIE LESSICALI (2019). Dire della complessità di un uomo e di uno studioso non è facile, il rischio è scadere in un inconsapevole riduzionismo.

Ma possiamo racchiudere ogni considerazione in un GRAZIE, perché se possiamo raccogliere molti frammenti della nostra identità che non sono andati perduti lo dobbiamo anche a Totò Calafiore.

Riposa in pace

L'UNICA TESTIMONIANZA ICONOGRAFICA SOPRAVVISSUTA DI S. ANTONIO ABATE A BIVONAL’unica superstite testimonianza iconografi...
17/01/2026

L'UNICA TESTIMONIANZA ICONOGRAFICA SOPRAVVISSUTA DI S. ANTONIO ABATE A BIVONA

L’unica superstite testimonianza iconografica che ad oggi sopravvive dell’antico culto di sant’Antonio Abate a Bivona – culto che lo storico Antonino Marrone documenta a partire dal 1250 – la possiamo rinve**re nella campana bronzea della chiesa di Santa Maria di Loreto, da tutti conosciuta come San Domenico.

In questa campana, realizzata da tale Grazianu Galbatu, compare da una parte l’immagine della Theotokos, ossia della Madre di Dio, dall’altra quella di s. Antonio Abate.

Entrambe le immagini sono sovrastate dalle invocazioni latine IESV – MARIA ORA PRO NOBIS – SANCTE ANTONI ORA PRO NOBIS.

Perché un’effigie di sant’Antonio Abate in una campana della chiesa domenicana di Santa Maria di Loreto?

Allo stato attuale della ricerca non risulta alcun culto, immagine o altare a sant’Antonio Abate in questa chiesa. Tuttavia, sembra illuminare questa domanda la datazione che si legge sulla campana: 1500 (o 1590?).

Nel 1495 i domenicani eressero nel centro cittadino la chiesa, a cui affiancarono un convento di modeste dimensioni che si rivelò piccolo e inadeguato ai bisogni della comunità. Fu per questo motivo che i padri fecero richiesta al conte Pietro De Luna di “poter trasferire la loro sede presso la chiesa di S. Antonio Abate, nelle cui adiacenze, sebbene fuori dal centro abitato, essi avrebbero potuto erigere un convento più grande e confortevole” (Marrone, 1997).

Le richieste dei domenicani non ebbero l’esito sperato, tuttavia questa vicenda potrebbe configurarsi come una verosimile chiave di lettura nel leggere quest’unica e inedita testimonianza iconografica del patriarca del monachesimo nella città di Bivona.

Se la campana fosse originariamente nella chiesa di sant’Antonio Abate e poi traslata in quella di san Domenico dopo i pericoli di crollo del 1728 o che fosse concepita e ultimata durante le trattative con il duca per essere poi portata nella chiesa dove speravano di potersi trasferire questo non ci è dato di sapere.

PARTICOLARE DI UN CAPITELLO CORINZIO, SIMBOLO DEL TRIONFO DELLA VITA OLTRE LA MORTE, NELLA CHIESA SAN PAOLO DI BIVONA"Vi...
09/01/2026

PARTICOLARE DI UN CAPITELLO CORINZIO, SIMBOLO DEL TRIONFO DELLA VITA OLTRE LA MORTE, NELLA CHIESA SAN PAOLO DI BIVONA

"Virgo civis Corinthia iam matura nuptiis inplicata morbo decessit..."

“La prima invenzione di quel capitello ha questa tradizione. Una fanciulla corinzia, già in età da marito, morì di malattia.

Dopo la sepoltura, la sua nutrice raccolse e ordinò in un cestello rotondo tutti quei vasetti e coppe onde la fanciulla si era dilettata in vita, e lo collocò in cima al monumento, coprendoli con una tegola quadrata onde durassero di più così all’aperto.

Sotto il cestello si trovava a caso una radice di acanto, la quale, premuta dal cestello, a primavera gittò foglie e caulicoli, e questi, crescendo attorno al cestello e trovandosi spinti in fuori dagli angoli della tegola, furon costretti dal peso a flettersi nelle estremità delle volute.

Allora Kallimachos, che per l’eleganza e rifinitezza delle sue statue fu chiamato dagli ateniesi κατατηξίτεχνος “colui che liquefà l’arte nelle minuzie”, passando a lato di quel monumento, notò il cestello e le tenere foglie che gli crescevano attorno, e colpito dall’aspetto di leggiadra novità dell’insieme, costruì a Corinto capitelli su quel tipo, e ne fissò le misure proporzionali, e quindi stabilì il complesso delle proporzioni degli edifici di ordine corinzio".

Marco Vitruvio Pollione, De architectura, IV, I, 9-10

In quest’ultimo sabato di fine anno ci lascia improvvisamente Lorenzo Reina, il pastore artista di Santo Stefano Quisqui...
27/12/2025

In quest’ultimo sabato di fine anno ci lascia improvvisamente Lorenzo Reina, il pastore artista di Santo Stefano Quisquina che ha arricchito questo territorio sicano e quanti lo hanno conosciuto di una vita fatta di sogni, di visioni e di progetti incarnati nelle sue molteplici narrazioni, nelle sculture ma soprattutto nell’opera che più lo compendia e lo riflette: la Fattoria dell’Arte il cui cuore pulsante è e sarà il Teatro Andromeda.

Lo salutiamo con le parole di Leo Ferré, le stesse che ha inteso condividere nel suo ultimo post per il solstizio d’inverno di quest’anno: “FERMATI ANCHE TU, RIPOSA, C’E’ UN FUOCO CHE TI RISCALDERA’”.
Riposa in pace

IL DIPINTO SCOMPARSO DELL' IMMACOLATA CONCEZIONE NELLA CHIESA DELLE CLARISSE DI BIVONALa foto riproduce un particolare d...
08/12/2025

IL DIPINTO SCOMPARSO DELL' IMMACOLATA CONCEZIONE NELLA CHIESA DELLE CLARISSE DI BIVONA

La foto riproduce un particolare dell'Immacolata Concezione, dipinto del 1760 di Michelangelo Maglienti. L'opera, che, insieme ad altre sei pale, arricchiva la chiesa di San Sebastiano di Bivona, risulta scomparsa a partire dalla fine degli anni '50 del Novecento.

Scrive lo storico Antonino Marrone nella sua Storia delle comunità e degli edifici sacri di Bivona "il 23 novembre 1955, in seguito ai temporali dei giorni precedenti, il tetto della chiesa fu diviso in due tronconi da una ferita lunga e larga che espone la volta della chiesa all'azione distruttiva delle intemperie.
Nonostante le denunzie e gli appelli inoltrati alla Prefettura, al Genio Civile e ai politici regionali e nazionali da parte delle autorità amministrative e religiose di Bivona, non vi fu un sollecito avvio degli improcrastinabili lavori di restauro col risultato che, verificatosi il crollo dell'intera volta, si perdettero i medaglioni dipinti che la costellavano, mentre i quadri e gli arredi sacri salvatisi furono successivamente venduti. (p. 396)

Malgrado non ci siamo mai fermati di ricercare le opere in questione, non essendoci stranamente un atto di vendita negli archivi preposti, ad oggi non siamo pervenuti ad alcun risultato di riscontro delle opere perdute.

Un sentito ringraziamento a tutti i membri del Comitato pro festeggiamenti San Francesco 2025 di Bivona, in particolare ...
29/11/2025

Un sentito ringraziamento a tutti i membri del Comitato pro festeggiamenti San Francesco 2025 di Bivona, in particolare alla Presidente Valeria Bruno, a Luigi Cannella, Marisa Vasile e Valentina Di Guida per aver voluto offrire un contributo economico per i lavori di restauro e completamento della storica chiesa di San Paolo.

È un apprezzato atto di generosità e gentilezza, ma soprattutto un grande segno culturale che guarda al nostro patrimonio storico artistico come un Bene prezioso di tutta la comunità bisognoso di essere sempre custodito e preservato.

Grazie di cuore!

Nei giorni scorsi hanno voluto far visita alla chiesa di San Paolo due giovanotti bivonesi di 93 e 85 anni: i Signori An...
27/11/2025

Nei giorni scorsi hanno voluto far visita alla chiesa di San Paolo due giovanotti bivonesi di 93 e 85 anni: i Signori Antonio e Antonina Pecoraro.

Da sessant’anni residenti a Basilea, ritornati per un periodo di vacanza nella loro città natale e saputo quanto quest’associazione sta facendo per la riapertura di San Paolo, una volta attraversato il portone, è stato toccante scorgere nei loro occhi quello stupore misto a commozione tipico di chi rivede dopo decenni non solo una chiesa, ma un luogo del cuore.

Un luogo che a un tratto li ha riportati alla loro giovinezza e ai loro ricordi, quando tutti i giorni c’era la messa celebrata da p. Tano Trizzino (da tutti conosciuto come patri Chiovu per quanto fosse magro, tanto da credere che avesse ciotoli di pietre nelle tasche della talare per timore che il vento lo facesse volare).

Vedendo San Paolo da quant’anni chiusa, credevano che avrebbero continuato a guardare quella chiesa sempre chiusa e destinata a essere abbandonata a se stessa.

Ora ritornano in Svizzera con un’idea diversa, con tante foto nel cellulare che mostreranno ai figli e ai nipoti, ma soprattutto col proposito di farli ve**re a Pasqua per ammirare e godere di un antico e restaurato frammento della nostra storia.

Presentata ancora oggi come opera di autore ignoto, non c'è dubbio alcuno che questa scultura marmorea di santa Rosalia ...
13/10/2025

Presentata ancora oggi come opera di autore ignoto, non c'è dubbio alcuno che questa scultura marmorea di santa Rosalia - ubicata nell'altare maggiore della chiesa di San Giorgio dei Genovesi di Palermo - presenti tutta la cifra stilistica del panormita Filippo Pennino (1755-1801), tanto che, soprattutto nel volto, la si potrebbe considerare come la "Rosalia gemella" di quella della chiesa dell'eremo di Quisquina e uno dei più notevoli esempi della statuaria tardo barocca siciliana.

Con le Vie dei Tesori si può avere la possibilità di ammirare questa chiesa, quasi sempre chiusa, e sostare sulla tomba della grande pittrice Sofonisba Anguissola, di cui il 16 novembre prossimo si celebra il 400esimo dalla morte.

06/10/2025

6 ottobre 1129 – 6 ottobre 2024

895esimo anniversario della nascita di Santa Rosalia

Stando alle rivelazioni della mistica bivonese suor Maria Roccaforte, il 6 ottobre del 1129 nel Palazzo Reale di Palermo nacque una bambina il cui nome significava “corona fatta di rose”, e che sarebbe poi stata conosciuta e venerata come santa Rosalia.

Il padre gesuita Francesco Sparacino, padre spirituale della Roccaforte, annotava così quelle rivelazioni scrivendo che “fui il 6 di ottobre del 1129, che allora correva la prima domenica, all’alba a buon ora nacque la Verginella con allegrezza di tutta la Casa (…).
Nata già, fu battezzata nel Duomo maggiore dal Cappellano Reale, e le fu imposto il nome dettato dal Cielo Rosalia, che vuol dire Corona fatta di rose. Furono i padrini il Re e la Regina, e si fece quel giorno gran festa ed ellegrezza per un tal nascimento avvisato dal Cielo”.

In foto: Vincenzo Roggeri, Santa Rosalia che riceve il giglio dal Bambinello (Part.), Olio su tela, Seconda metà del XVII secolo, Caltanissetta, Chiesa di S. Agata

Indirizzo

Bivona
92010

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