27/07/2026
Ci sono luoghi che non si visitano. Si incontrano.
Ci sono storie che non si ascoltano soltanto. Entrano dentro, scavano, lasciano domande e, se lo permettiamo, cambiano il nostro modo di guardare il mondo.
Martedì 21 luglio il Reparto "Felin Felix" del nostro gruppo, in collaborazione con il Presidio Libera Bitonto "Anna Rosa Tarantino" ha camminato per le strade di Casal di Principe, facendo tappa a Casa don Diana. Un pellegrinaggio civile sulle orme di un uomo che ha scelto di amare il proprio popolo fino all'ultimo respiro.
Il 19 marzo 1994, giorno del suo onomastico, don Peppe Diana venne assassinato dalla camorra nella sacrestia della chiesa di San Nicola di Bari, pochi istanti prima di celebrare la Santa Messa. Aveva solo 36 anni. Cercarono di spegnere la sua voce, ma finirono per renderla eterna. Ancora oggi il suo esempio continua a parlare a chi sceglie la giustizia, la legalità e il coraggio.
Le testimonianze di Augusto Di Meo, di Renato Natale, sindaco di Casal di Principe all'epoca dell'omicidio di don Peppe, e del giornalista Raffaele Sardo non ci hanno raccontato solo una storia. Ci hanno consegnato una responsabilità. Quella di non dimenticare e di comprendere che il sacrificio di don Peppe Diana non è stato vano.
Abbiamo cercato di dare un senso alla sua uccisione. E forse la risposta era proprio davanti ai nostri occhi.
Era nei sorrisi, nelle parole e nei passi delle quattro scolte e rover del gruppo scout di Casal di Principe. Quel gruppo che don Peppe aveva tanto desiderato, perché lui stesso era scout e credeva profondamente nella forza educativa dello scautismo. Sapeva che, anche in una terra ferita dalla camorra, il cambiamento sarebbe passato dall'educazione, dal servizio, dalla comunità.
Cinque anni fa quel sogno ha iniziato a prendere forma. Oggi è una realtà che parla con il linguaggio dei giovani, della responsabilità e della speranza.
Attraverso quei ragazzi abbiamo capito che i muri del silenzio possono cadere. Che la paura può lasciare spazio alla libertà. Che una comunità può rinascere quando qualcuno sceglie di non voltarsi dall'altra parte.
Torniamo a casa con gli zaini un po' più pesanti, perché pieni di memoria. Ma anche con il cuore più leggero, perché abbiamo visto che il bene, quando viene seminato con coraggio, continua a germogliare.
Don Peppe non voleva eroi. Voleva cittadini liberi, giovani capaci di scegliere il bene, comunità unite. Oggi abbiamo incontrato il frutto del suo sogno.
E allora il modo più autentico per ricordarlo non è fermarsi davanti a una lapide, ma continuare a camminare. Insieme.
Perché la mafia teme più una comunità unita che mille persone isolate.
E perché, come ci ha insegnato don Peppe Diana,
"Per amore del mio popolo non tacerò."
Abbiamo lasciato Casal di Principe con una certezza: ogni passo fatto nella legalità, ogni giovane educato alla responsabilità, ogni mano tesa verso l'altro è una piccola rivoluzione. E le rivoluzioni più belle iniziano sempre da un "noi".