20/05/2026
A Napoli, il 16 e il 18 maggio, c’è stato un duplice femminicidio.
Sono state uccise SARA TKACZ e LYUBA HIYVA.
Non sono “morte due prostitute”, è l’ennesima violenza contro due donne che un uomo ha deciso di poter usare, sfruttare, cancellare.
È l’ennesima storia in cui la professione diventa un pretesto per togliere dignità alle vittime, per spostare la colpa, per insinuare che la loro vita valesse meno.
Le s*x worker, ogni volta che entrano nella cronaca, vengono ridotte a un’etichetta.
Non più persone, non più donne: sono solo “prostitute”.
Un modo comodo per disumanizzare, per rendere accettabile l’inaccettabile, per trasformare un duplice femminicidio in un fatto marginale.
Ma SARA TKACZ e LYUBA HIYVA non erano marginali.
Non erano categorie.
Erano due persone, due donne, e sono state uccise da un uomo che non voleva pagare loro la prestazione e ha deciso che la loro vita poteva essere eliminata come si getta una cartaccia.
Questa è la radice della violenza sulle donne: la convinzione che il loro corpo sia disponibile, negoziabile, sacrificabile.
La violenza contro le s*x worker è violenza di genere amplificata dallo stigma.
I media, scegliendo di definirle solo attraverso il loro lavoro, hanno contribuito a cancellarle una seconda volta.
Ogni donna è libera di scegliere la propria professione.
Ogni donna merita rispetto, tutela, diritti.
Ogni donna merita di essere nominata.
SARA TKACZ e LYUBA HIYVA.
Raccontiamo la loro storia senza cancellarle.
Pretendiamo un linguaggio che non ferisca ancora, che non tolga dignità, che non trasformi vittime in categorie.
Pretendiamo diritti, rispetto e protezione, PER TUTTƏ.
*xworkiswork