23/09/2026
Ghislarengo, il Circolo Tavo Burat attacca il progetto della vasca di laminazione: "È una cava mascherata da opera pubblica".
Biella, 22 settembre 2026 – Non si placano le contestazioni al progetto di riqualificazione e rinaturalizzazione dell'area golenale del fiume Sesia, nei comuni di Ghislarengo e Arborio (Vercelli). Con una terza osservazione depositata nell'ambito della procedura di VIA regionale (cod. 2025-5/VIA-VAL), il Circolo Tavo Burat – Pro Natura torna all'attacco, sollevando dubbi procedurali, tecnici e – soprattutto – di legittimità economico-finanziaria.
Le premesse: documenti non accessibili
Il Circolo denuncia anzitutto la mancata pubblicazione sul sito SCRIVA di documenti chiave: i pareri degli enti, i verbali delle riunioni OTR e della prima Conferenza dei Servizi (12 maggio 2026), la nota del RdP del 10 giugno 2026, i dati completi del monitoraggio della falda, gli accordi per la fornitura di inerti alla Pedemontana e il Piano di Reperimento dei Materiali Litoidi. "Tali carenze – si legge – rendono estremamente difficile valutare se il Proponente ha risposto pienamente alle richieste, inficiando il corretto svolgimento della procedura di VIA".
Parte I – Le violazioni procedurali
1. Osservazioni ignorate. Il CTB ha presentato due osservazioni, caricate su SCRIVA, ma la Relazione di Ottemperanza del Proponente non le menziona né le tratta. Nell'elenco dei soggetti che hanno presentato pareri non compare il Circolo, violando – secondo i firmatari – gli artt. 24 e 25 del D.Lgs. 152/2006.
2. Valutazione cumulativa negata. Poiché il materiale ghiaioso è "interamente destinato" alla Nuova Pedemontana Piemontese e i due cantieri sarebbero contemporanei per almeno 4 anni, il CTB chiede una valutazione cumulativa degli impatti (Allegato VII, punto 5, lett. e). Impatti su traffico, rumore, polveri e frammentazione non sarebbero stati considerati.
Parte II – Le contraddizioni tecniche
3. Opera idraulica o cava? Il volume estratto è di 751.282 m³, interamente destinato alla Pedemontana. Secondo il CTB il progetto nasce come cava di prestito, non come opera idraulica autonoma, e andrebbe riqualificato come "cava e torbiera" con l'applicazione dei criteri più restrittivi.
4. Analisi delle alternative assente. La risposta del Proponente è "tautologica": non viene dimostrato perché quella localizzazione sia preferibile ad altre, né valutata l'alternativa zero, la laminazione distribuita o la ricostruzione morfologica.
5. Compensazione forestale inadeguata. La perdita di 13,70 ettari di bosco (di cui 1,44 di formazioni igrofile ripariali) viene compensata solo monetariamente (€ 472.650), mentre la superficie piantumata è di soli 8 ettari. Cumulando la Pedemontana, le superfici boscate p***e salgono a 78 ettari.
6. Scarichi di fondo contraddittori. La Relazione Tecnica dice che S1, S2 e S4 sono sempre aperti e S3 sempre chiuso; la Relazione Idraulica ipotizza invece lo scarico di fondo "costantemente chiuso". Il CTB chiede chiarezza e specifica dei sistemi di telecontrollo.
7. Quote di scavo e falda. La Relazione Tecnica parla di 70 cm di franco dalla falda, la Relazione di Ottemperanza e quella Geologica di "minimo 0,20 m". Le sezioni confermano un franco reale di 10-20 cm.
8. Roggia Molinara pensile. Lo spostamento del canale a quota superiore al fondo vasca (2,61 m di dislivello) crea un rischio idraulico non valutato in caso di rottura dell'argine.
9. Efficacia idraulica modesta. La riduzione della portata al colmo è di soli 56 m³/s su 4.450 (1,26%), difficile da giustificare con investimenti di decine di milioni.
10-14. Il CTB chiede inoltre: valutazione degli impatti cumulativi, analisi dell'effetto barriera e della connettività ecologica, monitoraggio delle acque superficiali, chiarimento sulla titolarità dell'argine maestro (particella di un ente soppresso dal 1993) e sulla natura pubblica o privata dell'operazione.
Parte III – Il sospetto danno erariale
Il cuore delle osservazioni è economico-finanziario. Secondo il CTB, il Consorzio Agamium (RTI Cossi Costruzioni – Webuild) è al tempo stesso proponente della golena e appaltatore della Pedemontana, per la quale necessita di 3.207.207 m³ di inerti. Attraverso il progetto si procura gratuitamente il materiale, evitando cave terze e procedure competitive.
La Regione Piemonte, dal canto suo, non incasserebbe alcun canone di estrazione. Una stima prudenziale del mancato introito è quantificata in 2,6-4,3 milioni di euro, cui si aggiunge il risparmio milionario per il Consorzio.
Il CTB ipotizza violazioni dell'art. 42 Cost. (esproprio per finalità private mascherate), dell'art. 117 Cost. (tutela della concorrenza), del D.Lgs. 36/2023 (frazionamento artificioso dell'appalto) e della L.R. 23/2016, che – paradosso – richiede proprio la procedura a evidenza pubblica che non sarebbe stata esperita.
La richiesta: trasmettere gli atti alla Corte dei Conti
Il Circolo propone di segnalare il caso alla Sezione Regionale di Controllo per il Piemonte, chiedendo verifiche su: gestione delle risorse demaniali, legittimità dell'esproprio, conflitto di interessi, rispetto della concorrenza e quantificazione del danno erariale.
Conclusioni
Il CTB ritiene non sussistano le condizioni per un parere positivo di compatibilità ambientale e formula 14 richieste, tra cui: valutazione cumulativa, riqualificazione come cava, analisi delle alternative, compensazione fisica, chiarimenti su scarichi e quote, analisi costi/benefici, monitoraggio delle acque superficiali e parere della Corte dei Conti.
"La mancata trattazione del profilo di legittimità economica – avverte il Circolo – renderebbe la procedura di VIA incompleta e potenzialmente viziata, con possibili conseguenze sulla legittimità dell'eventuale autorizzazione".
Per la lettura delle osservazioni a questo link:
https://drive.google.com/file/d/1SaLPTbFqs8M3Hhb0uHuqvJJmSrItWi4R/view?usp=sharing