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Questa settimana a Trino Vecellese un interessante incontro per ragionare su un impressionante mix che sempre più intere...
13/10/2026

Questa settimana a Trino Vecellese un interessante incontro per ragionare su un impressionante mix che sempre più interessa i nostri territori e che pesa sul nostro futuro.

Le proposte di insediamento di centrali nucleari, data center, mega impianti agrivoltatici, poli logistici, e la nuova filiera nella produzione di aerei militari ed armi sta interessando il Piemonte tutto, con particolare concentrazione sull'asse Torino-Milano.

Trino Vercellese è nuovamente oggetto di scelte calate dall'alto. Le vecchie centrali non sono ancora smantellate e il deposito "temporareo" di rifiuti nucleari è sempre a tempo illimitato e più grande. Ora si aggiungono proposte per il nuovo/vecchio nucleare (da fissione), i mega impianti fotovoltaici, e i nuovi mostri energivori, con ulteriore consumo di territorio: i Data Center.

Informarsi non è più un'opzione ma una necessità per non soccombere alla predazione, per contrastare uno sfruttamento impazzito del territorio.

Progettazione partecipata? Non nella città retta da chi si ritiene un Podestà anziché un SindacoDoveva essere svolta per...
12/10/2026

Progettazione partecipata?
Non nella città retta da chi si ritiene un Podestà anziché un Sindaco
Doveva essere svolta per il progetto di riqualificazione dei Giardini Zumaglini: non è stata fatta
Anche per il progetto “Biella Green” la progettazione partecipata era un requisito del bando, ma anche in questo caso non è stata fatta.
Il risultato? Il bando della regione doveva finanziare progetti che incrementavano le alberature creando corridoi verdi ma a Biella ci ritroviamo con un progetto che prevalentemente si occupa di manutenzione ordinaria, senza nemmeno osservare le prescrizioni tecniche del Regolamento Comunale del Verde.
Nei viali interessati non si interverrà per allargare le aiuole e dimensionare le piste ciclabili come previsto dal codice della strada, confermando gli errori (ed orrori) del passato.
Ed anche nell’unico tratto nuovo (Via Frassati) non verrà realizzata la necessaria pista ciclabile dell’asse Stazione-Citta Studi.

Al link che segue l'analisi di dettaglio condotta dal Circolo: https://drive.google.com/file/d/1GD96mDIx3WA-A034wE9AqREW_sQU4iEG/view?usp=sharing

Acqua pubblica e PNRR: le associazioni chiedono trasparenza su finanziamenti e governanceCustodiamo la Valsessera, Circo...
07/10/2026

Acqua pubblica e PNRR: le associazioni chiedono trasparenza su finanziamenti e governance

Custodiamo la Valsessera, Circolo Tavo Burat–Pro Natura e Comitato Tutela Fiumi di Biella hanno inviato due distinte segnalazioni a INVITALIA(Implementing Partner dello Strumento Finanziario Nazionale per gli Investimenti Infrastrutturali e per la Sicurezza nel Settore Idrico – SFNIISSI) e all'Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) per chiedere verifiche sui requisiti di ammissibilità di un finanziamento PNRR da 85,5 milioni di euro e sulla governance delle società coinvolte.

La segnalazione a Invitalia riguarda il finanziamento di 85,5 milioni di euro assegnato nell'ambito del PNRR – Misura M2C4-I4.5 all'intervento PNIISSI0000432 (lotti 5-6-7-8, "Rifacimento invaso sul torrente Sessera"). Le associazioni chiedono che Invitalia annulli in autotutela il provvedimento di assegnazione, per sopravvenuta carenza dei requisiti di ammissibilità soggettiva e oggettiva previsti dall'Avviso SFNIISSI.

In particolare, le associazioni rilevano che:
• il TAR Piemonte, con sentenze del 14 settembre 2026, ha annullato l'affidamento in house a BCV Acque S.p.A. e ha dichiarato inefficace la convenzione di gestione stipulata con EGATO2;
• il provvedimento transitorio di EGATO2 del 2 ottobre 2026 non sana il difetto di legittimazione di BCV, trattandosi di un atto provvisorio ed emergenziale, adottato in pendenza di giudizio;
• BCV Acque S.p.A. non è titolare delle concessioni di derivazione idrica per gli invasi in questione, requisito richiesto dall'Avviso SFNIISSI;
• il progetto non ha mai concluso positivamente alcuna procedura di VIA o VIncA e non risulta cantierabile entro il termine del 30 giugno 2031;
• il PEF di progetto non è coerente con il PEF del Piano d'Ambito di EGATO2, né con il PEF dell'affidamento in house, e non contiene indicazioni sugli indicatori RQTI (qualità tecnica).

La segnalazione ad ANAC riguarda invece la governance delle società coinvolte nel progetto (CBBBV, S.I.I. S.p.A. e BCV Acque S.p.A.). Le associazioni chiedono all'Autorità di verificare la sussistenza di potenziali cause di incompatibilità in capo ad alcuni amministratori e revisori, ai sensi del D.Lgs. 39/2013, nonché la conformità di alcune delibere consortili in materia di compensi e trasparenza.

Le associazioni precisano di aver agito nell'ambito delle proprie finalità statutarie di tutela dei corpi idrici e di partecipazione ai procedimenti amministrativi, e di aver inviato le segnalazioni per conoscenza anche alla Procura regionale della Corte dei Conti per il Piemonte, al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, alla Direzione Generale per le Dighe e le Infrastrutture Idriche e alla BCV Acque S.p.A., nel pieno rispetto dei principi di trasparenza e leale collaborazione.

«Non intendiamo contestare la necessità di garantire la continuità del servizio idrico, che è un interesse primario di tutti i cittadini», dichiarano le associazioni. «Chiediamo però che i finanziamenti pubblici, e in particolare le risorse del PNRR, siano assegnati nel pieno rispetto delle regole e dei requisiti previsti, e che la governance delle società coinvolte, in particolare quando l’affidamento è assegnato ad una società in house providing, sia trasparente e immune da conflitti di interesse. È una questione di legalità e di buon uso delle risorse pubbliche.»

Le associazioni si riservano di formulare ulteriori osservazioni a seguito della documentazione che sarà fornita in accoglimento dell'istanza di accesso agli atti presentata il 29 settembre 2026.

Biella, 6 ottobre 2026

Custodiamo la Valsessera
Circolo Tavo Burat
Comitato Tutela Fiumi

Biella, l'estate dell'ozono: 70 giorni oltre i limitiL'estate 2026 a Biella verrà ricordata per l'aria che si è respirat...
01/10/2026

Biella, l'estate dell'ozono: 70 giorni oltre i limiti

L'estate 2026 a Biella verrà ricordata per l'aria che si è respirata. Non solo per le temperature — pure elevate — quanto per quello che c'era dentro: ozono, l'inquinante invisibile che si forma quando il sole picchia forte e l'aria ristagna.

L’analisi dei dati della centralina ARPA di Biella-Sturzo, sono impietosi. Dal 1 giugno al 30 settembre, la media mobile di 8 ore ha superato il valore obiettivo di 120 µg/m³ per 70 giorni. La legge italiana ed europea fissa un tetto di 25 giorni all'anno come media triennale: siamo quasi al triplo.

Se poi si guarda allo standard più severo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità — 100 µg/m³ — i giorni di superamento salgono a 93 su 122 (e la media è di 97,13 µg/m³, dato superiore alla soglia di 60 µg/m³, ammessa solo per 3 gg). In pratica, nell’estate per tre giorni su quattro l'aria biellese è stata fuori norma..
Il picco orario più alto è stato toccato il 25 giugno con 163 µg/m³. Le soglie di “informazione” (180) e di “allarme” (240) non sono state raggiunte. Ma è il dato cronico a preoccupare.

I numeri della salute

Quanto costa tutto questo in termini di salute? La risposta esatta non c'è, perché mancano studi specifici sul territorio biellese. Ma una stima si può fare.
L'Agenzia Europea dell'Ambiente attribuisce all'ozono, in Italia, 13.600 morti premature all'anno — 29 ogni 100.000 abitanti. Proiettando il dato sulla provincia di Biella (circa 170.000 residenti), si arriva a circa 49 decessi prematuri l'anno.
Sono cifre approssimative, basate su medie nazionali che non tengono conto delle specificità locali. Ma danno l'ordine di grandezza.

L'ozono, del resto, non è un inquinante qualunque. Irrita le vie respiratorie, riduce la funzione polmonare, scatena crisi asmatiche. E colpisce soprattutto i più fragili: bambini, anziani, chi ha già problemi ai polmoni o al cuore.

Biella non è un caso isolato. In Piemonte, nel 2025, il valore obiettivo per la protezione della salute umana è stato superato in 22 stazioni su 31. E c'è un dato che pesa più degli altri: l'ozono è l'unico inquinante critico a non mostrare un trend di riduzione negli ultimi anni. Mentre PM10 e NO₂ calano, l'ozono resiste.

C'è poi un secondo fronte, spesso confuso con il primo. Riguarda le radiazioni ultraviolette, quelle che bruciano la pelle e affaticano gli occhi.

Qui il problema non è l'ozono che respiriamo, ma il sole che prendiamo. Nelle estati piemontesi, l'indice UV nelle ore centrali della giornata raggiunge regolarmente valori tra 7 e 9 — le categorie "Alto" e "Molto Alto". Significa che l'esposizione prolungata senza protezione comporta un rischio concreto di scottature e, nel tempo, di danni cumulativi a pelle e occhi.

Le regole sono note: evitare il sole tra le ore 11 e le 16, cappello, occhiali con filtri UV, crema solare ad alta protezione. Banale, forse. Ma i dati sui tumori della pelle continuano a salire.

Biella non ha una centralina UV dedicata. Le stazioni di Arpa Piemonte che misurano l'indice ultravioletto sono a Pallanza, Sestriere e Ivrea (guasta da quasi due anni). Per sapere quanto "picchia" il sole a Biella, bisogna affidarsi ai bollettini previsionali regionali, che stimano il valore massimo con delle elaborazioni.

E per l'ozono, l'informazione alla popolazione si affida al bollettino quotidiano di Arpa Piemonte, attivo dal 15 maggio al 30 settembre. Nessun allarme aggiuntivo è scattato quest'anno, perché le soglie di informazione non sono state superate. Ma i 70 giorni oltre il valore obiettivo raccontano una criticità che va oltre gli allarmi.

L'estate biellese 2026 lascia in eredità una domanda semplice: se l'ozono non scende e le estati si fanno più calde, per quanto ancora potremo permetterci di respirare quest'aria senza fare i conti con le conseguenze?

Circolo Tavo Burat

Al momento il progetto della israeliana Econergy non passa. Si è conclusa oggi la Conferenza dei Servizi decisoria sull'...
25/09/2026

Al momento il progetto della israeliana Econergy non passa.

Si è conclusa oggi la Conferenza dei Servizi decisoria sull''istanza della impresa israeliana per la realizzazione di un vasto campo agrivoltaico al Brianco. In conferenza è stato epsresso un parere negativo dall'Organo Tecnico Interprovinciale; negativo anche il parere delle province di Biella e Vercelli e del comune di Carisio (positivo invece il parere dei comuni di Santhià e Cavaglià).

Il diniego è fondato solo su motivi tecnici e non sulla questione degli investimenti israeliani.

Entro il 25 ottobre dovrà essere formalizzata la Determina Dirigenziale con il diniego al rilascio di positivo parere di compatibilità ambientale. La società dovrà poi decidere se andare in causa, chiedendo l'annullamento di questo atto, o se presentare un nuovo progetto.

Il Circolo Tavo Burat è ovviamente soddisfatto del risultato anche se auspicava, almeno nel parere della Provincia di Biella, ovvero dell'organo di indirizzo, un accenno al problema della verifica della provenienza dei capitali e la necessità di rispetto delle disposizioni interanzionali nei confronti di uno Stato imputato di genocidio. Ritiene comunque positiva l'attenzione sollevata sul tema, che ha visto anche l'interesse della stampa nazionale.

Lo stop al progetto è stato principalmente motivato per gli irrisolti problemi nella scelta della posizione della Stazione Elettrica e della associata sottostazione, critica che coinvolge e blocca altre proposte progettuali.

Fatto che conferma la validità delle osservazioni avanzate da Pro Natura Piemonte e da questo Circolo in sede regionale, ovvero la necessità, come previsto dal PEAR, di una VAS per individuare più correttamente i nodi della rete al fine di una più corretta distribusione dei carichi e il contenimento delle concetrazioni impiantistiche, come si verifica proprio con la SE di Carisio.

Ghislarengo, il Circolo Tavo Burat attacca il progetto della vasca di laminazione: "È una cava mascherata da opera pubbl...
23/09/2026

Ghislarengo, il Circolo Tavo Burat attacca il progetto della vasca di laminazione: "È una cava mascherata da opera pubblica".

Biella, 22 settembre 2026 – Non si placano le contestazioni al progetto di riqualificazione e rinaturalizzazione dell'area golenale del fiume Sesia, nei comuni di Ghislarengo e Arborio (Vercelli). Con una terza osservazione depositata nell'ambito della procedura di VIA regionale (cod. 2025-5/VIA-VAL), il Circolo Tavo Burat – Pro Natura torna all'attacco, sollevando dubbi procedurali, tecnici e – soprattutto – di legittimità economico-finanziaria.

Le premesse: documenti non accessibili
Il Circolo denuncia anzitutto la mancata pubblicazione sul sito SCRIVA di documenti chiave: i pareri degli enti, i verbali delle riunioni OTR e della prima Conferenza dei Servizi (12 maggio 2026), la nota del RdP del 10 giugno 2026, i dati completi del monitoraggio della falda, gli accordi per la fornitura di inerti alla Pedemontana e il Piano di Reperimento dei Materiali Litoidi. "Tali carenze – si legge – rendono estremamente difficile valutare se il Proponente ha risposto pienamente alle richieste, inficiando il corretto svolgimento della procedura di VIA".

Parte I – Le violazioni procedurali
1. Osservazioni ignorate. Il CTB ha presentato due osservazioni, caricate su SCRIVA, ma la Relazione di Ottemperanza del Proponente non le menziona né le tratta. Nell'elenco dei soggetti che hanno presentato pareri non compare il Circolo, violando – secondo i firmatari – gli artt. 24 e 25 del D.Lgs. 152/2006.

2. Valutazione cumulativa negata. Poiché il materiale ghiaioso è "interamente destinato" alla Nuova Pedemontana Piemontese e i due cantieri sarebbero contemporanei per almeno 4 anni, il CTB chiede una valutazione cumulativa degli impatti (Allegato VII, punto 5, lett. e). Impatti su traffico, rumore, polveri e frammentazione non sarebbero stati considerati.

Parte II – Le contraddizioni tecniche
3. Opera idraulica o cava? Il volume estratto è di 751.282 m³, interamente destinato alla Pedemontana. Secondo il CTB il progetto nasce come cava di prestito, non come opera idraulica autonoma, e andrebbe riqualificato come "cava e torbiera" con l'applicazione dei criteri più restrittivi.

4. Analisi delle alternative assente. La risposta del Proponente è "tautologica": non viene dimostrato perché quella localizzazione sia preferibile ad altre, né valutata l'alternativa zero, la laminazione distribuita o la ricostruzione morfologica.

5. Compensazione forestale inadeguata. La perdita di 13,70 ettari di bosco (di cui 1,44 di formazioni igrofile ripariali) viene compensata solo monetariamente (€ 472.650), mentre la superficie piantumata è di soli 8 ettari. Cumulando la Pedemontana, le superfici boscate p***e salgono a 78 ettari.

6. Scarichi di fondo contraddittori. La Relazione Tecnica dice che S1, S2 e S4 sono sempre aperti e S3 sempre chiuso; la Relazione Idraulica ipotizza invece lo scarico di fondo "costantemente chiuso". Il CTB chiede chiarezza e specifica dei sistemi di telecontrollo.

7. Quote di scavo e falda. La Relazione Tecnica parla di 70 cm di franco dalla falda, la Relazione di Ottemperanza e quella Geologica di "minimo 0,20 m". Le sezioni confermano un franco reale di 10-20 cm.

8. Roggia Molinara pensile. Lo spostamento del canale a quota superiore al fondo vasca (2,61 m di dislivello) crea un rischio idraulico non valutato in caso di rottura dell'argine.

9. Efficacia idraulica modesta. La riduzione della portata al colmo è di soli 56 m³/s su 4.450 (1,26%), difficile da giustificare con investimenti di decine di milioni.

10-14. Il CTB chiede inoltre: valutazione degli impatti cumulativi, analisi dell'effetto barriera e della connettività ecologica, monitoraggio delle acque superficiali, chiarimento sulla titolarità dell'argine maestro (particella di un ente soppresso dal 1993) e sulla natura pubblica o privata dell'operazione.

Parte III – Il sospetto danno erariale
Il cuore delle osservazioni è economico-finanziario. Secondo il CTB, il Consorzio Agamium (RTI Cossi Costruzioni – Webuild) è al tempo stesso proponente della golena e appaltatore della Pedemontana, per la quale necessita di 3.207.207 m³ di inerti. Attraverso il progetto si procura gratuitamente il materiale, evitando cave terze e procedure competitive.

La Regione Piemonte, dal canto suo, non incasserebbe alcun canone di estrazione. Una stima prudenziale del mancato introito è quantificata in 2,6-4,3 milioni di euro, cui si aggiunge il risparmio milionario per il Consorzio.

Il CTB ipotizza violazioni dell'art. 42 Cost. (esproprio per finalità private mascherate), dell'art. 117 Cost. (tutela della concorrenza), del D.Lgs. 36/2023 (frazionamento artificioso dell'appalto) e della L.R. 23/2016, che – paradosso – richiede proprio la procedura a evidenza pubblica che non sarebbe stata esperita.

La richiesta: trasmettere gli atti alla Corte dei Conti
Il Circolo propone di segnalare il caso alla Sezione Regionale di Controllo per il Piemonte, chiedendo verifiche su: gestione delle risorse demaniali, legittimità dell'esproprio, conflitto di interessi, rispetto della concorrenza e quantificazione del danno erariale.

Conclusioni
Il CTB ritiene non sussistano le condizioni per un parere positivo di compatibilità ambientale e formula 14 richieste, tra cui: valutazione cumulativa, riqualificazione come cava, analisi delle alternative, compensazione fisica, chiarimenti su scarichi e quote, analisi costi/benefici, monitoraggio delle acque superficiali e parere della Corte dei Conti.

"La mancata trattazione del profilo di legittimità economica – avverte il Circolo – renderebbe la procedura di VIA incompleta e potenzialmente viziata, con possibili conseguenze sulla legittimità dell'eventuale autorizzazione".

Per la lettura delle osservazioni a questo link:

https://drive.google.com/file/d/1SaLPTbFqs8M3Hhb0uHuqvJJmSrItWi4R/view?usp=sharing

In ricordo di Nicoló, ucciso mentre in bici andava a scuola su una corsia ciclabile assurdamente condivisa con il transi...
23/09/2026

In ricordo di Nicoló, ucciso mentre in bici andava a scuola su una corsia ciclabile assurdamente condivisa con il transito delle auto.

Oggi 300 e più ciclisti hanno posato questa bianca bicicletta per bambini, un segno di lutto, monito e richiesta di piste sicure.

Richiesta che il Circolo fa propria in questa Città di Biella, che le piste ciclabili cancella.

Consulta Ambiente della Provincia di Biella: un anno di promesse, ritardi e silenziIstituita a settembre 2025, la Consul...
22/09/2026

Consulta Ambiente della Provincia di Biella: un anno di promesse, ritardi e silenzi

Istituita a settembre 2025, la Consulta Provinciale Ambiente si è riunita una sola volta, ad aprile 2026. La nota del Circolo Tavo Burat del 15 giugno giace senza risposta da novanta giorni. Solo la lettera di protesta del 15 settembre ha sbloccato la convocazione del 29 settembre.

La cronologia dei ritardi. La vicenda della Consulta Provinciale Ambiente della Provincia di Biella racconta una storia di inerzia istituzionale che contrasta con le dichiarate intenzioni di apertura al dialogo ambientale.

Tutto comincia con la nota informativa del 22 luglio 2025, con cui la Provincia annuncia alle associazioni ambientaliste l'intenzione di istituire una Consulta. Il percorso istitutivo si conclude il 22 settembre 2025 con il Decreto del Presidente n. 18, che approva il regolamento. Un anno esatto per arrivare alla costituzione formale, un tempo che il Circolo Tavo Burat non manca di paragonare, in una propria nota, ai pochi mesi necessari per definire la convenzione con Pistoletto.

La nomina dei componenti arriva solo il 6 marzo 2026 con il Decreto n. 23, dopo che i termini per le candidature erano stati prorogati dal 30 novembre 2025 al 31 gennaio 2026. La prima convocazione della Consulta è fissata per il 22 aprile 2026, a sette mesi dall'istituzione.

La prima riunione e la nota senza risposta. Alla seduta del 22 aprile partecipano cinque dei sette rappresentanti designati, oltre al Consigliere con delega all'Ambiente Elisa Pollero, al Dirigente Graziano Stevanin e al funzionario Roberto Ronzani. Il Presidente della Provincia Emanuele Ramella Pralungo è assente.

Durante la riunione, il rappresentante del Circolo Tavo Burat, Daniele Gamba, chiede come si intenda procedere per presentare gli argomenti da discutere. Pollero risponde che si confronterà con il Presidente e propone di inviare preventivamente i temi. Il verbale della seduta non viene mai inviato ai componenti, nonostante la richiesta esplicita di Pollero che fosse trasmesso anche agli assenti.

Il 15 giugno 2026, il Circolo Tavo Burat invia una nota dettagliata con un elenco di sedici tematiche ambientali da trattare: dai tempi di evasione delle istanze di accesso agli atti, alla trasparenza sui controlli ambientali, dalla gestione delle osservazioni nelle procedure VIA, alla posizione della Provincia su progetti come la diga in Valsessera, il poligono militare di Candelo-Massazza, il passante Elvo-Ingagna, il mini idroelettrico, fino al recepimento della Nature Restoration Law. A questa nota la Provincia di Biella non ha mai dato risposta.

Il silenzio di novanta giorni e la protesta. Il 15 settembre 2026, il Circolo Tavo Burat scrive direttamente al Presidente della Provincia. La lettera è netta: «Sono decorsi 90 giorni, alcuna risposta nonostante il sollecito inviato». E ancora: «Appare pertanto disatteso quel "dialogo costruttivo" che il regolamento della consulta definisce quale modalità di confronto tra i partecipanti». Il riferimento è all'articolo 3 del regolamento, che impegna i partecipanti a un codice etico improntato a «dialogo costruttivo, rispetto reciproco, responsabilità e trasparenza».

La lettera denuncia anche altre due vicende: le deroghe temporanee ai rilasci in caso di severità idrica e gli interventi di soccorso autonomamente disposti dal CBBBV. Su entrambe, la Provincia avrebbe risposto solo dopo duplice sollecito e senza accogliere alcun rilievo, nemmeno la richiesta di maggiori controlli. «Rispondere a fine stagione irrigua sul tema delle deroghe – scrive Gamba – inficia di fatto la trattazione dei problemi posti».

La convocazione dopo la protesta. Solo il 17 settembre 2026, due giorni dopo la lettera di protesta, la Provincia invia la convocazione per la seduta del 29 settembre, con un ordine del giorno generico: «approfondimento argomenti menzionati nella seduta precedente». In allegato, finalmente, il verbale del 22 aprile.

Nella convocazione, tuttavia, non vi è alcun riferimento alla nota del 15 giugno né ai sedici temi in essa elencati. La sensazione, per le associazioni, è che la convocazione sia una risposta formale a una protesta, più che l'apertura di un vero confronto nel merito.

Le questioni sul tavolo. La nota del 15 giugno elenca una serie di criticità che il Circolo Tavo Burat ritiene urgenti. Tra queste:
• Tempi di risposta: le istanze di accesso agli atti e le note delle associazioni ambientali ricevono risposte in media dopo circa 30 giorni, con casi di silenzio protratto.
• Trattazione delle osservazioni VIA: manca una sintesi puntuale delle osservazioni pervenute e una motivazione dell'accoglimento o del rigetto.
• Controlli ambientali: manca una regolamentazione trasparente dei controlli programmati e una rendicontazione pubblica periodica delle sanzioni elevate.
• Comunicazione ambientale: il sito della Provincia è poco fruibile, l'albo storico è disponibile solo per il 2026, mancano pagine dedicate ai provvedimenti AIA, IPPC e alle derivazioni idriche.
• Partecipazione: le istanze di inchiesta pubblica non vengono mai accolte; le Conferenze dei Servizi limitano l'audizione ai soli soggetti che hanno presentato osservazioni.
• Progetti strategici: dalla diga in Valsessera al poligono militare, dal passante Elvo-Ingagna alla concentrazione di impianti agrivoltaici, la Provincia non assume una posizione proattiva.
• Nature Restoration Law: manca un piano di adattamento e un coordinamento per l'aggiornamento del PTP.

Un bilancio amaro. A un anno dall'istituzione, la Consulta Ambiente della Provincia di Biella si è riunita una sola volta. La seconda seduta arriva solo dopo una lettera di protesta. La nota programmatica del Circolo Tavo Burat, inviata a giugno, non ha ancora ricevuto risposta. Il verbale della prima riunione è stato trasmesso solo il 17 settembre, a cinque mesi di distanza.

Il regolamento della Consulta parla di «tavolo permanente di confronto e dialogo» e di «spazio di ascolto, proposta e condivisione». Ma la pratica, almeno finora, sembra raccontare un'altra storia: quella di un organo consultivo che fatica a riunirsi, che non risponde alle sollecitazioni e che convoca solo quando la protesta si fa pubblica.

La domanda che il Circolo Tavo Burat pone al Presidente della Provincia è diretta: «La Provincia di Biella intende veramente consultarsi e confrontarsi con le associazioni ambientaliste? L'organo di indirizzo è interessato ad affrontare e risolvere anche le problematiche che, a giudizio delle associazioni ambientaliste, non sono correttamente affrontate dagli uffici?»

La risposta, per ora, è affidata alla seduta del 29 settembre.

Circolo Tavo Burat – Pro Natura

Deroghe all'acqua, la Provincia di Biella risponde alle associazioni: "Non possiamo controllare"Le associazioni ambienta...
22/09/2026

Deroghe all'acqua, la Provincia di Biella risponde alle associazioni: "Non possiamo controllare"

Le associazioni ambientaliste chiedono trasparenza e verifiche sui prelievi irrigui. La Provincia ammette: organici insufficienti e rapporti di "fiducia" con i consorzi. Intanto la stagione irrigua si chiude senza che nessuno abbia potuto verificare i danni ambientali.

Biella, 20 settembre 2026 – C'era una domanda semplice, alla base delle osservazioni inviate lo scorso luglio dal Circolo Biellese Tavo Burat e dal Comitato Tutela Fiumi alla Provincia di Biella: come fate a sapere se le deroghe al Deflusso Ecologico concesse ai consorzi irrigui vengono rispettate?

La risposta, arrivata con due note firmate dal dirigente Graziano Stevanin il 27 agosto e l'11 settembre, è tanto tardiva quanto disarmante: non lo sappiamo, e non possiamo saperlo.

Le deroghe in questione

A luglio, la Provincia aveva autorizzato l'Associazione d'Irrigazione Ovest Sesia e il Consorzio di Bonifica della Baraggia Biellese e Vercellese a ridurre fino al 50% il rilascio minimo d'acqua nei torrenti Cervo, Elvo e Strona. Una misura prevista dalla normativa regionale per far fronte alla siccità eccezionale che attanaglia il Piemonte, ma che – secondo le associazioni – rischia di aggravare ulteriormente lo stato di salute di corsi d'acqua già in sofferenza.
Le associazioni avevano chiesto:
• di essere coinvolte nel monitoraggio;
• di accedere alla documentazione tecnica che attesta il possesso dei requisiti da parte dei consorzi;
• di conoscere le stazioni idrometriche e le serie storiche usate per calcolare il "deficit idrico";
• di sapere come si valuta l'effetto cumulativo di sette deroghe contemporanee sullo stesso torrente;
• di capire come si intende rispettare il principio di "non deterioramento" dei corpi idrici, sancito dalla Direttiva Europea sulle Acque.

Le risposte della Provincia

Le risposte sono arrivate con settimane di ritardo, a stagione irrigua ormai conclusa. E sono, per molti versi, un piccolo catalogo di ciò che non funziona nella governance ambientale italiana.

Sulla trasparenza: la Provincia ha trasmesso "la documentazione richiesta" ma non ha fornito alcun dato sul calcolo del deficit idrico. Nessuna stazione, nessuna serie storica, nessuna metodologia. Le associazioni non possono quindi verificare se la riduzione del rilascio sia proporzionale alla reale scarsità d'acqua.

Sulla verifica dei requisiti: la Provincia sostiene che le linee guida regionali "non prevedono o dispongono lo svolgimento di particolari procedure". Tradotto: ci si fida della parola dei consorzi. Non è previsto un sopralluogo, un accertamento documentale, una verifica indipendente. L'istruttoria si basa su autodichiarazioni.
Sui controlli in tempo reale: qui la Provincia è esplicita. "Le attuali dotazioni dell'organico […] non consentono di rivolgere le proprie attività di controllo e monitoraggio in via esclusiva, in tempo reale e continuativo". E aggiunge: "sussiste comunque tra gli Enti coinvolti un rapporto di collaborazione reciproco fondato su valori di rispetto e fiducia".

Sugli effetti cumulativi e sul non deterioramento: silenzio assoluto. Nessuna delle due note menziona lo stato ecologico dei torrenti, le pressioni già certificate da ARPA Piemonte, il principio di non deterioramento, la sentenza della Corte UE "Weser" che ne impone il rispetto.

Sulle "integrazioni di soccorso" del Consorzio Baraggia: la Provincia si trincera dietro una distinzione giuridica: il suo controllo si ferma "al perimetro del prelievo alla fonte". Tutto ciò che avviene dopo – la distribuzione interna, la turnazione, lo spostamento d'acqua verso aree diverse da quelle concessionate – sarebbe "prerogativa gestionale esclusiva ed autonoma del Consorzio". Come dire: non è affar nostro.

Il nodo politico
Messe insieme, queste risposte delineano un sistema in cui:
• le deroghe vengono concesse sulla base di autodichiarazioni;
• i controlli non vengono fatti per mancanza di personale;
• la fiducia nei concessionari sostituisce l'accertamento;
• gli effetti ambientali cumulativi non vengono valutati;
• le associazioni ambientaliste vengono escluse dal procedimento.

Il tutto mentre i dati ARPA Piemonte certificano che i torrenti Cervo ed Elvo sono già affetti da una "pressione significativa" legata ai prelievi cumulativi, e che gli obiettivi di qualità ambientale fissati dalla Direttiva Europea sono mancati per anni.

"Una questione democratica"

"Non è solo una questione tecnica o giuridica: è una questione democratica", commentano le associazioni. "I cittadini hanno il diritto di sapere come viene gestita una risorsa pubblica come l'acqua, e di partecipare alle decisioni che ne determinano il futuro. La Provincia di Biella, con le sue risposte, ha negato questo diritto".

Una cosa è certa: la stagione irrigua 2026 si chiuderà senza che nessuno – né la Provincia, né ARPA, né tantomeno le associazioni – abbia potuto verificare in tempo reale se i torrenti del Biellese hanno ricevuto l'acqua che dovevano ricevere. I danni, se ci sono stati, si valuteranno a cose fatte. Come sempre.

Articolo redatto sulla base delle determinazioni della Provincia di Biella n. 955 e 956 del 14 luglio 2026, delle note di riscontro del 27 agosto e 11 settembre 2026, delle delibere del Consorzio di Bonifica della Baraggia Biellese e Vercellese n. 648 e 649 del 2026, e della documentazione tecnica prodotta dalle associazioni ambientaliste.

Un'analisi di dettaglio a questo link:
https://drive.google.com/file/d/1gtMq_gD6wXB1g3Z4QF0KFJYqS66__lkd/view?usp=drive_link

Indirizzo

STRADA ALLA FORNACE, 8/b
Biella
13100

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