20/07/2026
AREE IDONEE E ZONE DI ACCELERAZIONE. “LA REGIONE PIEMONTE SBAGLIA STRATEGIA. SERVE PIANIFICARE LA RETE, NON MOLTIPLICARE LE AREE”
In questi giorni la Regione Piemonte identificherà ulteriori Aree Idonee alle FER e tra queste le Zone di Accelerazione. Nel frattempo la Corte Costituzionale ha validato l’articolo 5 del cosiddetto “Decreto Agricoltura” (Dl 63/2024) chiarendo che è possibilità esprimere il diniego per impianti fotovoltaici a terra in aree agricole, mentre rimane ammessa la possibilità per gli impianti agrivoltaici avanzati.
Qui di seguito il Comunicato Stampa di Pro Natura Piemonte sul percorso regionale delle Aree Idonee e delle Zone di Accelerazione ove si invita a maggior tutela e minori consumi di suolo.
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Pro Natura Piemonte sulle AREE IDONEE e ZONE DI ACCELERAZIONE da Fonti Energetiche Rinnovabili:
“La Regione Piemonte sbaglia strategia. Serve pianificare la rete, non moltiplicare le aree"
L'approvazione in Commissione del disegno di legge regionale n. 136, che individua ulteriori aree idonee per impianti da fonti rinnovabili, solleva più di una perplessità. Pro Natura ritiene che la direzione intrapresa dalla Regione sia profondamente sbagliata, perché si concentra sull'ampliamento indiscriminato delle superfici disponibili, ignorando la pianificazione territoriale e di rete.
Un obiettivo che si può già raggiungere. Perché moltiplicare a dismisura le aree?
Il combinato disposto tra il DDL 136 e il Piano delle Zone di Accelerazione (ZAC) determina un potenziale di sviluppo enormemente superiore al fabbisogno reale. Nella fase di Valutazione Ambientale Strategica (VAS), la Regione ha indicato in 29.465,46 ha le aree di accelerazione per una Potenza Nominale di 5.170 MW. Con l'aggiunta delle ulteriori aree idonee regionali – buffer da bonifica raddoppiato a 100 metri, fasce per le superstrade, aree intorno a data center e canali irrigui – il potenziale salirebbe ulteriormente, superando ampiamente l'obiettivo "minimo": l’ammontare delle aree di accelerazione sale infatti in un range stimabile tra i 40.000-58.000 ha con potenze nominali nel range di 7.000 - 9.000 MW, superando ampiamente l'obiettivo regionale di 4.991 MW fissato per il 2030.
Non è necessario moltiplicare le aree per raggiungere l'obiettivo. È, invece, indispensabile pianificare dove e come installare gli impianti. Il vero collo di bottiglia è la rete, non la carenza di aree
La strategia regionale ignora il problema strutturale della concentrazione impiantistica legata ai nodi di connessione. Gli operatori, per ragioni economiche, tendono a concentrare gli impianti in poche aree con cabine di trasformazione disponibili, determinando pressioni insostenibili su specifici territori.
La Regione, invece di favorire questo processo, dovrebbe attuare quanto già indicato nel PEAR con una pianificazione e VAS dedicata alla rete:
1. Mappare i nodi di rete con capacità residua, distinguendo tra aree sature, congestionate e disponibili.
2. Indirizzare gli investimenti verso i nodi sottoutilizzati, utilizzando criteri di priorità.
3. Pianificare il potenziamento delle infrastrutture laddove necessario, in modo da distribuire equilibratamente gli impianti sul territorio.
Le "Cenerentole" della transizione: solare su coperture, efficienza energetica e geotermia
Nel testo del DDL 136 e nel Piano delle Zone di Accelerazione, il fotovoltaico su tetti e superfici artificiali, l'efficienza energetica e la geotermia rimangono le grandi escluse. Eppure, il Piano Energetico Ambientale Regionale (PEAR) fissa un obiettivo chiaro: riduzione dei consumi energetici del 30% entro il 2030 . Ogni kWh risparmiato è un kWh che non va prodotto su nuovo suolo.
La Regione continua a ragionare come se il problema fosse solo "produrre più energia", ignorando che la leva dell'efficienza – edilizia pubblica, illuminazione, industria, Comunità Energetiche – potrebbe ridurre significativamente il fabbisogno di nuove aree. Inoltre, il potenziale del fotovoltaico su coperture (edifici pubblici, capannoni industriali, parcheggi) rimane in gran parte inespresso, in assenza di obblighi normativi o incentivi regionali adeguati.
La pianificazione è la chiave per evitare la concentrazione e il cumulo di impatti
La normativa nazionale (D.Lgs. 190/2024) e la giurisprudenza richiedono che la valutazione degli impatti cumulativi venga effettuata a monte. La Regione Piemonte ha scelto di demandare a un atto successivo (delibera di Giunta) la definizione dei criteri per la valutazione dell'effetto cumulo. È un errore: i criteri dovrebbero essere già nella legge, per garantire certezza e trasparenza. Inoltre, le linee guida dovrebbero essere applicate anche agli impianti in ZAC, che sono esentati dalla VIA, attraverso l'istruttoria della PAS o dell'Autorizzazione Unica.
Le alternative esistono e sono percorribili
Pro Natura ribadisce la necessità di adottare un approccio diverso:
1. Pianificare la rete: Utilizzare i dati di Terna per una mappatura dinamica della capacità residua dei nodi di connessione, definendo aree di priorità per i nuovi impianti.
2. Linee guida per gli impatti cumulativi: Definire criteri oggettivi per la valutazione dell'effetto cumulo, da applicare a tutti i progetti, indipendentemente dal regime autorizzativo.
3. Valorizzare le "Cenerentole": Incentivare il fotovoltaico su coperture con obblighi graduali e sostenere l'efficienza energetica come strumento per ridurre il fabbisogno di nuove aree.
Conclusioni
La Regione Piemonte ha una responsabilità: non può limitarsi a "favorire" l'energia pulita ampliando a dismisura le aree, ma deve governare la transizione con un piano serio e lungimirante. L'attuale strategia, basata sulla moltiplicazione delle aree senza una pianificazione della rete e degli impatti cumulativi, rischia di trasformare un'opportunità in un'ulteriore fonte di conflitto e contenzioso.
Pro Natura continuerà ad intervenire nelle procedure di evidenza pubblica con contributi critici e non esclude iniziative a tutela del territorio e delle comunità piemontesi.
Torino lì 20 luglio 2026 - Pro Natura Piemonte il Presidente - Mario Cavargna