Circolo Tavo Burat

Circolo Tavo Burat Associazione di tutela ambientale affiliata a Pro Natura

I provvedimenti per l'emergenza idrica:ULTERIORE STRESS AMBIENTALELa Regione Piemonte intende dichiarare lo stato di “em...
31/07/2026

I provvedimenti per l'emergenza idrica:
ULTERIORE STRESS AMBIENTALE

La Regione Piemonte intende dichiarare lo stato di “emergenza idrica”.

Questo provvedimento, che segue già le deroghe temporanee al rilascio del DMV/DE adottate dalle province (a Biella con le recenti Determine provinciali numero 955 e 956) è sempre volto alla salvaguardia - in ordine di gerarchia - degli usi potabili, civili, irrigui ed energetici.

L’emergenza idrica non è mai dichiarata e strutturata per la salvaguardia ambientale, anzi, ai corpi idrici ed agli ecosistemi acquatici viene imposto uno stress ancor più severo di quello che la scarsità delle precipitazioni già impone.

In questo quadro emerge la bufala degli invasi multifunzionali: la ripartizione delle risorse è normalmente oggetto di contenzioso e la funzione di “soccorso ambientale” non è mai assicurata, addirittura vengono ridotti i rilasci minimi.

Il Circolo Tavo Burat - Pro Natura e il Comitato Tutela Fiumi di Biella sono intervenuti presso la Provincia di Biella con dei rilievi sulle deroghe temporanee e sul soccorso esterno autodisciplinato dal CBBBV (delibere 648 e 649), senza il placet puntuale della Provincia.

Tra i rilievi il fatto che ai tavoli ove si discute di emergenza idrica, sia a livello regionale che provinciale, le associazioni ambientaliste non sono mai invitate e il confronto è riservato solo agli agricoltori.

A questo link le delibere richiamate e i irlievi avanzati qa queste associazioni:

https://drive.google.com/drive/folders/1hJV2TRZ3drMRePTwv07bRGZYU5WpxZVL?usp=sharing

Biella 31 luglio 2026

Circolo Tavo Burat - Pro Natura
Comitato Tutela Fiumi di Biella

La Provincia di Biella ha inviato il preavviso di diniego per la istanza di ricerca acque minerali FILLE, a Mongrando e ...
31/07/2026

La Provincia di Biella ha inviato il preavviso di diniego per la istanza di ricerca acque minerali FILLE, a Mongrando e Netro.

La ditta propomente ha ora 10 gg per eventuali osservazioni, Seguirà poi la determina conclusiva del procedimento.

A questo link la relazione tecnica e la nota inviata dalla Provincia di Biella al Proponente:

https://drive.google.com/drive/folders/1kmO0MpRcQ_MVYVNdyfrRxI83ZqWixzwu?usp=sharing

Domani  si svolgerà la 6^ camminata in difesa delle Cime Bianche, per impedire la realizzazione di un collegamento tra i...
31/07/2026

Domani si svolgerà la 6^ camminata in difesa delle Cime Bianche, per impedire la realizzazione di un collegamento tra impianti scistici che inciderebbe su un vallone ancor privo di pressioni antropiche, ove sono presenti dei SIC della Rete Natura 2000.

La Valle d'Ayas è purtroppo interessata da altri interventi di potenziamento degli impianti sciistici. A questo link ne parla Luca Rota:

Leggo su “AostaNews” che il comprensorio Monterosa Ski sta potenziando l’impianto di innevamento artificiale delle stazioni di Gressoney-Saint-Jean ed Estoul: quasi cinque chilometri di nuove tubaz…

INTERVENTI IDRAULICI SUL TORRENTE CERVO: 2,9 MILIONI PER FAR FRONTE AD INTERVENTI, IN PARTE, DI SPETTANZA PRIVATA?Il Cir...
30/07/2026

INTERVENTI IDRAULICI SUL TORRENTE CERVO: 2,9 MILIONI PER FAR FRONTE AD INTERVENTI, IN PARTE, DI SPETTANZA PRIVATA?

Il Circolo Tavo Burat – Pro Natura e ill Comitato Tutela Fiumi hanno inviato una nota al Sindaco di Biella ed a vari enti, tra cui la Corte dei Conti, relativa il progetto approvato dall’amministrazione comunale per un interventi di sistemazione idraulica del torrente Cervo nel tratto ricompreso tra il ponte di Chiavazza e il Ponte della Maddalena.

I numerosi rilievi e le richieste di chiarimento sono sia sotto il profilo tecnico che contabile. Perplessità sull’innalzamento delgi argini con lastre di acciaio, demolizioni di riaffioramenti rocciosi, sottomurazioni a carico della PA che interessano edifici privati ove non viene conodotta l’adeguata manutenzione ordinaria e straordinaria degli argini, ecc.

Sono disponibili la nota e gli allegati inviati oltre ad una planimetria di dettaglio e la relazione generale degli interventi a questo link:

https://drive.google.com/drive/folders/1TxfoxYfhtRNRL15UvvnEWzlrqNv_gRUN?usp=sharing

Certi dell’attenzione.

INVESTIMENTI INSANGUINATI. NEI PROSSIMI GIORNI LA DECISIONE DELLA PROVINCIA DI BIELLA.Lunedì 27 luglio si terrà la Confe...
23/07/2026

INVESTIMENTI INSANGUINATI. NEI PROSSIMI GIORNI LA DECISIONE DELLA PROVINCIA DI BIELLA.

Lunedì 27 luglio si terrà la Conferenza dei Servizi per valutare il progetto presentato da Ecoenergy in Provincia di Biella per realizzare un mega impianto agrivoltaico a sud della frazione Brianco, tra Salussola, Santhià e Cavaglià con potenza di picco pari a 43 MWp.

Il Circolo Tavo Burat, che aveva presentato osservazioni critiche sul progetto, ha la possibilità di assistere come uditore alla CdS on line.

Ieri il quotidiano “Il Foglio” ha pubblicato un editoriale in prima pagina a difesa di Ecoenergy ove si ritiene contraddittorio, per una associazione ambientalista, invocare le rinnovabili e poi ostacolare le imprese israeliane che le propongono, sostenendo che Ecoenergy non è coinvolta a sostegno diretto dell’esercito israeliano.

Vedi al link: https://drive.google.com/file/d/1gDqfHxFPTlNRQATSYE0khD2_CWM4cDoD/view?usp=sharing

Il Circolo Tavo Burat ribadisce la propria posizione:

1) A FRONTE DI UN GENOCIDIO IL BOICOTTAGGIO ECONONICO E’UN DOVERE CIVILE E MORALE.

2) Le FER, e lo sviluppo del FV e AV, devono essere pianificate con saggezza, salvaguardando suoli, corpi idrici, crinali, paesaggio, biodiversità. Non è sufficiente l’etichetta “energia green” quale lasciapassare acritico. In tal senso Pro Natura si adopera, nel caso FV e AV, per evitare concentrazioni o cumuli impiantistici ed una corretta distribuzione degli impianti, privilegiando coperture, aree impermeabilizzate, accumuli, efficientamento, ecc.. Ovvero il solare “fatto bene”, opponendosi laddove ritiene necessario, puntualmente, a proposte progettuali il cui approccio è meramente “estrattivistico”, sfruttamento territoriale.

Circolo Tavo Burat

Vedi pezzo precedenti sul sito:

https://tavoburat.altervista.org/inaccettabili-gli-investimenti-israeliani-in-italia-quando-le-vite-e-i-diritti-dei-palestinesi-sono-calpestati/

Consorzio Baraggia: la strumentalizzazione della crisi idrica  Il CBBBV, come consuetudine, interviene in corso di crisi...
22/07/2026

Consorzio Baraggia: la strumentalizzazione della crisi idrica

Il CBBBV, come consuetudine, interviene in corso di crisi idrica secondo il collaudato schema della “shock economy” con la routinaria litania: senza la diga in Valsessera sarà il disastro.

In questa narrazione mai un po’ di autocritica, obiettività, ponderazione e visione a lungo termine.

Autocritica: l’invaso sul torrente Sessera non si fa (mancata concessione della proroga) perché il Consorzio non ha ottemperato in più di 12 anni alle prescrizioni contenute nel decreto autorizzativo, ottemperanze necessarie per il deposito del progetto esecutivo. A decretarne lo stop non sono dei fanatici ambientalisti (così veniamo abitualmente descritti) ma il Ministero dell’Ambiente, anche a seguito del parere ISPRA (istituzione scientifica) che ha sottolineato la necessità di revisione degli studi del contesto ambientale.

Obiettività: i finanziamenti alle infrastrutture irrigue in Italia sono disposti in ordine alle severità idriche ed alle priorità. Le domande sono tante, le risorse poche. La situazione biellese è tra le più critiche e meritevoli di investimenti? No, le severità idriche e il rischio desertificazione in Piemonte, ad esempio, è elevato nel Cuneese e i danni da crisi idriche alla risicoltura sono statisticamente e notevolmente inferiori ad altri settori agricoli. Il Biellese peraltro fruisce già della presenza di tre dighe ai fini agricoli e la quaestio non è ideologica (invasi sì/invasi no) ma di misura: tutti i torrenti biellesi devono essere invasati o concorrere al riempimento di invasi? Non si rischia l’effetto overdams a danno della naturalità dei corpi idrici (e delle aree naturali protette come l’Alta Valsessera)?

Ponderazione: ogni investimento deve essere valutato nel rapporto costi/benefici. Il CBBBV non si pone il problema perché i fruitori, gli agricoltori, non sono chiamati in quota parte a sostenere i costi dell’investimento. Le scriventi associazioni nelle proprie osservazioni hanno sostenuto che tale rapporto è sfavorevole, ovvero genera scarsi risultati agronomici a fronte di elevati costi ed impatti ambientali.

Visione a lungo termine: il cambiamento climatico in corso ha già dimostrato con le severità idriche del 2022 e del 2023 che gli invasi (erano tutti vuoti) non sono in grado di assicurare un fabbisogno irriguo cresciuto a dismisura negli ultimi 70 anni sia nella disponibilità per ettaro che nell’incremento della superficie irrigua: una crescita che ha favorito colture idroesigenti come il mais. L’incremento di capacità di invaso ai fini irrigui rischia di essere un investimento fallimentare: non sarà un invaso di 7,2 Mmc sul Sessera in grado di compensare la indisponibilità di portate prevista sul fiume Sesia nei prossimi 30-50 anni. Occorrono altre strategie e colture per far fronte ad una riduzione della disponibilità. Solo per esclusive finalità idropotabili sono valutabili nuove capacità di invaso.

La strategia di Gili, che impropriamente ricopre il doppio ruolo di Presidente del CBBBV e di Amministratore Delegato di BCV Acque Spa, è di giustificare nuovi invasi o nuove derivazioni per alimentare gli invasi esistenti (Passante Elvo) per fare fronte ad esigenze idropotabili. Per questo specifico fabbisogno sono però già sufficienti gli invasi esistenti, stante la priorità rispetto agli altri usi assicurata alle esigenze idropotabili. L’operazione di Gili è dunque di facciata, scaltra ma ingannevole: chiede più invasi per l’idropotabile ma con l’obiettivo di aumentare la disponibilità in volumi e portate in favore delle idroesigenze irrigue.

Le scriventi associazioni ritengono necessario che i prelievi e le opere di ritenuta siano condotti con rispetto alle esigenze di naturalità fluviale e già alcuni anni fa organizzarono un convengo nel Biellese con un titolo significativo, “La montagna non si può più spremere”.

Oggi, per far fronte ai cambiamenti climatici, occorre restituire ai nostri corpi idrici ed ai suoli coltivati maggiore capacità di resilienza: ai primi vanno garantite portate adeguate per i processi ecosistemici (mai sono stati utilizzati gli invasi per soccorso ambientale, anche se previsto in via teorica); ai secondi un incremento della materia organica, fondamentale per aumentare l’assorbimento e la ritenuta idrica. Lo sfruttamento eccessivo di entrambi incrementerà solo i disastrosi effetti del cambiamento climatico e la desertificazione.

Albino Foglia Parrucin
Custodiamo la Valsessera

Daniele Gamba
Circolo Tavo Burat – Pro Natura

Guido Gubernati
Comitato Tutela Fiumi

Giuseppe Ranghino
LIPU Biella e Vercelli

Condividiamo l'iniziativa ...
22/07/2026

Condividiamo l'iniziativa ...

AREE IDONEE E  ZONE DI ACCELERAZIONE. “LA REGIONE PIEMONTE SBAGLIA STRATEGIA. SERVE PIANIFICARE LA RETE, NON MOLTIPLICAR...
20/07/2026

AREE IDONEE E ZONE DI ACCELERAZIONE. “LA REGIONE PIEMONTE SBAGLIA STRATEGIA. SERVE PIANIFICARE LA RETE, NON MOLTIPLICARE LE AREE”

In questi giorni la Regione Piemonte identificherà ulteriori Aree Idonee alle FER e tra queste le Zone di Accelerazione. Nel frattempo la Corte Costituzionale ha validato l’articolo 5 del cosiddetto “Decreto Agricoltura” (Dl 63/2024) chiarendo che è possibilità esprimere il diniego per impianti fotovoltaici a terra in aree agricole, mentre rimane ammessa la possibilità per gli impianti agrivoltaici avanzati.

Qui di seguito il Comunicato Stampa di Pro Natura Piemonte sul percorso regionale delle Aree Idonee e delle Zone di Accelerazione ove si invita a maggior tutela e minori consumi di suolo.

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Pro Natura Piemonte sulle AREE IDONEE e ZONE DI ACCELERAZIONE da Fonti Energetiche Rinnovabili:
“La Regione Piemonte sbaglia strategia. Serve pianificare la rete, non moltiplicare le aree"

L'approvazione in Commissione del disegno di legge regionale n. 136, che individua ulteriori aree idonee per impianti da fonti rinnovabili, solleva più di una perplessità. Pro Natura ritiene che la direzione intrapresa dalla Regione sia profondamente sbagliata, perché si concentra sull'ampliamento indiscriminato delle superfici disponibili, ignorando la pianificazione territoriale e di rete.
Un obiettivo che si può già raggiungere. Perché moltiplicare a dismisura le aree?
Il combinato disposto tra il DDL 136 e il Piano delle Zone di Accelerazione (ZAC) determina un potenziale di sviluppo enormemente superiore al fabbisogno reale. Nella fase di Valutazione Ambientale Strategica (VAS), la Regione ha indicato in 29.465,46 ha le aree di accelerazione per una Potenza Nominale di 5.170 MW. Con l'aggiunta delle ulteriori aree idonee regionali – buffer da bonifica raddoppiato a 100 metri, fasce per le superstrade, aree intorno a data center e canali irrigui – il potenziale salirebbe ulteriormente, superando ampiamente l'obiettivo "minimo": l’ammontare delle aree di accelerazione sale infatti in un range stimabile tra i 40.000-58.000 ha con potenze nominali nel range di 7.000 - 9.000 MW, superando ampiamente l'obiettivo regionale di 4.991 MW fissato per il 2030.
Non è necessario moltiplicare le aree per raggiungere l'obiettivo. È, invece, indispensabile pianificare dove e come installare gli impianti. Il vero collo di bottiglia è la rete, non la carenza di aree
La strategia regionale ignora il problema strutturale della concentrazione impiantistica legata ai nodi di connessione. Gli operatori, per ragioni economiche, tendono a concentrare gli impianti in poche aree con cabine di trasformazione disponibili, determinando pressioni insostenibili su specifici territori.
La Regione, invece di favorire questo processo, dovrebbe attuare quanto già indicato nel PEAR con una pianificazione e VAS dedicata alla rete:
1. Mappare i nodi di rete con capacità residua, distinguendo tra aree sature, congestionate e disponibili.
2. Indirizzare gli investimenti verso i nodi sottoutilizzati, utilizzando criteri di priorità.
3. Pianificare il potenziamento delle infrastrutture laddove necessario, in modo da distribuire equilibratamente gli impianti sul territorio.

Le "Cenerentole" della transizione: solare su coperture, efficienza energetica e geotermia
Nel testo del DDL 136 e nel Piano delle Zone di Accelerazione, il fotovoltaico su tetti e superfici artificiali, l'efficienza energetica e la geotermia rimangono le grandi escluse. Eppure, il Piano Energetico Ambientale Regionale (PEAR) fissa un obiettivo chiaro: riduzione dei consumi energetici del 30% entro il 2030 . Ogni kWh risparmiato è un kWh che non va prodotto su nuovo suolo.
La Regione continua a ragionare come se il problema fosse solo "produrre più energia", ignorando che la leva dell'efficienza – edilizia pubblica, illuminazione, industria, Comunità Energetiche – potrebbe ridurre significativamente il fabbisogno di nuove aree. Inoltre, il potenziale del fotovoltaico su coperture (edifici pubblici, capannoni industriali, parcheggi) rimane in gran parte inespresso, in assenza di obblighi normativi o incentivi regionali adeguati.
La pianificazione è la chiave per evitare la concentrazione e il cumulo di impatti
La normativa nazionale (D.Lgs. 190/2024) e la giurisprudenza richiedono che la valutazione degli impatti cumulativi venga effettuata a monte. La Regione Piemonte ha scelto di demandare a un atto successivo (delibera di Giunta) la definizione dei criteri per la valutazione dell'effetto cumulo. È un errore: i criteri dovrebbero essere già nella legge, per garantire certezza e trasparenza. Inoltre, le linee guida dovrebbero essere applicate anche agli impianti in ZAC, che sono esentati dalla VIA, attraverso l'istruttoria della PAS o dell'Autorizzazione Unica.
Le alternative esistono e sono percorribili
Pro Natura ribadisce la necessità di adottare un approccio diverso:
1. Pianificare la rete: Utilizzare i dati di Terna per una mappatura dinamica della capacità residua dei nodi di connessione, definendo aree di priorità per i nuovi impianti.
2. Linee guida per gli impatti cumulativi: Definire criteri oggettivi per la valutazione dell'effetto cumulo, da applicare a tutti i progetti, indipendentemente dal regime autorizzativo.
3. Valorizzare le "Cenerentole": Incentivare il fotovoltaico su coperture con obblighi graduali e sostenere l'efficienza energetica come strumento per ridurre il fabbisogno di nuove aree.

Conclusioni
La Regione Piemonte ha una responsabilità: non può limitarsi a "favorire" l'energia pulita ampliando a dismisura le aree, ma deve governare la transizione con un piano serio e lungimirante. L'attuale strategia, basata sulla moltiplicazione delle aree senza una pianificazione della rete e degli impatti cumulativi, rischia di trasformare un'opportunità in un'ulteriore fonte di conflitto e contenzioso.
Pro Natura continuerà ad intervenire nelle procedure di evidenza pubblica con contributi critici e non esclude iniziative a tutela del territorio e delle comunità piemontesi.
Torino lì 20 luglio 2026 - Pro Natura Piemonte il Presidente - Mario Cavargna

Poligono di Candelo-Massazza: l’Ente Parco sacrifica la tutela della Baraggia di Candelo alle esigenze militari. Un'occa...
20/07/2026

Poligono di Candelo-Massazza: l’Ente Parco sacrifica la tutela della Baraggia di Candelo alle esigenze militari. Un'occasione persa per la trasparenza e la legalità.

Il Circolo Tavo Burat APS ETS – Pro Natura ha deciso di non intraprendere la via del contenzioso giudiziario avverso la Determinazione Dirigenziale n. 285 del 26 maggio 2026, con la quale l’Ente di gestione delle Aree Protette del Ticino e del Lago Maggiore ha approvato la Valutazione di Incidenza (VINCA) per le esercitazioni militari nel Poligono di Candelo-Massazza.
La scelta non è dettata da una condivisione del merito del provvedimento, ma dalla consapevolezza dei costi, dei tempi e dell'alea di un giudizio amministrativo contro un "potere forte" come il Ministero della Difesa. Una battaglia che, pur giuridicamente fondata, avrebbe sottratto energie e risorse preziose alla nostra principale missione: la tutela concreta del territorio.
Tuttavia, la rinuncia al ricorso non significa affatto rinuncia alla verità. Vogliamo che l’opinione pubblica e le istituzioni regionali e nazionali sappiano che l’Ente Parco ha scelto la via del minimo sforzo, rinunciando a un atto di coraggio amministrativo che avrebbe potuto correggere una procedura viziata.
I fatti: una procedura VINCA “zoppa”
La nostra associazione aveva presentato un’istanza di autotutela, chiedendo all’Ente Parco di annullare la propria Determina n. 285/2026 per i seguenti gravi vizi di legittimità, già ampiamente documentati:
1. Mancata valutazione degli effetti cumulativi: La VINCA ignora del tutto la sommatoria delle pressioni generate dal poligono con quelle derivanti da altre attività antropiche (agricoltura, viabilità sulla SP 307, pascolo, fruizione turistica). Un obbligo istruttorio che la giurisprudenza amministrativa (TAR Sardegna, sentenza n. 696/2026) considera imprescindibile.
2. Omessa risposta alle osservazioni partecipative: L’Ente Parco si è limitato a “dare atto” della ricezione delle nostre dettagliate osservazioni, senza esaminarle singolarmente e senza motivare il mancato accoglimento. Una violazione dell’art. 10-bis della Legge n. 241/1990 che tradisce i principi di buona amministrazione e trasparenza.
3. Assenza di un Piano Antincendio: Nonostante il rischio incendi sia citato tra le pressioni, la VINCA non prescrive alcuna misura specifica, affidandosi a generici “standard operativi” mai descritti né allegati. In un’area di brughiera a Calluna vulgaris (habitat 4030) estremamente infiammabile, questa omissione è semplicemente inaccettabile.
4. Mancata verifica della corrispondenza tra attività dichiarate e reali: La VINCA valuta un “progetto” basato su un Disciplinare d’uso scaduto, ignorando le evidenze documentali che dimostrano l’uso di armamenti non previsti dal disciplinare, droni e tecniche che hanno causato danni alla vegetazione.

La risposta dell’Ente Parco: un “no” senza coraggio
L’Ente Parco, con la Determinazione Dirigenziale n. 329 del 18 giugno 2026, ha rigettato la nostra istanza di autotutela. Invece di riconoscere i propri errori e avviare un procedimento di riesame, ha scelto di motivare a posteriori le proprie scelte, con argomentazioni che, a nostro avviso, sono in alcuni casi giuridicamente insostenibili (come quando afferma che gli Obiettivi di Conservazione della ZSC “valgono solo dentro la ZSC”, dimenticando che la Direttiva Habitat si applica anche a progetti esterni che hanno effetti sul sito).
Questa risposta è un’occasione storica sprecata. L’Ente Parco, che ha il compito istituzionale di tutelare la biodiversità della Baraggia di Candelo, ha preferito non esercitare il proprio potere di autotutela, allineandosi alle ragioni del Ministero della Difesa e non difendendo con decisione la ZSC IT1130003 “Baraggia di Candelo”.
Le nostre ragioni e il nostro impegno
Il Circolo Tavo Burat, seppur con rammarico, non si arrende. Questa decisione ci spinge a intensificare la nostra azione di vigilanza e denuncia pubblica:
• Continueremo a monitorare l’area del poligono e a segnalare eventuali illeciti e difformità.
• Chiederemo alla Regione Piemonte e al Ministero dell’Ambiente di esercitare i propri poteri di controllo e di vigilanza sull’operato dell’Ente Parco.
• Porteremo la questione all’attenzione della Commissione Europea, affinché valuti se l’Italia, anche attraverso questo singolo caso emblematico, stia applicando correttamente la Direttiva Habitat.
Invochiamo un cambiamento di passo: l'Area Protetta e la ZSC non possono essere considerate un "parco giochi" per le esercitazioni militari. Chiediamo che venga avviato un vero e proprio tavolo di confronto tra tutte le parti interessate, con la partecipazione della Regione Piemonte, dell’Ente Parco e del Ministero della Difesa, per definire un nuovo Disciplinare d'uso che ponga finalmente al centro la conservazione della Baraggia e delle sue specie più preziose, come il Tritone crestato italiano (Triturus carnifex) e la Ninfale delle torbiere (Coenonympha oedippus).
Biella, 19 luglio 2026

Circolo Tavo Burat APS ETS – Pro Natura
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Dalla rete di  "CONFLUENZA" una approfondita analisi critica, con un pizzico di ironia, delle argomentazioni svolte in u...
16/07/2026

Dalla rete di "CONFLUENZA" una approfondita analisi critica, con un pizzico di ironia, delle argomentazioni svolte in un recente convegno della lobby nucleare “Da Fermi al futuro” tenutosi alle OGR di Torino, presente il ministro dell'atomo Gilberto Pichetto Fratin.

Il convegno dal titolo “Da Fermi al futuro” ha avuto il suo primo appuntamento alle OGR di Torino, per iniziativa del Ministro Pichetto Fratin, in collaborazione con La Stampa, e ha preso avvio tacciando di immobilismo e di ideologia tutti coloro contrari al nucleare.

Indirizzo

STRADA ALLA FORNACE, 8/b
Biella
13100

Sito Web

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