Circolo Tavo Burat

Circolo Tavo Burat Associazione di tutela ambientale affiliata a Pro Natura

ANALOGIEIl disegno di legge sulla caccia in discussione alle Camere ci riporta alla realtà, la visione e posizione del c...
18/06/2026

ANALOGIE
Il disegno di legge sulla caccia in discussione alle Camere ci riporta alla realtà, la visione e posizione del centro destra rispetto alle tematiche ambientali.
Si perpetua infatti l'human-wildlife conflict (il conflitto uomo-fauna), il suprematismo umano, ove la specie umana detta le condizioni alle altre specie (aspecismo) incurante delle conseguenze, la perdita di biodiversità.
Il Ministro dell'Ambiente non ha ritenuto dissociarsi da tale scandalosa proposta legislativa (la deregolation) confermando così l'assenza di valori e di competenza in campo faunistico e ambientale.
Tale inconsistenza mina la credibilità del Ministro anche su altre tematiche ambientali, in particolare il ritorno al Nucleare, ritenuto "sostenibile".
Se la decisione di tornare al nucleare ha le stessI basi culturali della nuova legge sulla caccia non si può parlare di futuro ma di involuzione.

Il Circolo Tavo Burat condivide la richiesta del CIRF (Centro Italiano Riqualificazione Fluviale) per il ritiro della De...
08/06/2026

Il Circolo Tavo Burat condivide la richiesta del CIRF (Centro Italiano Riqualificazione Fluviale) per il ritiro della Delibera Regionale del Piemonte del 4 maggio 2026 (D.G.R. n. 19-2516), che prevede 94 interventi di estrazione di inerti nei corsi d’acqua regionali per circa 684.800 m3 di sedimenti e una movimentazione in alveo di altri sediementi per ulteriori 212.000 m3.
Vedi al link: https://www.facebook.com/share/p/18mxj3J5jy/
La gran parte di questi interventi non è giustificata e non serve a mettere in sicurezza idraulica i corpi idrici, anzi, ne aumenta la fragilità con gravi danni alla naturalità.
E' questo il quarto provvedimento in pochi anni volto a favorire l'estrazione di materiale litoide dai fiumi piemontesi (enormi sono gli interessi economici che spingono in questa direzione), provvedimenti sempre accompagnati da campagne mediatiche allarmanti e demagogiche sui fiumi incapaci di restare puliti senza l'intervento dell'uomo.
A questi interventi si aggiunge anche la vasca di laminazione da realizzare a fianco del fiume Sesia, in un a golena, a Ghislarengo (in procedura VIA): verranno estratti ben 1.000.000 di m3 di inerti per il cantiere della Pedemontana Piemontese. Opera giustificata per sicurezza idraulica ma sostanzialmente finalizzata a far risparmiare l'impresa che ha il compito di realizzare la Pedemontana.

Oggi, nonostante il tempo minaccioso, siamo stati in Baraggia con il Comitato Basta Guerre a rimarcare la necessità di u...
02/06/2026

Oggi, nonostante il tempo minaccioso, siamo stati in Baraggia con il Comitato Basta Guerre a rimarcare la necessità di una Repubblica fondata su "forze disarmate", che agisca in coerenza con il dettato costituzionale, che si adoperi concretamente per il ripudio della guerra.

Quello che ci occorre non sono le parate militari, la retorica della forza e un f***e riarmo ma la prevenzione dei conflitti e la loro mediazione nelle sedi internazionali, a cui va ridato ruolo ed autorevolezza.

Marciare in Baraggia, terra di sacrificio per le esercitazioni militari, è anche occasione per risottolineare la necessità di rivedere le funzioni e gli usi del territorio.

Abbiamo estrema necessità di preservare alcuni santuari della biodiversità come le baragge e di consentirne una fruizione rispettosa. Riteniamo che questo dovrebbe essere anche l'obiettivo e l'interesse delle amministrazioni territoriali ma dobbiamo purtroppo constatare il totale disinteresse e subordine allo status quo.

La Provincia di Biella, le Amministrazioni Comunali territorialmente coinvolte, l'ATL, la Fondazione BIellezza, l'Osservatorio del Paesaggio, ecc. avrebbero potuto intervenire in sede di VIncA sulle esercitazioni militari semplicemente per fare presente le potenzialità del turistismo naturalistico.

Purtroppo vi è stato il "silenzio assenso", ancora una volta abbiamo assistito a quel "Signorsì" istituzionale ove sono sacrificati gli interessi territoriali.

Un "Signorsì" che rimbomba anche nella retorica di molte celebrazioni della Festa della Repubblica e delle Forze Armate.

In Baraggia eravamo in pochi ma nel nostro critico "Signornò", alle logiche belliche, abbiamo illustrato un'adesione sincera e convinta al dettato costituzionale, al ripudio della guerra sancito all'articolo 11.

ESERCITAZIONI MILITARI IN BARAGGIA.L’EGAP Ticino e Lago Maggiore ha nei giorni scorsi autorizzato l’Esercito a riprender...
30/05/2026

ESERCITAZIONI MILITARI IN BARAGGIA.
L’EGAP Ticino e Lago Maggiore ha nei giorni scorsi autorizzato l’Esercito a riprendere le esercitazioni militari nel poligono di Candelo Massazza, che coincide con la riserva naturale, disponendo alcune minime prescrizioni e monitoraggi.
Nella “Determina Dirigenziale” e nel documento “Valutazione appropriata” viene meramente citato che il Circolo Tavo Burat – Pro Natura ha depositato una corposa osservazione
https://drive.google.com/file/d/1rC6DYXn92b82FatEyrnzTjAe8iPpnMgH/view?usp=sharing
ma da tali atti non risulta se le osservazioni siano state effettivamente analizzate:
1) è assente il quadro sinottico con la sintesi delle varie problematiche poste dal Circolo
2) non c’è l’elenco del giudizio dell’ente parco sulle singole osservazioni: se accolte, parzialmente accolte o non accolte
3) sono assenti anche le motivazioni che hanno portato l’ente parco ad accogliere, parzialmente accogliere e non accogliere le osservazioni del Circolo
https://drive.google.com/file/d/1SEgg3PzLyfJ_EfOUdrhfuhgkXwFwmDk7/view?usp=sharing
https://drive.google.com/file/d/1YEPqfEknJo0u4O6qbWTGUl0LYTA4Bnm0/view?usp=sharing

Per questo vizio procedurale ed altre problematiche nella conduzione della V.Inc.A. il Circolo Tavo Burat – Pro Natura ha provveduto ad inoltrare istanza di revoca in autotutela della Determina Dirigenziale riservandosi di procedere in via amministrava al TAR e presentare denuncia di infrazione alla Unione Europea. A tal fine la richiesta di revoca in autotutela è stata trasmessa anche al MaSe e alla Commissione Ambiente della unione Europea
https://drive.google.com/file/d/1YTkfW38dNmxOaWIZCzzVuLgEU5SvgpRW/view?usp=sharing

30/05/2026
Il Circolo Tavo Burat ha depositato ieri alcune osservazioni relative alla istanza di ricerca acque minerali “FILE” mei ...
20/05/2026

Il Circolo Tavo Burat ha depositato ieri alcune osservazioni relative alla istanza di ricerca acque minerali “FILE” mei territori di Netro e Mongrando, istanza presentata dalla società Lefil Real Estate S.r.l
In premessa viene fatto presente, in via generale, che il consumo di acque minerali imbottigliate andrebbe ridotto e scoraggiato per il suo elevato impatto ambientale.
Nel osservazioni ha poi illustrato che il prelievo da falda profonda per usi potabili, stante le crisi ricorrenti, dovrebbe essere salvaguardato e perseguito prioritariamente da Egato2 con formale richiesta di riconoscimento dell’interesse pubblico per tale sfruttamento, in quanto meno oneroso rispetto alla realizzazione del Passante Elvo Ingagna (minori costi, tempi di esecuzione delle opere più ridotti, miglior rapporto costi benefici). Sulla base di queste prime considerazioni ha chiesto il rigetto dell’istanza.
Il Circolo ha poi sollevato molte perplessità sulla compatibilità del prelievo, molto elevato, e il rischio di detrimento dello stato buono; non sono da escludere anche possibili interferenze con i prelievi di acque minerali Guizza e Lauretana, se coincidenti ed alimentati nello stesso bacino.
Sul tema pozzi: il Proponente vorrebbe realizzare pozzi/piezometri in fase 2 semplicemente dandone comunicazione alla Provincia, ovvero senza autorizzazione preventiva. In tal senso il Circolo ha fatto presente il contrasto con le attuali norme di PRGC del Comune di Netro e Mongrando e comunque la necessità di un iter autorizzativo. Ha richiesto infine che nella fase 2 debbano essere condotte perforazioni per le sole attività piezometriche, escludendo l’emungimento

Circolo Tavo Burat APS ETS

https://drive.google.com/file/d/11Pqx313cLpId-CyDFApx23Io3XeP7Ak1/view?usp=sharing

Gli impatti sulle aree baraggive proseguono inesorabili:Il cantiere per la Pedemontana è quasi pronto, si attende solo l...
19/05/2026

Gli impatti sulle aree baraggive proseguono inesorabili:
Il cantiere per la Pedemontana è quasi pronto, si attende solo la conclusione della procedure di VIA per la vasca di laminazione sul Fiume Sesia a Ghislarengo (l’escamotage per estrarre 1 milione di inerti dove non si potrebbe) e la formalizzazione di alcune varianti. Poi partiranno i lavori per questa ulteriore cementificazione territoriale.
L’espansione del fotovoltaico ed agrivoltaico completerà l’accerchiamento dei vari fazzoletti di Baraggia prendendo il posto di parte delle risaie e rendendo inutili le aggressive ed onerose opere di bonifica della seconda metà del 900.
Sull’altipiano di Candelo permangono i militari, con il loro tiro a segno in mezzo al parco e al SIC, attività che con sfacciata ipocrisia ritengono ambientalmente compatibile (sigh!!).
Ai seguenti link le osservazioni presentate dal Circolo Tavo Burat per la procedura V.Inc.A per le esercitazioni militari a Candelo e le osservazioni per la Vasca di Laminazione a Ghislarengo:
https://drive.google.com/file/d/1kQYUKxsl3PJ9pCNo4rhHcY7Yii4dZnDn/view?usp=sharing
https://drive.google.com/file/d/1rC6DYXn92b82FatEyrnzTjAe8iPpnMgH/view?usp=sharing

A PROPOSITO DEL LUPONel Circolo Tavo Burat – Pro Natura diversi soci si sono interessati e si interessano al lupo, uno d...
15/05/2026

A PROPOSITO DEL LUPO

Nel Circolo Tavo Burat – Pro Natura diversi soci si sono interessati e si interessano al lupo, uno dei grandi carnivori del nostro Paese insieme all’orso e alla lince. Sergio Marucchi, ad esempio, si è occupato più volte su Rivista Biellese degli aspetti storici e antropologici del tormentato rapporto uomo-lupo nel nostro territorio, altri soci hanno collaborato ai monitoraggi ed organizzato conferenze sul tema.

Il recente caso di cronaca del cane di Michele Serra ucciso dai lupi è rimbalzato in modi controversi e in certi casi strumentali sui media e sui social, riportando in primo piano il tema del lupo. Il segugio di piccola taglia Osso è stato sbranato in Val Tidone, fatto che ha causato evidentemente dolore al proprietario il quale tuttavia ha scritto un articolo invitando ad intervenire per contenere l’espansione dei lupi in Italia.

Cominciamo allora proprio dal tema della corretta gestione dei propri animali domestici in aree in cui è presente il lupo. Purtroppo anche in questa occasione gli organi di informazione hanno dato spazio alle solite “leggende metropolitane” sul tema lupo: lupi introdotti; ripopolamenti; invasione di lupi; rischi per l’incolumità delle persone e via delirando…

La lobby venatoria e i suoi referenti politici (a tutti i livelli) hanno subito colto la palla al balzo per sollecitare piani di abbattimento ed altre nefandezze, questo sull’onda – purtroppo – del recente declassamento a livello comunitario della specie lupo da specie “rigorosamente protetta” a specie “protetta”.

Per inciso si fa finta di non sapere che i piani di abbattimento, dove da tempo vengono operati – vedi Francia – si sono dimostrati inutili e spesso controproducenti.

Intendiamoci il percorso per creare un contesto di convivenza con il mondo selvatico (non solo con il lupo) è complesso e comporta attenzione a quanto da anni esprime la scienza, volontà politica ma soprattutto una maturazione culturale collettiva. E sull’ultimo punto molte sono gli enti e le associazioni che da anni lavorano sul territorio nazionale.

Doveroso ricordare:

- l’associazione “Io non ho paura del lupo” (https://www.iononhopauradellupo.it);
- ISPRA (https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/biodiversita/monitoraggio-nazionale-del-lupo);
- il Progetto Life Wolf Alps EU (https://www.lifewolfalps.eu);
- il Centro Grandi Carnivori della Regione Piemonte (https://www.centrograndicarnivori.it);
- il Gruppo Grandi Carnivori del CAI (https://csc.cai.it/gruppo-grandi-carnivori/);
- la vasta galassia delle associazioni ambientaliste ed animaliste.

… della serie “se ci si vuole informare correttamente le sedi ci sono” !

Ma torniamo all’argomento iniziale; la morte del cane Osso di Michele Serra, fatto che comunque non può che addolorarci. Va tenuto conto che con l’espansione – non invasione! – della popolazione di lupo non solo in montagna ma in aree collinari e di pianura, più densamente popolate rispetto alle aree montane, anche nei contesti abitati aumentano inevitabilmente le occasioni di avvistamento e incontro.

Da qui la necessità di mettere in atto per gli animali di affezione – soprattutto cani e gatti – strategie di convivenza che senza ledere la libertà di nessuno la rendono più consapevole.

Ecco dunque le principali buone norme di comportamento, riferite soprattutto ai cani:
- Non lasciare il cane libero di uscire da solo di casa/giardino/cortile;
- Tenere il cane in un ricovero notturno, in particolare se in calore, durante le ore crepuscolari e notturne;
- Non lasciare fonti di cibo nei pressi delle abitazioni;
- Non tentare mai e per nessun motivo di avvicinare gli animali (vale per il lupo e per qualsiasi selvatico) né di interferire con il loro comportamento;
- Non dare mai da mangiare al lupo e ai selvatici;
- In contesti naturali/rurali, portare sempre il cane al guinzaglio e non lasciarlo libero di girare da solo.

Norme di buon senso e tutto sommato semplici che servono ad evitare che si ripetano fatti dolorosi.

Altra questione riguarda la predazione di capi di bestiame che preoccupa gli allevatori e che si interseca con la recente vicenda dell’avvelenamento di più di 20 lupi nel Parco nazionale d’Abruzzo, Molise e Lazio; un episodio gravissimo che dà conto del problematico rapporto tra lupi e essere umani. Il declassamento del livello di protezione del lupo induce intanto in un evidente errore, cioè quello di considerare tutto sommato meno grave l’uccisione dolosa di questi animali selvatici. Ricordiamo che negli anni 70 i lupi in Italia erano sull’orlo dell’estinzione, tra i 100 e i 200 esemplari soltanto, e solo l’aumento delle prede ha consentito a questa specie di ripopolare l’arco appenninico e alpino fino ad attestarsi oggi tra i 3.000 e i 3.500 esemplari. Un numero non certo elevatissimo ma che per vari motivi crea ansia tra cui una informazione spesso di stampo allarmistico.

Ricordiamo in particolare nel Biellese le invettive anti lupo del cacciatore e neo-vannacciano Guido Dellarovere che addirittura alza il numero dei lupi presenti nel Biellese a 200.

In realtà gli attacchi a persone documentati in Italia sono meno di 10 in un decennio e tutti casi non gravi e indotti dall’abbandono di cibo che ha portato all’avvicinamento degli animali ad insediamenti umani. Sono comunque di certo molti di più i casi di aggressione di cani randagi o di proprietà con esisti spesso letali per le persone.

Rappresenta un problema il possibile attacco di lupi alle greggi ma occorre in questo caso fare un paio di considerazioni. Innanzitutto agricoltori e allevatori in Italia sono in evidente crisi ma non certo a causa del lupo che diventa un facile capro espiatorio. Ben altri sono i problemi per i piccoli allevatori e pastori delle aree interne e delle fasce montane. In primis il latte pagato pochissimo, lo spopolamento che fa perdere ai territori servizi essenziali dalle scuole, alle farmacie, alle poste. E così il lupo, già oggetto nei secoli passati di atroci persecuzioni, diventa nell’immaginario collettivo il “lupo cattivo” da cui difendersi, e se possibile, secondo alcuni, da eliminare.

In realtà i modi per difendere il bestiame allo stato brado ci sono: reti elettrificate e sorveglianza, da parte degli umani ma soprattutto dei cani maremmani. Se correttamente applicate sono pratiche che funzionano come dimostrano le esperienze di vari pastori che affermano di non avere mai perso un capo di bestiame. Caso mai occorre che le istituzioni esercitino un ruolo fondamentale nell’informazione corretta e anche nel sostegno agli allevatori.

L’allarmismo e la disinformazione spesso strumentale non portano da nessuna parte, o per meglio dire portano al bracconaggio, alla uccisione dei lupi con esche avvelenate e tagliole. Non dimentichiamo poi che l’uso di veleni è un vero crimine perché introduce sostanze che entrano nella rete trofica e possono causare danni a catena.

La parola chiave è adattamento. Non dimentichiamo il ruolo utilissimo dei lupi nel regolare la quantità di fauna selvatica. A meno che riconosciamo questo ruolo solo ai cacciatori! Occorrerà renderci conto che il lupo nelle aree montane ha il nostro stesso diritto di vivere e sarà da ricercare un equilibrio e un approccio culturale che renda concreto questo diritto degli animali più iconici dei nostri territori alpini ed appenninici.

C’è poi il fenomeno dell’ibridazione ovvero della nascita di esemplari derivanti dall’accoppiamento di cani e lupi. Occorre intanto ricordare che cani e lupi appartengono alla stessa specie (Canis lupus) e quindi da loro accoppiamento nascono meticci che possono a loro volta riprodursi in modo illimitato. Abbiamo sentito su questo problema il parere di Alessandro Ceffa, naturalista biellese che in passato si è occupato di lupi per spostare ora la sua attenzione sull’avifauna.

Il maggiore esperto in Italia, Paolo Ciucci, è poco ottimista in proposito. Sono previste tre modalità per cercare di contrastare in qualche modo il fenomeno: cattura con successiva sterilizzazione e rilascio, cattura e confinamento in struttura, eutanasia. Secondo Ceffa l’ultima soluzione è la preferita dai tecnici, perché le prime due richiedono un enorme dispendio di energie fisiche ed economiche. Inoltre è una soluzione poco considerata anche dalla politica, timorosa di perdere consensi da parte del mondo animalista e amanti dei cani. Il fenomeno ibridazione interessa, secondo uno studio compiuto nel centro-sud Italia, il 50% degli esemplari in Umbria, Lazio, Marche Campania.

Se la passano un po’ meglio i lupi in Abruzzo, Molise, Basilicata, Puglia e Calabria, ma sempre con percentuali di ibridazione dal 30% in su. Eclatante è poi il caso della Toscana dove si raggiungono quote del 70%. Mancano invece i dati per il Nord dove forse il fenomeno è meno grave ma andrebbe comunque studiato. La Società Italiana di Scienze Naturali lancia l’allarme e fa presente che in nessuna altra area del mondo il fenomeno di WHD (ibridazione di cane lupo) ha una tale rilevanza.

Anche secondo Ceffa la mala gestione dei cani da parte dell’uomo minaccia di estinzione genomica il lupo appenninico. Il naturalista fa poi notare una differenza importante tra ibridazione e introgressione. “L’introgressione è quando il DNA del cane si fissa in quello del lupo, mentre l’ibridazione è la nascita di esemplari tra lupo e cane, che se non si accoppiano ulteriormente con ibridi o cani, ma solo con lupo, portano i caratteri fenotipici e il DNA a tornare abbastanza nella norma della sottospecie di lupo appenninico.”.

Insomma i temi del rapporto uomo-lupo e delle strategie di conservazione sono estremamente complessi e possono essere affrontati solo attraverso la messa in campo di metodi scientifici di analisi della situazione.

Biella 15 maggio 2026

Circolo Tavo Burat APS ETS

A cura di Giuseppe Paschetto e Silvano Beduglio con contributo di Alessandro Ceffa

Nei giorni scorsi  l’avv.ta Chiara Servetti, per conto di Pro Natura Nazionale APS, del Circolo Tavo Burat APS ETSE e de...
13/05/2026

Nei giorni scorsi l’avv.ta Chiara Servetti, per conto di Pro Natura Nazionale APS, del Circolo Tavo Burat APS ETSE e dell'Associazione Valledora ODV (con anche il sostegno di Pro Natura Piemonte e Pro Natura Vercelli, Valsesia, VCO) ha presentato al TAR un Atto di Intervento ad Opponendum nella causa amministrativa avviata da A2A Ambiente Spa vs Provincia di Biella.

La multi-utility chiede l'annullamento della Determina Dirigenziale n. 1046 del 9.07.2024 che aveva "bocciato" l'istanza avanzata da A2A Ambiente Spa per ottenere il positivo parere di compatibilità ambientale per la realizzazione di un termovalorizzatore di rifiuti speciali non pericolosi in quel di Cavaglià (BI), con la capacità di trattamento di circa 278.000 ton/anno.

I motivi del ricorso – quattro – sono diversi. Qui la sintesi:
· il primo motivo è relativo al principio di prossimità, alla posizione dell’impianto rispetto ai conferitori (Cavaglià non è stata ritenuta la posizione ottimale);
· il secondo motivo tratta vari argomenti: la variante urbanistica, la temperatura e i filtri per l’abbattimento dei PFAS, la coerenza con il PTP; le emissioni gassose; le incidenze climatiche (Carbon Footprint); le alternative localizzative, le compensazioni ambientali:
· il terzo motivo è relativo alla procedura, A2A sostiene che il verbale OT-CT del 3/7/2924 sia illegittimamente assunto in procedura a sostegno del diniego senza aver dato possibilità di contraddittorio al Proponente
· il quarto motivo è sulle competenze; ad avviso di A2A il provvedimento autorizzativo richiesto (PAUR) è di competenza regionale

Le associazioni sopracitate che nelle due procedure di VIA, con osservazioni ed audizioni in sede di Inchiesta Pubblica, avevano espresso contrarietà a tale progetto hanno ritenuto opportuno dare incarico all’avv.ta a Chiara Servetti per sostenere la validità tecnica e formale del diniego espresso dalla Provincia di Biella.

Nei prossimi giorni scade il termine per il deposito delle memorie dei soggetti in causa e si avvierà la fase istruttoria.

Biella 13 maggio 2026

Circolo Tavo Burat

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STRADA ALLA FORNACE, 8/b
Biella
13100

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