29/05/2026
Fa un certo effetto uscire da Palazzo Lombardia con una pergamena tra le mani che porta i nomi di Kika Mamoli e Arnaldo Minetti.
Perché al di là della gratitudine sincera per questa inattesa e graditissima menzione al Premio Rosa Camuna 2026, la verità è che oggi abbiamo pensato soprattutto a chi c’era prima di noi.
A chi ha iniziato quando parlare di cure palliative era molto più difficile di oggi, quando mancavano cultura, strumenti, reti e a volte persino il linguaggio per spiegare cosa significasse davvero prendersi cura di una persona anche quando non si poteva più guarire.
I nomi che potremmo citare sono davvero tanti e rischieremmo sicuramente di dimenticarne qualcuno senza volerlo…
Pensiamo ai nostri volontari, ai medici, gli psicologi, agli infermieri, alle famiglie, ai pezzi di istituzioni che hanno avuto il coraggio di crederci, ai donatori, a chi ha dedicato tempo, energie e vita a costruire qualcosa che allora sembrava quasi impossibile immaginare…
E forse è proprio questo che ci emoziona di più di un riconoscimento così: capire che una visione nata tanti anni fa, passo dopo passo, sia riuscita a trasformarsi in qualcosa che oggi appartiene a una comunità intera.
Le cure palliative non sono mai state soltanto un luogo. Non sono solo un hospice. Sono il tentativo quotidiano di tenere insieme competenza, dignità, ascolto e presenza dentro uno dei passaggi più delicati della vita delle persone.
Per questo sentiamo questa menzione come uno sprono ancora più forte a continuare il lavoro iniziato da chi ci ha preceduto. Perché gli obiettivi davanti a noi sono ancora tantissimi.♥️
C’è il desiderio di riuscire ad ampliare il numero delle stanze che accolgono i malati, di continuare a lavorare sulle simultaneous care e sulle cure palliative precoci, sul day hospice, sulla necessità di costruire una cultura della presa in carico che non arrivi soltanto negli ultimissimi giorni di vita ma molto prima, quando può ancora fare davvero la differenza per le persone e per le loro famiglie…
E poi c’è il tema delle cure palliative pediatriche, rispetto al quale sentiamo ancora più forte la responsabilità di continuare a costruire, progettare e guardare avanti…
A tal riguardo sentiamo il dovere di ringraziare anche Giovanni Malanchini, Michele Schiavi, Davide Casati che, ancora una volta, al di là dei credo politici e delle appartenenze, davanti a obiettivi sani e a cause giuste non si tirano mai indietro. E soprattutto partecipano affinché le idee possano diventare realtà concrete.♥️
Crediamo che il senso più alto della politica sia anche questo: non limitarsi a rappresentare, ma contribuire a costruire. Mettere a terra. Assumersi responsabilità. Restare umani davanti ai bisogni delle persone.
Questa menzione ci onora. Ma soprattutto ci ricorda che c’è ancora molto da fare e che dobbiamo continuare a farlo con lo spirito giusto, senza perdere mai di vista le persone.