20/06/2026
Oggi è il 20 giugno e si celebra la Giornata Mondiale del Rifugiato.
Come Consorzio abbiamo promosso ed animato un percorso che ha coinvolto gli enti locali titolari dei progetti Sai ( Comune di Bergamo Comune di Levate Comune di Osio Sotto e @ Valle Cavallina) e le realtà della società civile per costruire non solo gli eventi di questa giornata ma per allargare la consapevolezza che i diritti vanno difesi.
Abbiamo organizzato la giornata per dire con orgoglio che BERGAMO È UNA REALTÀ ACCOGLIENTE ma nonostante questo oggi molte persone che presentano domanda di asilo sul territorio restano escluse dall'accoglienza prefettizia.
Un’accoglienza, quella nei CAS, che viene sempre più svuotata e che dovrebbe essere una misura straordinaria, attivata in mancanza di posti nel sistema ordinario rappresentato dal SAI.
Oggi invece i CAS sono diventati, per chi riesce ad accedervi, l'unica risposta possibile, mentre il SAI resta un
privilegio di poche persone, dipendendo dall'adesione volontaria dei singoli comuni.
Ma crediamo che un diritto fondamentale non possa dipendere dalla sensibilità di
un'amministrazione comunale.
L'accoglienza deve essere garantita a tutte le persone che ne hanno diritto.
Ci sono persone che aspettano anni per il rinnovo del proprio permesso di soggiorno.
Non si tratta di semplici ritardi burocratici. Quando la burocrazia produce esclusione,
precarietà e incertezza, diventa una forma di violenza istituzionale.
Il 12 giugno è entrato in vigore il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, che
aggraverà ulteriormente una situazione già segnata da troppe violazioni di diritti
fondamentali: più procedure accelerate, più detenzione amministrativa, più esternalizzazione delle frontiere, più discrezionalità e meno tutele.
Per questo oggi siamo qui, per ricordarci una cosa semplice: che non possiamo abituarci a un sistema che produce esclusione e precarietà e poi pretende di punirne le conseguenze sempre più severamente.
Un sistema che produce vulnerabilità.
Non possiamo abituarci a una violenza istituzionale che si nasconde dietro procedure e liste d'attesa.
Perché ogni diritto negato, ogni persona lasciata senza accoglienza, ogni attesa che dura mesi o anni è il risultato di una scelta. E se queste sono scelte umane e politiche, allora possono essere cambiate.
Possiamo tutti e tutte provare a essere dei sassolini negli ingranaggi di un sistema che
troppo spesso schiaccia le persone e i loro diritti, a mettere in discussione ciò che viene
presentato come inevitabile, a rifiutare l'idea che l'esclusione sia normale, a pretendere che le istituzioni (tutte) garantiscano diritti invece che ostacolarli.
Ricordandoci e ricordando che la tutela dei diritti fondamentali, sanciti dalla Costituzione e dal diritto internazionale, non è una concessione ma una responsabilità collettiva che riguarda tutte e tutti noi.
Non smettiamo di fare rumore per dare voce a chi non la ha.