WWF Bergamo Brescia

WWF Bergamo Brescia Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di WWF Bergamo Brescia, Organizzazione no-profit, Via F. Lussana, 2, Bergamo.

Il WWF (World Wide Fund for Nature) è stato fondato nel 1961 ed è oggi la più importante organizzazione internazionale per la conservazione della natura, impegnata nella tutela della biodiversità e nella lotta contro i cambiamenti climatici.

Un cigno morto investito sul lungolago di Desenzano del Garda.Non è un incidente. È la conseguenza di un comportamento c...
10/08/2026

Un cigno morto investito sul lungolago di Desenzano del Garda.
Non è un incidente. È la conseguenza di un comportamento che si ripete ogni giorno.
Questi animali selvatici si stanno addomesticando perché l’uomo li avvicina sempre di più, li nutre, li abitua alla presenza umana. Un selvatico dovrebbe scappare quando vede una persona. Meglio ancora, dovrebbe vivere e nidificare nei canneti, lontano dalle strade e dalle passeggiate.
A Desenzano ci sono ancora persone, anche conosciute, che continuano a portargli il mais. Solo per divertimento. Solo per sentirsi buoni. Solo per appagamento personale. I cigni non hanno bisogno del nostro cibo: il lago offre loro tutto il fabbisogno necessario. Dar loro da mangiare non è solidarietà, è egoismo mascherato da generosità.
La morte di questo piccolo è colpa di chi, giorno dopo giorno, gli toglie la selvaticità e lo spinge sempre più vicino alle auto e alle persone.
Basta dare da mangiare agli animali selvatici.
Questa mattina abbiamo trovato anche un altro piccolo a vagare con una zampa rotta e l’abbiamo catturato, evidentemente erano insieme nell’attraversare la strada. È stato portato al Cras WWF di Valpredina per le cure.

La trappola del siluro: quando la scusa può diventar sistema.Con la scusa di contrastare il siluro, specie invasiva che ...
23/07/2026

La trappola del siluro: quando la scusa può diventar sistema.

Con la scusa di contrastare il siluro, specie invasiva che in molti fiumi italiani sta creando problemi ecologici, si stanno autorizzando e installando strutture fisse di pesca molto invasive. Strutture simili alle roste (o nasse) storicamente usate per le anguille: gabbie o reti a imbuto che, una volta entrati, rendono quasi impossibile l'uscita.
Il problema non è tanto la cattura del siluro in sé, quanto il disegno e l'uso che verrà fatto di queste attrezzature. La maglia delle reti prevista è troppo stretta per selezionare solo i grossi esemplari di siluro: pesci di taglia media e piccola di altre specie finiranno inevitabilmente intrappolati.
E qui sorge il dubbio più forte: quanti di questi "bycatch" (catture accessorie) verranno realmente rilasciati vivi? L'esperienza insegna che nella pesca professionale la selezione avviene spesso a bordo o a terra, e molti pesci muoiono per stress, asfissia o lesioni prima di poter essere rimessi in acqua.
I pescatori professionisti, che già operano con quote e permessi, avranno a disposizione uno strumento estremamente efficiente per "pescare di tutto". Una volta posizionate queste strutture fisse in punti strategici (correnti, conche, passaggi obbligati), diventa molto facile catturare non solo siluri, ma anche carpe, barbi, cavedani, tinche, persici, anguille residue e qualsiasi altro pesce di passaggio.
Il rischio concreto è quello di trasformare una misura di contenimento di una specie aliena in un nuovo metodo di sfruttamento intensivo delle risorse ittiche autoctone.
Il WWF contrasterà con forza questo metodo. Abbiamo già chiesto formalmente alle autorità competenti garanzie concrete che queste strutture non intrappolino altro pesce: maglie selettive adeguate, obbligo di monitoraggio costante in presenza di biologi, rilascio immediato e in condizioni vitali di tutte le specie non target, e limiti temporali e spaziali molto rigorosi. Senza queste garanzie non accetteremo l'installazione indiscriminata di trappole fisse che rischiano di diventare vere e proprie "fabbriche di bycatch".
In pratica si sta rischiando di:
• Decimare ulteriormente le popolazioni di specie già in difficoltà;
• Alterare ulteriormente gli equilibri ecologici del lago;
• Creare un precedente pericoloso, autorizzando strutture fisse semi-permanenti con maglie non selettive.
Sarebbe auspicabile che chi autorizza questi impianti imponga maglie più grandi, obblighi di monitoraggio costante, rilascio immediato delle specie non target e limiti stagionali severi. Altrimenti, dietro la nobile scusa della lotta al siluro, rischiamo di regalare al lago un nuovo e più efficiente sistema di svuotamento.
La domanda resta: vogliamo davvero controllare il siluro o stiamo semplicemente industrializzando la sua pesca, con costi pubblici destinati a crescere all'infinito e con il rischio di catturare tutto ciò che finisce nelle trappole?
Il WWF continuerà a vigilare affinché la soluzione non diventi peggiore del problema.

Paolo Zanollo
WWF Bergamo Brescia
Rappresentante delle associazioni ambientaliste in Consulta Pesca Regionale

C’è un rischio da evitare nel contrasto al siluro nel Garda: che l’utilizzo di reti diventi un pericolo anche per gli altri pesci.... Scopri di più

21/07/2026

Il Governo vuole stravolgere le regole sulla caccia: più mesi per sparare, aumento delle specie cacciabili, meno aree protette, fucili anche nelle aree demaniali prima vietate, migliaia di uccelli catturati rinchiusi a vita in gabbia, meno libertà di vivere in natura. Una legge pericolosa che mett...

08/07/2026
08/07/2026

Bat night ✨ Bat night!!! 🦇
Torna anche quest' anno l'appuntamento con i pipistrelli qui alla riserva naturale Oasi WWF di Valpredina!!

🦇Iscrizione aperte!! 🦇
Info costi iscrizioni scrivendo o telefonando come da locandina.

Un momento speciale per i 60 anni del WWF Italia 🎉Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricevuto al Palazz...
03/07/2026

Un momento speciale per i 60 anni del WWF Italia 🎉
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricevuto al Palazzo del Quirinale una delegazione del WWF Italia.
Hanno partecipato:
il Presidente Luciano Di Tizio
la Direttrice Generale Alessandra Prampolini
Matteo Mauri (Oasi e Centri di Recupero. WWF Bergamo Brescia)
Barbara Gallavotti (Consiglio Nazionale e Comunità Scientifica)
Raffaele Lauria (in rappresentanza dei volontari)
Elisabetta Dami, ambassador per le giovani generazioni
Un importante riconoscimento per chi ogni giorno si impegna sotto il segno del Panda per la tutela della natura italiana. 🐼❤️

Questa è la destra del Governo che odia animali e natura, un immagine (vecchia) di una violenza inaudita. Quel fucile pu...
02/07/2026

Questa è la destra del Governo che odia animali e natura, un immagine (vecchia) di una violenza inaudita. Quel fucile puntato è una minaccia non solo verso gli animali ma contro tutti noi.
Altro che gestione della fauna: questo DDL sulla caccia rappresenta un regalo alle doppiette e un duro colpo alla biodiversità.
Mentre il mondo parla di tutela degli ecosistemi e di crisi climatica, c'è chi pensa di rispondere con più caccia e meno protezione per la fauna selvatica. Una scelta che consideriamo miope e inaccettabile.
La natura non ha bisogno di essere sfruttata, ma difesa. Continueremo a schierarci senza esitazioni dalla parte degli animali, della biodiversità e di chi crede che il futuro si costruisca proteggendo il nostro patrimonio naturale, non indebolendolo.

Ancora una volta i gruccioni in pericolo nel cantiere TAV di Desenzano del Garda.Purtroppo anche quest’anno qualche nido...
01/07/2026

Ancora una volta i gruccioni in pericolo nel cantiere TAV di Desenzano del Garda.
Purtroppo anche quest’anno qualche nido è stato distrutto a causa della movimentazione terra e dello sfalcio effettuati proprio nella zona di nidificazione. Il peggio però è stato fermato grazie alla segnalazione tempestiva e all’intervento dei Carabinieri Forestali e della Polizia Locale di Desenzano, che hanno bloccato i lavori fino a settembre per permettere agli uccelli rimasti di nidificare in pace.
In un’epoca in cui si parla continuamente di transizione ecologica, è paradossale e vergognoso che serva l’intervento delle forze dell’ordine per fermare ruspe e cantieri TAV che continuano a distruggere habitat protetti senza alcun rispetto. Questi cantieri sono una vera m***a per la biodiversità: distruggono prima e chiedono permessi dopo, con la solita arroganza.
Chapeau ai Carabinieri Forestali e alla Polizia Locale che hanno messo la tutela della fauna davanti alle ruspe. La natura, quando viene (faticosamente) rispettata, trova ancora il modo di farsi sentire. 🌿🐦

Una piccola grande speranza torna a vivere nel Lago di Garda.Dopo anni di assenza, il granchio di fiume è tornato a popo...
01/07/2026

Una piccola grande speranza torna a vivere nel Lago di Garda.
Dopo anni di assenza, il granchio di fiume è tornato a popolare le acque del Garda. Non è solo una curiosità naturalistica: è un segnale concreto che, dove l'ambiente viene rispettato e tutelato, la natura sa ancora sorprenderci.
Questa specie autoctona, oggi protetta, è un importante indicatore della qualità delle acque e della salute dell'ecosistema. Inoltre, è stato osservato mentre si nutre della c***a zebrata, una specie invasiva, contribuendo così, nel suo piccolo e in modo naturale all'equilibrio del lago.
Questo risultato è anche frutto del lavoro di monitoraggio del WWF, dei subacquei e di tutti i cittadini che con passione segnalano gli avvistamenti.
Ma attenzione: questo ritorno non deve farci abbassare la guardia. Il Garda ha ancora bisogno di essere difeso.
Ogni specie che torna è una vittoria, ma anche un promemoria: la tutela del lago non può fermarsi.
💙 Proteggere il granchio di fiume significa proteggere il futuro del Lago di Garda.

Bandiera Blu: un riconoscimento utile, ma non sufficienteLa Bandiera Blu è senza dubbio un riconoscimento importante. Pr...
24/06/2026

Bandiera Blu: un riconoscimento utile, ma non sufficiente

La Bandiera Blu è senza dubbio un riconoscimento importante. Premia località che rispettano determinati criteri legati alla qualità delle acque di balneazione, alla gestione dei rifiuti, ai servizi, alla sicurezza, all’accessibilità e ad alcune pratiche di sostenibilità ambientale. Non va quindi liquidata come un semplice “bollino turistico”: rappresenta un incentivo per i Comuni a migliorare alcuni aspetti della gestione del litorale o delle spiagge.
Detto questo, scambiare la Bandiera Blu per una certificazione complessiva dello stato di salute di un lago, di un mare o di un territorio è un errore. La Bandiera Blu valuta soprattutto la balneabilità e la gestione della località candidata, non l’intero equilibrio ecologico del bacino, né tutte le pressioni ambientali che insistono su quell’area. Il fatto che un Comune ottenga la Bandiera Blu non significa automaticamente che il suo ecosistema sia in buona salute, che il carico antropico sia sostenibile o che non esistano problemi strutturali a monte.
Il primo punto da chiarire è proprio questo: la Bandiera Blu si basa in modo molto forte sulla qualità delle acque di balneazione, cioè su parametri che servono a dire se in quel tratto d’acqua ci si può fare il bagno in sicurezza, soprattutto dal punto di vista microbiologico. È un criterio fondamentale, ma balneabile non significa automaticamente ecologicamente sano. Un’acqua può risultare idonea alla balneazione e allo stesso tempo essere inserita in un contesto dove persistono criticità legate a eutrofizzazione, pressione turistica, consumo di suolo, traffico nautico, perdita di biodiversità, alterazione delle sponde o scarichi che non emergono immediatamente nei parametri della balneazione.
Un secondo aspetto riguarda il fatto che la Bandiera Blu non fotografa l’intero sistema ambientale, ma una serie di requisiti riferiti alla località candidata e alle sue spiagge. Questo significa che un Comune può essere premiato pur trovandosi dentro un contesto territoriale più ampio segnato da criticità ambientali importanti: depurazione insufficiente a scala di bacino, afflusso turistico eccessivo, infrastrutture impattanti, perdita di habitat, pressione sulla fauna ittica, impermeabilizzazione delle coste, gestione frammentata del territorio. In altre parole, la Bandiera Blu può dire qualcosa sulla gestione di un tratto di costa o di spiaggia, ma non basta a dire come stia davvero un lago o un ecosistema nel suo complesso.
C’è poi un terzo punto, spesso trascurato nel dibattito pubblico: la Bandiera Blu premia anche servizi, sicurezza, informazione, accessibilità, arredo e organizzazione turistica. Sono elementi legittimi e utili, ma è evidente che si tratta di criteri in parte diversi da quelli che servirebbero per valutare in modo pieno la qualità ecologica di un ambiente naturale. Una spiaggia ben gestita, ordinata, con cartellonistica, raccolta differenziata e servizi efficienti è certamente una buona notizia; ma non per questo il territorio circostante è automaticamente sostenibile, né si può concludere che non esistano problemi ambientali più profondi.
Per questo sarebbe più corretto dire che la Bandiera Blu è un indicatore parziale, non una sentenza definitiva. Può segnalare buone pratiche amministrative e una buona qualità della balneazione, ma non può sostituire un’analisi seria dello stato ecologico del territorio, delle pressioni sul bacino, dell’efficienza reale dei sistemi fognari e depurativi, della qualità degli affluenti, della biodiversità, della presenza di specie invasive, del consumo di suolo e dell’impatto complessivo del turismo.
In sintesi, la Bandiera Blu può essere un segnale positivo, ma non dovrebbe mai essere usata come alibi comunicativo per raccontare un territorio come se fosse automaticamente “pulito”, “sano” o “senza problemi”. Se davvero si vuole parlare di tutela ambientale, serve uno sguardo più ampio: meno propaganda da cartolina e più attenzione alla salute reale degli ecosistemi.

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