04/11/2026
《Non vogliamo un Garda balneabile soltanto per i turisti. Vogliamo un Garda sano, vivo e biologicamente in equilibrio》
IL LAGO D’ORTA CI INSEGNA.
Un lago può sembrare bellissimo in superficie, mentre sotto quell'acqua il suo ecosistema sta morendo.
È quello che accadde al Lago d’Orta, in Piemonte.
Nel 1926, gli scarichi di una fabbrica di rayon iniziarono a immettere nel lago grandi quantità di solfato d’ammonio e rame.
Il risultato fu devastante.
Il rame provocò una forte tossicità per gli organismi acquatici. Successivamente, la trasformazione biologica dell’ammonio consumò le riserve alcaline dell’acqua, provocando una progressiva acidificazione.
La catena alimentare collassò: scomparvero fitoplancton, zooplancton e pesci. Nel 1930 il lago veniva già descritto come praticamente sterile.
Negli anni Ottanta il pH raggiunse valori compresi tra 3,9 e 4,4. Un ambiente profondamente alterato, nel quale anche diversi metalli diventavano particolarmente tossici.
Eppure, dalla riva, il lago poteva ancora sembrare meraviglioso.
Nel 1989 arrivò la risposta della scienza.
Tra il maggio 1989 e il giugno 1990 furono distribuite nel lago circa 15.000 tonnellate di carbonato di calcio, attraverso un intervento di risanamento chiamato liming.
Il pH risalì progressivamente, le concentrazioni dei metalli nella colonna d'acqua diminuirono e la vita acquatica cominciò a recuperare.
Il plancton tornò, la catena alimentare si ricostituì progressivamente e anche i pesci poterono ripopolare il lago.
Ma attenzione: non tutto tornò come prima.
I sedimenti continuarono a conservare importanti quantità di metalli contaminanti e le comunità biologiche recuperate non erano identiche a quelle originarie.
Una lezione fondamentale: risanare l'acqua non significa necessariamente ricostruire completamente un ecosistema.
E IL NOSTRO LAGO DI GARDA?
Non stiamo dicendo che il Garda si trovi nella stessa situazione del Lago d’Orta. Sarebbe scientificamente scorretto.
Ma sarebbe altrettanto sbagliato ignorare le pressioni ambientali che lo interessano.
Pensiamo agli scarichi fognari, agli sfioratori che durante le piogge riversano acque non completamente trattate, alle criticità della depurazione e alla pressione esercitata da un turismo sempre più intenso.
Pensiamo alle specie aliene invasive: dal gambero rosso della Louisiana alla tartaruga dalle orecchie rosse, fino alle numerose altre specie introdotte che stanno alterando gli equilibri naturali.
Pensiamo alla progressiva perdita di habitat, ai canneti che scompaiono, ai fondali, alle microplastiche, ai rifiuti e alla biodiversità che spesso non vediamo e che troppo facilmente dimentichiamo.
Il Garda non è soltanto una superficie d'acqua sulla quale navigare, fare il bagno o scattare fotografie.
È un ecosistema complesso, collegato ai suoi immissari, al fiume Mincio, alle zone umide, ai fondali e a una rete di organismi che dipendono gli uni dagli altri.
MA LA RESPONSABILITÀ NON È SOLTANTO DELLA POLITICA.
Le amministrazioni devono assumersi le proprie responsabilità: investire nella depurazione, controllare gli scarichi, tutelare gli habitat, contrastare il consumo di suolo e programmare il territorio mettendo la salute dell'ecosistema al primo posto.
Ma anche noi cittadini dobbiamo fare la nostra parte.
Non possiamo pretendere spiagge pulite e abbandonare rifiuti. Non possiamo lamentarci dell'inquinamento e voltare lo sguardo quando vengono segnalati problemi ambientali. Non possiamo chiedere tutela soltanto quando il danno riguarda il nostro giardino o la nostra spiaggia preferita.
Servono cittadini consapevoli, associazioni attive, pescatori, subacquei, ricercatori e amministratori disposti a collaborare.
Servono monitoraggi scientifici continui, dati pubblici, controlli, prevenzione e interventi concreti.
E non basta qualche giornata di pulizia, una nuova passeggiata sul lungolago o una bella inaugurazione per poter dire di aver tutelato il Garda.
Prima si protegge l'ecosistema, poi si celebra il paesaggio.
La storia del Lago d’Orta ci insegna che la scienza può aiutare a recuperare anche situazioni gravissime. Ma ci insegna anche che i danni ambientali possono lasciare conseguenze per decenni.
Non aspettiamo di dover raccontare ai nostri figli che un tempo il Garda era un lago vivo.
Non vogliamo un Garda balneabile soltanto per i turisti.
VOGLIAMO UN GARDA SANO, VIVO E BIOLOGICAMENTE IN EQUILIBRIO.
La salute del lago riguarda tutti. La responsabilità è di tutti. La volontà di proteggerlo deve partire da ciascuno di noi.
Perché un lago non si salva con gli slogan.
Si salva con la conoscenza, la prevenzione, la responsabilità e le azioni concrete.
E soprattutto, si salva prima che sia troppo tardi.