USB Bergamo

USB Bergamo La pagina dell'Unione Sindacale di Base, federazione di Bergamo

22/08/2026

UNA PARTITA, UNA CITTÀ BLINDATA E UN DISSENSO SORVEGLIATO
Alcune riflessioni dopo Atalanta - Hapoel

In occasione della partita tra Atalanta e Hapoel Tel Aviv, Bergamo è stata sottoposta a una militarizzazione sproporzionata e inquietante: strade presidiate, reparti schierati, controlli, mezzi delle forze dell’ordine e agenti presenti in ogni parte della città.

Bergamo è stata trattata come una zona di guerra per trasformare lo sport in uno strumento utile a ripulire l’immagine di uno Stato di apartheid che sta commettendo un genocidio.

Per queste ragioni abbiamo aderito al presidio promosso dalla Rete Bergamo per la Palestina. Una mobilitazione molto partecipata e determinata che, nonostante la fortissima pioggia, ha portato in piazza centinaia di persone per affermare con chiarezza che non può esserci normalità mentre in Palestina proseguono il genocidio, l’occupazione e la distruzione sistematica di un popolo.

Anche la gestione della sicurezza ha mostrato un’evidente disparità. Da una parte è stato vietato introdurre nello stadio bandiere palestinesi e ai tifosi dell’Atalanta vengono ormai vietate quasi tutte le trasferte, amichevoli comprese. Dall’altra, durante la partita, il settore occupato dai sostenitori della squadra di Tel Aviv è stato illuminato da una quantità spropositata di torce ed è stato loro concesso di raggiungere lo stadio in corteo, cosa che da tempo non veniva consentita a Bergamo ai tifosi ospiti.

Una contraddizione che rende ancora più evidente il carattere politico delle misure adottate: la solidarietà con il popolo palestinese è stata trattata come un problema di ordine pubblico, mentre all’interno dello stadio sono stati tollerati comportamenti ben più appariscenti.

Quanto accaduto durante il pomeriggio rende il quadro ancora più grave. Prima del presidio, mentre alcuni di noi passeggiavano per le vie del centro senza svolgere alcuna iniziativa pubblica, sono stati costantemente seguiti da numerosi agenti della Digos.

Il pedinamento è proseguito fino alla sede di USB Bergamo, controllata da due auto con agenti in borghese: una collocata davanti all’ingresso principale e una nei pressi dell’entrata secondaria. Quando siamo usciti, gli agenti ci hanno seguito prima fino a un bar e successivamente fino al presidio.

Non stavamo manifestando, non stavamo distribuendo materiale e non stavamo compiendo alcuna azione. Stavamo semplicemente camminando per le strade della nostra città.

Un episodio breve, ma emblematico del clima creato attorno a questa partita e della volontà di controllare e intimidire preventivamente chi esprime solidarietà con il popolo palestinese. La libertà di movimento, di espressione e di organizzazione politica e sindacale non può essere compressa sulla base delle idee sostenute o della partecipazione prevista a una manifestazione pubblica.

Questa enorme mobilitazione di uomini, mezzi e strutture ha inoltre un costo rilevante, sostenuto dalla collettività. Risorse pubbliche che potrebbero essere utilizzate per aumentare i salari, rafforzare la sanità e l’istruzione pubblica, garantire il diritto alla casa e migliorare i servizi essenziali sono state invece impiegate per militarizzare una città e proteggere lo svolgimento di una partita funzionale alla normalizzazione politica di Israele.

Questo episodio non riguarda soltanto la solidarietà con la Palestina. Si inserisce in un clima più generale nel quale le questioni sociali vengono affrontate sempre meno attraverso il confronto e sempre più come problemi di ordine pubblico.

Lo vediamo davanti ai cancelli delle aziende, durante gli scioperi, nei picchetti contro i licenziamenti, nelle mobilitazioni per il diritto alla casa e nelle piazze contro la guerra. Lavoratrici, lavoratori, sindacalisti e attivisti vengono controllati e identificati, mentre restano senza risposta le vere emergenze: salari insufficienti, precarietà, sfruttamento, morti sul lavoro, liste d’attesa nella sanità e sfratti.

Questa è una precisa scelta politica: trasformare il dissenso in una questione di sicurezza e trattare come potenzialmente pericoloso chi sciopera, manifesta o esprime solidarietà con un popolo massacrato.

USB Bergamo respinge questa deriva autoritaria e ribadisce che continuerà a stare nelle piazze, nei luoghi di lavoro e davanti ai cancelli. Non saranno la militarizzazione delle città, i controlli o i pedinamenti a fermare la solidarietà con il popolo palestinese e le lotte delle lavoratrici e dei lavoratori.

La sicurezza che rivendichiamo non è quella delle città blindate.

È la sicurezza di un salario dignitoso, di un lavoro senza sfruttamento, di una casa, di servizi pubblici accessibili e di una vita libera dalla guerra e dalla repressione.UNA PARTITA, UNA CITTÀ BLINDATA E UN DISSENSO SORVEGLIATO
Alcune riflessioni dopo Atalanta - Hapoel

In occasione della partita tra Atalanta e Hapoel Tel Aviv, Bergamo è stata sottoposta a una militarizzazione sproporzionata e inquietante: strade presidiate, reparti schierati, controlli, mezzi delle forze dell’ordine e agenti presenti in ogni parte della città.

Bergamo è stata trattata come una zona di guerra per trasformare lo sport in uno strumento utile a ripulire l’immagine di uno Stato di apartheid che sta commettendo un genocidio.

Per queste ragioni abbiamo aderito al presidio promosso dalla Rete Bergamo per la Palestina. Una mobilitazione molto partecipata e determinata che, nonostante la fortissima pioggia, ha portato in piazza centinaia di persone per affermare con chiarezza che non può esserci normalità mentre in Palestina proseguono il genocidio, l’occupazione e la distruzione sistematica di un popolo.

Anche la gestione della sicurezza ha mostrato un’evidente disparità. Da una parte è stato vietato introdurre nello stadio bandiere palestinesi e ai tifosi dell’Atalanta vengono ormai vietate quasi tutte le trasferte, amichevoli comprese. Dall’altra, durante la partita, il settore occupato dai sostenitori della squadra di Tel Aviv è stato illuminato da una quantità spropositata di torce ed è stato loro concesso di raggiungere lo stadio in corteo, cosa che da tempo non veniva consentita a Bergamo ai tifosi ospiti.

Una contraddizione che rende ancora più evidente il carattere politico delle misure adottate: la solidarietà con il popolo palestinese è stata trattata come un problema di ordine pubblico, mentre all’interno dello stadio sono stati tollerati comportamenti ben più appariscenti.

Quanto accaduto durante il pomeriggio rende il quadro ancora più grave. Prima del presidio, mentre alcuni di noi passeggiavano per le vie del centro senza svolgere alcuna iniziativa pubblica, sono stati costantemente seguiti da numerosi agenti della Digos.

Il pedinamento è proseguito fino alla sede di USB Bergamo, controllata da due auto con agenti in borghese: una collocata davanti all’ingresso principale e una nei pressi dell’entrata secondaria. Quando siamo usciti, gli agenti ci hanno seguito prima fino a un bar e successivamente fino al presidio.

Non stavamo manifestando, non stavamo distribuendo materiale e non stavamo compiendo alcuna azione. Stavamo semplicemente camminando per le strade della nostra città.

Un episodio breve, ma emblematico del clima creato attorno a questa partita e della volontà di controllare e intimidire preventivamente chi esprime solidarietà con il popolo palestinese. La libertà di movimento, di espressione e di organizzazione politica e sindacale non può essere compressa sulla base delle idee sostenute o della partecipazione prevista a una manifestazione pubblica.

Questa enorme mobilitazione di uomini, mezzi e strutture ha inoltre un costo rilevante, sostenuto dalla collettività. Risorse pubbliche che potrebbero essere utilizzate per aumentare i salari, rafforzare la sanità e l’istruzione pubblica, garantire il diritto alla casa e migliorare i servizi essenziali sono state invece impiegate per militarizzare una città e proteggere lo svolgimento di una partita funzionale alla normalizzazione politica di Israele.

Questo episodio non riguarda soltanto la solidarietà con la Palestina. Si inserisce in un clima più generale nel quale le questioni sociali vengono affrontate sempre meno attraverso il confronto e sempre più come problemi di ordine pubblico.

Lo vediamo davanti ai cancelli delle aziende, durante gli scioperi, nei picchetti contro i licenziamenti, nelle mobilitazioni per il diritto alla casa e nelle piazze contro la guerra. Lavoratrici, lavoratori, sindacalisti e attivisti vengono controllati e identificati, mentre restano senza risposta le vere emergenze: salari insufficienti, precarietà, sfruttamento, morti sul lavoro, liste d’attesa nella sanità e sfratti.

Questa è una precisa scelta politica: trasformare il dissenso in una questione di sicurezza e trattare come potenzialmente pericoloso chi sciopera, manifesta o esprime solidarietà con un popolo massacrato.

USB Bergamo respinge questa deriva autoritaria e ribadisce che continuerà a stare nelle piazze, nei luoghi di lavoro e davanti ai cancelli. Non saranno la militarizzazione delle città, i controlli o i pedinamenti a fermare la solidarietà con il popolo palestinese e le lotte delle lavoratrici e dei lavoratori.

La sicurezza che rivendichiamo non è quella delle città blindate.

È la sicurezza di un salario dignitoso, di un lavoro senza sfruttamento, di una casa, di servizi pubblici accessibili e di una vita libera dalla guerra e dalla repressione.

USB BERGAMO ADERISCE AL PRESIDIO DEL 20 AGOSTO 🇵🇸🔻Condividiamo e sosteniamo l’appello della Rete per la Palestina Bergam...
19/08/2026

USB BERGAMO ADERISCE AL PRESIDIO DEL 20 AGOSTO 🇵🇸🔻

Condividiamo e sosteniamo l’appello della Rete per la Palestina Bergamo contro la partita Atalanta–Hapoel Tel Aviv.

Come organizzazione sindacale saremo ancora una volta in piazza al fianco del popolo palestinese. La solidarietà tra i popoli e tra le lavoratrici e i lavoratori non conosce confini: non possiamo accettare che, mentre in Palestina continuano massacri, distruzione e occupazione, lo sport venga utilizzato per normalizzare quanto sta accadendo.

Per USB la lotta contro la guerra, il colonialismo e ogni forma di oppressione è parte della stessa battaglia per i diritti, la dignità e la libertà dei popoli.

Non esiste normalità possibile di fronte al genocidio. Anche lo sport deve prendere posizione.

🔴 GIOVEDÌ 20 AGOSTO – ORE 18:00
📍 Via Alberto Pitentino 11, Bergamo

SHOW HAPOEL THE RED CARD — FUORI IL SIONISMO DALLO SPORT

NO ALLA PARTITA DELLA VERGOGNA — STOP AL GENOCIDIO

USB Bergamo

CHIEDIAMO A TUTT* DI SCENDERE IN PIAZZA 🇵🇸🔻 SHOW HAPOEL THE RED CARD — FUORI IL SIONISMO DALLO SPORT
Di fronte al genocidio in atto in Palestina, non c'è spazio per la neutralità. Il sionismo ha massacrato quasi 600 sportivi e dirigenti palestinesi, radendo al suolo gli impianti e negando ogni diritto elementare.
Impedire il match tra Atalanta e Hapoel Tel Aviv del 20 agosto significa rifiutare di sdoganare la pulizia etnica e le politiche coloniali israeliane. Lo sport non può essere la copertura per i crimini di un regime genocida.

NO ALLA PARTITA DELLA VERGOGNA — STOP AL GENOCIDIO SIONISTA

🔴 Presidio il 20.08.2026 h 18:00 in Via Alberto Pitentino 11, Bergamo. Show them the red card!

07/08/2026
«UNO DI MENO»: GRAVISSIME LE PAROLE DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE DI ALBINOLe parole pronunciate da Davide Zanga...
04/08/2026

«UNO DI MENO»: GRAVISSIME LE PAROLE DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE DI ALBINO

Le parole pronunciate da Davide Zanga, presidente del Consiglio comunale di Albino, dopo la morte di Abderrahim Fakir sono di una gravità inaudita.

Scrivere «uno di meno» di fronte alla morte di una persona non può essere liquidato come una semplice provocazione o come un’opinione personale. Si tratta di un’affermazione disumana e pericolosa, ancora più inaccettabile perché proveniente da chi ricopre un ruolo istituzionale e dovrebbe rappresentare tutte le cittadine e tutti i cittadini di Albino, indipendentemente dalla loro origine, condizione sociale o appartenenza politica.

Siamo profondamente preoccupati dal modo in cui viene descritta la morte di Fakir Abderrahim che, secondo le ricostruzioni diffuse, si trovava in una condizione di grave alterazione e fragilità psichica. In uno Stato sociale degno di questo nome, una persona in una simile condizione dovrebbe essere presa in carico, assistita e tutelata, non morire durante un intervento delle autorità.

Le successive giustificazioni di Zanga aggravano ulteriormente la situazione. Richiamare in maniera generalizzata presunti comportamenti criminali attribuendoli ai «nordafricani», collegando singoli episodi alla provenienza geografica di intere comunità, significa alimentare razzismo, paura e divisione sociale.

È questa la destra che avanza: una destra che individua nei migranti, nelle persone più povere e negli ultimi della società un nemico da additare, mentre nasconde le reali responsabilità di chi ogni giorno sfrutta, impoverisce e ricatta le lavoratrici e i lavoratori.

Non possiamo inoltre dimenticare che proprio il Consiglio comunale di Albino, lo scorso inverno, ha deliberato l’intitolazione di uno spazio pubblico a Sergio Ramelli. Le parole di Zanga si collocano dentro un clima politico e culturale sempre più preoccupante, nel quale vengono normalizzati riferimenti, linguaggi e ideologie che dovrebbero essere incompatibili con i valori democratici e antifascisti della nostra Costituzione.

Siamo quotidianamente impegnati nella difesa delle lavoratrici e dei lavoratori, italiani e migranti, colpiti dallo sfruttamento, dalla precarietà, dai bassi salari e dall’arroganza padronale.

Rigettiamo con forza qualsiasi tentativo di alimentare una guerra tra poveri. Il nemico di una lavoratrice o di un lavoratore non è chi è ancora più povero, chi arriva da un altro Paese o chi vive una situazione di marginalità. I responsabili dell’impoverimento delle classi popolari sono coloro che accumulano profitti comprimendo salari e diritti e le politiche che tutelano i loro interessi.

Contro il razzismo, l’odio e la guerra tra poveri, continueremo a difendere l’unità, la dignità e i diritti di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori, senza distinzione di origine, nazionalità o condizione sociale. Perché il vero nemico non è chi ha meno di noi, ma chi sfrutta il nostro lavoro e divide per continuare a comandare.

«NON MI UCCISE LA MORTE, MA DUE GUARDIE BIGOTTE»Questa sera USB Bergamo sarà in piazza insieme a tante altre realtà per ...
24/07/2026

«NON MI UCCISE LA MORTE, MA DUE GUARDIE BIGOTTE»

Questa sera USB Bergamo sarà in piazza insieme a tante altre realtà per chiedere verità e giustizia per Abderrahim Fakir.

La repressione colpisce nelle strade e nei luoghi di lavoro, dove troppo spesso chi sciopera, protesta e lotta per i propri diritti viene intimidito, caricato e manganellato.

📍 Piazza Gaza (Porta Nuova), Bergamo🕢 Questa sera, venerdì 24 luglio, ore 19.30

Tutte e tutti in piazza. Tutte e tutti siamo Abderrahim Fakir.

Come USB Bergamo condividiamo questo appello e invitiamo tutte e tutti a partecipare al presidio di venerdì 24 luglio.La...
22/07/2026

Come USB Bergamo condividiamo questo appello e invitiamo tutte e tutti a partecipare al presidio di venerdì 24 luglio.
La repressione colpisce anche lavoratrici e lavoratori, dentro le aziende e nelle piazze, dove troppo spesso chi sciopera e lotta per i propri diritti viene caricato e manganellato.
Venerdì tutte e tutti in piazza. Tutte e tutti siamo Abderrahim Fakir.

VERITÀ E GIUSTIZIA PER ABDERRAHIM FAKIR
PRESIDIO A BERGAMO
Venerdì 24 luglio 2026 – ore 19.30
Piazza Gaza (Porta Nuova), Bergamo

Anche da Bergamo vogliamo esprimere piena solidarietà e vicinanza alla famiglia e alle persone care di Abderrahim Fakir, ucciso il 19 luglio nel quartiere Pilastro di Bologna dalla Polizia.

Quanto avvenuto è il risultato di un modello politico fondato sulla repressione, sulla militarizzazione dei territori, sulla criminalizzazione delle persone migranti, della povertà e di ogni forma di disagio e conflitto sociale.
Quando mancano risposte concrete ai bisogni della popolazione, al diritto alla casa, al lavoro, a salari dignitosi, alla salute e alla sicurezza, l’unica risposta dello Stato diventa troppo spesso quella della forza.

Viviamo in un Paese che controlla quotidianamente la vita delle persone migranti attraverso permessi di soggiorno, frontiere e provvedimenti repressivi, ma continua a chiudere gli occhi davanti allo sfruttamento, al caporalato, al sistema degli appalti e dei subappalti e alle illegalità delle grandi aziende.

La solidarietà ad Abderrahim e alla sua famiglia si unisce alla solidarietà verso il popolo palestinese, che ogni giorno subisce occupazione, violenza, repressione e disumanizzazione.
Da Bologna alla Palestina, rifiutiamo una società nella quale alcune vite vengono considerate meno importanti e sacrificabili. Rifiutiamo la logica securitaria e militare che trasforma chi è povero, migrante, sfruttato o oppresso in un nemico da controllare e reprimere.
Chiediamo verità e giustizia per Abderrahim Fakir.
Stiamo accanto alla sua famiglia, al quartiere Pilastro e a tutte le persone colpite dalla violenza e dalla repressione di Stato.

VENERDÌ 24 LUGLIO, ORE 19.30
PIAZZA GAZA (PORTA NUOVA), BERGAMO

NESSUNA VITA È SACRIFICABILE.
CONTRO RAZZISMO, REPRESSIONE, GENOCIDIO E MILITARIZZAZIONE.

TENARIS DALMINE: TEMPERATURE ESTREME NELL’AREA CAMBIO CALIBRO. NON POSSIAMO ASPETTARE UN ALTRO INFORTUNIODenunciamo una ...
17/07/2026

TENARIS DALMINE: TEMPERATURE ESTREME NELL’AREA CAMBIO CALIBRO. NON POSSIAMO ASPETTARE UN ALTRO INFORTUNIO

Denunciamo una situazione ormai intollerabile all’interno dell’acciaieria di Tenaris Dalmine S.p.A., nello specifico nell’area destinata alle operazioni di cambio calibro ossitaglio 2 del piano colata. L'area è caratterizzata da temperature elevatissime, che possono superare i 50 gradi, con punte che superano abbondantemente gli 80 gradi nelle zone maggiormente esposte al calore e all’irraggiamento degli impianti.

In questi giorni i lavoratori sono chiamati a effettuare interventi che comportano una permanenza di circa 30-40, non è accettabile che dei lavoratori debbano operare per periodi così prolungati in simili condizioni, sottoponendo il proprio organismo a uno stress termico estremamente pesante e potenzialmente pericoloso.

Gli strumenti di raffrescamento messi a disposizione risultano del tutto insufficienti. Si tratta, nella sostanza, di grandi ventilatori che si limitano a movimentare aria già calda, senza abbassare realmente la temperatura dell’ambiente e senza garantire un’effettiva protezione ai lavoratori impegnati nelle operazioni.

Il semplice avvio di queste apparecchiature non può quindi essere presentato come una soluzione adeguata. Servono interventi strutturali, pause realmente commisurate all’esposizione al calore, una diversa organizzazione delle operazioni e misure concrete per ridurre la permanenza dei lavoratori nelle aree maggiormente esposte.

Questa situazione si inserisce inoltre in un quadro organizzativo già fortemente critico, nel quale ai lavoratori viene frequentemente richiesto di rinunciare al proprio riposo infrasettimanale, aumentando ulteriormente la fatica fisica, lo stress e il rischio di errori o infortuni.

In un’acciaieria la stanchezza, la disidratazione, il calore e la mancanza di recupero non sono problemi secondari. Sono fattori che possono compromettere la lucidità, rallentare i riflessi e mettere concretamente in pericolo la salute e la vita delle persone.

Non possiamo aspettare che si verifichi un altro grave infortunio prima di intervenire sulle criticità presenti. Non possiamo continuare a contare i feriti, esprimere solidarietà dopo gli incidenti e promettere verifiche quando ormai è troppo tardi.

Dietro ogni lavoratore che entra in reparto c’è una persona, una famiglia e qualcuno che aspetta il suo ritorno a casa. Nessuna produzione, nessun obiettivo aziendale e nessuna esigenza organizzativa possono valere più della salute e della vita di chi lavora.

Alla luce dei diversi incidenti e infortuni verificatisi negli ultimi mesi all’interno dello stabilimento, sarebbe gravissimo sottovalutare ancora una volta le segnalazioni provenienti dai reparti.

Chiediamo pertanto a Tenaris Dalmine di intervenire immediatamente nell’area cambio calibro, adottando misure concrete e verificabili per ridurre l’esposizione al calore, garantire pause adeguate, rispettare i riposi infrasettimanali e tutelare realmente la salute e la sicurezza dei lavoratori.

La sicurezza non può essere affidata alla resistenza fisica dei lavoratori, né a qualche ventilatore che sposta aria bollente. Bisogna intervenire ora, prima che sia troppo tardi.

ALLA OP LA MAGGIOLINA COLPISCONO CHI ALZA LA TESTAUSB Bergamo denuncia pubblicamente il clima repressivo che si sta dete...
08/07/2026

ALLA OP LA MAGGIOLINA COLPISCONO CHI ALZA LA TESTA

USB Bergamo denuncia pubblicamente il clima repressivo che si sta determinando all’interno di O.P. La Maggiolina azienda del settore agricolo.

Negli ultimi mesi, i lavoratori che hanno deciso di organizzarsi, tesserarsi a USB e rivendicare diritti, rispetto e dignità sono stati colpiti da contestazioni disciplinari, pressioni e provvedimenti che riteniamo sproporzionati e intimidatori.

Il recente licenziamento di un lavoratore è un fatto gravissimo. Non lo consideriamo un episodio isolato, ma parte di un attacco più generale contro chi non abbassa la testa e contro chi sceglie di organizzarsi sindacalmente.

È evidente il tentativo di mandare un messaggio a tutti i lavoratori: chi rivendica i propri diritti viene punito.
Ma la risposta sarà collettiva.

USB Bergamo esprime piena solidarietà al lavoratore licenziato e a tutti i lavoratori colpiti da contestazioni e pressioni.

Abbiamo proclamato lo stato di agitazione e ci prepariamo allo sciopero. Nei prossimi giorni promuoveremo un’assemblea pubblica aperta ai lavoratori dell’azienda e del settore, per costruire insieme la risposta sindacale.

Alla OP La Maggiolina deve essere chiaro: i lavoratori non sono soli, non si lasciano intimidire e non accetteranno licenziamenti, ricatti e repressione sindacale.

TOCCA UNO, TOCCA TUTTI!

01/07/2026

VENERDÌ 3 LUGLIO 2026 – ORE 16.30
PRESIDIO DAVANTI ALLA PREFETTURA DI BERGAMO

SOLIDARIETÀ ALLA FAMIGLIA GAZAWA
CONTRO L’IPOCRISIA ISTITUZIONALE E LA STRUMENTALIZZAZIONE DEI PROFUGHI PALESTINESI

Venerdì 3 luglio 2026, alle ore 16.30, saremo in presidio davanti alla Prefettura di Bergamo per denunciare una grave responsabilità politica e istituzionale e per chiedere una soluzione immediata per la famiglia gazawa, arrivata in Italia dalla Palestina nell’agosto 2025 attraverso i corridoi umanitari promossi dal Governo italiano.

Parliamo di una famiglia composta da due genitori e tre bambini piccoli che, dopo essere stata accolta in Italia e trasferita a Bergamo, oggi rischia di perdere la propria sistemazione abitativa a causa dell’interruzione dei finanziamenti pubblici al progetto di accoglienza. Una situazione inaccettabile, che evidenzia tutte le contraddizioni di un sistema che utilizza l’accoglienza come strumento di propaganda, senza garantire diritti reali, continuità e dignità.

Tra i tre minori vi è anche un bambino seguito dall’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo attraverso un percorso sanitario specialistico, condizione che rende impossibile qualsiasi ipotesi di trasferimento. Ignorare questo elemento significherebbe assumersi una responsabilità politica e umana gravissima.

Quando queste famiglie arrivarono in Italia, esponenti del Governo e delle istituzioni si fecero fotografare negli aeroporti e sui giornali, rivendicando il ruolo dell’Italia nell’accoglienza dei profughi palestinesi. Oggi, a riflettori spenti, emerge invece una realtà fatta di abbandono, precarietà e scarico di responsabilità tra istituzioni.

Questa vicenda dimostra come le politiche migratorie attuali siano costruite più sull’immagine che sui diritti, più sulla gestione emergenziale che su una reale volontà di inclusione. Accogliere non può essere un atto simbolico o mediatico: significa garantire stabilità abitativa, accesso ai servizi, continuità sanitaria e un futuro dignitoso a chi è stato costretto a fuggire da guerra, occupazione e violenza.

Per questo chiediamo alla Prefettura di Bergamo di assumersi pienamente le proprie responsabilità politiche e amministrative e di convocare immediatamente un tavolo con tutte le istituzioni coinvolte, affinché venga garantita una soluzione stabile, strutturale e dignitosa alla famiglia gazawa.

Invitiamo cittadine e cittadini, associazioni, realtà sociali e solidali a partecipare al presidio per costruire una risposta collettiva e per affermare con forza che i diritti non sono negoziabili.

La solidarietà non può essere selettiva né temporanea. Chi è stato accolto deve poter vivere con dignità, senza essere trasformato in strumento di consenso politico.

**QUI SI MUORE DI CALDO: BAMBINI E LAVORATORI SENZA TUTELE NEI NIDI PUBBLICI**USB Bergamo denuncia con forza la grave si...
25/06/2026

**QUI SI MUORE DI CALDO: BAMBINI E LAVORATORI SENZA TUTELE NEI NIDI PUBBLICI**

USB Bergamo denuncia con forza la grave situazione segnalata da alcuni genitori del nido d’infanzia **“Il Pioppo” di via Dante Paci a Bergamo**, dove in questi giorni di caldo estremo la permanenza all’interno della struttura sarebbe diventata insopportabile e potenzialmente pericolosa.

Parliamo di bambini e bambine sotto i tre anni, tra i soggetti più fragili, costretti a passare ore in ambienti senza un adeguato sistema di raffrescamento. Parliamo anche di lavoratrici e lavoratori che ogni giorno devono garantire cura, attenzione e sicurezza in condizioni ambientali non più accettabili.

Da quanto ci viene riferito, nella struttura non sarebbe presente un sistema di aerazione refrigerante o climatizzazione adeguato. L’unico rimedio concreto sarebbe rappresentato da ventilatori portati da casa dagli stessi insegnanti.

Una situazione indegna per un servizio pubblico.

Ci chiediamo come sia possibile lavorare, educare e accudire bambini così piccoli con queste temperature. Ci chiediamo anche quante altre strutture pubbliche, sparse per la città e per la provincia di Bergamo, stiano vivendo la stessa condizione inaccettabile, senza interventi strutturali e senza una reale programmazione contro le ondate di calore.

USB Bergamo ha inviato una PEC urgente alla **Prefettura di Bergamo, al Comune di Bergamo e ad ATS Bergamo**, chiedendo un intervento immediato per verificare le condizioni climatiche e di sicurezza del nido “Il Pioppo” e delle altre strutture educative pubbliche del territorio.

La salute dei bambini, delle bambine e del personale non può essere affidata all’improvvisazione, alla buona volontà degli operatori o a ventilatori portati da casa.

Servono controlli immediati, misure urgenti e interventi strutturali seri.

In assenza di risposte rapide e concrete, USB Bergamo si riserva di mettere in campo tutte le iniziative sindacali e pubbliche necessarie a tutela della salute e della sicurezza dei bambini, delle famiglie e delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti.

**USB Bergamo**

Indirizzo

Via Longo 20
Bergamo
24124

Orario di apertura

Lunedì 10:00 - 18:00
Martedì 10:00 - 18:00
Mercoledì 10:00 - 18:00
Giovedì 10:00 - 18:00
Venerdì 10:00 - 18:00

Telefono

+393516063287

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