05/05/2026
LUIGI RAVASIO – L’intuizione e il metodo
Si inaugurerà il 9 maggio 2026 a Bergamo, presso Palazzo Creberg, la prima sezione della mostra “L’intuizione e il metodo” dedicata da Fondazione Creberg all’artista Luigi Ravasio (Bergamo, 1930 – 2018). L’esposizione resterà aperta fino al 4 settembre 2026 e presenterà 40 dipinti e 6 bozzetti su carta, distribuiti tra il Salone Principale e il Loggiato.
La presentazione è prevista per sabato 9 maggio, nel Salone Principale, con inizio alle ore 16.30 nel corso di una apertura straordinaria del Palazzo (dalle 16.00 alle 19.00).
Con un concerto di “Ensemble Locatelli” offerto da Fondazione Creberg, sabato 23 maggio 2026 si inaugurerà a Romano di Lombardia la seconda sezione, con titolo specifico “Luigi Ravasio, geometrie di un tempo interiore”, che prevede l’esposizione, nella Chiesa della Grotta, di una serie di 19 dipinti e 10 bozzetti su carta e resterà visitabile fino al 28 giugno 2026.
Luigi Ravasio, si distingue nel panorama artistico bergamasco per una ricerca coerente e profondamente radicata nel dialogo tra tradizione e sensibilità moderna. La sua opera nasce dall’osservazione di ciò che lo circonda, filtrata attraverso uno sguardo capace di cogliere l’essenza delle forme e delle atmosfere, trasformandole in immagini dense di significato. I lavori presentati a Bergamo e a Romano di Lombardia sono rigorosamente fondati sulla costruzione geometrica, ma al contempo lasciano emergere richiami alla memoria, al ricordo e alla dimensione interiore, elementi che si intrecciano in una pittura equilibrata e mai compiaciuta. Il segno, il colore e la materia diventano strumenti espressivi attraverso cui l’artista costruisce un linguaggio personale, capace di parlare tanto all’emotività quanto alla riflessione.
Per cogliere appieno la personalità di Luigi Ravasio, il visitatore è invitato a percorrere entrambe le sezioni della mostra curata da Angelo Piazzoli, Presidente di Fondazione Creberg, e da Stefania Burnelli, critica d’arte. L’esposizione è accompagnata dal catalogo in distribuzione gratuita in entrambe le sedi, con testi dei curatori e di mons. Tarcisio Tironi direttore del MACS – Museo d’Arte e Cultura Sacra di Romano di Lombardia.
«Il nuovo appuntamento si inserisce nel nostro percorso dedicato alla valorizzazione dell’arte contemporanea – dichiara Angelo Piazzoli – offrendo spazio e visibilità al lavoro di artisti talentuosi del territorio attraverso il nostro consolidato format (più di cento le tappe e gli eventi ideati e realizzati direttamente nell’ultimo decennio), con l’obiettivo di unire qualità artistica e promozione del pensiero. Da queste premesse nascono esposizioni che si configurano come gesti concreti di opposizione alla banalità e alla superficialità diffuse, permettendoci di esplorare temi essenziali per l’essere umano, come il suo destino, la sua natura e la sua vocazione».
La mostra - Bergamo, Palazzo Creberg
Nella storica sede di Palazzo Creberg, dal 9 maggio al 4 settembre 2026, il pubblico potrà accedere gratuitamente ad un peculiare itinerario nella produzione dell’artista bergamasco Luigi Ravasio con 40 dipinti e 6 bozzetti su carta eseguiti dagli anni Settanta agli anni Duemila. In Salone saranno collocati 12 dipinti degli anni Novanta, vertici espressivi di una produzione ormai matura e profondamente meditata.
«Luigi Ravasio – evidenzia Angelo Piazzoli – appartiene a quell’intrepido manipolo di artisti bergamaschi che costituì la “generazione anni Trenta” sulla cui riscoperta ci siamo molto impegnati in passato attraverso significative mostre personali dedicate, fra gli altri, a Paolo Ghilardi (I ritmi del colore, la danza delle forme, 2016), a Gianni Grimaldi (L’Assoluzione dell’uomo, 2019), ad Angelo Celsi (Colore e dissolvenze, 2011; Via Vitae, 2012; Come gente che pensa a suo cammino – Persone e Personaggi della Divina Commedia, 2015/2016; L’Arte del Paesaggio, 2017)».
«Siamo ora lieti di poter presentare – prosegue il Presidente – un’ampia selezione di opere di Luigi Ravasio, realizzate dagli anni Settanta agli anni Duemila, grazie alla generosa disponibilità della famiglia e alla appassionata competenza della critica d’arte Stefania Burnelli; è il doveroso omaggio ad una delle figure artistiche più sfaccettate e longeve del nostro territorio».
Afferma Stefania Burnelli: «Luigi Ravasio è un artista che merita una rilettura. Il suo profilo è rimasto lontano dai riflettori per via dell’indole riservata dell’uomo, in un periodo di fermento per le arti visive quale furono gli anni tra i Settanta e i Novanta del Novecento. Al cuore della sua riflessione grafica e pittorica si collocano le teorie del colore e della percezione, che hanno avuto un ruolo decisivo nello sviluppo delle pratiche visive del secondo dopoguerra, spingendo la pittura oltre i suoi confini tradizionali».
«Al di là della risonanza cromatica delle sue tele – continua la critica d’arte – l’opera di Ravasio si segnala per il rigore con cui affronta i termini della realtà e gli orizzonti dell’astrazione. La sua ricerca, incentrata sulla dialettica relativo/assoluto e sul dualismo analisi/sintesi, assume un rilievo particolare nel contesto bergamasco, dove il nome di Ravasio si affianca a quello di altri protagonisti del territorio che hanno coltivato pratiche visive eclettiche e non mimetiche, intese come esperienze sensoriali e intellettuali autonome».
Le opere esposte a Bergamo
«Siamo estremamente felici – sottolinea Angelo Piazzoli – di accompagnare il visitatore nella comprensione del percorso di un uomo di rigorosa disciplina formale, che ha concepito la pratica artistica come un campo in cui la tensione poetica e la scansione ritmica di matrice musicale non si pongono come elementi accessori, ma come strutture costitutive del processo creativo. Come si intuisce dalle opere esposte a Palazzo Creberg, la sua ricerca si è sviluppata lungo i percorsi dell’astrazione e – nel momento in cui ha avvertito il superamento dell’esigenza di un riferimento al dato oggettivo della realtà circostante – si è spinto fino all’esito del concretismo puro».
«Colto e instancabile sperimentatore – ribadisce il Presidente – l’artista si è distinto per una dedizione costante allo studio e per un’attenzione rigorosa, meticolosa e appassionata verso ogni elemento formale, verso ogni dettaglio, anche la pennellata più impercettibile. Nulla è mai lasciato al caso; proprio attraverso l’uso consapevole della geometria e del colore, esercitato con rigorosa disciplina, il lavoro di Luigi Ravasio è riuscito a sottrarsi al trascorrere del tempo. Grazie all’innato senso della misura, le sue opere non invecchiano, non si logorano al mutare delle tendenze, ma possiedono una vitalità che le mantiene attuali e contemporanee, trasmettendo a noi – che viviamo un tempo caratterizzato dal trionfo di incuria, approssimazione, “spannometria”, cattivo gusto, superficialità, uniti sovente a eccessi (verbali o di costume) e a comportamenti “sopra le righe”– un saggio insegnamento di vita e di pensiero, nel segno dell’equilibrio, della razionalità, dell’armonia, della profondità, della moderazione. In sintesi, est modus in rebus».
Come ben esplicitato nel titolo della mostra, l’arte di Ravasio parte dall’intuizione, si nutre di misura e si realizza con metodo.
Spiega la curatrice che gestire l’emozione, organizzare l’energia, distribuire le cromie sono pratiche che mirano a rendere visibile l’aspetto intellettuale della ricerca artistica di Luigi Ravasio. Linee, colori e forme non sono solo proporzioni, ma costituiscono la sostanza stessa del concetto e del dato sensibile e anche esaminando i fogli di lavoro si coglie questa complessa dialettica, che si sostanzia di un iter creativo rituale e meticoloso: il segno prende forma minuziosamente, centimetro dopo centimetro, numero dopo numero, nelle annotazioni operative di misura e negli appunti di colore.
«Decine di taccuini scrupolosamente compilati e ostinatamente calligrafici, oggi conservati nel suo archivio – rivela Stefania Burnelli – accompagnano anno per anno il suo lavoro, documentando le ragioni e i dubbi che sostanziavano la sua ricerca quotidiana. Analogamente, migliaia di fogli preparatori, altrettanto scrupolosamente classificati, testimoniano l’irriducibile acribia del suo procedere, per cui all’opera finita si giunge solo dopo un progetto graduato e ponderato in tutti i suoi aspetti, dallo schizzo a mano libera, al disegno geometrico, alle tavole con indicati i colori, alla stesura a tempera, fino al quadro a olio».
Continua Burnelli: «Ne sono un esempio anche i disegni preparatori esposti in mostra, da cui emergono, a un esame ravvicinato, le minute notazioni delle scelte cromatiche: dal rosso di Francia al vermiglione, dal bianco titanio al blu di Prussia, dal giallo cadmio al cobalto. Nel confronto con le tele corrispondenti, si seguono anche le eventuali variazioni apportate in corso d’opera al progetto iniziale. Sono passaggi chiave, questi, del suo procedimento artistico, necessari per decifrare l’ordine e la sottile trama che sostengono la sua inappuntabile grammatica visiva».
«Letti sotto questa ulteriore lente d’ingrandimento – conclude Stefania Burnelli – i suoi dipinti, al di là dei temi trattati, non rappresentano né simboleggiano: riflettono piuttosto l’ordine intrinseco del mondo attraverso un linguaggio di puro rigore e disciplina».
La mostra - Romano di Lombardia, Chiesa della Grotta
La sezione romanese, allestita presso la Chiesa della Grotta, dal 23 maggio al 28 giugno 2026 prevede un ulteriore percorso composto da 19 dipinti e 10 bozzetti.
«Il M.A.C.S. ospita – rileva mons. Tironi – con la gratitudine e la riconoscenza dovute a Fondazione Creberg, la seconda sezione della mostra, intitolata «Luigi Ravasio, geometrie di un tempo interiore», caratterizzata in una parte da dipinti realizzati soprattutto in formato tondo a cui seguono otto tele che testimoniano in particolare la dimensione esistenziale e l’interiorità dell’artista. Sono opere cariche di significati e di incredibile armonia da cui emerge una spiritualità laica».
«In Luigi Ravasio – chiosa il Presidente Piazzoli – l’aspetto dell’astrazione non implica mai una negazione del reale; nella sua concezione di realtà, rientrano tutte le forme intese come manifestazioni possibili di un ordine percettivo e mentale più ampio, anche spirituale, come ben testimonia la sezione che presentiamo al Museo d’Arte e Cultura Sacra di Romano di Lombardia».
Le opere esposte a Romano di Lombardia
La sezione della mostra in Romano di Lombardia si caratterizza per due aspetti specifici: da un lato la presenza dominante di opere in formato tondo, realizzate tra gli anni Novanta e l’anno Duemila, dall’altro l’ispirazione prettamente intima e spirituale di due serie di opere intese come moderne stazioni di una Via Crucis.
«Per quanto concerne l’idea del tondo – rimarca Stefania Burnelli – non si tratta di una scelta episodica o decorativa, ma di un passaggio significativo all’interno della ricerca di Luigi Ravasio. Il formato, nella sua concezione, non è mai un semplice contenitore, ma un dispositivo che orienta la percezione e regola la relazione fisica e mentale con l’opera».
Prosegue la curatrice: «Nella selezione di tondi qui proposta, lo sguardo non viene captato verso un centro statico, ma è invitato a muoversi lungo una traiettoria avvolgente, senza inizio né fine. Complice l’assenza di vertici, la superficie pittorica si carica di risonanze simboliche profonde: allude alla ciclicità, al respiro, alla protezione, ma anche a una dimensione spirituale in cui il tempo non è più lineare, bensì dilatato, meditativo, potenzialmente infinito. È in questa sospensione che prende forma una riflessione sulla durata dei sentimenti, sulla memoria e sulla possibilità di una continuità affettiva che attraversa la perdita e il mutamento».
«Non opere strettamente “religiose” – afferma Angelo Piazzoli – ma lavori la cui dimensione trascendente emerge attraverso forma, ritmo, materia, colore o vuoto, senza l’impiego di simboli iconografici riconducibili a una specifica confessione. Una spiritualità laica che si manifesta come tensione verso l’essenziale, come interrogazione sul senso e come esperienza percettiva del silenzio, del vuoto, dell’intensità».
«Ogni opera è di fatto, un’esperienza interattiva e vitale dove il contesto personale di chi guarda è fondamentale tanto quanto quello dell’autore» chiosa mons Tironi. «Grazie alla sapiente proposta dei curatori, il percorso tra le opere create dall’artista quali spazi in cui liberamente immergersi, può regalare autentiche esperienze meditative in grado di suscitare ad ogni persona in visita, l’interesse e il piacere di percepire e scoprire le dimensioni del divino o dell’infinito».
L’artista
Luigi Ravasio nasce a Bergamo nel 1930, ultimo di otto figli, in una famiglia che sperimenta con curiosità diverse tecniche espressive e si confronta con studi filosofici, trasmettendo ai figli amore autentico per arte e musica. La madre, Giuditta Secomandi, proviene da una famiglia di tipografi, mentre il padre Alessandro, appassionato lettore di testi teologici, padroneggia la calligrafia: è lui a instillare in Luigi, fin da ragazzo, l’amore per la precisione del segno e per l’osservazione attenta del mondo, anche in anni segnati dalla guerra e dalla difficile ricostruzione del dopoguerra.
L’adolescenza di Luigi coincide con un periodo cruciale della storia italiana: il Paese si trova a ricostruire non solo le città, ma anche la propria identità culturale. In questo contesto, l’arte diventa per lui uno strumento di esplorazione e di espressione interiore. Nel 1947, giovanissimo, riceve un incarico dall’Università Cattolica di Milano: cento tavole di variazioni cromatiche a soggetto astratto, destinate a test psicoattitudinali. Quello che appare come un lavoro tecnico si trasforma in un laboratorio creativo, in cui Luigi inizia a comprendere la potenza del colore come elemento autonomo e l’astrazione come linguaggio capace di tradurre emozioni e concetti.
Una f***a sequenza di episodi artistici, detonatori di linguaggi e strumenti espressivi nuovi, anima l’ambiente milanese dell’immediato dopoguerra, segnando in modo indelebile le traiettorie successive dell’avanguardia, a partire dalla rassegna “Arte astratta e concreta” allestita a Palazzo Reale dal gruppo “L’Altana” proprio nel ’47.
Negli anni successivi frequenta con passione lo studio dello scultore Giovanni Avogadri, specializzato in scultura sacra e docente per alcuni anni alla Scuola d’Arte Andrea Fantoni, dove apprende la gestione del volume e l’articolazione dello spazio tridimensionale. Allo stesso tempo segue le lezioni di discipline geometriche e architettoniche di Luigi Plebani Madasco, autore di studi sulle relazioni tra forma, colore ed espressione, che gli forniscono strumenti concettuali per comprendere proporzioni, simmetrie e relazioni spaziali.
Nel 1949 Ravasio sceglie di iscriversi al Liceo Artistico di Brera, allora uno dei principali centri di formazione artistica in Italia. Qui si confronta con un ambiente in fermento, permeato dagli echi delle avanguardie europee e dalle nuove ricerche sul colore, sulla prospettiva e sulla scomposizione dello spazio. Tra i docenti, Guido Ballo e Achille Funi giocano un ruolo determinante: il primo lo introduce alla teoria e alla critica dei linguaggi moderni, stimolando l’osservazione dell’arte non solo come pratica ma come concetto; il secondo lo guida nella conoscenza della tradizione figurativa e della costruzione compositiva, consolidando la capacità di armonizzare forme, luce e colore.
Nel 1952 consegue il diploma a Brera con una consapevolezza tecnica e concettuale che va rapidamente maturando: padroneggia la composizione, la profondità prospettica, il colore e la luce, è pronto a sviluppare una pittura che sia al tempo stesso ordinata e vibrante, rigorosa e libera, è curioso di dialogare con le avanguardie attraverso la propria voce creativa. Il matrimonio con Bianca Foiadelli, nel 1954, e la nascita dei tre figli, Giuditta, Silvia e Stefano, segnano per Luigi un radicamento affettivo che diventa anche fonte di ispirazione.
I viaggi in Italia e all’estero, dalle capitali artistiche europee ai centri d’avanguardia, lo mettono in contatto con le principali correnti del Novecento. L’apertura al moderno è per lui una adesione programmatica e una scelta di vita, che lo conduce a frequentare con regolarità il cuore della Milano dei gruppi d’arte, crocevia di dibattiti e situazioni che germogliavano tra indagini percettive, azioni performative, sperimentazioni di nuove strade espressive per le arti visive e per la pittura in particolare.
Gli anni Settanta rappresentano l’inizio della sua carriera espositiva e già negli anni Ottanta decide di dedicarsi esclusivamente all’attività creativa, inserendosi più attivamente nel circuito espositivo, e anche per questo abbandona l’insegnamento che aveva condotto per tre decenni, di cui due alla Scuola Donadoni come titolare di cattedra di Educazione Artistica.
Nel 2007, Ravasio espone il ciclo Cinque stazioni per Bianca – cinque tele a sfondo nero, intime meditazioni pittoriche sul legame che continua oltre la morte – nella chiesa della Madonna del Giglio a Bergamo, in memoria dell’amata moglie, compagna fedele e musa ispiratrice fino all’estate del 2006.
Nonostante le vicissitudini della vita, l’arte resta per lui un impegno quotidiano, un atto di osservazione e di introspezione che si svolge nel suo studio di via S. Alessandro, ambiente appartato ma inserito in un edificio che da sempre è dimora e fucina di pittori, incisori, architetti. Luigi Ravasio continua a lavorare per un decennio, fino alla fine, lasciando un’eredità artistica fatta di equilibrio e fluidità compositiva, rigore e immaginazione, disciplina geometrica e movimento cromatico. Un percorso in cui la formazione, la cultura e la sensibilità personale si sono fuse dando vita a un linguaggio fortemente riconoscibile tanto sul piano estetico quanto su quello concettuale.
Luoghi di mostra – orari di apertura – presentazioni - catalogo
Bergamo – Palazzo Creberg
La sezione in Bergamo sarà visitabile nel Salone Principale e nel Loggiato di Palazzo Creberg, dal 9 maggio al 4 settembre 2026, nei giorni feriali, dalle 9 alle 13, con ingresso libero.
La presentazione della mostra è prevista per sabato 9 maggio, con inizio alle ore 16.30, nel corso di una apertura straordinaria del Palazzo (dalle 16.00 alle 19.00) sempre con ingresso libero.
Romano di Lombardia – MACS
La sezione romanese sarà visitabile nella Chiesa della Grotta dal 23 maggio al 28 giugno 2026.
L’inaugurazione è prevista sabato 23 maggio 2026 nella Basilica di San Defendente, alle ore 16.30, con presentazione ad ingresso libero. Nell’occasione si terrà un concerto dal titolo "Un violoncello oltre Bach", a cura di Ensemble Locatelli (Thomas Chigioni – violoncello piccolo, Tomas Gavazzi – clavicembalo) e con musiche di J.S. Bach, C.P.E. Bach, J.P. Kirnberger, C.F. Abel
Ai visitatori di entrambe le sezioni verrà consegnato, come sempre gratuitamente, il catalogo edito dalla Fondazione Credito Bergamasco con testi di Angelo Piazzoli, Stefania Burnelli, Tarcisio Tironi.