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DOMUS OROBICA è uno spazio sociale polifunzionale apartitico che si occupa di promuovere iniziative a carattere culturale, ludico, sportivo e socio-politico.

BATTAGLIA DELLA MARNA – 5 settembre 1914. Iniziano, presso i villaggi di Monthyon e Iverny, i primi scontri di una batta...
05/09/2026

BATTAGLIA DELLA MARNA – 5 settembre 1914. Iniziano, presso i villaggi di Monthyon e Iverny, i primi scontri di una battaglia destinata a decidere la sorte del piano Schlieffen e, in prospettiva, a determinare il corso dell'intero XX secolo. Dopo aver travolto il Belgio e costretto alla ritirata le forze franco-britanniche, l'esercito tedesco sembra ormai prossimo a raggiungere un rapida vittoria sul fronte occidentale, ma l'avanzata ha progressivamente allungato e assottigliato le sue precarie linee logistiche. Il generale Joseph Joffre, comandante in capo francese, ordina allora una controffensiva generale lungo la Marna, mentre la British Expeditionary Force torna a intervenire nella battaglia. Il punto decisivo si trova sul fianco della 1ª Armata tedesca di Alexander von Kluck, che, deviando verso sud-est per inseguire i francesi, apre un'ampia falla tra il proprio schieramento e la 2ª Armata di Karl von Bülow. Attraverso questo varco si insinuano le forze alleate, minacciando di isolare ll cuneo avanzato delle armate tedesche. In questa situazione assume un ruolo decisivo il tenente colonnello Friedrich Heinrich Richard Hentsch, inviato l'8 settembre dal comando supremo tedesco per valutare la situazione al fronte. Dopo aver visitato i comandi di Bülow e Kluck, Hentsch ritiene ormai compromessa la posizione tedesca e raccomanda il ripiegamento, decisione che contribuisce all'abbandono dell'offensiva e al ritiro tedesco sull'Aisne. Il 12 settembre la battaglia si conclude con il fallimento dell'offensiva tedesca: Parigi è salva e la Francia evita il collasso. Il piano della guerra breve è definitivamente tramontato e il fronte occidentale si trasforma in una gigantesca linea di trincee destinata ad rimanere sostanzialmente immobile per quasi quattro anni.

GUERRE CARLISTE (1833-1876) furono tre violenti conflitti civili che insanguinarono la pen*sola iberica nel corso dell’O...
04/09/2026

GUERRE CARLISTE (1833-1876) furono tre violenti conflitti civili che insanguinarono la pen*sola iberica nel corso dell’Ottocento, contrapponendo i sostenitori della monarchia tradizionale a quelli della Spagna liberale. L'origine formale della guerra civile si trova in una crisi dinastica, interna alla casa dei Borbone, apertasi nel 1833 alla morte di Ferdinando VII: il sovrano che aveva abolito la legge di successione per permettere alla figlia Isabella di succedergli, provocando la ribellione del fratello Carlo María Isidro. Intorno alla causa del fratello spodestato si raccolsero soprattutto settori tradizionalisti, cattolici e "federali" contrari alle riforme liberali, mentre la giovanissima regina Isabella II fu sostenuta dalle forze liberali e costituzionali (e dai britannici). Fu il "secolo nero" spagnolo, che vedrà frantumarsi la società iberica nello scontro tra due opposte concezioni della Spagna, quella tradizionalista e quella liberale, e che si concluderà solo nel 1939 con il trionfo di Franco ( https://youtu.be/doM7N8f-Ijs?is=lcQUJi2LW7y0JTMe) .

DOMENICA DI SANGUE A BROMBERG – 3 settembre 1939. La cosiddetta “Domenica di sangue” (in tedesco Bromberger Blutsonntag,...
03/09/2026

DOMENICA DI SANGUE A BROMBERG – 3 settembre 1939. La cosiddetta “Domenica di sangue” (in tedesco Bromberger Blutsonntag, in polacco Krwawa niedziela) è il nome sotto il quale sono comunemente compresi una serie di episodi di violenza verificatisi a Bydgoszcz, allora conosciuta anche con il nome tedesco di Bromberg, tra il 3 e il 4 settembre 1939, nei primi giorni dell’invasione tedesca della Polonia. La città, localizzata in Pomerania e caratterizzata da una consistente minoranza di lingua tedesca e confessione luterana, si trovava sulla direttrice dell’avanzata della Wehrmacht e divenne rapidamente teatro di una confusa serie di combattimenti, sabotaggi e violenze interetniche. Le tensioni tra le due comunità avevano radici profonde. Bydgoszcz era entrata nelle disponibilità del regno di Prussia ai tempi spartizione del 1772 e, dopo l’unificazione germanica, era entrata a far parte dell’Impero tedesco, ma il Trattato di Versailles del 1920 l’aveva invece restituita alla neonata Repubblica di Polonia, provocando l’emigrazione di parte consistente della popolazione di lingua tedesca. Negli decenni successivi questa minoranza etnico-linguistica era rimasta fortemente influenzata dalla propaganda nazionalista e, con il deterioramento delle relazioni fra Berlino e Varsavia, alcuni suoi esponenti erano entrati in contatto con strutture clandestine del Reich (documenti desecretati dell’Abwehr hanno successivamente attestato la presenza, a Bydgoszcz, di gruppi organizzati di sabotatori e formazioni paramilitari, incaricati di interrompere le comunicazioni, compiere azioni di disturbo e rallentare le operazioni dell’esercito polacco). Già nei giorni precedenti l’invasione, la polizia polacca aveva effettuato alcuni arresti preventivi e sequestrato armi da fuoco e piccole quantità di esplosivi ma, con l’attacco tedesco del 1° settembre, la situazione si era deteriorata irrimediabilmente. Sabotatori tedeschi, secondo testimonianze posteriori, avevano provocato il panico in diversi quartieri della città, diffondendo la voce che la Polonia fosse stata definitivamente sconfitta e invitando la popolazione slava a fuggire. La mattina del 3 settembre Bydgoszcz era stata attraversata dalle colonne di unità polacche che stavano ripiegando verso oriente. Nella città stazionavano grossi reparti della retrocedente Armata di Pomerania e, quando, proprio durante la marcia di trasferimento di queste unità, erano stati uditi colpi d’arma da fuoco provenienti dagli edifici della città, mentre episodi simili parevano aver interessato altri reparti in ritirata, si era scatenato il panico. In un episodio specifico, riferito da un osservatore britannico, un’unità di artiglieria polacca ippotrainata era stata bersagliata da colpi provenienti da una casa e aveva risposto al fuoco, venendo successivamente raggiunta da colpi sparati anche da un edificio religioso della comunità protestante. La presenza di franchi tiratori aveva fatto temere ai soldati polacchi un attacco organizzato alle proprie spalle, inteso a rallentare la ritirata, e gli scontri erano stati immediatamente attribuiti a membri della minoranza tedesca e a sabotatori collegati ai servizi militari germanici. La reazione polacca era stata immediata ed estremamente violenta. Soldati e civili avevano iniziato subito a perquisire abitazioni ed edifici alla ricerca dei presunti tiratori. Alcuni tedeschi trovati in possesso di armi da caccia oppure ritenuti coinvolti negli attacchi erano stati catturati e uccisi sul posto e, in numerosi casi, si erano verificati linciaggi e uccisioni indiscriminate. La violenza si era quindi rapidamente estesa anche a persone che non risultavano necessariamente coinvolte nei combattimenti. Contemporaneamente, in altri punti della città, si erano accesi (o erano proseguiti) scontri tra le due comunità cittadine. La confusione era risultata aggravata dal ripiegamento dell’esercito e dal timore dell’imminente sopraggiungere delle forze d’invasione, portando alcuni tedeschi a reagire con le armi contro i vicini polacchi e facendo ulteriormente lievitare il numero delle vittime. Nel corso della giornata, mentre le autorità civili avevano cercato di ristabilire l’ordine, la Guardia cittadina (Straż Obywatelska) aveva partecipato attivamente alla difesa della città e alla ricerca dei presunti sabotatori. Gli scontri erano proseguiti fino a quando le forze polacche avevano completato il ripiegamento e la Wehrmacht aveva preso possesso dell’abitato di Bydgoszcz il 5 settembre. Le ricostruzioni successive avevano fornito cifre molto diverse sulle vittime: un’inchiesta polacca del 2004 aveva stimato in circa 40-50 i polacchi e in 100-300 i tedeschi di confessione luterana uccisi negli episodi del 3 settembre, mentre le cifre proposte a suo tempo dai media tedeschi erano risultate decisamente superiori, attribuendo ai polacchi la responsabilità per migliaia di vittime. Le autorità tedesche avevano imposto l’espressione “Domenica di sangue” alla stampa, ordinando che diventasse il termine identificativo della tragedia. Inoltre, dopo la conquista della città, gli eventi erano stati utilizzati come pretesto per una vasta operazione di rappresaglia e pulizia etnica. Centinaia di polacchi erano stati arrestati, processati sommariamente o fucilati e gli Einsatzgruppen avevano avviato una sistematica persecuzione delle élite locali. Le esecuzioni, proseguite nelle settimane successive, avevano colpito insegnanti, sacerdoti, professionisti, funzionari e altri esponenti della società polacca. Una delle principali aree di esecuzione era diventata la cosiddetta Valle della Morte, dove un migliaio di persone erano state assassinate nell’ambito dell’Operazione Tannenberg.

MASSACRI DI SETTEMBRE- 2 settembre 1792. Nella Parigi dei comunardi il diffondersi del panico e la psicosi del complotto...
02/09/2026

MASSACRI DI SETTEMBRE- 2 settembre 1792. Nella Parigi dei comunardi il diffondersi del panico e la psicosi del complotto controrivoluzionario, spinsero la folla ad assalire le prigioni parigine in cui erano ammassati i supposti nemici del regime in attesa di processo. Nel corso di 5 giorni la plebe urbana scannò quasi la metà della popolazione carceraria, barbaramente eliminata senza che le autorità preposte all'ordine pubblico accennassero qualsiasi tipo d'intervento. Tra le migliaia di vittime della violenza giacobina si contano 191 martiri della Chiesa Cattolica, detenuti in virtù del loro rifiuto di giurare fedeltà alla costituzione.

MORTE DEL RE SOLE (E SCOMPARSA DEL SUO CUORE) – 1° settembre 1715. Luigi XIV muore a Versailles alle 8.15 del mattino, d...
01/09/2026

MORTE DEL RE SOLE (E SCOMPARSA DEL SUO CUORE) – 1° settembre 1715. Luigi XIV muore a Versailles alle 8.15 del mattino, dopo settantadue anni di regno, lasciando il trono al pronipote Luigi XV, di appena cinque anni. I primi sintomi del male che lo avrebbe portato alla tomba si manifestano il 10 agosto, quando, rientrato da una battuta di caccia a Marly, avverte un forte dolore alla gamba; il medico di corte Guy-Crescent Fagon lo diagnostica inizialmente come un ritorno della sciatica, ma nei giorni successivi compaiono macchie scure e la situazione comincia rapidamente a degenerare, rivelando la presenza di una gangrena senile. Nonostante il malessere e l'impotenza dei medici, fedele alla propria funzione, il sovrano continua, per quanto possibile, a svolgere il proprio «mestiere di re», partecipando alle funzioni religiose, presiedendo le riunioni del Consiglio e presenziando alla vita pubblica della corte. Il 24 agosto si rende evidente l'inevitabilità della fine e il 25, giorno di San Luigi e del suo onomastico, il re è costretto a letto; il giorno seguente riceve il piccolo Luigi XV, al quale affida le sue ultime raccomandazioni, invitandolo a governare con giudizio e a temere Dio, evitando al regno le incertezze e i dolori della guerra. Il 26 agosto, consapevole della propria imminente scomparsa, Luigi XIV si accomiata dalla corte, dimostrando, durante la «cerimonia degli addii», una serenità e una compostezza che colpiscono profondamente i presenti, i quali sfilano davanti al suo capezzale. Qui, per consolare i servitori in lacrime, pronuncia parole destinate a diventare celebri: «Perché piangete? Mi avevate forse creduto immortale?». Il 27 agosto dispone la distruzione di alcune carte riservate e, nei giorni successivi, si congeda dalla famiglia e dalla moglie, Madame de Maintenon. Il 30 e il 31 agosto le condizioni di salute del monarca precipitano e il sovrano entra progressivamente in uno stato di semi-incoscienza. Dopo una lunga agonia, muore nella propria camera di Versailles a causa di un'ischemia acuta in una delle principali arterie dell'arto malato. La morte apre all'ultimo, solenne atto della tragedia regia. Il giorno successivo, dopo la veglia, il ca****re viene sottoposto all'autopsia e all'imbalsamazione secondo l'antico rituale riservato ai re di Francia, che prevede la separazione simbolica della salma in tre parti: corpo, cuore e viscere. La procedura, che consente di destinare ciascuna reliquia a un diverso luogo di sepoltura, prolunga, anche dopo la morte, la presenza sacra e politica del sovrano. La salma viene quindi imbalsamata, deposta in una bara di piombo e preparata per il trasferimento alla basilica di Saint-Denis, necropoli dei re di Francia. Dopo l'esposizione del ca****re per la resa degli ultimi omaggi, il 9 settembre il feretro lascia Versailles e viene trasportato nottetempo verso Saint-Denis, dove giunge il mattino seguente; il corteo, composto da migliaia di persone vestite a lutto e organizzato secondo una rigidissima gerarchia cerimoniale, attraversa la campagna e le strade illuminate dalle torce, accompagnato da preghiere, canti e riti funebri. Il contrasto tra la solennità della corte e l'accoglienza popolare è però urtante: se è vero che lungo il percorso non mancano sincere manifestazioni di dolore e cordoglio, si manifestano anche scherni e invettive contro il sovrano appena scomparso, segno di quanto sia ormai profondo il divario tra la magnificenza della monarchia e le sofferenze accumulate durante gli ultimi anni del suo regno. I funerali solenni sono officiati il 23 ottobre 1715, quaranta giorni dopo la morte, in una Saint-Denis trasformata dall'amministrazione dei Menus-Plaisirs in un grandioso teatro barocco, nel quale architettura, musica, simboli dinastici e gerarchie sociali concorrono a rappresentare, per l'ultima volta, la gloria del monarca. Quando, nell'ottobre del 1793, al culmine delle febbri rivoluzionarie, i giacobini profaneranno le sepolture della necropoli reale, le ossa del potente monarca saranno disperse in una fossa comune. Il suo cuore, gelosamente conservato dai gesuiti di Saint-Paul-Saint-Louis a Parigi, verrà invece trafugato e, dopo diversi passaggi di mano, finirà, assieme a quello del padre, nelle disponibilità del pittore Alexandre Pau de Saint-Martin, che, dopo aver polverizzato i tessuti muscolari in un mortaio, lo utilizzerà come base organica per una particolare tonalità di bruno. Il cosiddetto «bruno mummia», pigmento tristemente comune tra alcuni artisti poiché, secondo la critica dell'epoca, pareva che le polveri ricavate da resti mummificati conferissero una lucentezza unica ai dipinti. Recenti esami microscopici e analisi proteomiche sull'opera «Veduta di Caen» del 1810 hanno confermato l'origine umana del materiale, rintracciando sulla tela marcatori biologici compatibili con le patologie cliniche documentate di Luigi XIV, tra cui tracce riconducibili al diabete e alla gangrena che lo condusse alla morte, rivelando inoltre massicce quantità di sostanze resinose e bituminose, utili nell'imbalsamazione dei corpi e capaci di conferire al quadro un riflesso metallico e lucido, simile alla consistenza di un rossetto scuro.

RECORD DI STAKANOV - 31 agosto 1935. Ricorre oggi il novantunesimo anniversario del celebre primato estrattivo del minat...
31/08/2026

RECORD DI STAKANOV - 31 agosto 1935. Ricorre oggi il novantunesimo anniversario del celebre primato estrattivo del minatore Aleksej Grigor'evič Stakanov, uno degli episodi più noti della storia industriale sovietica. Nella miniera Tsentral'naja-Irmino, nel bacino carbonifero del Donbass, Stakanov, allora ventinovenne, lavorò con un martello pneumatico per 5 ore e 45 minuti e, secondo i dati ufficialmente diffusi, estrasse 102 tonnellate di carbone, pari a circa quattordici volte la quota prevista per un singolo lavoratore. Nato nel 1906 nel governatorato di Orël, Stakanov aveva cominciato a lavorare in miniera poco più che ventenne, nel 1933 era diventato operatore di martello pneumatico e nel 1935 aveva frequentato specifici corsi di formazione mineraria. Va ricordato che la sua impresa, immediatamente presentata dalla propaganda sovietica come la dimostrazione dell'infaticabile resistenza dell'«uomo nuovo» socialista e delle possibilità offerte dalla modernizzazione dell'industria fu in realtà il frutto di un lavoro di squadra attentamente organizzato poiché, mentre egli si concentrava esclusivamente sull'abbattimento del carbone, altri operai della squadra svolgevano le attività di sostegno e sgombero, consentendogli di mantenere un ritmo produttivo eccezionale. Il medesimo sistema, ripetuto e perfezionato, gli permise di stabilire il 19 settembre un nuovo incredibile primato, estraendo 227 tonnellate in un solo turno. L'evento, ampiamente pubblicizzato, diede il via al movimento stakanovista, una delle più importanti campagne di mobilitazione del lavoro nell'URSS degli anni Trenta, consentendo alla stampa sovietica, attraverso una mirata campagna propagandistica, di trasformare rapidamente la figura dell'ingegnoso minatore in quella di un eroe nazionale. Gratificato da Stalin con il dono di una automobile, Stakanov vide il suo volto comparire in bella mostra sulle prime pagine dei giornali e delle riviste e, nel dicembre 1935, lo trovò perfino stampato sulla copertina della prestigiosa rivista statunitense Time. Il governo sovietico fece ampio uso del suo esempio per promuovere una nuova etica del lavoro, fondata sull'emulazione e sull'entusiasmo produttivo, con l'obiettivo di superare i limiti tradizionali della produttività capitalistica. I lavoratori che superavano sistematicamente gli obiettivi assegnati vennero definiti «stachanovisti» e la campagna si estese rapidamente dalle miniere all'industria pesante, alla metallurgia, ai trasporti e al tessile, fino a raggiungere pressoché tutti i settori dell'economia. Il fenomeno finì, tuttavia, per generare forti tensioni ed esasperare i contrasti tra i lavoratori, giacché gli obiettivi fissati sulla base delle prestazioni eccezionali degli stakanovisti potevano diventare nuovi standard per l'intera forza lavoro, aumentando la pressione sugli operai e provocando fenomeni di logoramento fisico e psicologico. Sull'onda dell'entusiasmo, Stakanov fu accolto tra le file del PCUS e proseguì la propria carriera con ruoli dirigenziali nell'apparato industriale sovietico, completando gli studi all'Accademia Industriale di Mosca e venendo successivamente impiegato presso il Commissariato dell'Industria del Carbone. Deputato del Soviet Supremo e destinatario di due Ordini di Lenin e dell'Ordine della Bandiera Rossa del Lavoro, nel 1970 fu insignito del titolo di Eroe del Lavoro Socialista. Il tramonto dell'uomo fu, però, qualcosa di molto meno poetico. Dopo aver sviluppato nel corso degli anni una cronica dipendenza dal l'alcol ed essere stato per questo ripetutamente minacciato di sanzioni, una volta in pensione fu espulso dal partito per indegnità e concluse la propria parabola terrena, ormai lontano dai fasti della celebrità, in un letto del reparto per alcolisti cronici della clinica psichiatrica di Torez, dove morì il 5 novembre 1977.

BATTAGLIA DI TANNENBERG - 30 agosto 1914. In un bosco nelle sabbiose pianure della Prussia orientale si conclude in trag...
30/08/2026

BATTAGLIA DI TANNENBERG - 30 agosto 1914. In un bosco nelle sabbiose pianure della Prussia orientale si conclude in tragedia il primo grande scontro del conflitto. Il generale Samsonov, comandante della seconda armata russa, si spara un colpo alla tempia dopo aver assistito allo stritolamento del suo esercito operato dalla Kaiserreichsheer tedesca guidata della fortunata triade Hoffmann -Hindenburg-Ludendorff. La Grande Guerra inizia a mietere il suo tributo di sangue. Nel 1971 il premio Nobel Alexander Solzenicyn trarrà spunto dai concitati eventi di quei giorni per ambientare una delle sue opere di narrativa più famose "Agosto 1914" https://youtu.be/lvxK8alq18s?is=vz4GtubBS2TtLKO6

CERCANDO TOBIA - Max De Giovanni un appassionante viaggio nelle pieghe della Grande Guerra sulle tracce di un fante disp...
29/08/2026

CERCANDO TOBIA - Max De Giovanni un appassionante viaggio nelle pieghe della Grande Guerra sulle tracce di un fante disperso. Un tortuoso percorso di ricerca, durato anni, che si snoda tra trincee e campi di prigionia, lettere e documenti d'archivio. Al centro del libro il mistero di Tobia, strappato alla famiglia e mandato sul fronte isontino, preso prigioniero a Caporetto e smarrito durante la detenzione nei campi di raccolta in Austria. Tra la corrispondenza domestica, le testimonianze e i rapporti della croce rossa, il tragico destino di un uomo in divisa e il dramma dei suoi congiunti

BATTAGLIA DI LEXINGTON - Il 19 aprile del 1775 nella contea di Middlesex, nel Massachusetts, le truppe britanniche invia...
28/08/2026

BATTAGLIA DI LEXINGTON - Il 19 aprile del 1775 nella contea di Middlesex, nel Massachusetts, le truppe britanniche inviate da Boston per sequestrare armi e munizioni agli insorti incontrano la milizia coloniale al comando del capitano John Parker, veterano della guerra franco-indiana, ammalato di tubercolosi e affetto da seri problemi di udito. Qui, dopo un'iniziale situazione di stallo, nella quale i due schieramenti si affrontano a muso duro, la narrazione si fa piuttosto curiosa: nonostante gli ordini ricevuti, qualcuno fa partire un colpo e, anche se nessuno ricorda chi abbia sparato, tutti concordano sul fatto che non siano stati i loro avversari a farlo (si ipotizza che possa essere stato uno spettatore nascosto dietro una siepe o rintanato in una taverna). Sta di fatto che sul campo restano 8 miliziani, tra cui il cugino di Parker, mentre soltanto un britannico rimane ferito. I britannici, vittoriosi, proseguono verso Concord. La guerra è ufficialmente iniziata ( https://youtu.be/dfdvTPAel_M?is=dZx0Pkgg2JlQPZvy ).

SUICIDIO DI CARLO FECIA DI COSSATO - 27 agosto 1944. A causa delle vicissitudini politiche conseguenti l'armistizio di C...
27/08/2026

SUICIDIO DI CARLO FECIA DI COSSATO - 27 agosto 1944. A causa delle vicissitudini politiche conseguenti l'armistizio di Cassibile dell'anno precedente, il pluridecorato capitano del Tazzoli, quale estremo gesto di protesta davanti all' inabissarsi dei valori con cui era stato educato, pone tragicamente fine alla sua vita con un colpo di pi***la alla tempia. «Da nove mesi ho molto pensato alla tristissima posizione morale in cui mi trovo, in seguito alla resa ignominiosa della Marina, a cui mi sono rassegnato solo perché ci è stata presentata come un ordine del Re, che ci chiedeva di fare l'enorme sacrificio del nostro onore militare per poter rimanere il baluardo della Monarchia al momento della pace. Tu conosci cosa succede ora in Italia e capisci come siamo stati indegnamente traditi e ci troviamo ad aver commesso un gesto ignobile senza alcun risultato. Da questa constatazione me ne è venuta una profonda amarezza, un disgusto per chi ci circonda e, quello che più conta, un profondo disprezzo per me stesso. Da mesi, mamma, rimugino su questi fatti e non riesco a trovare una via d'uscita, uno scopo nella mia vita. Da mesi penso ai miei marinai del Tazzoli che sono onorevolmente in fondo al mare e penso che il mio posto è con loro. Spero, mamma, che mi capirai e che anche nell'immenso dolore che ti darà la notizia della mia fine ingloriosa, saprai capire la nobiltà dei motivi che mi hanno guidato. Tu credi in Dio, ma se c 'è un Dio, non è possibile che non apprezzi i miei sentimenti che sono sempre stati puri e la mia rivolta contro la bassezza dell'ora. Per questo, mamma, credo che ci rivedremo un giorno. Abbraccia papà e le sorelle e a te, Mamma, tutto il mio affetto profondo e immutato. In questo momento mi sento vicino a tutti voi e sono sicuro che non mi condannerete. Carlo»

Indirizzo

Via Coghetti 28
Bergamo
24100

Orario di apertura

Martedì 21:00 - 23:00
Venerdì 21:00 - 23:00

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