01/09/2026
MORTE DEL RE SOLE (E SCOMPARSA DEL SUO CUORE) – 1° settembre 1715. Luigi XIV muore a Versailles alle 8.15 del mattino, dopo settantadue anni di regno, lasciando il trono al pronipote Luigi XV, di appena cinque anni. I primi sintomi del male che lo avrebbe portato alla tomba si manifestano il 10 agosto, quando, rientrato da una battuta di caccia a Marly, avverte un forte dolore alla gamba; il medico di corte Guy-Crescent Fagon lo diagnostica inizialmente come un ritorno della sciatica, ma nei giorni successivi compaiono macchie scure e la situazione comincia rapidamente a degenerare, rivelando la presenza di una gangrena senile. Nonostante il malessere e l'impotenza dei medici, fedele alla propria funzione, il sovrano continua, per quanto possibile, a svolgere il proprio «mestiere di re», partecipando alle funzioni religiose, presiedendo le riunioni del Consiglio e presenziando alla vita pubblica della corte. Il 24 agosto si rende evidente l'inevitabilità della fine e il 25, giorno di San Luigi e del suo onomastico, il re è costretto a letto; il giorno seguente riceve il piccolo Luigi XV, al quale affida le sue ultime raccomandazioni, invitandolo a governare con giudizio e a temere Dio, evitando al regno le incertezze e i dolori della guerra. Il 26 agosto, consapevole della propria imminente scomparsa, Luigi XIV si accomiata dalla corte, dimostrando, durante la «cerimonia degli addii», una serenità e una compostezza che colpiscono profondamente i presenti, i quali sfilano davanti al suo capezzale. Qui, per consolare i servitori in lacrime, pronuncia parole destinate a diventare celebri: «Perché piangete? Mi avevate forse creduto immortale?». Il 27 agosto dispone la distruzione di alcune carte riservate e, nei giorni successivi, si congeda dalla famiglia e dalla moglie, Madame de Maintenon. Il 30 e il 31 agosto le condizioni di salute del monarca precipitano e il sovrano entra progressivamente in uno stato di semi-incoscienza. Dopo una lunga agonia, muore nella propria camera di Versailles a causa di un'ischemia acuta in una delle principali arterie dell'arto malato. La morte apre all'ultimo, solenne atto della tragedia regia. Il giorno successivo, dopo la veglia, il ca****re viene sottoposto all'autopsia e all'imbalsamazione secondo l'antico rituale riservato ai re di Francia, che prevede la separazione simbolica della salma in tre parti: corpo, cuore e viscere. La procedura, che consente di destinare ciascuna reliquia a un diverso luogo di sepoltura, prolunga, anche dopo la morte, la presenza sacra e politica del sovrano. La salma viene quindi imbalsamata, deposta in una bara di piombo e preparata per il trasferimento alla basilica di Saint-Denis, necropoli dei re di Francia. Dopo l'esposizione del ca****re per la resa degli ultimi omaggi, il 9 settembre il feretro lascia Versailles e viene trasportato nottetempo verso Saint-Denis, dove giunge il mattino seguente; il corteo, composto da migliaia di persone vestite a lutto e organizzato secondo una rigidissima gerarchia cerimoniale, attraversa la campagna e le strade illuminate dalle torce, accompagnato da preghiere, canti e riti funebri. Il contrasto tra la solennità della corte e l'accoglienza popolare è però urtante: se è vero che lungo il percorso non mancano sincere manifestazioni di dolore e cordoglio, si manifestano anche scherni e invettive contro il sovrano appena scomparso, segno di quanto sia ormai profondo il divario tra la magnificenza della monarchia e le sofferenze accumulate durante gli ultimi anni del suo regno. I funerali solenni sono officiati il 23 ottobre 1715, quaranta giorni dopo la morte, in una Saint-Denis trasformata dall'amministrazione dei Menus-Plaisirs in un grandioso teatro barocco, nel quale architettura, musica, simboli dinastici e gerarchie sociali concorrono a rappresentare, per l'ultima volta, la gloria del monarca. Quando, nell'ottobre del 1793, al culmine delle febbri rivoluzionarie, i giacobini profaneranno le sepolture della necropoli reale, le ossa del potente monarca saranno disperse in una fossa comune. Il suo cuore, gelosamente conservato dai gesuiti di Saint-Paul-Saint-Louis a Parigi, verrà invece trafugato e, dopo diversi passaggi di mano, finirà, assieme a quello del padre, nelle disponibilità del pittore Alexandre Pau de Saint-Martin, che, dopo aver polverizzato i tessuti muscolari in un mortaio, lo utilizzerà come base organica per una particolare tonalità di bruno. Il cosiddetto «bruno mummia», pigmento tristemente comune tra alcuni artisti poiché, secondo la critica dell'epoca, pareva che le polveri ricavate da resti mummificati conferissero una lucentezza unica ai dipinti. Recenti esami microscopici e analisi proteomiche sull'opera «Veduta di Caen» del 1810 hanno confermato l'origine umana del materiale, rintracciando sulla tela marcatori biologici compatibili con le patologie cliniche documentate di Luigi XIV, tra cui tracce riconducibili al diabete e alla gangrena che lo condusse alla morte, rivelando inoltre massicce quantità di sostanze resinose e bituminose, utili nell'imbalsamazione dei corpi e capaci di conferire al quadro un riflesso metallico e lucido, simile alla consistenza di un rossetto scuro.