Unitalsi Sottosezione Bergamo

Unitalsi Sottosezione Bergamo U.N.I.T.A.L.S.I. Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali.

26/04/2026
25/01/2026

II Domenica d el Tempo Ordinario
Clarisse - Ritiro Sermig 25 gennaio 2026 ( Is 8,23 - 9,3 Sal 26 1Cor 1,10 - 13.17 Mt 4,12 - 23 )

Nel racconto di Matteo che abbiamo appena asc**tato è condensata la memoria de gli inizi dell ’ avven tura di Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni col il Signore Gesù che divent a cammino
tracciato anche per noi che dalla quella storia, da quella buona notizia siamo raggiunti oggi .
Una luce che sorpr ende
Il M aestro e ra entrato nella loro vita come una luce che so r prende . Vivevano in una terra che era stata martoriata, che portava nella sua memor ia l ’ umiliazione della
domi n azione che per prim a e in modo durissimo aveva vissuto.
Vivevano in una terra “ marginale ” , lontana dai centri del potere religioso e politico, ma anche una terra di passaggio, sulla “ via del mare ” , luogo di contaminazione, di scambio, considerata per
questo impura, pericolosa appunto per la purezza della fede e l ’ int e grit à dei costumi. Ecco, proprio lì si erano v isti ve**re incontro il Maestro forse la sera, quando si iniziava la pesca,
per Pietro e Andrea, e ancora all ’ alba, quando si sistemavano e riparavano le reti, per Giacomo e Giovanni .
Che Lui fosse lì era gi à una buona, so r pre n dente, luminosa notizia. P er loro, ma anche per noi.
Dio viene, anche lì dove si è conosciuto il buio più profondo, dove doloros a è la mem oria delle ferite che ciascuno porta dentro di sé , dove non tutto è chiaro, p ulito, definito . Non evita le zone d ’ ombra,
ma le att raversa, le illumina, le trasforma. Non aspetta che siamo pront i, ma ci precede sempre per prepararci al suo ve**re. N on pone condizioni, ma chied e fiduciosa apertura .
In quelle storie ci sono anche tutte le nostre storie, le nostre vicende e momenti della vita. Lì, Dio viene per far risuonare la sua voce .
Accogliere la luce che ci incontra gratuitamente lì dove siamo e come siamo. Ecco il dono fatto al discepolo.
Una luce che apre cammin i
Il Maestro era entrato nella loro vita come una luce che apre un cammino nuovo .
N ella sua lettera P i etro userà un ’ espressione in cui è pos sibile ritrovare quella prim i ssima chiamata . A i primi c ristiani dice che Crist o patì per voi lasciandovi un es empio perché ne seguiate le orme (2Pt 2 1) . In quel “ seguire le orme ” c ’ è tutta l ’ esperienza sua e di ogni discepolo chiamato a camminare rispondendo a quel v enite dietro a me vi farò pescatori di uomini .
Solo alla fine d ella vita ne avranno forse il capito il senso, ma intanto intuiscono che il Maestro non butterà via ciò che loro sono, parti rà proprio da lì, da quello che sono capaci di fare e capire, per
allargare la loro vita. Non sanno dove li porter à, non lo sap ranno fino alla fine, ma sanno che la loro unica preoccupazione dovrà essere quella di seguirlo, di stargli dietro, superando la tentazione
di voler loro insegnare a lui quale sia la via, e vincendo la stanchezza di cammino troppo
impegnativi per essere percorsi. Stupisce che persino nel tempo ultimo, quello descritto dal libro dell ’ Apocalisse, questa sia la condizione perma nente dei redenti descritti come color o che seguono l'Agnello dovunque vada Ap 14, 4).
Un po ’ come quando si segue una guida esperta su un sentiero o sulla neve occorre guardare dove
Lui mette i piedi per ricalcarne le orme e poco alla volta imparare a camminare come lui cammina lasciando risuonare dentro allo scorrere dei giorni la doman da: oggi Cristo dove metterebbei suoi
piedi? D ove mi chiama di nuovo a seguirlo?
S eguire il Maestro ovunque vada. Ecco la chiamata che risuona in ogni tempo per chi si lascia coinvolgere dal passaggio della luce.
Una luce che guarisce
Infine il Maestro era entrato nelle loro vite come luce che guarisce. La luce gentile di Dio, come amava chiamarla Newman, è una luce che guarisce e converte.
Ricordando que gli inizi i discepoli ricordavano l ’ entusiasmo suscitato dalle guarigioni del Maestro. Dove lui passava a posava il suo sguardo e la sua mano la vita rifioriva, il male si allontanava e le
persone si sentivano invitate a cambiare vita, meglio a cambiare mentalità, modo di pensare, di
ragionare, di valutare la vita stessa. Con vertitevi perché il regno dei cieli è vicino. Diceva il Maestro. In lui il Regno si avvicinava a ogni
situazione che era avvolta dalle te nebre per ap rirla a una speranza nuova. Guariva i cuori e sanava le relazioni, proprio come per i discepoli che sono chiamati a coppi e e dovranno imparare a vivere
insieme . Gesù viene per far fiorire la vita, e anche quando stare dietro a lui chiede di lasciare qualcosa, è
perché niente rallenti e impedisca il passo e perché att raverso la potatura la vita possa portare
ancora più frutto . L asciarsi continuamente guarire e convertire è la scommessa aperta dal Vangelo che chiede di
mettere radici nella nostra vita cambiandola nel profondo.
Mentre guardiamo con stupore quei primi inizi benediciamo il Signore perché non sono rimasti
storia , ma perché diventano buona notizia per noi oggi , Parola che chiama e coinvolge anche noi. Come ha ricordato papa Leone ripr endendo l ’ avvio straordinario della Dei Verbum: Dio invisibile nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi , per
invitarli e ammetterli alla comunione con sé» (n. 2).
È quanto hann o vissuto quel giorno sulla riva del mare, e d è quanto oggi è propo sto anche a noi,
mentre riasc**tiamo quella stessa Parola. E c osì sia .

Don Alberto

11/01/2026

II Domenica di Natale Clarisse - RSD Michael 11 gennaio 2026 (Is 42,1 - 4.6 - 7 Sal 28 At 10,34 - 38 Mt 3,13 - 17)

L ’ ultimo posto
Q ues te parole di padre Huvelin in un sermone: “ Tu hai preso l ’ ultimo posto, in modo tale che nessuno
te l ’ ha mai potuto togliere ” si sono scolpite in modo inca n cel l abile nella mia anima.
Così scriveva Charles De Foucauld ri pensando a l per iodo di co nversione della sua vita. Il Vangelo che abbiamo asc**tato ci ha consegnato la prima uscita pubblica di Gesù, potremmo dire l a sua “ presentazione ” . Sappiamo quanto i primi gesti di una persona, soprattutto se import a n te, siano guardati , studiati. Per es em pio in un pontificato: quali prime parole, primi gesti, incontri, viaggi, documenti … segnano in qualche modo uno stile, una direzione. Ecco Matteo ci ha consegnato proprio questo inizio e la frase d i quello che d iventerà la guida spirituale d i Charl es De Focuauld mi pare descriva bene questo stile: la scelta dell ’ ultimo posto, la scelta di sce ndere continuamente. Quel movimento iniziato con l ’ incarnazione ci viene qui presentato non solo in termini geografici (perché Gesù scende nel punto più basso della terra secondo la tradizione) ma anche in tutta la sua densità teol ogica : lo Spirito s cende e rimane sopra Gesù e il Padre fa udire la sua voce si di lui. Dio è tutto implicato in questa storia, il cielo si apre in questa discesa del Figli o e non si chiuderà più. E Giovanni è giustamente sorpreso da questa scelta : il Messia, quello che viene dopo di lui ed è più forte di lui (aveva detto poco prima) , Dio non dovrebbe stare lì, non dovrebbe perlomeno starci così, in quel ruolo e , un po ’ come farà anche Pietro, vorrebbe lui mostrargli quale sia la vita giusta, quale sia la cosa più conveniente. Aprendo il suo Vangelo è come se l ’ evangelista ci mettesse subito in guardia: prepar ati a lasciarti destabilizzare da questo stile, e lasciati stupire da l Figlio di Dio che senza clamore scende, e si mette in fila con tutti i peccatori , si fa solidale con loro e si immerge in quelle acque a cui venivano consegnati i peccati degli uomini e il loro desiderio di salvezza.
Il nostro posto
Ges ù risponde all ’ obiezione di Giovanni : lasc ia fare per ora. A nche qui mi pare si potrebbe accostare la risposta che Ges ù darà a Pietro: quello che facci o ora tu non lo capisci , lo capirai dopo ( G v 13,7) . Intan to lascia fare , lasciami fare . Fidati. E anche questo , all ’ inizio, dice lo stile che il discepolo sarà chiamato a vivere sempre: fidati, lascia fare, anzi forse anc o ra di più lasciati fare. Mi pare di leg gervi un primo significato, che sperimentiamo spesso nella vita. Ci s ono parole , incontri, eventi di cui al momento non capiamo bene il significato, a volte non lo capiamo affatto, o a cui non diamo un peso rilevante, ma col te mpo capiamo quanto ci abbiano segnato, che po sto occupino nel misterioso disegno della provvidenza di Dio. Allora potrebbe suonare come un: non avere fretta di capire tutto subito, non ti**re conclusioni affrettate, sii paziente e crea uno s pazio di accoglienza curiosa e disponibile per ciò che Dio sta scrivendo , magari in quel momento, in modo non ancora chiaro, nella tua vita. S pesso la vita , anche i progetti di Dio, procedono per intuizioni, per segnali a cui dare credito passo passo, senza lasciarsi bloccare dalla pretesa di vedere tutto subito e tutto insieme. Ma mi pare di le ggere anche un significato più pro fondo: lascia a Dio di prendere il timone della tua vita, la scia a Lui di mostrarti poco alla volta dove ti vuole portare. Soprattutto lascia che poco alla v olta il suo Spi rito ti riveli e ti faccia diventare ciò che sei: Figlio amato nel Figlio. Potremmo anche dire: stai al tuo posto! Q uello che io ti ho dato e ti dono.
Questa risposta, “lascia fare”, è una risposta importante: non si tratta di fare di più, di fare meglio,
ma di lasciar fare, di lasciare che Dio faccia in noi ciò che desidera, ovvero dei figli, amati come è
amato il Figlio in cui si compiace (P . Pizzaballa) .
L a voce del Padre presenta il Figlio e lo fa non tracciando un programma, non per dare un comando , ma per consegnar e un ’ identità . Mi pare questo un punto che ci aiuta a comprendere anche perché per i cristiani il proprio Battesimo sia così centrale e irrinunciabile. “ Semplicemente ” p erché dice
chi siamo : figli amati. Cosa c ’ è di più essenziali per la vita umana? Sapersi non orfani, non abbandonati, non “ per caso ” , ma “ riconosciuti ” non solo da genitori umani, ma da Dio stesso: Tu sei figlio non solo nostro, ma figlio amato di Dio. Di fronte alla banalità, scusate, del “ s c eglierà da grande ” … ci rendiamo conto della grazia infinita contenuta in questo dono? Ma come potre mmo dire: s ceglierà lui da grande da quali genitori farsi generare? C ome possiamo privare i nostr i figl i di questa possibilità, di queste radici ? I n fondo dal poter risponde re radicalmente alla domanda: ma io di chi sono? Da dove viene e dove va la mia vita? La vita cristiana nasce da qui, da scopri re che la vo ce che il Padre ha fatto risuonare su Gesù, attraverso di Lui, risuona anche su ciascuno e ciascuna di noi. I l tuo nome, la tua identità per Dio è questa: figlio amato, amata . Non te lo devi guadagnare, non lo puoi perdere. Questo è il tuo nome per sempre.
L a vita spirituale come costante restauro
Questo allora apre una pros p ettiva di vita e un cammino spirituale che sono un continuo r itornare al la sorgente del dono. T ante volte , ma mai a sufficienza, lo abbiamo detto: n oi siamo chiamati a diventare ciò che siamo per dono . M i ha colpito, e vorrei concludere condivid end one un passaggio, una riflessione di uno psicologo che ha scritto un articolo sulla differenza tra ristrutturare e restaura re. Mi pare possa a iutarci a comprendere come anche la grazia battesimale doni un modo diverso di vivere il cambiamento sempre richiesto alle nostre vite .
La ristrutturazione di sé è l'atto con cui mi eleggo a Creatore di me stesso: mi rimodello per diventare
utilizzabile, appetibile, applaudibile. L'identità diventa un progetto di performance.
La restaurazione di sé è l'atto con cui riconosco di essere creatura: non un prodotto da ottimizzare, ma
un'opera da riportare alla sua verità. L'identità diventa un progetto di fedeltà.
La ristrutturazione tende a chiedere: «Che cosa devo diventare per essere desiderato?».
La restaurazione tende a chiedere: «Che cosa devo ricevere per tornare vero?».
(P. Imperatore, Il racconto della restaurazione)
Cosa mi aiuta ad alimentare la mia identità di figlio amato nel Figlio? Come posso esprimere la verità della mia vita?

Don Alberto

11/01/2026

II Domenica di Natale Clarisse -
RSD Michael 11 gennaio 2026 (Is 42,1 - 4.6 - 7 Sal 28 At 10,34 - 38 Mt 3,13 - 17)

L ’ ultimo posto
Q ues te parole di padre Huvelin in un sermone: “ Tu hai preso l ’ ultimo posto, in modo tale che nessuno
te l ’ ha mai potuto togliere ” si sono scolpite in modo inca n cel l abile nella mia anima.
Così scriveva Charles De Foucauld ri pensando a l per iodo di co nversione della sua vita. Il Vangelo che abbiamo asc**tato ci ha consegnato la prima uscita pubblica di Gesù, potremmo dire l a sua “ presentazione ” . Sappiamo quanto i primi gesti di una persona, soprattutto se import a n te, siano guardati , studiati. Per es em pio in un pontificato: quali prime parole, primi gesti, incontri, viaggi, documenti … segnano in qualche modo uno stile, una direzione. Ecco Matteo ci ha consegnato proprio questo inizio e la frase d i quello che d iventerà la guida spirituale d i Charl es De Focuauld mi pare descriva bene questo stile: la scelta dell ’ ultimo posto, la scelta di sce ndere continuamente. Quel movimento iniziato con l ’ incarnazione ci viene qui presentato non solo in termini geografici (perché Gesù scende nel punto più basso della terra secondo la tradizione) ma anche in tutta la sua densità teol ogica : lo Spirito s cende e rimane sopra Gesù e il Padre fa udire la sua voce si di lui. Dio è tutto implicato in questa storia, il cielo si apre in questa discesa del Figli o e non si chiuderà più. E Giovanni è giustamente sorpreso da questa scelta : il Messia, quello che viene dopo di lui ed è più forte di lui (aveva detto poco prima) , Dio non dovrebbe stare lì, non dovrebbe perlomeno starci così, in quel ruolo e , un po ’ come farà anche Pietro, vorrebbe lui mostrargli quale sia la vita giusta, quale sia la cosa più conveniente. Aprendo il suo Vangelo è come se l ’ evangelista ci mettesse subito in guardia: prepar ati a lasciarti destabilizzare da questo stile, e lasciati stupire da l Figlio di Dio che senza clamore scende, e si mette in fila con tutti i peccatori , si fa solidale con loro e si immerge in quelle acque a cui venivano consegnati i peccati degli uomini e il loro desiderio di salvezza.
Il nostro posto
Ges ù risponde all ’ obiezione di Giovanni : lasc ia fare per ora. A nche qui mi pare si potrebbe accostare la risposta che Ges ù darà a Pietro: quello che facci o ora tu non lo capisci , lo capirai dopo ( G v 13,7) . Intan to lascia fare , lasciami fare . Fidati. E anche questo , all ’ inizio, dice lo stile che il discepolo sarà chiamato a vivere sempre: fidati, lascia fare, anzi forse anc o ra di più lasciati fare. Mi pare di leg gervi un primo significato, che sperimentiamo spesso nella vita. Ci s ono parole , incontri, eventi di cui al momento non capiamo bene il significato, a volte non lo capiamo affatto, o a cui non diamo un peso rilevante, ma col te mpo capiamo quanto ci abbiano segnato, che po sto occupino nel misterioso disegno della provvidenza di Dio. Allora potrebbe suonare come un: non avere fretta di capire tutto subito, non ti**re conclusioni affrettate, sii paziente e crea uno s pazio di accoglienza curiosa e disponibile per ciò che Dio sta scrivendo , magari in quel momento, in modo non ancora chiaro, nella tua vita. S pesso la vita , anche i progetti di Dio, procedono per intuizioni, per segnali a cui dare credito passo passo, senza lasciarsi bloccare dalla pretesa di vedere tutto subito e tutto insieme. Ma mi pare di le ggere anche un significato più pro fondo: lascia a Dio di prendere il timone della tua vita, la scia a Lui di mostrarti poco alla volta dove ti vuole portare. Soprattutto lascia che poco alla v olta il suo Spi rito ti riveli e ti faccia diventare ciò che sei: Figlio amato nel Figlio. Potremmo anche dire: stai al tuo posto! Q uello che io ti ho dato e ti dono.
Questa risposta, “lascia fare”, è una risposta importante: non si tratta di fare di più, di fare meglio,
ma di lasciar fare, di lasciare che Dio faccia in noi ciò che desidera, ovvero dei figli, amati come è
amato il Figlio in cui si compiace (P . Pizzaballa) .
L a voce del Padre presenta il Figlio e lo fa non tracciando un programma, non per dare un comando , ma per consegnar e un ’ identità . Mi pare questo un punto che ci aiuta a comprendere anche perché per i cristiani il proprio Battesimo sia così centrale e irrinunciabile. “ Semplicemente ” p erché dice
chi siamo : figli amati. Cosa c ’ è di più essenziali per la vita umana? Sapersi non orfani, non abbandonati, non “ per caso ” , ma “ riconosciuti ” non solo da genitori umani, ma da Dio stesso: Tu sei figlio non solo nostro, ma figlio amato di Dio. Di fronte alla banalità, scusate, del “ s c eglierà da grande ” … ci rendiamo conto della grazia infinita contenuta in questo dono? Ma come potre mmo dire: s ceglierà lui da grande da quali genitori farsi generare? C ome possiamo privare i nostr i figl i di questa possibilità, di queste radici ? I n fondo dal poter risponde re radicalmente alla domanda: ma io di chi sono? Da dove viene e dove va la mia vita? La vita cristiana nasce da qui, da scopri re che la vo ce che il Padre ha fatto risuonare su Gesù, attraverso di Lui, risuona anche su ciascuno e ciascuna di noi. I l tuo nome, la tua identità per Dio è questa: figlio amato, amata . Non te lo devi guadagnare, non lo puoi perdere. Questo è il tuo nome per sempre.
L a vita spirituale come costante restauro
Questo allora apre una pros p ettiva di vita e un cammino spirituale che sono un continuo r itornare al la sorgente del dono. T ante volte , ma mai a sufficienza, lo abbiamo detto: n oi siamo chiamati a diventare ciò che siamo per dono . M i ha colpito, e vorrei concludere condivid end one un passaggio, una riflessione di uno psicologo che ha scritto un articolo sulla differenza tra ristrutturare e restaura re. Mi pare possa a iutarci a comprendere come anche la grazia battesimale doni un modo diverso di vivere il cambiamento sempre richiesto alle nostre vite .
La ristrutturazione di sé è l'atto con cui mi eleggo a Creatore di me stesso: mi rimodello per diventare
utilizzabile, appetibile, applaudibile. L'identità diventa un progetto di performance.
La restaurazione di sé è l'atto con cui riconosco di essere creatura: non un prodotto da ottimizzare, ma
un'opera da riportare alla sua verità. L'identità diventa un progetto di fedeltà.
La ristrutturazione tende a chiedere: «Che cosa devo diventare per essere desiderato?».
La restaurazione tende a chiedere: «Che cosa devo ricevere per tornare vero?».
(P. Imperatore, Il racconto della restaurazione)
Cosa mi aiuta ad alimentare la mia identità di figlio amato nel Figlio? Come posso esprimere la verità della mia vita?

Don Alberto

09/11/2025

Dedicazione della Basilica Lateranense Clarisse 9 novembre 2025 ( Ez 47, 1 - 2.8 - 9.12 Sal 45 1Cor 3,9 - 11.16 - 17 Gv 2, 13 - 22 )

Il tempio che è Gesù
Ma egli parlava del tempio del su o corpo .
Così abbiamo appena asc**tat o dall ’ evangelista Giovanni. San Paolo scrivendo ai cristiani di C olossi dirà: È in lui che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità ( Co l 2,10) . Gesù è diventato il nuovo e definitivo tempio in cui abita Dio, è lui il “ santo dei santi ” , è dal suo cuore aperto sulla croce che sca t urisce quel fiume di acqua viva e vivificante che dove giunge risana e che fa rivivere tutto ciò che bagna. In questa domenica siamo invitati a ravvivare la consapevolezza di questo grande dono , con la consapevolezza che ogni tempio costruito da mani di uomo dovrebbe aiutare ad alimentare la nostra relazione con Colui che ne è l ’ unico fondamento. F acci o risuonare due verbi che possono forse aiutarci. Abitare e costruire.
Abitare
Questa festa c i fa domandare come ciascuno di noi abiti il tempio . Se è vero che è Gesù il tempio definitivo, noi - come sempre gli uomini nella storia - abbiamo bisogno di luoghi che ci aiutino a c**t i vare la relazione con lui e che la esprimano . Allora mi pare che sia mo provocati a veri ficare e rinnovare i nostri modi di abitare i luoghi della preghiera a partire da un
non più scontato “ galateo ” di cui occorre riapp r o priarsi : il silenzio, il segno della croce, la genuflessione, il sostare riconoscend o la presenza eucaristica , il decoro , la sobrietà . N on s o se le nostre chiese corrano ancora il rischi no di dive**re dei centri commerciali come Gesù de nuncia nel tempio, ma certamente rischiano di essere vissuti come delle pia zze, o dei cinema , come dei luoghi uguali a tutti gli altri . Un monastero ha tra le sue voca zio ni quella di custodire la cura dei “ santi segni ” che manifestano la specificità di questa casa come luogo dell ’ incontro con Dio , come segno che rimanda a Colui che è per noi l ’ unico mediatore tra Di o e gli uomini, l ’ uomo Cristo Gesù (1 Tm
2, 5 ).
C o s truire
Un altro ver bo che ric orre nella P arola di questa festa è costruire.
Paolo ha ricordato che Gesù è i l fondamento della costruzione che è la Chiesa , di quella chiesa viva che è la comunità dei di scepoli di Gesù. Non c ’ è altr o fondamento . E sappiamo quanto quest o non sia scontato, al di là delle dichiarazioni teoriche. Nessun fondatore ha mai teorizzato di voler costruire su un fondamento diverso, ma spesso rischia di costruire su stesso un monumento a se stesso piuttosto che edificare su Gesù il suo corpo nel tempo. E da questo rischio non è indenne davvero nessuno. Sempre Paolo parlando ai C olossesi ha questo passaggio sintetico: Come dunque avete acc**to Cristo Gesù, il Signore, in lui camminate, radicati e costruiti su di lui, saldi nella fede come vi è stato insegnato, sovrabbondando nel rendimento di grazie. (Col 2,6 - 7)
Occ orre radicare in Gesù le nostre vite per poter costruire su di Lui e con L ui il suo corpo che vive nel tempo, la sua chiesa. Radicato in Lui, costruiti su di Lui! A llora ogni tanto è im portante verificare il nostro fare, la qualità d el l e relazioni tra noi perché non basta aver progettato sulla carta, aver dichiarato di costruire su di Lui perc h è questo avvenga effettivamen te .
Meravigliarsi
S e era rivoluzionari o per gli udi to ri di Ge sù pensare al passaggi o dal tempio di pietra a l suo co r po, se è arduo costruire su di Lui, suscita altrettanto stupore quanto ancora Paolo ci ha consegnato. Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito abita in voi ?
È una domanda che non dovremmo smettere di far risuonar e per noi e per gli uomini e le donne di questo tempio. A fronte di un ’ idolatria del corpo se n ’ è smarrita la sua dimensione simbolica, la
consapevolezza che la nostra storia nella concretezza della carne è luogo dove Dio abita. Un po ’ come le c hiese rischiano di diventare un museo, di essere guardate nella dimensione artistica, così il corpo rischia di essere vissuto nella sua dimensione di “ scatola da usare ” , o di “ meccanismo da aggiustare ” , ma non come tempio, come casa dello Spirito di Dio. I cristiani una volta sono stati immersi nella vita di Dio, ma ogni giorno sono chiamati a meravigliarsi perché il loro Signore desidera prendere casa nella loro storia: noi verremo a Lui e prenderemo dimora presso di Lui , ci ha promesso Gesù.
Il Signore oggi ravvi vi in noi la gioia di sapere che Lui non solo ha deciso di abitare in mezzo a noi una volta per sempre , ma perché Lui ha deciso anche di abitare in noi e ci chiede di prenderci cura del suo corpo nello scorrere del tempo. E così sia.

Don Alberto

Indirizzo

Via Conventino 8
Bergamo
24125

Orario di apertura

Mercoledì 09:00 - 11:00
Venerdì 15:00 - 17:00

Telefono

+393756718184

Sito Web

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