11/01/2026
II Domenica di Natale Clarisse - RSD Michael 11 gennaio 2026 (Is 42,1 - 4.6 - 7 Sal 28 At 10,34 - 38 Mt 3,13 - 17)
L ’ ultimo posto
Q ues te parole di padre Huvelin in un sermone: “ Tu hai preso l ’ ultimo posto, in modo tale che nessuno
te l ’ ha mai potuto togliere ” si sono scolpite in modo inca n cel l abile nella mia anima.
Così scriveva Charles De Foucauld ri pensando a l per iodo di co nversione della sua vita. Il Vangelo che abbiamo asc**tato ci ha consegnato la prima uscita pubblica di Gesù, potremmo dire l a sua “ presentazione ” . Sappiamo quanto i primi gesti di una persona, soprattutto se import a n te, siano guardati , studiati. Per es em pio in un pontificato: quali prime parole, primi gesti, incontri, viaggi, documenti … segnano in qualche modo uno stile, una direzione. Ecco Matteo ci ha consegnato proprio questo inizio e la frase d i quello che d iventerà la guida spirituale d i Charl es De Focuauld mi pare descriva bene questo stile: la scelta dell ’ ultimo posto, la scelta di sce ndere continuamente. Quel movimento iniziato con l ’ incarnazione ci viene qui presentato non solo in termini geografici (perché Gesù scende nel punto più basso della terra secondo la tradizione) ma anche in tutta la sua densità teol ogica : lo Spirito s cende e rimane sopra Gesù e il Padre fa udire la sua voce si di lui. Dio è tutto implicato in questa storia, il cielo si apre in questa discesa del Figli o e non si chiuderà più. E Giovanni è giustamente sorpreso da questa scelta : il Messia, quello che viene dopo di lui ed è più forte di lui (aveva detto poco prima) , Dio non dovrebbe stare lì, non dovrebbe perlomeno starci così, in quel ruolo e , un po ’ come farà anche Pietro, vorrebbe lui mostrargli quale sia la vita giusta, quale sia la cosa più conveniente. Aprendo il suo Vangelo è come se l ’ evangelista ci mettesse subito in guardia: prepar ati a lasciarti destabilizzare da questo stile, e lasciati stupire da l Figlio di Dio che senza clamore scende, e si mette in fila con tutti i peccatori , si fa solidale con loro e si immerge in quelle acque a cui venivano consegnati i peccati degli uomini e il loro desiderio di salvezza.
Il nostro posto
Ges ù risponde all ’ obiezione di Giovanni : lasc ia fare per ora. A nche qui mi pare si potrebbe accostare la risposta che Ges ù darà a Pietro: quello che facci o ora tu non lo capisci , lo capirai dopo ( G v 13,7) . Intan to lascia fare , lasciami fare . Fidati. E anche questo , all ’ inizio, dice lo stile che il discepolo sarà chiamato a vivere sempre: fidati, lascia fare, anzi forse anc o ra di più lasciati fare. Mi pare di leg gervi un primo significato, che sperimentiamo spesso nella vita. Ci s ono parole , incontri, eventi di cui al momento non capiamo bene il significato, a volte non lo capiamo affatto, o a cui non diamo un peso rilevante, ma col te mpo capiamo quanto ci abbiano segnato, che po sto occupino nel misterioso disegno della provvidenza di Dio. Allora potrebbe suonare come un: non avere fretta di capire tutto subito, non ti**re conclusioni affrettate, sii paziente e crea uno s pazio di accoglienza curiosa e disponibile per ciò che Dio sta scrivendo , magari in quel momento, in modo non ancora chiaro, nella tua vita. S pesso la vita , anche i progetti di Dio, procedono per intuizioni, per segnali a cui dare credito passo passo, senza lasciarsi bloccare dalla pretesa di vedere tutto subito e tutto insieme. Ma mi pare di le ggere anche un significato più pro fondo: lascia a Dio di prendere il timone della tua vita, la scia a Lui di mostrarti poco alla volta dove ti vuole portare. Soprattutto lascia che poco alla v olta il suo Spi rito ti riveli e ti faccia diventare ciò che sei: Figlio amato nel Figlio. Potremmo anche dire: stai al tuo posto! Q uello che io ti ho dato e ti dono.
Questa risposta, “lascia fare”, è una risposta importante: non si tratta di fare di più, di fare meglio,
ma di lasciar fare, di lasciare che Dio faccia in noi ciò che desidera, ovvero dei figli, amati come è
amato il Figlio in cui si compiace (P . Pizzaballa) .
L a voce del Padre presenta il Figlio e lo fa non tracciando un programma, non per dare un comando , ma per consegnar e un ’ identità . Mi pare questo un punto che ci aiuta a comprendere anche perché per i cristiani il proprio Battesimo sia così centrale e irrinunciabile. “ Semplicemente ” p erché dice
chi siamo : figli amati. Cosa c ’ è di più essenziali per la vita umana? Sapersi non orfani, non abbandonati, non “ per caso ” , ma “ riconosciuti ” non solo da genitori umani, ma da Dio stesso: Tu sei figlio non solo nostro, ma figlio amato di Dio. Di fronte alla banalità, scusate, del “ s c eglierà da grande ” … ci rendiamo conto della grazia infinita contenuta in questo dono? Ma come potre mmo dire: s ceglierà lui da grande da quali genitori farsi generare? C ome possiamo privare i nostr i figl i di questa possibilità, di queste radici ? I n fondo dal poter risponde re radicalmente alla domanda: ma io di chi sono? Da dove viene e dove va la mia vita? La vita cristiana nasce da qui, da scopri re che la vo ce che il Padre ha fatto risuonare su Gesù, attraverso di Lui, risuona anche su ciascuno e ciascuna di noi. I l tuo nome, la tua identità per Dio è questa: figlio amato, amata . Non te lo devi guadagnare, non lo puoi perdere. Questo è il tuo nome per sempre.
L a vita spirituale come costante restauro
Questo allora apre una pros p ettiva di vita e un cammino spirituale che sono un continuo r itornare al la sorgente del dono. T ante volte , ma mai a sufficienza, lo abbiamo detto: n oi siamo chiamati a diventare ciò che siamo per dono . M i ha colpito, e vorrei concludere condivid end one un passaggio, una riflessione di uno psicologo che ha scritto un articolo sulla differenza tra ristrutturare e restaura re. Mi pare possa a iutarci a comprendere come anche la grazia battesimale doni un modo diverso di vivere il cambiamento sempre richiesto alle nostre vite .
La ristrutturazione di sé è l'atto con cui mi eleggo a Creatore di me stesso: mi rimodello per diventare
utilizzabile, appetibile, applaudibile. L'identità diventa un progetto di performance.
La restaurazione di sé è l'atto con cui riconosco di essere creatura: non un prodotto da ottimizzare, ma
un'opera da riportare alla sua verità. L'identità diventa un progetto di fedeltà.
La ristrutturazione tende a chiedere: «Che cosa devo diventare per essere desiderato?».
La restaurazione tende a chiedere: «Che cosa devo ricevere per tornare vero?».
(P. Imperatore, Il racconto della restaurazione)
Cosa mi aiuta ad alimentare la mia identità di figlio amato nel Figlio? Come posso esprimere la verità della mia vita?
Don Alberto