31/05/2026
Grande adesione allo sciopero nazionale: lavoratrici, lavoratori e territori in piazza contro guerra, carovita e impoverimento sociale.
Venerdì 29 maggio lo sciopero generale ha visto una partecipazione diffusa nelle città e nei territori, con un’adesione significativa anche nel settore dei trasporti, dove treni, aerei e servizi hanno registrato una forte risposta a livello nazionale e regionale.
In un momento in cui salari, famiglie, giovani, donne, studenti, pensionati e precari subiscono il peso crescente della crisi, molte lavoratrici e molti lavoratori hanno scelto di fermarsi, nonostante le difficoltà economiche e il costo concreto dello sciopero.
La mobilitazione ha rimesso al centro un punto essenziale: guerra ed economia di guerra ricadono direttamente sulle condizioni materiali di vita. L’aumento delle spese militari, il riarmo, il costo dei carburanti, l’aumento dei prezzi dei beni essenziali e lo smantellamento progressivo dei servizi pubblici colpiscono chi vive di salario, pensione o lavoro precario.
Mentre si trovano risorse per armi, tecnologia militare e politiche di guerra, milioni di persone fanno fatica a pagare affitti, bollette, cure sanitarie, trasporti e spesa alimentare. La sanità pubblica viene indebolita dalle liste d’attesa e dalla carenza di personale, la scuola continua a subire tagli, il welfare arretra e il lavoro resta schiacciato tra salari insufficienti, precarietà e insicurezza.
Nelle piazze, nei presidi e nei cortei è stato riaffermato il legame tra lotta contro il riarmo, difesa dei salari, diritto alla salute, scuola pubblica, sicurezza sul lavoro e solidarietà con il popolo palestinese.
Lo sciopero ha dato voce anche alla difesa dei compagni e delle compagne licenziati/e per aver rivendicato diritti, sicurezza e dignità del lavoro, e per aver detto NO al coinvolgimento delle infrastrutture civili nel trasporto di morte.
Nessun lavoratore e nessuna lavoratrice deve essere colpito/a per essersi opposto/a alla guerra, allo sfruttamento e alla movimentazione di materiale bellico.
Contro il genocidio a Gaza, contro l’economia di guerra, contro il carovita e contro l’impoverimento sociale, la risposta deve partire dai luoghi di lavoro e dai territori.
Le risorse pubbliche devono essere destinate a salari, sanità, scuola, casa, welfare, sicurezza sul lavoro e diritti sociali, non al riarmo e alle politiche di guerra.
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