Bergamo Agenda 2030

Bergamo Agenda 2030 AGENDA Bergamo 2030 è una proposta che nasce dalla società civile per dare alla Città di Bergamo una guida consapevole, competente e responsabile.

16/05/2026

COMUNICATO STAMPA.

In data 10/5/2026 è stata inviata alle principali istituzioni culturali di Bergamo (tra cui Museo delle Storie, Ateneo, Università e Orto Botanico) in merito al futuro della "Casa del Custode" e dell'intero complesso del Castello di San Vigilio una proposta di utilizzo degli spazi.

Dopo aver ottenuto l'esclusione della Casa del Custode dalle alienazioni comunali, le scriventi associazioni propongono un cambio di passo: non più un bene isolato, ma un progetto di riqualificazione unitario che coinvolga le eccellenze cittadine in vista del decennale UNESCO 2027.

L'obiettivo è trasformare il Castello in una "Porta di accesso" viva e accessibile, restituendo senso di appartenenza a un fulcro fondamentale del Patrimonio Mondiale Unesco, di cui Bergamo rappresenta il capofila all'interno del sito transnazionale fin dal 2017.

In allegato il documento con i dettagli della proposta e i
destinatari istituzionali coinvolti.

•   - la cultura che non c’è ! Sergio Gandi - Comune di Bergamo
26/04/2026

• - la cultura che non c’è !

Sergio Gandi - Comune di Bergamo

24/04/2026

3️⃣0️⃣ EFFICACIA DELLE CITTA’ 30: LO STUDIO DEI DATI

Mentre a Bologna da lunedì è tornato in vigore il limite dei 30 km/h (dopo che il Tar aveva fermato il provvedimento del Comune), arrivano i risultati di uno studio condotto dalla Fondazione Björn Steiger, organizzazione tedesca senza scopo di lucro dedicata al soccorso in emergenza e alla formazione nei primi soccorsi.

Il “Metastudie zur Wirksamkeit von Tempo-30-Zonen” della Björn Steiger ha analizzato dati ufficiali provenienti da 13 città europee e nordamericane, tra cui Londra, Edimburgo, Bruxelles, Bologna, Graz, Berlino, Zurigo, Toronto e Bilbao.

Valutando il prima e il dopo, e accorpando analisi statistiche su dati ufficiali, emergono dalla Città 30 benefici per la sicurezza stradale, l'ambiente e anche il traffico:

☑️ gli scontri calano in media tra il 20% e il 40%
☑️ i feriti si riducono fino al 30–40%
☑️ i morti diminuiscono in modo ancora più significativo, soprattutto tra gli utenti fragili (pedoni, ciclisti e bambini)
☑️ anziché aumentare, il traffico diminuisce leggermente, tra il 2 e il 5% in meno
☑️ i tempi di percorrenza restano quasi invariati o aumentano di pochi secondi
☑️ l'inquinamento da NO₂ e NOx si riduce fino al -30%
☑️ il rumore stradale cala di 1,5-2,5 dB

La conclusione è chiara: ridurre la velocità salva vite. In tutte le città analizzate si registra una diminuzione della velocità media, con riduzioni che vanno da circa 1 a 9 km/h, a seconda del contesto urbano. Anche riduzioni apparentemente modeste producono effetti rilevanti: la letteratura citata mostra che -1,6 km/h di velocità media comporta circa -5% di scontri stradali.

Casi emblematici includono Londra, dove le Zone 20 mph hanno portato a una riduzione dei morti del 40%, e Bologna, che nel primo anno di “Città 30” ha registrato un calo vicino al 50% dei decessi stradali.

Se questi temi ti stanno a cuore ❤️, entra a far parte dell'infinito gruppo di Michele e della Fondazione a lui dedicata. Per costruire una strada di tutti, a partire dal più fragile.
Diventa partecipante, qui 👇
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23/04/2026
Città Alta non è un parcheggio. E non è un cavalcavia.Dopo le code di Pasquetta, torna l’ennesima proposta: aprire anche...
07/04/2026

Città Alta non è un parcheggio. E non è un cavalcavia.

Dopo le code di Pasquetta, torna l’ennesima proposta: aprire anche Porta San Lorenzo. Come se il problema fosse far entrare meglio le auto, e non il fatto che ce ne siano già troppe. Come se la risposta a un sistema fuori controllo fosse spingerlo ancora più oltre.

Ma questa pressione, che oggi viene raccontata come inevitabile, non è affatto tale. È il prodotto preciso, coerente e prevedibile di scelte politiche portate avanti negli ultimi decenni. Non è un incidente: è una costruzione.

Si è incentivato l’accesso senza mai costruire un modello di gestione. Si è promosso il territorio senza porsi il limite della sua capacità di carico. Si è scelto il consenso immediato invece della responsabilità. E soprattutto si è arrivati a collocare parcheggi a ridosso e addirittura dentro le mura, opere volute e difese oltre ogni ragionevolezza, che hanno trasformato un patrimonio delicatissimo in una destinazione da attraversare e consumare, più che da vivere e proteggere.

Oggi si raccolgono gli effetti di quella visione. E invece di correggere la rotta, si insiste. Si propone di aprire nuovi varchi, di facilitare ulteriormente l’ingresso, di assecondare una pressione che è stata prima generata e poi lasciata crescere senza governo.

Questo è il punto politico. Non è una questione tecnica. È una responsabilità chiara.

Perché stiamo parlando di un sito riconosciuto dall’UNESCO, che dovrebbe essere tutelato secondo principi che non sono opzionali ma fondanti, richiamati anche dagli obiettivi dell’United Nations sulla sostenibilità urbana e sulla salvaguardia del patrimonio culturale.

E invece si continua a fare esattamente il contrario. Si aumenta la pressione, si abbassa la qualità, si normalizza il degrado.

Questa non è una difficoltà contingente. È l’evidenza di un’incapacità strutturale di governare il territorio. E la cosa più grave è che i danni prodotti non sono reversibili. Ogni scelta sbagliata su Città Alta lascia un segno permanente: nella vivibilità, nell’identità, nel valore stesso del luogo.

Continuare a trattare Città Alta come un’infrastruttura da attraversare, come un parcheggio da riempire o un cavalcavia da fluidificare, significa non aver capito nulla della sua natura. Significa rinunciare a proteggerla.

E soprattutto significa una cosa molto semplice: che chi ha governato e chi continua a proporre queste soluzioni non è all’altezza della responsabilità di salvaguardia culturale del patrimonio della città e della sua identità.

Comune di Bergamo Elena Carnevali Sergio Gandi Corriere Bergamo Prima Bergamo Bergamonews

Com’era facilmente prevedibile, il cielo terso e le temperature che hanno toccato i 25 gradi hanno impedito a chiunque, a Pasquetta, di restare a casa. La prima idea, per bergamaschi e non? Andare in Città Alta, presa letteralmente d’assalto da migliaia di persone. Una buona percentuale di quel...

Qui non siamo davanti a singoli incarichi, ma a un modello amministrativo.Quando le deleghe politiche si concentrano su ...
18/03/2026

Qui non siamo davanti a singoli incarichi, ma a un modello amministrativo.

Quando le deleghe politiche si concentrano su poche figure e le competenze operative vengono affidate all’esterno, il rischio è chiaro:
👉 una pubblica amministrazione che decide politicamente ma funziona tecnicamente fuori casa



🎯 SDG 16 – Istituzioni solide

Se le funzioni chiave vengono svolte da consulenti, si indeboliscono:
• responsabilità
• trasparenza
• continuità amministrativa

Non basta che le procedure siano corrette: serve chiarezza su chi fa cosa davvero.



🧠 SDG 8 – Competenze e lavoro pubblico

Il Comune oggi cerca tecnici interni. Bene.
Ma questo evidenzia un problema:
👉 perché prima si è scelto di coprire quelle funzioni con incarichi esterni?



🏙️ SDG 11 – Città sostenibili

Una città è sostenibile se ha capacità amministrativa stabile.
Non se dipende da competenze temporanee legate al mandato politico.



📌 Il nodo politico

Se per gestire cultura, comunicazione o progetti strategici servono figure esterne strutturali, allora la domanda è inevitabile:

👉 le competenze sono dentro il Comune o fuori?



Non è solo una questione di costi.
È una questione di struttura del potere amministrativo.

👉 rafforziamo davvero la macchina pubblica
oppure
👉 la stiamo progressivamente svuotando?

È su questo che si misura la coerenza con l’Agenda 2030.

BERGAMO: QUANDO LA POLITICA SOSTITUISCE LE COMPETENZE

Negli ultimi anni il Comune di Bergamo ha fatto sempre più ricorso a consulenze e collaborazioni esterne per svolgere funzioni che, almeno in teoria, dovrebbero essere coperte dalla struttura amministrativa interna o dalle competenze degli stessi assessori.

Non si tratta soltanto di incarichi tecnici legati a opere pubbliche o a progetti specifici, ma anche di figure inserite stabilmente nello staff politico-amministrativo per periodi pluriennali, con contratti pagati dal Comune.

Il fenomeno si inserisce in un modello amministrativo che si è accentuato con la nuova giunta insediata nel 2024, caratterizzata da una forte concentrazione di deleghe in poche persone. Un esempio emblematico è quello del vicesindaco, che si trova a gestire contemporaneamente settori molto diversi tra loro: cultura, rapporti con l’università, bilancio, tributi e commercio.

È difficile pensare che una sola persona possa possedere competenze tecniche approfondite in ambiti così differenti. Il passaggio negli anni da assessorati come la sicurezza a quelli culturali o finanziari non sembra indicare una specializzazione specifica, quanto piuttosto una nomina politica legata agli equilibri della giunta.
Ed è proprio in questi casi che entra in gioco il ricorso a consulenti e collaboratori esterni.

1) Uno degli episodi più discussi riguarda la ricerca di una figura esterna per affiancare il vicesindaco nella gestione dell’assessorato alla cultura.
Palazzo Frizzoni ha pubblicato un avviso per selezionare un referente delle relazioni in ambito culturale con un incarico part-time al 70%.
Il compenso previsto è di circa 33 mila euro lordi annui, con un contratto iniziale di alcuni mesi prorogabile. L’incarico è stato poi affidato ad Arianna Bertone, scelta dopo una selezione pubblica a cui avevano partecipato oltre 150 candidati.
Il caso ha suscitato polemiche politiche anche perché la stessa professionista aveva già lavorato nello stesso assessorato come interinale prima della conclusione della selezione pubblica.

Al di là delle polemiche procedurali, il punto politico resta evidente: se l’assessore possiede le competenze necessarie per gestire il settore culturale, perché è necessario affiancargli una figura esterna che svolga proprio quelle funzioni operative?

2) Un secondo esempio riguarda la comunicazione istituzionale del Comune.
L’amministrazione ha affidato a una professionista esterna l’incarico di coordinare le attività di comunicazione dell’ente. Il contratto ha durata triennale, con un compenso complessivo vicino ai 100 mila euro, pari a circa 33 mila euro lordi annui.

La figura ha il compito di seguire la comunicazione istituzionale del Comune, la produzione di contenuti informativi e il supporto alla comunicazione dei progetti strategici dell’amministrazione.
Anche in questo caso non si tratta di una consulenza occasionale, ma di una collaborazione continuativa che accompagna l’intero mandato amministrativo.

Quanto costa tutto questo?
Secondo i dati pubblicati nella sezione Amministrazione Trasparente del Comune, negli ultimi anni gli incarichi di consulenza e collaborazione esterna hanno comportato diverse centinaia di migliaia di euro di spesa complessiva ogni anno.
Le cifre variano a seconda degli incarichi attivi, ma negli ultimi mandati si è registrata una spesa annuale che oscilla indicativamente tra 400.000 e 600.000 Euro tra incarichi di consulenza professionale, collaborazioni di staff e incarichi fiduciari legati agli uffici degli assessori e del sindaco.

Solo alcune delle collaborazioni più recenti – come la consulenza per la comunicazione e quella per il supporto culturale – superano complessivamente i 100.000 Euro nell’arco del mandato.
Si tratta di cifre che, prese singolarmente, possono sembrare limitate nel bilancio complessivo di un grande Comune, ma che nel loro insieme mostrano come il ricorso a consulenze esterne sia diventato una componente strutturale dell’organizzazione amministrativa.

A rendere ancora più evidente la contraddizione è una notizia recente: il Comune ha pubblicato un bando per assumere cinque tecnici a tempo indeterminato nei settori urbanistica, edilizia e opere pubbliche; le nuove figure serviranno a rafforzare la pianificazione urbanistica e la gestione dei lavori pubblici della città, due settori che negli ultimi anni hanno registrato un forte aumento delle attività e dei progetti.

Il Comune riconosce quindi esplicitamente la necessità di rafforzare le competenze tecniche interne attraverso concorsi pubblici.
Ma questo rafforzamento arriva dopo anni in cui l’amministrazione ha fatto ampio ricorso a consulenze e collaborazioni esterne per supportare le scelte politiche e amministrative.

Il paradosso è evidente: da un lato si cercano tecnici qualificati per rafforzare la macchina comunale, dall’altro si moltiplicano incarichi esterni per coprire funzioni operative che potrebbero essere svolte da personale interno.
Il nodo politico di fondo resta lo stesso: gli assessorati vengono spesso assegnati sulla base di equilibri politici o di partito, più che sulla base delle competenze specifiche delle persone nominate.

Il risultato è un sistema in cui l’assessore mantiene la titolarità politica della delega, mentre le competenze tecniche vengono affidate a consulenti o collaboratori esterni.

Invece di nominare un assessore con competenze specifiche nel settore – o di rafforzare stabilmente gli uffici comunali – si preferisce affidare l’assessorato a una figura politicamente vicina e poi integrare le competenze mancanti con incarichi professionali pagati dall’ente pubblico.

Questo modello rischia di produrre un effetto paradossale; formalmente l’amministrazione comunale è guidata da assessori nominati dalla sindaca, ma nella pratica molte funzioni operative vengono svolte da collaboratori esterni, consulenti o figure di staff.

Non è solo una questione di costi – pur rilevante – ma anche di principio.
La pubblica amministrazione dovrebbe basarsi su competenze selezionate tramite concorso e su una struttura stabile di funzionari pubblici: quando invece la gestione quotidiana delle politiche pubbliche viene affidata a consulenti esterni scelti con incarichi temporanei, il rischio è quello di creare una sorta di amministrazione parallela, composta da collaboratori che non fanno parte dell’organico comunale ma che di fatto ne svolgono alcune funzioni chiave.

Alla fine resta una domanda molto semplice: se per gestire cultura, comunicazione, bilancio o progetti strategici servono consulenti esterni pagati dal Comune, a cosa servono nella realtà gli assessori nominati per occuparsi di quei settori?

11/03/2026
Quello che è successo in via Camozzi non è solo una tragedia individuale: è il sintomo di un’impostazione che, ancora og...
20/02/2026

Quello che è successo in via Camozzi non è solo una tragedia individuale: è il sintomo di un’impostazione che, ancora oggi, mette al centro il flusso delle auto e non la fragilità delle persone.

Un contasecondi può aiutare, certo. Ma se la logica resta quella di “dare il tempo giusto” al pedone senza rallentare davvero il traffico, il messaggio implicito è chiaro: devi sbrigarti. E questo, in una città dove muoiono novantenni sulle strisce, suona paradossale.
Stiamo davvero chiedendo a un uomo di 90 anni di calcolare i secondi e scattare come un centometrista?
La tecnologia non dovrebbe servire a cronometrare i pedoni, ma a governare i veicoli.
Se la priorità resta la fluidità delle auto, non risolveremo il problema.

Le soluzioni strutturali esistono e sono note:

- tempi semaforici calibrati sulle persone più fragili, non sulla media atletica
- attraversamenti rialzati e carreggiate ristrette
- “zone 30” reali e controllate
- semafori intelligenti che rilevano la presenza del pedone e bloccano il traffico finché non ha completato l’attraversamento
- sistemi di sicurezza attiva sui mezzi pesanti (frenata automatica, rilevamento pedoni, limitatori urbani)

La vera innovazione è spostare la responsabilità dal pedone all’automobilista.
È l’auto che deve adattarsi alla città, non il contrario.

Finché continueremo a progettare gli incroci per far scorrere il traffico invece che per proteggere le persone, ogni intervento rischia di essere solo un cerotto tecnologico su un modello sbagliato.

La sicurezza stradale non si misura in contasecondi.
Si misura in vite salvate.

E Bergamo è purtroppo ancora molto lontana dall'obbiettivo dei GLOBAL GOALS 2030!!!

Sergio Gandiberlanda.1460 (che non si lascia taggare)
Elena Carnevali
Comune di Bergamo
Progetto BASE - Bergamo Accogliente Solidale Ecologista

Via Camozzi, dopo l'incidente mortale arriva il contasecondi: "Vogliamo estenderlo a tutti i semafori della città"

Indirizzo

Bergamo
24100

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