23/07/2026
La Camera ha respinto la richiesta di autorizzazione a procedere per l’acquisizione delle chat telefoniche nel caso che riguarda il sottosegretario Andrea Delmastro. In risposta, i parlamentari del Movimento 5 Stelle hanno occupato simbolicamente i banchi del Governo, denunciando quella che ritengono una grave scelta a tutela del potere politico.
È una protesta legittima. Ma dobbiamo avere il coraggio di dirci una verità. Queste iniziative, da sole, non producono più alcun effetto.
Da anni assistiamo agli stessi gesti. Si occupano i banchi del Governo, si espongono cartelli, si alza la voce in aula, si rilasciano dichiarazioni ai giornali. Poi, il giorno successivo, tutto torna come prima. La maggioranza continua a governare, i cittadini passano ad altro e l’attenzione mediatica svanisce nel giro di poche ore.
La lotta alla mafia è sempre stata uno dei capisaldi rivendicati dal Governo e dalla maggioranza di centrodestra. Proprio per questo, una decisione come quella di negare l’autorizzazione richiesta viene percepita da molti come un segnale in contraddizione con quella linea politica. Quando si sceglie di non consentire l’acquisizione di elementi che potrebbero contribuire all’accertamento dei fatti, il messaggio che arriva all’opinione pubblica rischia di indebolire quella fermezza nella difesa della legalità che è stata più volte proclamata come valore fondamentale.
Se davvero si ritiene che una decisione parlamentare rappresenti un grave vulnus per la trasparenza, per l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge e per la credibilità delle istituzioni, allora serve una risposta politica diversa, capace di scuotere l’opinione pubblica.
E’ arrivato il momento di non partecipare più ai lavori dell’Aula per un periodo significativo, spiegando quotidianamente ai cittadini le ragioni di quella scelta. Un’assenza motivata, non come forma di disinteresse, ma come atto di denuncia politica, accompagnata da una presenza costante nelle piazze, nei territori, sui social e nei mezzi di informazione.
L’obiettivo non sarebbe bloccare il Parlamento, ma rendere evidente che non si tratta di una normale dinamica tra maggioranza e opposizione. Sarebbe un modo per far comprendere ai cittadini che determinate decisioni riguardano tutti, indipendentemente dall’appartenenza politica.
Le proteste simboliche hanno avuto un senso in passato. Oggi rischiano di trasformarsi in immagini già viste, incapaci di incidere sul dibattito pubblico. Se l’opposizione vuole davvero mobilitare il Paese, deve trovare strumenti nuovi, più incisivi e più capaci di coinvolgere l’opinione pubblica.
Continuare a ripetere gli stessi gesti aspettandosi risultati diversi significa accettare che tutto rimanga immutato. Se invece si ritiene che la posta in gioco sia la difesa delle istituzioni democratiche e della fiducia dei cittadini, allora è arrivato il momento di cambiare strategia e costruire una mobilitazione che esca dai palazzi e raggiunga il Paese reale. Forza e coraggio