Associazione Culturale "Il Quarto Ponte"

Associazione Culturale "Il Quarto Ponte" Associazione di Mediatori Linguistici Culturali (MLC) che opera nelle istituzioni pubbliche e private

La domenica scorsa il  28 sett.abbiamo passato a Vicenza nella Piazza dei Signori , in  bona compagnia. Circondati  dall...
01/10/2025

La domenica scorsa il 28 sett.abbiamo passato a Vicenza nella Piazza dei Signori , in bona compagnia. Circondati dalla brava gente che dedicano il loro tempo libero ad altri. Ringrazio hai nostri mediatori per tentare ancora un volta ad aiutare prossimo, di pubblicizzare la nostra associazione Il4°Ponte e nostro gruppo di consumatori tutelati di Diora International. Grazie e ci vediamo l'anno prossimo. Grazie Adri, Latifa, Alessandro e Fausto.

ROBINSON CRUSOE, VENERDÌ E L’INTERDIPENDENZADopo dodici anni vissuti in isolamento nell’isola sconosciuta a cui era appr...
23/07/2025

ROBINSON CRUSOE, VENERDÌ E L’INTERDIPENDENZA

Dopo dodici anni vissuti in isolamento nell’isola sconosciuta a cui era approdato a seguito del naufragio della sua nave, Robinson Crusoe incontra un indigeno locale, a cui salva la vita liberandolo da una tribù di cannibali.
L’indigeno gli giura fedeltà assoluta diventando il suo leale servitore e Robinson lo chiama Venerdì, in ricordo del giorno del loro incontro.
Da allora formano una coppia perfetta per soddisfare le reciproche esigenze.
Venerdì aiuta Robinson Crusoe ad affrontare le insidie di quell’ambiente ostile e a creare condizioni di esistenza tollerabili e Robinson Crusoe aiuta Venerdì a capire le domande fondamentali della vita, in quello che oggi potremmo definire un “percorso di educazione”.
Uno ha bisogno dell’altro, e viceversa: è il principio dell’interdipendenza.
È lo stesso principio che anima un interessante e concreto progetto, promotore di un’economia che pone al centro le persone, secondo una visione basata sui quattro punti cardinali “Aiuto, Amore, Onestà e Condivisione”, che presentiamo di seguito.

Continuano le presentazioni degli scrittori stranieri che vivono in Italia e scrivono in italiano.
07/07/2025

Continuano le presentazioni degli scrittori stranieri che vivono in Italia e scrivono in italiano.

M𝘦𝘴𝘴𝘢𝘨𝘨𝘪𝘰 𝘥𝘪 𝙀𝙯𝙯𝙞𝙙𝙚𝙚𝙣 𝙎𝙝𝙚𝙝𝙖𝙗, 𝘨𝘪𝘰𝘷𝘢𝘯𝘦 𝘮𝘦𝘥𝘪𝘤𝘰 𝘥𝘪 𝘎𝘢𝘻𝘢 𝘦 𝘴𝘤𝘳𝘪𝘵𝘵𝘰𝘳𝘦, 𝘤𝘩𝘦 𝘩𝘢 𝘢𝘧𝘧𝘪𝘥𝘢𝘵𝘰 𝘢 𝘵𝘸𝘪𝘵𝘵𝘦𝘳 (). *Facciamo girare!*"Non c...
19/06/2025

M𝘦𝘴𝘴𝘢𝘨𝘨𝘪𝘰 𝘥𝘪 𝙀𝙯𝙯𝙞𝙙𝙚𝙚𝙣 𝙎𝙝𝙚𝙝𝙖𝙗, 𝘨𝘪𝘰𝘷𝘢𝘯𝘦 𝘮𝘦𝘥𝘪𝘤𝘰 𝘥𝘪 𝘎𝘢𝘻𝘢 𝘦 𝘴𝘤𝘳𝘪𝘵𝘵𝘰𝘳𝘦, 𝘤𝘩𝘦 𝘩𝘢 𝘢𝘧𝘧𝘪𝘥𝘢𝘵𝘰 𝘢 𝘵𝘸𝘪𝘵𝘵𝘦𝘳 (). *Facciamo girare!*

"Non c’è internet, nessunM𝘦𝘴𝘴𝘢𝘨𝘨𝘪𝘰 𝘥𝘪 𝙀𝙯𝙯𝙞𝙙𝙚𝙚𝙣 𝙎𝙝𝙚𝙝𝙖𝙗, 𝘨𝘪𝘰𝘷𝘢𝘯𝘦 𝘮𝘦𝘥𝘪𝘤𝘰 𝘥𝘪 𝘎𝘢𝘻𝘢 𝘦 𝘴𝘤𝘳𝘪𝘵𝘵𝘰𝘳𝘦, 𝘤𝘩𝘦 𝘩𝘢 𝘢𝘧𝘧𝘪𝘥𝘢𝘵𝘰 𝘢 𝘵𝘸𝘪𝘵𝘵𝘦𝘳 (). *Facciamo girare!*

"Non c’è internet, nessun segnale, nessun suono. Nessun moð⁸ndo fuori da questa gabbia.
Ho M𝘦𝘴𝘴𝘢𝘨𝘨𝘪𝘰 𝘥𝘪 𝙀𝙯𝙯𝙞𝙙𝙚𝙚𝙣 𝙎𝙝𝙚𝙝𝙖𝙗, 𝘨𝘪𝘰𝘷𝘢𝘯𝘦 𝘮𝘦𝘥𝘪𝘤𝘰 𝘥𝘪 𝘎𝘢𝘻𝘢 𝘦 𝘴𝘤𝘳𝘪𝘵𝘵𝘰𝘳𝘦, 𝘤𝘩𝘦 𝘩𝘢 𝘢𝘧𝘧𝘪𝘥𝘢𝘵𝘰 𝘢 𝘵𝘸𝘪𝘵𝘵𝘦𝘳 (). *Facciamo girare!*

"Non c’è internet, nessun segnale, nessun suono. Nessun mondo fuori da questa gabbia.
Ho camminato 30 minuti tra le macerie e la polvere. Non in cerca di una fuga, ma per un frammento di segnale, giusto per sussurrare: “Siamo ancora vivi”.
Non perché qualcuno stia ascoltando, ma perché morire inascoltati è la morte finale.
Gaza è in silenzio ora. Non per pace, ma per annientamento. Non un silenzio di quiete, ma di soffocamento. Hanno tranciato l’ultimo cavo. Nessun messaggio esce, nessuna immagine entra. Anche il lutto è stato vietato. Ho sorpassato cadaveri di edifici, di case, di uomini. Qualcuno respirava, qualcuno no.
Tutti cancellati dalla stessa mano che ha cancellato le nostre voci. Questo non è semplicemente un assedio di bombe, è un assedio della memoria. Una guerra contro la nostra capacità di dire “Siamo qui”.
I bombardamenti non si sono mai fermati, soprattutto a Jabalia. Hanno bombardato le strade dove i bambini supplicavano per del cibo. Hanno bombardato le file dove le mamme aspettavano la farina. Hanno bombardato la fame stessa. Niente cibo. Niente acqua. Niente via di fuga. E quelli che ci provano, quelli che raggiungono gli aiuti, vengono abbattuti. La gente muore qui, e nessuno lo sa. Non perché le uccisioni si sono fermate, ma perché l’uccisione della connessione ha avuto successo.Internet era il nostro ultimo respiro. Non era un lusso, era l’ultima prova della nostra umanità. E ora è andata. E nel buio, massacrano senza conseguenze.
Ho trovato questo tenue segnale con la eSIM come un uomo morente trova un bagliore di luce.
Sto sotto questo cielo spezzato, rischiando la morte non per salvarmi, ma per mandare questo messaggio. Un singolo messaggio, un’ultima resistenza. Se state leggendo questo, ricordatelo: Abbiamo camminato in mezzo al fuoco per dirlo. Non siamo stati in silenzio. Non siamo stati silenziati. E quando la connessione sarà ristabilita, la verità sanguinerà attraverso i cavi, e il mondo saprà quello che ha deciso di non vedere..."M𝘦𝘴𝘴𝘢𝘨𝘨𝘪𝘰 𝘥𝘪 𝙀𝙯𝙯𝙞𝙙𝙚𝙚𝙣 𝙎𝙝𝙚𝙝𝙖𝙗, 𝘨𝘪𝘰𝘷𝘢𝘯𝘦 𝘮𝘦𝘥𝘪𝘤𝘰 𝘥𝘪 𝘎𝘢𝘻𝘢 𝘦 𝘴𝘤𝘳𝘪𝘵𝘵𝘰𝘳𝘦, 𝘤𝘩𝘦 𝘩𝘢 𝘢𝘧𝘧𝘪𝘥𝘢𝘵𝘰 𝘢 𝘵𝘸𝘪𝘵𝘵𝘦𝘳 (). *Facciamo girare!*

"Non c’è internet, nessun segnale, nessun suono. Nessun mondo fuori da questa gabbia.
Ho camminato 30 minuti tra le macerie e la polvere. Non in cerca di una fuga, ma per un frammento di segnale, giusto per sussurrare: “Siamo ancora vivi”.
Non perché qualcuno stia ascoltando, ma perché morire inascoltati è la morte finale.
Gaza è in silenzio ora. Non per pace, ma per annientamento. Non un silenzio di quiete, ma di soffocamento. Hanno tranciato l’ultimo cavo. Nessun messaggio esce, nessuna immagine entra. Anche il lutto è stato vietato. Ho sorpassato cadaveri di edifici, di case, di uomini. Qualcuno respirava, qualcuno no.
Tutti cancellati dalla stessa mano che ha cancellato le nostre voci. Questo non è semplicemente un assedio di bombe, è un assedio della memoria. Una guerra contro la nostra capacità di dire “Siamo qui”.
I bombardamenti non si sono mai fermati, soprattutto a Jabalia. Hanno bombardato le strade dove i bambini supplicavano per del cibo. Hanno bombardato le file dove le mamme aspettavano la farina. Hanno bombardato la fame stessa. Niente cibo. Niente acqua. Niente via di fuga. E quelli che ci provano, quelli che raggiungono gli aiuti, vengono abbattuti. La gente muore qui, e nessuno lo sa. Non perché le uccisioni si sono fermate, ma perché l’uccisione della connessione ha avuto successo.Internet era il nostro ultimo respiro. Non era un lusso, era l’ultima prova della nostra umanità. E ora è andata. E nel buio, massacrano senza conseguenze.
Ho trovato questo tenue segnale con la eSIM come un uomo morente trova un bagliore di luce.
Sto sotto questo cielo spezzato, rischiando la morte non per salvarmi, ma per mandare questo messaggio. Un singolo messaggio, un’ultima resistenza. Se state leggendo questo, ricordatelo: Abbiamo camminato in mezzo al fuoco per dirlo. Non siamo stati in silenzio. Non siamo stati silenziati. E quando la connessione sarà ristabilita, la verità sanguinerà attraverso i cavi, e il mondo saprà quello che ha deciso di non vedere..." 30 minuti tra le macerie e la polvere. Non in cerca di una fuga, ma per un frammento di segnale, giusto per sussurrare: “Siamo ancora vivi”.
Non perché qualcuno stia ascoltando, ma perché morire inascoltati è la morte finale.
Gaza è in silenzio ora. Non per pace, ma per annientamento. Non un silenzio di quiete, ma di soffocamento. Hanno tranciato l’ultimo cavo. Nessun messaggio esce, nessuna immagine entra. Anche il lutto è stato vietato. Ho sorpassato cadaveri di edifici, di case, di uomini. Qualcuno respirava, qualcuno no.
Tutti cancellati dalla stessa mano che ha cancellato le nostre voci. Questo non è semplicemente un assedio di bombe, è un assedio della memoria. Una guerra contro la nostra capacità di dire “Siamo qui”.
I bombardamenti non si sono mai fermati, soprattutto a Jabalia. Hanno bombardato le strade dove i bambini supplicavano per del cibo. Hanno bombardato le file dove le mamme aspettavano la farina. Hanno bombardato la fame stessa. Niente cibo. Niente acqua. Niente via di fuga. E quelli che ci provano, quelli che raggiungono gli aiuti, vengono abbattuti. La gente muore qui, e nessuno lo sa. Non perché le uccisioni si sono fermate, ma perché l’uccisione della connessione ha avuto successo.Internet era il nostro ultimo respiro. Non era un lusso, era l’ultima prova della nostra umanità. E ora è andata. E nel buio, massacrano senza conseguenze.
Ho trovato questo tenue segnale con la eSIM come un uomo morente trova un bagliore di luce.
Sto sotto questo cielo spezzato, rischiando la morte non per salvarmi, ma per mandare questo messaggio. Un singolo messaggio, un’ultima resistenza. Se state leggendo questo, ricordatelo: Abbiamo camminato in mezzo al fuoco per dirlo. Non siamo stati in silenzio. Non siamo stati silenziati. E quando la connessione sarà ristabilita, la verità sanguinerà attraverso i cavi, e il mondo saprà quello che h⁰a deciso di non vedere..." segnale, nessun suono. Nessun mondo fuori da questa gabbia.
Ho camminato 30 minuti tra le macerie e la polvere. Non in cerca di una fuga, ma per un frammento di segnale, giusto per sussurrare: “Siamo ancora vivi”.
Non perché qualcuno stia ascoltando, ma perché morire inascoltati è la morte finale.
Gaza è in silenzio ora. Non per pace, ma per annientamento. Non un silenzio di quiete, ma di soffocamento. Hanno tranciato l’ultimo cavo. Nessun messaggio esce, nessuna immagine entra. Anche il lutto è stato vietato. Ho sorpassato cadaveri di edifici, di case, di uomini. Qualcuno respirava, qualcuno no.
Tutti cancellati dalla stessa mano che ha cancellato le nostre voci. Questo non è semplicemente un assedio di bombe, è un assedio della memoria. Una guerra contro la nostra capacità di dire “Siamo qui”.
I bombardamenti non si sono mai fermati, soprattutto a Jabalia. Hanno bombardato le strade dove i bambini supplicavano per del cibo. Hanno bombardato le file dove le mamme aspettavano la farina. Hanno bombardato la fame stessa. Niente cibo. Niente acqua. Niente via di fuga. E quelli che ci provano, quelli che raggiungono gli aiuti, vengono abbattuti. La gente muore qui, e nessuno lo sa. Non perché le uccisioni si sono fermate, ma perché l’uccisione della connessione ha avuto successo.Internet era il nostro ultimo respiro. Non era un lusso, era l’ultima prova della nostra umanità. E ora è andata. E nel buio, massacrano senza conseguenze.
Ho trovato questo tenue segnale con la eSIM come un uomo morente trova un bagliore di luce.
Sto sotto questo cielo spezzato, rischiando la morte non per salvarmi, ma per mandare questo messaggio. Un singolo messaggio, un’ultima resistenza. Se state leggendo questo, ricordatelo: Abbiamo camminato in mezzo al fuoco per dirlo. Non siamo stati in silenzio. Non siamo stati silenziati. E quando la connessione sarà ristabilita, la verità sanguinerà attraverso i cavi, e il mondo saprà quello che ha deciso di non vedere..."

Vent'anni fa la neo costituita Associazione dei Mediatori Linguistici Culturali (MLC) Il 4° Ponte ha cominciato a organi...
19/06/2025

Vent'anni fa la neo costituita Associazione dei Mediatori Linguistici Culturali (MLC) Il 4° Ponte ha cominciato a organizzare le feste culturali dove si scoprivano anche nuovi talenti tra gli stranieri e gli italiani.
Perché non riprendere le buone abitudini nella nostra nuova pagina Facebook?

Oggi vi invitiamo a riscaldarvi i cuori con i colori caldi dell'artista Giorgia Napolitano.

Biografia

Giorgia Napolitano
Nata Bukarest nel 1991 inizio percorso personale d'arte 2010 inizio studi in Accademia di Venezia si mise in proprio a fare piccole mostre personali con amici artisti
“ Project Civilizzation” partecipando anche ad eventi fatti da loro .
Nel 2025 ho fatto una mostra a Sutri e due a Cartigliano con Circolo artisti di Cartigliano .le opere sono ispirate all universo con colori vivaci che rappresentano i colori di chacra.

Questa settimana vi presentiamo la scritrice di origine croata che vive in Italia e scrive in italiano VESNA STANIĆ con ...
16/06/2025

Questa settimana vi presentiamo la scritrice di origine croata che vive in Italia e scrive in italiano
VESNA STANIĆ
con breve raconto intotolato:

TIHI DON

Il palazzo dove abito è stato costruito per gli operai, durante lImpero Austro-ungarico. Siamo in un lembo del nord-est italiano che è diventato il melting pot, portando ancora, evidenti, le tracce della nostalgia per la mitteleuropea. Gente venuta da sud, da est, da nord. Adesso ci vivono croati, serbi, albanesi, africani e altre etnie. Una donna brasiliana si è stabilità da poco nel terzo piano del palazzo, lamentandosi per la mancata vista mare.
Dei miei vicini sullo stesso pianerottolo, non sapevo nulla. Sentivo talvolta aprire e chiudere la porta d'ingresso, sentivo le voci, il riso degli amici. Qualche incontro veloce è avvenuto, mentre si trafficava intorno alla chiusura della porta. Non sapevo di che nazionalità erano e non pensavo di indagare.
Ci incontrammo dopo il Capodanno e ci salutammo.
Non riuscivo ad aprire la porta velocemente come sempre. A lui accadeva la stessa cosa.
- Passato buone feste? mi chiese, mentre si trafficava con le chiavi.
- Si, grazie, ho passato bene le feste. Sono tornata ieri dal viaggio. Anche voi? chiesi, contenta dell'approccio.
- Si, noi abbiamo passato bene le feste, tra poco ci sarà il nostro Natale rispose sorridente: è bello festeggiare!
- Ah, siete ortodossi, siete serbi? chiesi ancora non rivelando le mie origini.
- No, siamo ucraini.
- Oh, di dove?
- Tu conosci L'Ucraina, no? disse come se lì fossi di casa. Sorrideva inclinando la testa bionda e mi fissava con i suoi occhi azzurri. Vero slavo, pensai.
- No, non conosco L'Ucraina, purtroppo.
- Si, ma sai, c'è Ucraina ovest e Ucraina est. Io vengo da Ucraina est e lì parliamo russo.
- Parlate russo perché siete russi? chiesi incuriosita.
- No, non sono russo, io sono Tartaro.
- Tartaro? quasi svenni! Tartaro come vicino di casa! Avrei voluto vederlo agile, dai profondi occhi neri e fiammanti; aggressivo avanzare nella steppa in groppa di un cavallo dal manto scuro. Invece no, il biondo giovane aveva laria pacifica e tranquilla, sorridente e per nulla truce. Mi ricordai l'assalto dei Tartari a Zagabria; le case e chiese distrutte. Certo, accadde in un passato lontano. Mi venne in mente un racconto della loro presenza più recente.

Non molto tempo fa, quando ancora esisteva L'Unione Sovietica, quando le sei repubbliche degli Slavi del sud erano unite in un paese chiamato Jugoslavia, negli anni dell'unione tra Repubblica Cecca e Slovacca, oggi pacificamente divise, ho conosciuto un giornalista italiano in vacanza sull'isola di Lussino. Lui viveva a Praga con la moglie praghese e scriveva per il Paese sera. Mi raccontò cosa avvenne il giorno dell'invasione Sovietica a Praga. Lui era lì, a letto con la bellissima e biondissima moglie cecca quando alle cinque del mattino sentii un trambusto e dei rumori assordanti sotto casa. Si affacciò e vide un carrarmato con la stella rossa che lo mise in agitazione. Non credeva ai suoi occhi! Ancor più gli sembrò di avere un incubo, quando si accorse che accanto al mezzo militare era ritto un uomo con enormi baffi neri e un lungo codino. L'uomo era a torso n**o e cuoceva le uova sulla fiammella del bestione ferrato. Una colazione alquanto particolare!
- Erano tartari. Non erano dei soldati russi ma tartari. Non sapevano nemmeno dove fossero! aveva esclamato.
- Tutti tartari? chiesi incredula.
- Molti. disse sicuro, anche se una parte del racconto lo addebitai alla fervida immaginazione del giornalista.

LUnione sovietica si è dissolta, la Ceccoslovacchia non esiste più, alla Jugoslavia è toccata la stessa fine in un modo cruento e non esiste più nemmeno il giornale Paese sera. I tartari ci sono ma anche loro sono cambiati. Uno di loro è il mio nuovo vicino di casa.
Ero sopraffatta dai pensieri, ma mi accorsi che l'uomo biondo mi sorrideva e allora gli dissi:
Io sono croata.
Croata ripeté - allora Lei ci capisce.
Credo di si, noi abbiamo studiato molto Tolstoj, Dostojevskij..
Oooh, Tolstoj!
Siii, Tolstoj dissi con entusiasmo ricordando il professore al liceo che ci consolava riguardo alla lettura del mitico scrittore: Non vi preoccupate, nessuno ha letto Guerra e pace fino alla fine!
E Dostojevskij? chiesi al mio interlocutore.
Oooh, Dostojevskij! Grande Dostojevskij! Aah Puskin!
Si, Puskin.- ridevamo entrambi come se parlassimo di amici comuni.
Mia madre Franciska recitava spesso le poesie di Puskin, mentre era affaccendata in cucina. Ogni passo, tra la pentola e la dispensa, valeva una strofa. Poi, finita la poesia si arrabbiava: Quanto sono stupidi gli uomini! Morire in duello! Per una donna! Così giovane.
Pensai di nuovo ai Tartari, mentre guardavo gli occhi azzurri del giovane uomo. Poi, mi vennero in mente altri uomini a cavallo: i cosacchi! Vidi improvvisamente un grande fiume; ma si, il fiume Don! Il grande, mitico corso d'acqua che insieme al fiume Volga colorava il mio mondo immaginario durante gli anni di studi.
- Tihi Don?! Placido Don, lo conosce, no?
Tihi Don!! Si, Tihi Don! Il grande Sciolochov. Certo, che libro meraviglioso!
Quanto avevo in comune con i Tartari, ho pensato soddisfatta! I suoi occhi si erano riempiti di incredibile luminosità. Eravamo stupiti, come i vecchi parenti che si ritrovavano dopo anni d'oblio.
- Ci sarebbe tanto di cui parlare! disse muovendo la testa in segno di conferma.
- Si, mi piacerebbe molto. Capiterà, no? risposi ridendo anch'io, emozionata. Ci augurammo ancora un felice anno.

Entrai in casa, pensando a Placido Don. Era un libro che ho amato molto. Ora era ritornato a gala, emerso dal lontano passato di letture. Due tomi dei quattro esistenti, mi vennero in mente con tutta la forza dei suoi personaggi, grazie al mio vicino, tartaro.

Spesso, in passato, avevo sognato a occhi aperti i colori del fiume, le piccole conchiglie color madreperla, la ghiaia lungo le sponde e l'immenso cielo sopra il verde della pianura. Immaginavo le vallate e le colline in primavera, oppure tutto il paesaggio ricoperto di candida neve nei lunghi, freddi inverni. Vedevo i cosacchi sui cavalli a galloppo, fieri e forti.

Cordinazione Melita Richter
Libri migranti

Edito novembre 2015
Cosmo Iannone editore

Biografia

Vesna Stanić è nata a Zagabria dove ha studiato presso l'Accademia di arte scenica e di Belle Arti. Nella cittá natale ha lavorato come giornalista per alcuni settimanali e ha collaborato con la RadioTV locale.
Alla fine degli anni settanta si è trasferita a Roma. Come traduttrice ha collaborato con le agenzie di Roma e di Firenze. In Italia ha pubblicato il romanzo "L'isola di pietra", la prima edizione (Aiep 2000) e ha tradotto in italiano il romanzo di Meša Selimović "La fortezza"(Besa 2004). Alcune sue poesie sono state inserite nel Quaderno Balcanico II della collana "Cittadini della poesia" (Loggia de' Lanzi 2000). Suoi racconti sono comparsi, fra gli altri, su "L'Unità" e "Alias" -"Il Manifesto", la rivista on line El Ghibli e altri. Un suo breve racconto è stato pubblicato nella raccolta letteraria di PEN club Trieste, Leopardinfinito. Vive e lavora a Trieste.

Il direttore di Bassanonet Alessandro Tich, nostro socio, ha realizzato un reportage da Trieste che vi invitiamo a legge...
14/06/2025

Il direttore di Bassanonet Alessandro Tich, nostro socio, ha realizzato un reportage da Trieste che vi invitiamo a leggere

Humanum Est. Solidarietà senza confini, nel vero senso della parola. Da Bassano del Grappa a Trieste per portare cibo, medicine e biancheria ai migranti arrivati a piedi lungo la rotta balcanica, assistiti quotidianamente dall’ODV Linea d’Ombra

BiografiaBlanca Marina Ratner è nata a Buenos Aires da padre di originebielorussa nato in Polonia e madre argentina di o...
12/06/2025

Biografia
Blanca Marina Ratner è nata a Buenos Aires da padre di origine
bielorussa nato in Polonia e madre argentina di origine ucraina.
Diplomata in chimica, ha compiuto studi di Biologia all’Università di
Padova e vive in Italia dal 1988, lavorando per diverse realtà che
operano nel campo della disabilità nel Veneto. La scrittura è la sua
compagna sin dalla tenera età.
Ha partecipato al concorso letterario “Lingua madre” e un suo
racconto (Il distacco, inserito in questo volume) è stato pubblicato
nell’edizione 2019 dell’antologia che raccoglie le opere degli autori
selezionati.
Ha pubblicato anche il racconto La famiglia nella stalla, inserito nel
volume In sospensione tra due mondi, uscito per la regione
autonoma Trentino- Alto Adige. Ha partecipato con racconti a tema
a diversi reading organizzati dalla “Fucina Letteraria” di Marostica
(Vicenza).
Nel 2020 è uscito il suo libro Il viaggio - El viaje, un romanzo-diario
ispirato ad un suo viaggio di ritorno in Argentina alla riscoperta delle
proprie radici e della propria vera identità.

Una settimana fa siamo stati ospiti, noi della associazione Il 4°Ponte, nella festa per il 30 anni dalla costituzione de...
11/06/2025

Una settimana fa siamo stati ospiti, noi della associazione Il 4°Ponte, nella festa per il 30 anni dalla costituzione
dell' Associazione kosovara "Bashkimi Kombetar".
Grazie per 20 anni di una bella collaborazione nelle nostre Feste culturali.

Indirizzo

Via Angarano, 147
Bassano Del Grappa
36061

Sito Web

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