13/06/2026
Siamo di Dio, un popolo in missione.
Nella XI domenica del Tempo Ordinario leggiamo dal Vangelo di Matteo l’inizio del discorso missionario (Mt 9,36-10,8) con cui Gesù delinea l’identità della Chiesa e della sua missione. Il tema della pericope evangelica
è il filo conduttore anche delle altre due letture.
L’elemento fondamentale della missione è l’opera del Signore e la sua centralità; è Lui l’artefice della missione e l’evangelizzazione è innanzitutto opera sua. È Gesù che, volendo nella sua misericordia la salvezza degli uomini, si fa incontro ai loro limiti e alle loro fatiche: «vedendo le f***e, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore». (Mt 9,36). All’origine della missione ci sono due
sue azioni particolari: vedere e compatire. Gesù vede in profondità, scorgendo i bisogni degli altri, le fatiche dell’uomo abbandonato a sé stesso. Il suo non è un intervento a distanza, ma conseguenza della compassione, del patire con gli altri, coinvolgendosi pienamente; è l’agire misericordioso di Dio.
La prima lettura (Es 19,2-6a) narra il coinvolgimento pieno di Dio con Israele fino a stabilire con il popolo un’alleanza. All’origine è la sua previa opera liberatrice: «Voi stessi avete visto ciò che io ho fatto all'Egitto e
come ho sollevato voi su ali di aquile e vi ho fatto ve**re fino a me» (Es 19,4). Questa elezione non porta al popolo benefici esclusivi, ma è un dono da condividere, diventando segno per gli altri popoli: «Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa» (Es 19,6a).
Ecco perché Gesù, dinanzi alle f***e stanche invita innanzitutto i suoi discepoli a pregare «il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!» (Mt 9,37) e poi, secondo l’agire di Dio, coinvolge gli uomini stessi nell’opera della salvezza e li sceglie nonostante le loro fragilità. Come Israele fu scelto dal Signore per essere sua «proprietà fra tutti i popoli» (Es 19,5), così Gesù «Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità» (Mt 10,1). E come Dio scelse Israele non per particolari doti, ma solo per suo amore e sua grazia (cfr. Dt 7,7-9), così Gesù scelse dodici
uomini senza particolari qualità; infatti, scorrendo l’elenco dei Dodici (cfr. Mt 10,2-4), ricorderemmo tutti i loro momenti di fragilità raccontati dagli Evangelisti. Gesù non cerca strumenti perfetti, ma cuori disposti a
lasciarsi guarire. Con loro costruirà un annuncio, non fondato sul successo ma sulla verità e sulla forza mite del Vangelo.
Il cuore della missione cristiana non è una prestazione da garantire, ma una presenza da condividere, quella di Cristo, vero amico e salvatore dell’uomo.
Se la testimonianza è il compito di ogni battezzato, è dalla comunione con gli altri che dipende la credibilità della missione. È significativo l’elenco a coppie degli apostoli, pur essendo uomini molto diversi tra loro per
provenienza e carattere, ma la comunione è proprio nella capacità di armonizzare le differenze di ognuno ed è frutto dell’adesione personale a Cristo che ci ha scelti.
Il Signore che «percorreva tutte le città e villaggi insegnando...curando ogni malattia e infermità» (Mt 9,35) vuole una Chiesa sempre in cammino sulle sue orme: «Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei
cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni» (Mt 10,37-38).
Non è solo un elenco di opere da eseguire, ma anche azioni da compiere con lo stile di Gesù: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,38).
Preghiamo, allora, il Padre perché siano anche i nostri atteggiamenti: «Apri i nostri occhi perché vediamo le necessità dei fratelli, ispiraci parole e opere per confortare gli affaticati e gli oppressi. Fa’ che li serviamo in
sincerità di cuore sull’esempio di Cristo e secondo il suo comandamento» (Preghiera eucaristica V/3)
San Paolo nella seconda lettura (Rm 5,6-11) ci offre una “rilettura in ottica pasquale” della nostra esperienza di fede, che inizia da un atto gratuito dell’amore misericordioso di Dio, che «dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi» (Rm 5,8). Perciò
diveniamo testimoni di esser «stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo» (Rm 5,10).
Siamo, dunque, il popolo di Dio e con lui siamo in cammino sulle strade della storia per annunciare a tutti gli uomini la sua presenza, il suo amore misericordioso e il suo volere salvifico. Non temiamo fragilità alcuna
né possibili ostacoli, ma con fiducia riconosciamo di essere chiamati dal Signore e da lui sostenuti nella grande opera dell’evangelizzazione, perché non manchi a nessuno la gioia del Vangelo.
Don Enzo Misuriello, assistente spirituale