“Finchè l'università e l'intero sistema culturale continueranno a soccombere alle esigenze dello status quo e alla sua efficiente riproduzione, la critica dovrà essere condotta, al di là delle aule e al di là dello studio, nella realtà esterna”
(H. Marcuse - oltre l'uomo a una dimensione)
"Siamo un sindacato. Siamo un sindacato studentesco, ma sappiamo guardare al mondo, a ciò che ci circonda, c
onsapevoli che esiste un filo conduttore che collega il numero di appelli di un corso di laurea, il comportamento scorretto dei docenti all'esame, l'assenza di borse di studio, l'inefficienza dei servizi, la privatizzazione delle università alla precarietà del lavoro, alle scuole fatiscenti, alla privatizzazione dell'acqua, alle crisi ambientali, a una politica di sottomissione dei popoli. Tale filo conduttore è un'idea, oggi dominante, di società fondata sulla legge del più forte e sul profitto. Essere sindacato studentesco oggi deve voler dire iniziare dal particolare e aprirsi al generale, trascendendo, senza mai trascurare i temi universitari, capace di rispondere al gap di partecipazione che esiste oggi nella società. Esiste infatti un disinteresse, che esso sia indotto o consapevole, con il quale non possiamo non fare i conti. Si tratta di un'apatia accresciuta volutamente mediante gli strumenti di distrazione mediatica e un processo che si realizza da anni finalizzato allo svuotamento della democrazia in un tentativo di riproposizione dell'ancien regime: l'analfabetizzazione di massa. In un paese in cui i figli degli avvocati diventano avvocati, i figli dei medici diventano medici, i figli degli operai diventano precari, non si può che fare una grande lotta per il welfare e per il libero accesso ai saperi, affrontando il tema fondamentale del superamento di uno stato sociale familistico e intraprendendo un cammino che porti ad un welfare universale che promuova l'autonomia dei singoli in una chiave di libertà collettiva. E' pertanto necessario rompere i legami e le barriere che impediscono una reale mobilità sociale, consapevoli che il primo discrimine tra chi è dentro e chi è fuori è la formazione, la linea di confine dell'esclusione sociale è l'accesso ai saperi. Proprio per il ruolo centrale dei saperi all'interno della società odierna, dai processi produttivi alle dinamiche sociali, essere sindacato nel mondo della formazione impone un'idea di sindacato consapevole della complessità del mondo che lo circonda. Sindacato studentesco non vuol dire soltanto battersi per risolvere i piccoli problemi quotidiani degli studenti, non vuol dire neanche “solo” lottare per cambiare le condizioni di vita materiali dei soggetti in formazione. Dobbiamo impegnarci concependo gli studenti, concependo noi studenti come cittadini a 360°. Dovremo sempre più batterci per i loro diritti come studenti, ma assumere come prioritari temi come la difesa della democrazia, l'ambiente, la cultura, la precarietà del lavoro, i conflitti nel mondo, le mafie, il futuro. Pratiche sindacali sono e saranno la vertenzialità, la rappresentanza, la mobilitazione; tutti fondati su analisi ed elaborazione sempre più approfondite e consapevoli che nessuno di questi strumenti può prescindere dagli altri. Scegliamo il sindacato perché vogliamo unire gli studenti, aggregare, costruire socialità e una dimensione collettiva dell'agire politico, scegliamo il sindacato perché siamo convinti che i problemi di oggi, di questo “terribile, intricato mondo di oggi” siano risolvibili solo nella dimensione collettiva. In troppi, in questa società sempre più disgregata scelgono la scorciatoia individuale, che non risolve i problemi, ma li rimanda, penalizzando i più deboli. Perché il sindacato può cambiare concretamente lo stato di ciò che ci circonda,
Scegliamo il sindacato." (dal documento congressuale - VII Congresso LINK Bari - 14/15 gennaio 2010)