15/06/2026
𝗚𝗥𝗔𝗡𝗢, 𝗟𝗔 𝗕𝗔𝗧𝗧𝗔𝗚𝗟𝗜𝗔 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗜𝗡𝗨𝗔. 𝗔 𝗕𝗔𝗥𝗜 𝗔𝗡𝗖𝗛𝗘 𝗟𝗘 𝗩𝗢𝗖𝗜 𝗗𝗜 𝗟𝗔𝗭𝗜𝗢, 𝗠𝗔𝗥𝗖𝗛𝗘, 𝗕𝗔𝗦𝗜𝗟𝗜𝗖𝗔𝗧𝗔 𝗘 𝗠𝗢𝗟𝗜𝗦𝗘.
Dalla Puglia, per la Puglia e per tutta l’Italia della cerealicoltura: con il flash-mob al porto di Bari, CIA Agricoltori Italiani ha rimesso al centro dell’agenda politica la questione del grano duro. Al Varco della Vittoria del porto di Bari, dove arrivano tonnellate di grano importato da ogni parte del mondo, gli imprenditori agricoli hanno denunciato come siano proprio le massicce importazioni (cresciute di oltre il 30% negli ultimi tre anni) il principale fattore di deprezzamento del grano italiano, con un meccanismo speculativo che sta causando danni enormi ai cerealicoltori italiani.
Al produttore, nel 2023, venivano corrisposti 50 euro al quintale; oggi quasi la metà, un prezzo inferiore a quello di 40 anni fa. Continuare a produrre in perdita non è possibile, tanto che la superficie coltivata a grano è diminuita del 40% negli ultimi 20 anni”.
𝗟𝗘 𝗩𝗢𝗖𝗜 𝗗𝗜 𝗟𝗔𝗭𝗜𝗢, 𝗠𝗔𝗥𝗖𝗛𝗘, 𝗕𝗔𝗦𝗜𝗟𝗜𝗖𝗔𝗧𝗔 𝗘 𝗠𝗢𝗟𝗜𝗦𝗘. Al flash-mob di Bari hanno partecipato delegazioni di tutte le regioni del Centro Sud. Sergio Del Gelsomino, presidente CIA Lazio: “Bisogna difendere la dignità e il reddito del settore agricolo. Il grano non può avere un prezzo al produttore uguale a quello degli anni ’80, mentre la pasta e il pane hanno decuplicato il loro prezzo. Noi difendiamo anche i consumatori, perché i nostri prodotti sono garantiti da leggi e standard che ne tutelano e controllano la salubrità, la sicurezza alimentare e la qualità”. Per Alessandro Taddei, presidente di CIA Marche: “Occorre partire da un prezzo minimo che garantisca di coprire le spese di produzione, perché oggi il prezzo del grano è insufficiente. Ed è insufficiente, secondo grande problema, perché nei nostri porti, ad Ancona come a Bari, arrivano cereali da tutto il mondo”. Sabina Pesci, CIA Pesaro: “Quando un agricoltore vende il grano sotto i costi di produzione – ha sottolineato – non stiamo parlando di mercato, ma di perdita di dignità economica. La CUN rischia di limitarsi a fotografare il mercato anziché correggerne gli squilibri. E se il mercato è squilibrato, quella fotografia diventa una condanna”. Sulla stessa lunghezza d’onda Leonardo Moscaritolo, presidente CIA Basilicata: “Il prezzo al produttore continua a scendere, mentre i prezzi di pane e pasta sono schizzati verso l’alto. C’è un problema di distribuzione del valore lungo la filiera, con uno squilibrio a tutto svantaggio dei cerealicoltori”. Vincenzo D’Alessandro, presidente CIA Molise, torna su una sacrosanta richiesta dei cerealicoltori: “La CUN, Commissione Unica sul grano duro, nella elaborazione del prezzo al produttore deve partire dai costi di produzione certificati da ISMEA”.
𝗧𝗨𝗧𝗘𝗟𝗔 𝗘 𝗥𝗜𝗟𝗔𝗡𝗖𝗜𝗢. A Bari, la CIA ha chiesto il blocco delle importazioni per tutta la campagna cerealicola in corso e fino a dicembre. Per il rilancio del comparto l’organizzazione ha fatto altre proposte precise: la piena attuazione della legge sulle pratiche sleali, che vieta prezzi al produttore inferiori ai costi di produzione; il divieto per la CUN Commissione Unica sul grano duro di quotare prezzi inferiori ai costi di produzione; una nuova legge che preveda la contrattazione interprofessionale a partire dai costi di produzione e dal giusto reddito per i cerealicoltori; una svolta nei controlli portuali, dove tutte le navi che scaricano grano duro devono essere controllate da NAS, Guardia di Finanza, Sanità Marittima e Osservatorio Fitosanitario regionale; il rispetto rigoroso degli standard sanitari, ambientali e merceologici del grano duro importato e della pasta da esso ottenuta. La CIA, inoltre, chiede la corretta applicazione della pratica del “perfezionamento attivo”, vale a dire l’esenzione della tassa doganale agevolata sul grano duro importato.