17/10/2025
Sottoscrivo parola per parola
È davvero assurdo e inaccettabile.
Nelle stesse ore in cui si consumava l’ennesimo femminicidio, questa volta contro la povera Pamela Genini, colpita con 24 coltellate dall’ex fidanzato che non accettava la loro separazione, il nostro Governo nazionale improvvidamente continua ad arretrare decidendo di vietare l’educazione affettiva e sessuale anche nelle scuole medie, dopo quelle elementari.
Secondo la destra meloniana e salviniana per poter parlare di affettività e relazioni improntate alla cura e al rispetto, in Italia, bisogna aspettare i 14 anni, previo consenso dei genitori. Così facendo le famiglie vengono lasciate sole in un’età, quella adolescenziale, fondamentale per una crescita sana ed equilibrata dell’individuo. E soprattutto restano soli quelle ragazze e quei ragazzi che in casa non trovano la possibilità di affrontare questi temi nella loro delicatezza.
Nella mia esperienza trentennale di lavoro con ragazzi e ragazze e le loro famiglie e nei miei ultimi 10 anni da assessora al Welfare e ai servizi sociali con il sindaco Decaro, ho ascoltato storie le più varie, che mi hanno trasmesso dubbi, paure e domande di centinaia di ragazzi e ragazze.
Domande semplici ma profonde: “Perché mi sento così?”, “È normale provare questo?”, “Perché mi tratta così male e io non riesco a lasciarlo?”.
Domande che spesso, per tanti motivi, non trovano risposta. Perché la scuola e le istituzioni non dispongono di spazi dedicati e risorse professionali di supporto. E perché la scuola, già fragile e in grande difficoltà in questo momento, si trova spesso sola ad affrontare questioni complesse senza strumenti adeguati.
I ragazzi, i giovani e i bambini, con i loro bisogni, le loro dimensioni emotive, sociali e le loro aspirazioni, devono tornare al centro delle politiche. Hanno bisogno di crescere in un sistema che offra loro libertà, consapevolezza, pensiero critico, cittadinanza attiva, condivisione e partecipazione. Solo così possiamo costruire una società più giusta, inclusiva e capace di prevenire, stigmatizzare e circoscrivere violenze e discriminazioni.
Da tempo ho depositato in un ordine del giorno per chiedere politiche e azioni che offrano alle scuole e alle agenzie educative, in maniera strutturata, spazi di ascolto, educatori e consulenti esperti, laboratori di educazione ai sentimenti.
La violenza nasce spesso dal vuoto educativo, dall’incapacità di gestire emozioni, fallimenti, separazioni.
Educare ai sentimenti, alla sessualità consapevole e al rispetto reciproco non è un lusso: è una responsabilità politica e culturale.
L’educazione non è un tabù: è la nostra prima difesa contro le violenze, le discriminazioni.
E io non smetterò mai di chiederla, per ogni ragazzo e ragazza che vuole solo crescere libero, ascoltato e accompagnato nel diventare sè stesso.