03/06/2026
🟥 “La nostra parola, il nostro pensiero, deve essere rappresentato sia all’interno delle nostre comunità che nei luoghi decisionali. Interrogandoci si quali sono state le conquiste, quali sono ancora le criticità che viviamo come donne e lavoratrici. E soprattutto su cosa e del come ci rimane da fare”.
È un passaggio dell’intervento della segretaria nazionale della Cgil, Lara Ghiglione, che ha chiuso oggi a Bari i lavori dell’assemblea delle delegate della Cgil Puglia.
Ghiglione ha passato velocemente in rassegna alcune delle conquiste ottenute dal dopo guerra a oggi, che si scontravano con un sistema culturale sostenuto da un impianto legislativo. “La nostra è una storia nella quale addirittura la violenza di genere era normalizzata: cos’altro era lo jus corrigendi, il diritto di correggere o di educare anche tramite l'uso della forza fisica, o il matrimonio riparatore, secondo il quale un crimine orrendo come lo stupro poteva essere sanato se chi l’aveva compiuto prendeva in sposa la vittima. O ancora pensiamo al delitto d’onore. Queste sono leggi che hanno fortemente influenzato una cultura dalla quale ci siamo emancipate, ma il substrato di quella storia non si cancella dall’oggi al domani. Di questo dobbiamo essere tutte consapevoli”.
La segretaria ha inoltre ricordato il diritto di famiglia, “per il quale la donna aveva il solo ruolo riproduttivo, un orpello. E ancora le leggi che per lungo tempo hanno ci hanno escluse da alcuni settori lavorativi, penso alla magistratura. E davvero gravi erano le motivazioni che sottostavano a queste norme”.
E se la Cgil “ha deciso di riprendere e aggiornare la nostra piattaforma di genere, anche alla luce delle criticità emergenti, partendo ovviamente dal tema dell’occupazione. Consce tutte e tutti della forte segregazione orizzontale che c’è nel mercato del lavoro italiano, dove la donne continuano a essere ancora poco rappresentate in alcuni settori. Per le quali la maternità continua a essere un elemento discriminante rispetto a partecipazione e qualità dei salari. Che ovviamente poi si ripercuoto sui percorsi previdenziali. L’inverno demografico è un problema vero, ma non si risolve con i bonus. Le coppie non fanno figli perché il lavoro è precario, povero, perché mancano servizi di sostegno alla genitorialità in grado di conciliare vita e lavoro, perché i costi delle case sono inaccessibili. Invece è più facile magari colpevolizzare le donne, addirittura arrivando ad attaccare i diritti di autodeterminazione conquistati negli anni”.
Una sistema sociale, quello di ieri e di oggi, che è “stato contrastato magari dal coraggio iniziale di singole donne, poi però sostenute da battaglie collettive. Per questo richiamavo il metodo, che per me è fondamentale: quando le donne si sono messe assieme hanno ottenuto dei risultati”. Una riflessione sul come, allora, “che riguarda i diversi percorsi collettivi dei movimenti delle donne: credo che si debba lavorare tutte per superare le divisioni e unire i diversi approcci e letture di femminismo. Ed è quello che ci proponiamo di fare con la nostra piattaforma e la nostra azione”.