11/06/2026
Incontro al MiMIt sulla Natuzzi…
Nel corso dell'incontro odierno presso il MIMIT, Natuzzi non ha detto nulla di realmente nuovo. Al contrario, ha confermato una strategia aziendale che continua a essere priva di una reale prospettiva industriale e che rischia di far pagare il prezzo della crisi esclusivamente alle lavoratrici, ai lavoratori e ai territori di Puglia e Basilicata.
L'UNICA VERA NOVITÀ: LA COMPOSIZIONE NEGOZIATA DELLA CRISI
L'unico elemento emerso riguarda l'attivazione della Composizione Negoziata della Crisi (CNC), uno strumento della durata di sei mesi, prorogabile per ulteriori sei, finalizzato al riequilibrio economico-finanziario dell'impresa. A nostro avviso, però, si tratta di un percorso che era già nei piani della società e che oggi viene semplicemente formalizzato.
MA QUALE SARÀ IL PREZZO DI QUESTO RIEQUILIBRIO E CHI DOVRÀ PAGARLO?
Anche questa volta Natuzzi ha illustrato esclusivamente slide sulle perdite aziendali e sulle motivazioni della crisi, ripetendo quanto già esposto nel precedente incontro presso la Regione Puglia. Una narrazione che, per USB, serve soprattutto a giustificare una gestione industriale che non è stata in grado di rilanciare l'azienda e, soprattutto, a preparare il terreno a una politica di drastica riduzione dei costi fondata sulla chiusura di stabilimenti e sulla progressiva delocalizzazione delle produzioni in Romania.
Ancora più grave è il fatto che l'azienda non abbia chiarito quali attività intenda trasferire all'estero, né abbia fornito indicazioni concrete sugli eventuali esuberi e sulle modalità con cui intende gestire il personale.
QUATTRO SITI? DUE SITI? NESSUNA CERTEZZA
Secondo quanto illustrato oggi, al termine della Composizione Negoziata della Crisi, qualora venga raggiunto il riequilibrio economico-finanziario, l'assetto produttivo dovrebbe attestarsi su quattro siti, mentre nell'immediato l'attività verrebbe concentrata su DUE rispetto agli attuali cinque. Ancora una volta si parla di numeri e di riorganizzazioni, ma non si spiegano gli effetti concreti sulle Lavoratrici e sui Lavoratori interessati.
QUELLO CHE A NOSTRO AVVISO CONTINUA A MANCARE È UNA VERA PROSPETTIVA INDUSTRIALE!
Non abbiamo visto un piano credibile di rilancio e, soprattutto, non sono arrivate risposte concrete sul futuro delle Lavoratrici e dei Lavoratori.
È inaccettabile che Natuzzi chieda il sostegno delle istituzioni italiane mentre, contemporaneamente, considera strategico spostare una parte della produzione all'estero, scaricando il peso della crisi sui lavoratori e sui territori pugliesi e lucani e limitandosi a preservare il valore commerciale del marchio.
La posizione della USB è chiara e non lascia spazio ad ambiguità: nessuna delocalizzazione delle lavorazioni in Romania
Natuzzi dovrebbe ricordare che, se oggi il proprio nome è riconosciuto nel mondo, è grazie al lavoro, alla professionalità e ai sacrifici delle Lavoratrici e dei Lavoratori italiani.
Il vero Made in Italy non è un marchio registrato, ma sono le competenze e la dignità delle Lavoratrici e dei Lavoratori pugliesi e lucani che hanno costruito quella reputazione.
Per questo motivo, rispetto alla proposta avanzata dal MIMIT di sottoscrivere un protocollo d'intesa con Natuzzi, la USB ribadisce una posizione netta: non siamo disponibili a firmare protocolli generici o privi di garanzie concrete!
Servono impegni vincolanti sull'occupazione, sulla salvaguardia dei siti produttivi italiani e dei livelli occupazionali e sul divieto di ulteriori delocalizzazioni.
Le Lavoratrici e i Lavoratori non possono essere chiamati ancora una volta a pagare il prezzo di scelte industriali che non hanno mai condiviso e di cui non sono responsabili.
LA CRISI NON PUÒ ESSERE PAGATA DALLE LAVORATRICI E DAI LAVORATORI!
https://bari.repubblica.it/cronaca/2026/06/11/news/natuzzi_ultima_mossa_evitare_collasso_resta_nodo_trasferimenti_romania-425404573/