20/02/2026
CHIUDERE I CPR!
VERITÀ E GIUSTIZIA PER SIMO SAID!
VERITÀ E GIUSTIZIA PER TUTTI I MORTI DI CPR!
Simo Said aveva 25 anni. È morto l’11 febbraio, a Bari, nel CPR di Bari. Said non è il primo morto di CPR a Bari. Da anni, tante sono le morti di CPR in Italia, “in custodia dello Stato”. Come Moussa Mamadou Balde, morto di CPR a Torino a maggio del 2021. Il Tribunale di Torino, qualche giorno fa, per la sua morte ha emesso una condanna mentre contemporaneamente Said moriva a Bari di CPR e un altro giovane, presente con lui nello stesso modulo, riusciva a salvarsi.
Cosa è successo? Era presente un medico? Quali figure professionali erano presenti in quel momento? Il malore è stato accertato subito? È stato immediatamente prestato soccorso e nella maniera più adeguata? Gli erano stati somministrati dei farmaci? Aveva una vulnerabilità non considerata?
Le domande sono tante, ma resta il fatto che Simo Said è morto durante la detenzione amministrativa e che di CPR si muore. Come Moussa Mamadou Balde, Oussama Darkaouie e un numero troppo grande di persone di cui alcune ancora senza nome, Simo Said è entrato vivo ed è uscito morto ed un altro giovane ha rischiato di morire.Da anni associazioni e attivist@, denunciano la sistematica, grave situazione in cui versano le persone trattenute nei CPR, a partire dalla condizione di salute, e la lesione del diritto alle cure. Ricorrono i gesti di autolesionismo, i tentativi di suicidio, l’isolamento forzato, la somministrazione massiccia di psicofarmaci, sistematica violenza, abusi, difficoltà di accesso a cure adeguate e essenziali, difficoltà di accesso alla difesa legale e assenze di tutele, vulnerabilità psichiatrica, patologie infettive, condizioni di fragilità, malattie croniche.
Le condizioni nel CPR di Bari-Palese così come le proteste delle persone trattenute non sono una novità. I diversi accessi di monitoraggio da parte di associazioni e anche del Tavolo Immigrazione e Asilo hanno fatto emergere una situazione allarmante. Tra le altre, a settembre 2025, anche la Commissione CPR dell’Unione Camere Penali Italiane insieme alla Camera penale di Bari aveva lanciato un allarme sulle condizioni di vita
all'interno della struttura. Said è morto, ucciso dalla detenzione amministrativa, pretendiamo che venga accertato cosa è successo nel CPR di Bari la mattina dell’11 febbraio. Nel rispetto di quelle che saranno le disposizioni della famiglia,
vogliamo che la morte di Simo Said non venga silenziata. Vogliamo giustizia per Simo Said, per la sua famiglia e per tutte le persone morte di CPR.
Nei mesi scorsi, con il viaggio di Marco Cavallo, in tutta Italia e davanti ad ogni CPR, abbiamo denunciato la violenza strutturale della detenzione amministrativa anche oltre la responsabilità di ogni singolo ente gestore e delle condizioni materiali dei centri, chiedendone l’immediata chiusura.
Pochi giorni fa è stato presentato, in Senato, il report del Tavolo Asilo e Immigrazione che evidenzia ancora una volta, la drammaticità delle condizioni e la patogenicità di tutti i CPR in Italia, la sistematica violazione dei diritti e della dignità delle persone, l’assenza di qualunque tutela anche per la salute individuale e collettiva, nonché l’assenza di trasparenza dell’azione amministrativa.
Da tempo, inoltre, è in atto il tentativo di rendere sempre più difficili i controlli su quanto accade all’interno dei CPR e sulle gravi violazioni che l’azione di monitoraggio, portata avanti in questi anni da associazioni, movimenti, attivist@, parlamentari e garanti, ha denunciato pubblicamente. È in questa direzione che deve
essere letta la circolare del Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione del 18 aprile 2025 che, con una interpretazione totalmente restrittiva dell’articolo 67 della Legge 26 luglio 1975 n. 354, cerca vuole depotenziare il potere di visita di parlamentari, consiglieri regionali e garanti, impedendo, di fatto, l’accesso con personale a loro supporto.
Questo è accaduto a Bari durante le ultime visite di monitoraggio del Tavolo Asilo e Immigrazione che hanno accertato grosse criticità in termini di gestione del centro di trattenimento, di servizi garantiti ai cittadini trattenuti specialmente – ma non solo- sotto il profilo sanitario. In presenza dell’ennesima morte durante il trattenimento in CPR e delle evidenze emerse durante le visite in tutti i CPR d’Italia, a conferma di quanto già emerso negli anni precedenti, è del tutto chiara la natura patogena dei CPR. È una evidenza scientifica, non una semplice opinione.Ed è per questo che siamo accanto e solidali con le mediche e ai medici che non possono essere strumenti al servizio dell’ordine pubblico né i loro atti medici un’azione di polizia. Ci opponiamo al clima intimidatorio e inquisitorio che compromette il loro lavoro e il diritto alla salute delle persone. I fatti accaduti il 12 febbraio
2026 presso l’Ospedale di Ravenna, con la perquisizione del reparto di Malattie Infettive e l’indagine a carico di sei medic@, segnano un grave attacco alla professione medica, alla sua deontologia, alla dignità dei medic@ e alla cura delle persone. Un atto di delegittimazione e intimidatorio.
Le previsioni normative, tra il DDL e il Decreto sicurezza, si pongono in continuità con la linea repressiva degli ultimi anni, intervenendo pesantemente in tema di espulsioni, detenzione amministrativa e criminalizzazione, limitando ulteriormente le possibilità di controllo e monitoraggio nei lager di stato. Di CPR si muore, sono ferite del diritto, luoghi dove la dignità e i diritti sono sistematicamente calpestati. Il modello di confinamento che rappresentano e che si sta sempre più allargando, riguarda tutte e tutti.
I CPR devono essere chiusi.
Tutta la nostra solidarietà e vicinanza a chi dentro e fuori i CPR ogni giorno lotta per la libertà di movimento. Verso chi, dentro i CPR, si ribella per la propria libertà, contro questi luoghi di tortura.
Nessun corpo è illegale!
Vogliamo che venga accertata la verità e le responsabilità per la morte di Simo Said e tutte le altre morti di CPR.
Vogliamo verità e giustizia.
Per Simo Said
In solidarietà con le persone trattenute
Per la chiusura dei CPR
venerdì 20 febbraio - ore 15.30
Presidio al CPR di Bari Palese
Per adesioni: [email protected]