31/05/2026
Ecco i dati ISTAT sulla situazione delle donne e degli uomini
Dopo
La separazione. Vedrete che i dati SMENTISCONO chiaramente che gli uomini sono a rischio povertà perché sono costretti a passare gli alimenti oppure lasciare l’abitazione perché assegnata alla moglie collocataria dei figli.
Mostrano quindi esattamente il contrario, perché produce un rafforzamento della disparità di genere
● Le donne lasciano i mariti sul lastrico.
È una frase sempre più diffusa, su cui forze politiche fanno propaganda e molti uomini fondano un sentimento di ostilità nei confronti delle donne
Ma cosa dicono veramente i numeri?
Dopo la separazione, le condizioni economiche peggiorano per il 50,9% delle donne e per il 40,1% degli uomini.
(Fonte: ISTAT, Focus "Condizioni di vita delle persone separate")
Il rischio di povertà dopo la separazione è:
- 24% per le donne
- 15,3% per gli uomini
(Fonte: ISTAT)
Un rapporto della Caritas ha descritto che la maggioranza di chi chiede aiuto dopo una separazione è donna: 53,5%.
(Fonte: Caritas)
Tutti gli uomini danno un mantenimento alla ex moglie…
Falso!
Solo nel 20,6% delle separazioni il giudice prevede un assegno mensile per l’ex coniuge.
(Fonte: ISTAT, Separazioni e divorzi in Italia)
Tuttavia quando è previsto un assegno di mantenimento per il 98% dei casi lo paga il marito alla moglie.
Come mai?
Perché il Giudice valuta in base al reddito più alto.
Quindi nel 98% dei casi l’uomo guadagna più della donna ed è per questo che deve versare un mantenimento.
In Italia gli uomini guadagnano in media 111 euro al giorno, le donne 82 euro.
(Fonte: INPS, Rendiconto 2024)
Dopo la nascita di un figlio:
- il tasso di occupazione dei padri è del 91,5%
- quello delle madri del 62,3%.
Fonte: Rome Business School, 2026; Eurostat)
Quando arriva un figlio chi è costretto a smettere di lavorare full time?
In Italia lavora part-time:
- il 37,3% delle madri
- il 4,8% dei padri
(Fonte: Eurostat, 2025)
Si chiama part-time involontario quando non hai modo di conciliare figli e lavoro e colpisce il 15,6% delle donne contro il 5,1% degli uomini
(Fonte: ISTAT, Il lavoro delle donne 2025)
La casa coniugale va sempre alle donne…
L'art. 337-sexies del Codice civile stabilisce che la casa familiare va assegnata tenendo conto dell'interesse dei figli minori.
La Corte di Cassazione ha confermato che va al genitore collocatario, indipendentemente da chi ne sia proprietaria/o.
(Fonte: Cass. n. 11981/2013 e successive)
Se nel 69-75% dei casi la casa va alla madre, è perché nel 69-75% dei casi la madre è il genitore che spende più tempo nella cura dei figli, fa il part time per conciliare lavoro e figli, rinuncia a parte del proprio guadagno o alla propria carriera per i figli.
I padri separati soffrono?
Nessuno nega le difficoltà reali.
Secondo l'Eurispes, l'80% dei padri separati dichiara di non riuscire a vivere con quanto resta dopo aver pagato gli assegni.
(Fonte: Eurispes, 2023)*
Ma attenzione:
- Il 75% dei padri non è in regola con il pagamento dell'assegno.
E il dato circolato ovunque sui 200 suicidi l'anno di padri separati?
NON esiste nessuna fonte che lo confermi.
L'ISTAT ha affermato di NON aver MAI rilevato quel dato.
Allora, qual è il vero problema?
Il divorzio non crea la disuguaglianza economica tra uomini e donne.
Ne prende atto.
Le donne arrivano alla separazione con:
- carriere più frammentate
- redditi più bassi
- meno contributi pensionistici
Il mantenimento e l'assegnazione della casa seguono dunque questa diseguaglianza.
I giudici sono costretti a correggere squilibri che la società ha prodotto prima del divorzio.
Vi è mai venuto in mente che il problema siano le diseguaglianze a monte?
Se ci fossero sufficienti asili nido e le donne non dovessero scegliere fra lavoro e figli.
Se le donne avessero lo stesso potere economico degli uomini, non ci sarebbe nessuno che deve qualcosa a qualcun altro.
Se volete aprire un dibattito serio sul tema CITATE dati e fonti.
*
Avvocata Cathy La Torre