Libera Puglia

Libera Puglia "Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie" è nata il 25 marzo 1995 con l'intento di sollecitare la società civile nella lotta alle mafie

Associazioni, nomi e numeri contro le mafie" è nata il 25 marzo 1995 con l'intento di sollecitare la società civile nella lotta alle mafie e promuovere legalità e giustizia. Attualmente Libera è un coordinamento di oltre 1500 associazioni, gruppi, scuole, realtà di base, territorialmente impegnate per costruire sinergie politico-culturali e organizzative capaci di diffondere la cultura della legal

ità. La legge sull'uso sociale dei beni confiscati alle mafie, l'educazione alla legalità democratica, l'impegno contro la corruzione, i campi di formazione antimafia, i progetti sul lavoro e lo sviluppo, le attività antiusura, sono alcuni dei concreti impegni di Libera. Libera è riconosciuta come associazione di promozione sociale dal Ministero della Solidarietà Sociale. Nel 2008 è stata inserita dall'Eurispes tra le eccellenze italiane. Nel 2012 è stata inserita dalla rivista The Global Journal nella classifica delle cento migliori Ong del mondo: è l'unica organizzazione italiana di "community empowerment" che figuri in questa lista, la prima dedicata all'universo del no-profit.

Sono passati 12 anni da quella sera di fine estate. Flori ha 25 anni, è nato e cresciuto a Durazzo in Albania.Da qualche...
30/08/2026

Sono passati 12 anni da quella sera di fine estate.
Flori ha 25 anni, è nato e cresciuto a Durazzo in Albania.
Da qualche tempo ha raggiunto a Bari la sorella Brucela, mamma della sua amata nipotina. È un fratello e uno zio affettuoso, un gran lavoratore e affronta ogni impiego con la consapevolezza che tutti i sacrifici che sta facendo saranno ripagati dal fatto che finalmente il 31 dicembre potrà sposare la sua fidanzata Matilda, primo e unico amore della sua vita a cui è legato da dieci anni, e che così potrà poi portarla a vivere con sé in Italia.
Ma la sera del 29 agosto 2014 accade qualcosa che cancella presto tutto quel futuro sognato e sudato con ogni ora di lavoro prestata anche al costo irrisorio di 5 euro.
Flori si trova davanti alla chiesa del Redentore e si accorge che una mamma col figlio sono stati aggrediti da un giovane. Interviene subito per interrompere l'aggressione e dà uno schiaffo all'aggressore per fermarlo.
Questo ragazzo è appena quindicenne ed è il figlio di un membro del clan Strisciuglio e referente per lo stesso clan nel quartiere Libertà. Contatta i familiari e racconta l'accaduto.
Si mette in moto la macchina della vendetta. In tre e armati raggiungono Flori all’esterno del bar dove si era fermato dopo essere intervenuto per interrompere l'aggressione. Flori si accorge delle armi e tenta la fuga, ma riesce a fare solo pochi metri: il fratello maggiore del quindicenne spara verso di lui almeno tre colpi, uno dei quali, al torace, gli risulta fatale. Flori muore poco dopo durante il trasporto in ospedale.
Per volontà della famiglia Mesuti, la sua salma, prima di tornare a Durazzo,viene poi portata per le strade del quartiere Madonnella, dove il giovane viveva con la sorella. Il corteo, composto da famiglia, istituzioni e cittadini, diverrà così occasione per la città di dimostrare la propria reazione e di dire da quale parte stare.

Il nostro abbraccio ai familiari di Flori. Per lui e per tutte le vittime innocenti delle mafie il nostro impegno quotidiano.

Contrabbando e caporalato sono tra i crimini perpetrati dalle mafie che spesso hanno causato vittime innocenti. E le sto...
25/08/2026

Contrabbando e caporalato sono tra i crimini perpetrati dalle mafie che spesso hanno causato vittime innocenti. E le storie che ricordiamo oggi sono tristemente collegate a tali crimini.

Era l'estate del 1999. Ennio Petrosino, 33 anni, e sua moglie Rosa Zaza, 31 anni, originari di Pozzuoli, impiegati entrambi in uno studio di ragioneria del Centro Direzionale di Napoli, si erano sposati da poco. Avevano trascorso le vacanze in Croazia.
Il 25 agosto sbarcarono a Bari alle 22 e imboccarono l'autostrada sulla loro moto Suzuki. All'altezza di Candela, in provincia di Foggia, una macchina di contrabbandieri invertì improvvisamente il proprio senso di marcia a fari spenti, attraversando uno dei tanti varchi aperti dell'autostrada Bari-Napoli, e non si accorse della moto in transito. Ennio e Rosa vennero travolti e lasciati agonizzanti sul ciglio della strada. Più tardi furono allertati i soccorsi, ma, giunti all'ospedale di Cerignola, Ennio e Rosa morirono poco dopo.

Nello stesso giorno del 1993, si era già consumata un'altra tragedia, questa volta legata al caporalato e nel territorio del brindisino.
Tre braccianti, Maria Marsella (25 anni), Maria Dell'Aquila (51 anni) e Antonia Carbone (29 anni) si stavano recando a lavoro nelle campagne del brindisi per una paga di 23.000 lire al giorno. Viaggiavano insieme ad altre quindici donne a bordo di un furgone decisamente sovraccarico, dato che era omologato per un massimo di nove passeggeri, quando invece ne trasportava diciotto. All'improvviso, uno schianto con un camion sul tragitto per andare verso i campi spezzò per sempre le loro vite, causando anche il ferimento di altre dieci colleghe.

Oggi il nostro pensiero ai familiari di queste cinque vittime. Per loro e per tutte le vittime innocenti delle mafie il nostro impegno quotidiano.

Agosto 1984. L'appuntato Michele Brescia del Nucleo Mobile di Monopoli esce di casa la sera del 22, lo attende una notte...
23/08/2026

Agosto 1984. L'appuntato Michele Brescia del Nucleo Mobile di Monopoli esce di casa la sera del 22, lo attende una notte di servizio in giro di perlustrazione anticontrabbando come capopattuglia. A casa ad attenderlo restano la moglie Rosa e la piccola Stefania.
Non sono anni facili, in Puglia i clan dei contrabbandieri hanno ingaggiato una dura battaglia con gli uomini delle Fiamme Gialle, che si adoperano per sottrarre loro i carichi, ostacolandone con costanza l'attività.
La serata del servizio di perlustrazione procede regolarmente, quando, d'improvviso, prende un'altra piega. Il Centro Operativo Regionale di Bari ordina a tutte le pattuglie in condizioni di intervenire di convergere nel territorio di Ostuni, poiché è in atto un’operazione anticontrabbando da parte di altri finanzieri, Michele e i suoi colleghi si dirigono senza esitare verso Ostuni, ma sulla SS16 bis, all'altezza dello svincolo sud di Polignano a Mare, un impatto violentissimo. Un'auto di grossa cilindrata che procedeva in direzione opposta si schianta contro l'Alfa Romeo 2000 in cui si trova Michele. Un suo collega entra in coma, ma per l'alfista e per Michele non c'è nulla da fare. Le ferite sono mortali, muoiono sul colpo.
È poco più dell'una del 23 agosto. A 42 anni Michele lascia la sua Rosa e la piccola Stefania, che crescerà senza l'affettuosa presenza di un padre. A Stefania, nonostante i pochi anni condivisi con il suo papà, resteranno impressi, però, tutti i bei valori che durante l'infanzia le aveva trasmesso.

Nel 2018 a Fasano è stata anche intitolata a Michele una sede locale dell'ANFI - Associazione Nazionale Finanzieri d'Italia.

Quest'anno è trascorso da quell'agosto 1984 lo stesso tempo che Michele ha potuto vivere la sua esistenza.
Oggi il nostro pensiero e abbraccio va ai familiari di Michele. Ogni giorno è dedicato a lui e a tutte le vittime innocenti delle mafie il nostro impegno.

18/08/2026

Domani a Polignano inizia il Campo Bachi, che si terrà dal 19 al 23 agosto nel bene confiscato Casa Bachi, in collaborazione con il festival P***e Visioni.
Ne hanno parlato al Tgr Rai Puglia la coordinatrice di Libera Bari - BAT Coordinamento provinciale Francesca Maiullari e la co-founder dell'APS Bachi da Setola Mariangela Pellegrini, intervistate da Andrea Tedeschi.

Mauro Maniglio nel 1992 frequentava il quarto anno al Liceo Scientifico Monticelli, nella sua Brindisi. Era uno studente...
14/08/2026

Mauro Maniglio nel 1992 frequentava il quarto anno al Liceo Scientifico Monticelli, nella sua Brindisi. Era uno studente brillante e, quell'estate, era come ogni anno in vacanza a Casalabate, in provincia di Lecce, con i suoi genitori nella casa di famiglia.
In quegli anni imperversava una guerra per il controllo del territorio tra vari esponenti della SCU.
Nella sera del 13 agosto, uno di loro, Giuseppe Perrone, aveva già compiuto un omicidio e ferito un'altra persona nella vicina Leverano.
Poco dopo la mezzanotte del 14 agosto, Mauro stava tornando a casa in moto con il cugino Giorgio, alla guida della sua Honda 1000. Perrone, in quel momento, durante la sua fuga, stava passando da Casalabate su una Ford Fiesta rossa. Vide la moto arrivare dalla specchietto retrovisore e, temendo si trattasse di sicari giunti per compiere una ritorsione nei suoi confronti, sparò verso la moto, prima che Mauro e Giorgio girassero verso casa. Mauro fu colpito e gli fu tranciata l'aorta. Quel solo colpo, mortale, non gli lasciò scampo.

Nella serata di ieri, Mauro, come ogni anno, è stato ricordato nel parco a lui dedicato nel quartiere Bozzano a Brindisi, durante un momento organizzato dal Presidio cittadino di Libera.
Hanno partecipato i suoi amici, rappresentanti dell'Amministrazione Comunale e alcuni membri delle realtà sociali che si impegnano ogni giorno per la memoria e la giustizia sociale.
Sono intervenuti per una testimonianza Alessandro Retinò, compagno di Mauro e allora rappresentante di classe, e Ninni Guadalupi, figlio di Francesco, prima vittima innocente della Sacra Corona Unita a Brindisi.

Oggi il nostro pensiero per i familiari di Mauro. Ogni giorno il nostro impegno per la memoria di Mauro e di tutte le vittime innocenti delle mafie.

Le mafie cambiano, si trasformano, trovano nuovi modi per esercitare potere e violenza. Per questo non bastano la memori...
09/08/2026

Le mafie cambiano, si trasformano, trovano nuovi modi per esercitare potere e violenza. Per questo non bastano la memoria rituale o le parole di circostanza: serve uno scatto collettivo di responsabilità.
Questa mattina don Luigi Ciotti, ricordando Luigi e Aurelio Luciani a San Marco in Lamis, ha richiamato tutti alla necessità di non restare indifferenti, di non rifugiarsi nel silenzio e nella prudenza quando sono in gioco la verità, la giustizia, la dignità e i diritti delle persone. Ha ricordato anche quante famiglie di vittime innocenti attendano ancora piena verità e giustizia. L'80% verificato, ma forse anche di più.
Stare al loro fianco è una responsabilità che riguarda ciascuno di noi, le istituzioni, le associazioni, la comunità. Solo unendo le forze, costruendo conoscenza, partecipazione e impegno civile è possibile aprire nuovi percorsi e nuove possibilità di cambiamento.

Luigi e Aurelio la mattina di quel 9 agosto 2017 erano usciti di casa solo per raggiungere i loro campi dove, come ogni giorno, avrebbero svolto diligentemente il loro lavoro. Si trovarono, invece, lungo la strada ad assistere a un agguato mafioso. Capirono subito il pericolo e tentarono di fuggire, ma furono inseguiti e uccisi senza pietà, perché i killer non volevano lasciare traccia di quella violenza, né che restasse in vita alcun testimone.
Così, Luigi e Aurelio non fecero più ritorno a casa dai loro figli e dalle loro amate mogli Arcangela e Marianna.
Oggi, insieme al Presidio di San Marco in Lamis intitolato ai due fratelli, loro stesse, in prima persona, si impegnano a portare avanti la memoria dei mariti.

Ad Arcangela, a Marianna, ai loro figli, ai fratelli Vincenzo e Alberto e a tutti i cari di Luigi e Aurelio oggi il nostro abbraccio.
Per loro e per tutte le vittime innocenti delle mafie ogni giorno il nostro impegno.

È l'inizio di agosto del 2000. Da poco tempo Aldo Mazzotta è in pensione. Attende la liquidazione per godersi un meritat...
08/08/2026

È l'inizio di agosto del 2000. Da poco tempo Aldo Mazzotta è in pensione. Attende la liquidazione per godersi un meritato viaggio con la moglie Madia.
La sera dell'8 sta passeggiando lungo il marciapiede diretto verso casa, quando entra in azione un commando di killer. Il loro obiettivo è Roberto Gorgoni, noto pluripregiudicato per fatti di mafia, la cui uccisione si colloca nel più ampio contesto della faida interna alla Sacra Corona Unita in seguito alla costituzione di una frangia indipendente denominata Sacra Corona Libera.
Il commando spara a Gorgoni che sta varcando la porta di una gioielleria vicina alle strisce pedonali che sta attraversando Aldo. Il proiettile attraversa il corpo di Gorgoni e colpisce Aldo, lacerandogli l'aorta gastrica.
Aldo si accascia al suolo sotto un'auto lì parcheggiata. All'inizio non lo vedono. Poi, arrivano la moglie e la figlia Cosima sul posto, lo trovano ancora in vita, anche se il foro d'ingresso del proiettile non si vede e si pensa inizialmente a un malore. Portato in ospedale, si scopre la reale situazione, ma ormai non c'è più nulla da fare. Aldo muore la sera stessa. L'assegno di liquidazione arriva il giorno dopo, ma Aldo non partirà mai per quel tanto agognato viaggio di pensionamento con l'amata Madia.

Alle figlie Rosanna e Cosima e ai suoi cari oggi il nostro abbraccio, per Aldo e per tutte le vittime innocenti delle mafie il nostro impegno ogni giorno

Su Vivi Libera trovi il racconto completo a questo link https://vivi.libera.it/storie-1076-aldo_mazzotta, un approfondimento che restituisce verità su tutta la vicenda e sulla persona di Aldo.

Vivi - Libera Memoria

Erano passati appena due giorni dall'ultima strage di braccianti. Quell'estate 2018 non diede tregua ai lavoratori dei c...
06/08/2026

Erano passati appena due giorni dall'ultima strage di braccianti.
Quell'estate 2018 non diede tregua ai lavoratori dei campi.
Dopo una dura giornata di lavoro, 12 braccianti dei 14 che viaggiavano stipati in un furgoncino con targa bulgara da otto posti morirono straziati dalle lamiere del veicolo che si schiantò contro un camion che trasportava farinacei e si capovolse sull'asfalto. Il frontale avvenne lungo la statale 16 all'altezza dello svincolo per Ripalta, nelle campagne di Lesina.
I dodici braccianti si chiamavano Lhassan Goultaine (Marocco, 39 anni), Anane Kwase (Ghana, 34 anni), Mousse Toure (Mali, 21 anni), Lahcen Haddouch (Marocco, 41 anni), Awuku Joseph (Ghana, 24 anni), Ebere Ujunwa (Nigeria, 21 anni), Bafode Camara (Guinea, 22 anni), Alagie Ceesay (Gambia, 24 anni), Alasanna Darboe (Gambia, 28 anni), Eric Kwarteng (Ghana, 32 anni), Romanus Mbeke (Nigeria, 28 anni) e Djoumana Djire (Mali, 36 anni).
Dalle condizioni di trasporto, i soldi trovati addosso al conducente e una serie di elementi, tra cui le dichiarazioni dei due braccianti sopravvissuti sugli orari e sulle paghe di lavoro, si comprese che si trattava di caporalato e che i braccianti erano sottoposti a condizioni di sfruttamento.

Ai loro cari oggi va il nostro pensiero. Per Lhassan, Anane, Mousse, Lahcen, Awuku, Ebere, Bafode, Alagie, Alasanna, Eric, Romanus, Djoumana e per tutte le vittime innocenti delle mafie il nostro impegno ogni giorno.

"Prendete i vostri figli e fuggite da qui"La lettera della moglie di Aurelio Luciano, Vittima innocente della strage di ...
06/08/2026

"Prendete i vostri figli e fuggite da qui"

La lettera della moglie di Aurelio Luciano, Vittima innocente della strage di San Marco in Lamis, affidata alle colonne del Corriere della Sera.

Libera Foggia

Corriere della Sera

4 agosto 2018. Quattro braccianti stanno tornando dalle campagne dopo una lunga giornata di lavoro iniziata alle prime l...
04/08/2026

4 agosto 2018. Quattro braccianti stanno tornando dalle campagne dopo una lunga giornata di lavoro iniziata alle prime luci dell'alba, trascorsa a raccogliere pomodori sotto il sole. 
Si chiamano Amadou Balde, 20 anni, della Guinea Bissau, Aladjie Ceesay, 23 anni, del Gambia, Moussa Kande, 27 anni, della Guinea Bissau, Ali Dembele, 30 anni, del Mali. 

Sulla strada provinciale 105, tra Ascoli Satriano e Castelluccio dei Sauri, il pulmino su cui viaggiano si scontra con un tir carico di pomodori. Perdono la vita tutti e quattro. Altre quattro persone rimangono gravemente ferite. La scena che si presenterà agli occhi dei soccorritori sarà molto forte: i corpi delle vittime tra le lamiere,  il furgone distrutto nell'impatto, il carico di pomodori completamente rovesciato sull'asfalto.

Quella tragedia racconta ancora oggi una realtà fatta di sfruttamento, diritti negati e dignità calpestate. È la storia di lavoratori invisibili che popolano le nostre campagne, uomini e donne troppo spesso costretti a condizioni di vita e di lavoro inaccettabili. 

Ai loro familiari va il nostro abbraccio. Per la memoria di Amadou, Aladjie, Moussa e Ali, e di tutte le vittime innocenti delle mafie e del caporalato, ogni giorno il nostro impegno.

Indirizzo

Via Dei Caduti Del 28 Luglio 1943 5
Bari
70126

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 17:00
Martedì 09:00 - 17:00
Mercoledì 09:00 - 17:00
Giovedì 09:00 - 17:00

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