30/08/2026
Sono passati 12 anni da quella sera di fine estate.
Flori ha 25 anni, è nato e cresciuto a Durazzo in Albania.
Da qualche tempo ha raggiunto a Bari la sorella Brucela, mamma della sua amata nipotina. È un fratello e uno zio affettuoso, un gran lavoratore e affronta ogni impiego con la consapevolezza che tutti i sacrifici che sta facendo saranno ripagati dal fatto che finalmente il 31 dicembre potrà sposare la sua fidanzata Matilda, primo e unico amore della sua vita a cui è legato da dieci anni, e che così potrà poi portarla a vivere con sé in Italia.
Ma la sera del 29 agosto 2014 accade qualcosa che cancella presto tutto quel futuro sognato e sudato con ogni ora di lavoro prestata anche al costo irrisorio di 5 euro.
Flori si trova davanti alla chiesa del Redentore e si accorge che una mamma col figlio sono stati aggrediti da un giovane. Interviene subito per interrompere l'aggressione e dà uno schiaffo all'aggressore per fermarlo.
Questo ragazzo è appena quindicenne ed è il figlio di un membro del clan Strisciuglio e referente per lo stesso clan nel quartiere Libertà. Contatta i familiari e racconta l'accaduto.
Si mette in moto la macchina della vendetta. In tre e armati raggiungono Flori all’esterno del bar dove si era fermato dopo essere intervenuto per interrompere l'aggressione. Flori si accorge delle armi e tenta la fuga, ma riesce a fare solo pochi metri: il fratello maggiore del quindicenne spara verso di lui almeno tre colpi, uno dei quali, al torace, gli risulta fatale. Flori muore poco dopo durante il trasporto in ospedale.
Per volontà della famiglia Mesuti, la sua salma, prima di tornare a Durazzo,viene poi portata per le strade del quartiere Madonnella, dove il giovane viveva con la sorella. Il corteo, composto da famiglia, istituzioni e cittadini, diverrà così occasione per la città di dimostrare la propria reazione e di dire da quale parte stare.
Il nostro abbraccio ai familiari di Flori. Per lui e per tutte le vittime innocenti delle mafie il nostro impegno quotidiano.