Libera Puglia

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Libera Puglia "Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie" è nata il 25 marzo 1995 con l'intento di sollecitare la società civile nella lotta alle mafie

Associazioni, nomi e numeri contro le mafie" è nata il 25 marzo 1995 con l'intento di sollecitare la società civile nella lotta alle mafie e promuovere legalità e giustizia. Attualmente Libera è un coordinamento di oltre 1500 associazioni, gruppi, scuole, realtà di base, territorialmente impegnate per costruire sinergie politico-culturali e organizzative capaci di diffondere la cultura della legalità. La legge sull'uso sociale dei beni confiscati alle mafie, l'educazione alla legalità democratica, l'impegno contro la corruzione, i campi di formazione antimafia, i progetti sul lavoro e lo sviluppo, le attività antiusura, sono alcuni dei concreti impegni di Libera. Libera è riconosciuta come associazione di promozione sociale dal Ministero della Solidarietà Sociale. Nel 2008 è stata inserita dall'Eurispes tra le eccellenze italiane. Nel 2012 è stata inserita dalla rivista The Global Journal nella classifica delle cento migliori Ong del mondo: è l'unica organizzazione italiana di "community empowerment" che figuri in questa lista, la prima dedicata all'universo del no-profit.

Quella notte tra il 2 e il 3 ottobre del 1989, al Paolo VI di Taranto c'era una donna che non riusciva a dormire tranqui...
02/10/2026

Quella notte tra il 2 e il 3 ottobre del 1989, al Paolo VI di Taranto c'era una donna che non riusciva a dormire tranquilla. Mariateresa, per i suoi cari semplicemente Teresa, era preoccupata in quanto la sera prima il marito Giovanbattista Tedesco, capo della vigilanza all'Italsider (attuale ILVA), non aveva fatto ritorno a casa dal secondo turno, quello pomeridiano, come sempre intorno alla mezzanotte. È vero, Gianni, come lei lo chiamava, a volte si fermava per coprire con qualche ora di straordinario l'assenza improvvisa di alcuni colleghi. Ma, quando alle 5.40 Teresa aprì gli occhi per l'ennesima volta, il fatto che il suo Gianni non fosse ancora tornato le risultò davvero inconsueto. Il pomeriggio prima l'aveva chiamata da lavoro come di solito faceva e aveva una voce strana, le aveva detto che le avrebbe raccontato tutto al ritorno. Ma non fece in tempo.

All'alba del giorno seguente, Teresa scorge dalla finestra l'auto di Gianni parcheggiata sotto casa con uno sportello aperto. Scende di corsa, in vestaglia. Si avvicina. Accanto allo sportello aperto, vede il suo Gianni riverso a terra. Non c'è sangue, ma lo chiama e non risponde. Lo sfiora, è freddo. E allora comprende tutto. Alle sue urla accorrono i vicini. Alcuni vanno da lei, altri, probabilmente, al contempo impediscono di scendere al piccolo Alessandro, figlio di Gianni e Teresa, che aveva sentito la voce straziata della mamma e si era svegliato.

Giovanbattista Tedesco era stato freddato poco prima della mezzanotte al rientro a casa. Un agguato alle spalle per mano dei killer della Sacra Corona Unita, organizzazione a quel tempo molto attiva, anche nell'impianto siderurgico, che non vedeva Tedesco di buon occhio in quanto, con il suo lavoro integerrimo, cercava di contrastare i traffici illeciti che si svolgevano all'interno delle acciaierie.

A Mariateresa e Alessandro il nostro abbraccio.
Per Giovanbattista e per tutte le vittime innocenti di mafia il nostro impegno quotidiano.

Nel 1997 Luigi ha 19 anni, è una recluta della Caserma Briscese di Bari. Come oggi, il 26 settembre di quell'anno è in p...
26/09/2026

Nel 1997 Luigi ha 19 anni, è una recluta della Caserma Briscese di Bari.
Come oggi, il 26 settembre di quell'anno è in permesso.
Alle 21 esce di casa dicendo ai suoi che sarebbe tornato tardi. Raggiunge deli amici in piazza e dopo un po' si fa accompagnare dal suo amico Luca al 'Ridemus', un'enoteca di Bari.
Lì incontra la sua ex fidanzata Fausta. Un acceso litigio, poi la ragazza lascia il locale. Luigi rimane al Ridemus in compagnia di alcuni ragazzi fra cui Francesco, ex fidanzato di Fausta. Francesco e i suoi amici - racconteranno in seguito - lo vedono allontanarsi a bordo di uno scooter Zip nero in compagnia di un individuo a loro sconosciuto.
Da quel momento, Luigi scompare.
La Procura di Bari ipotizzerà, poi, che l'ex fidanzata Fausta avesse preso molto male la nuova discussione, tanto da telefonare a Francesco S. e Paolo M., presumibilmente affiliati al clan Di Cosola, e chiedere loro di ve**re subito a dare una "lezione" a Luigi. I due si recano al pub, riescono a convincerlo a seguirli.
Il corpo di Luigi sarà poi nascosto prima in una cava e successivamente in un terrapieno dell'autostrada, ma, ad oggi, non è stato ancora ritrovato.

Al termine di uno spettacolo commemorativo, lo scorso 19 settembre presso la Biblioteca di Bari, è stato annunciato che il parco di via Oberdan 10 sarà intitolato a Luigi Fanelli, come approvato con delibera della Giunta del Comune di Bari lo scorso 17 settembre. Un passo ulteriore per fare memoria viva del giovane Luigi.

Ai suoi cari il nostro abbraccio, per lui e per tutte le vittime innocenti delle mafie il nostro impegno quotidiano.

A 19 anni si sogna, si fanno progetti per il futuro.Antonella Lopez vive a Bari nel quartiere San Girolamo e lavora in u...
22/09/2026

A 19 anni si sogna, si fanno progetti per il futuro.

Antonella Lopez vive a Bari nel quartiere San Girolamo e lavora in un bar. Sogna però di aprire a breve un'attività tutta sua. Si informa anche per ottenere un prestito e investire sul suo sogno, concretamente.

Due anni fa, nella serata tra il 21 e il 22 settembre raggiunge Molfetta per andare a ballare in un locale, il "Bahia". Poco dopo l'arrivo sul posto, alle 2.45 scoppia una rissa tra giovani rampolli di clan baresi per precedenti contrasti personali. Michele Lavopa - come dichiarerà in seguito - vede Eugenio Palermiti portare la mano al fianco, come a voler estrarre una pi***la. In risposta, Lavopa estrae la propria pi***la e apre il fuoco tra la folla, esplodendo sette colpi. Vengono ferite tre persone, tra queste Palermiti, che viene ricoverato in gravi condizioni.
Un solo proiettile tra quelli sparati attraversa però la spalla di Antonella, arriva fino alla giugulare e non le lascia scampo. Antonella muore quella stessa notte.

Lavopa sarà condannato a 18 anni e 8 mesi, Palermiti a 4 anni e sei mesi per detenzione illegale di arma da fuoco. A entrambi, sarà riconosciuta l'aggravante del metodo mafioso.
Per favoreggiamento, in quanto avevano aiutato Lavopa a nascondere l'arma del delitto, verranno condannati anche Giuseppe Fresa a 2 anni e 8 mesi e Mario Ruta, che patteggerà a 2 anni.

Oggi un pensiero per Antonella e per chi le voleva bene.
Per lei e per tutte le vittime innocenti delle mafie ogni giorno il nostro impegno.

Matteo Di Candia, un pensionato sessantaduenne di Foggia, quella sera festeggiava il suo onomastico con gli amici al Bar...
22/09/2026

Matteo Di Candia, un pensionato sessantaduenne di Foggia, quella sera festeggiava il suo onomastico con gli amici al Bar Elia. Era una sera normale, come tante altre.
Il millennio voleva al termine - era il 1999 - e quel 21 settembre nessuno immaginava che nel capoluogo del Tavoliere si sarebbe verificata una scena da "Far West", come titolò qualche giornale. In quello scenario inimmaginabile si trovò coinvolto proprio Matteo.
Circa quaranta colpi vennero esplosi da due sicari durante un agguato presso il bar in cui stava festeggiando e in cui vi erano anche alcuni esponenti della "Società foggiana", Federico Trisciuoglio, Salvatore Prencipe e Leonardo Piserchia, tutti coinvolti e condannati in primo e secondo grado nel maxiprocesso Panunzio. Prencipe e Trisciuoglio vengono feriti di striscio, mentre Matteo si trova sulla traiettoria dei proiettili e rimane ferito mortalmente.

A Matteo da qualche anno è intitolata una sala della sede Auser di Foggia.

Il nostro abbraccio va ai suoi familiari.
Per Matteo e per tutte le vittime innocenti delle mafie il nostro impegno quotidiano.

Leonardo Santoro nel 1994 aveva solo 19 anni.Il 19 settembre si trovava in contrada Calacurto, lungo la statale che coll...
19/09/2026

Leonardo Santoro nel 1994 aveva solo 19 anni.
Il 19 settembre si trovava in contrada Calacurto, lungo la statale che collega San Vito dei Normanni a Carovigno. Stava aprendo il cancello della sua casa di campagna, quando all'improvviso rimase vittima di un agguato mortale.
L'assassinio fu una vendetta della malavita brindisina, in quanto il fratello della vittima, Antonio, era diventato collaboratore di giustizia.

Per Leonardo e per tutte le vittime innocenti delle mafie il nostro impegno per la loro memoria ogni giorno.

Mauro De Mauro nacque nel 1921 a Foggia. Era figlio di un n chimico e di un'insegnante di matematica. Trasferitosi a Pal...
16/09/2026

Mauro De Mauro nacque nel 1921 a Foggia. Era figlio di un n chimico e di un'insegnante di matematica. Trasferitosi a Palermo con la famiglia dopo la seconda guerra mondiale, lavorò presso giornali come Il Tempo di Sicilia, Il Mattino di Sicilia e poi a L'Ora, rivelandosi un ottimo cronista.

Nel 1962 aveva seguito la morte del presidente dell'Eni Enrico Mattei e nel settembre del 1970 si stava nuovamente occupando del caso, in seguito all'incarico ricevuto dal regista Francesco Rosi per il suo film Il caso Mattei.
De Mauro aveva pubblicato, il 23 ed il 24 gennaio 1962 il verbale di polizia, in cui il medico siciliano Melchiorre Allegra, tenente colonnello medico del Regio Esercito durante la Prima Guerra Mondiale, affiliato alla Mafia nel 1916 e pentito mafioso dal 1933, elencava tutta la struttura del vertice mafioso, gli aderenti, le regole, l'affiliazione, l'organigramma della società malavitosa.

Il giornalista da qualche tempo era stato trasferito dalla redazione "Cronaca" a quella dello "Sport" de L'Ora, quando, la sera del 16 settembre 1970, fu rapito sotto casa a Palermo. Il cui ca****re non fu mai più ritrovato.

Tante le ipotesi sulla sua fine, ma, forse, furono le sue domande scomode sulla fine di Enrico Mattei – il presidente dell’Eni perito nel 1962 in un incidente aereo, le cui cause stentano ancor oggi a essere scoperte – che evidentemente destarono allarme e portarono alla sua eliminazione da parte di quegli stessi poteri criminali e occulti all’origine dell’attentato a Mattei.

Oggi ricordiamo questa voce del giornalismo libero italiano. Ogni giorno a lui e a tutte le vittime innocenti delle mafie dedichiamo il nostro impegno.

Piero Carpita aveva 46 anni e lavorava come portinaio. Il 15 settembre 1990 si trovava a Bresso, alle porte di Milano, q...
15/09/2026

Piero Carpita aveva 46 anni e lavorava come portinaio. Il 15 settembre 1990 si trovava a Bresso, alle porte di Milano, quando fu coinvolto in un agguato di ’ndrangheta il cui obiettivo era un'altra persona. Colpito durante la sparatoria, morì insieme a Luigi Recalcati, un pensionato che in quel momento stava passando in bicicletta.
La storia di Piero racconta una vita ordinaria spezzata dalla violenza mafiosa. Un uomo che stava tornando alla propria quotidianità, alla sua famiglia, e che da quel giorno è diventato una delle vittime innocenti delle mafie. Negli anni, la moglie e le figlie hanno custodito e condiviso il ricordo di Piero attraverso fotografie, racconti e memorie familiari. Una testimonianza che restituisce il profilo di un padre e di un marito, prima ancora che quello di una vittima, e che ricorda le conseguenze profonde che la violenza mafiosa lascia nelle vite di chi resta.
Le indagini e i successivi procedimenti giudiziari hanno collocato quell'omicidio nel contesto della presenza e degli interessi della ’ndrangheta in Lombardia, dimostrando come la violenza mafiosa abbia colpito anche territori spesso considerati lontani dai luoghi tradizionalmente associati alle organizzazioni criminali.

Nel giorno dell'anniversario, ricordiamo Piero Carpita, la sua storia e la sua famiglia.
Inoltre ringraziamo la primogenita di Piero, Simona, per il suo impegno nel coordinamento provinciale di Libera Taranto.
🌸A lei e a tutta la sua famiglia, va la nostra vicinanza e il nostro impegno quotidiano.



Libera Taranto

14 settembre 1990. Foggia. Nicola Ciuffreda ha 53 anni ed è uno dei maggiori imprenditori edili della città.Quel giorno,...
14/09/2026

14 settembre 1990. Foggia. Nicola Ciuffreda ha 53 anni ed è uno dei maggiori imprenditori edili della città.

Quel giorno, nel suo cantiere di via Eugenio Masi, due giovani in motocicletta lo individuano mentre è vicino a un gruppo di operai e gli spararono numerosi colpi, otto per la precisione. Trasportato agli Ospedali Riuniti, muore poco dopo a causa delle gravissime ferite riportate.

Nicola Ciuffreda è ricordato come il primo imprenditore edile a pagare con la vita il rifiuto di piegarsi ai ricatti della "Società" foggiana. Non aveva, infatti, accettato la richiesta da parte di alcuni criminali di versare una tangente per consentirgli di continuare a lavorare. All'epoca questa pratica era quasi consueta, ma Nicola aveva risposto con integrità, denunciando tutto. Ancora oggi non sono noti i nomi del mandante e degli esecutori, per questo è ancora necessario un impegno da parte delle istituzioni e della società civile perché sia fatta verità e giustizia per la sua storia.

Ai suoi familiari oggi il nostro abbraccio.
Per lui e per tutte le vittime innocenti delle mafie il nostro impegno quotidiano.

Hyso Telharaj aveva solo 22 anni quando è stato ucciso a Borgo Incoronata, vicino Foggia. Di origini albanesi, era venut...
08/09/2026

Hyso Telharaj aveva solo 22 anni quando è stato ucciso a Borgo Incoronata, vicino Foggia. Di origini albanesi, era venuto in Italia per cercare lavoro e aveva trovato impiego come bracciante agricolo, raccogliendo i frutti della terra tra Foggia e Cerignola.

Hyso si svegliava ogni giorno che era ancora buio e lavorava senza sosta fino al tramonto.
I pochi soldi che guadagnava li utilizzava per vivere, per aiutare la famiglia e per provare a studiare e prendere il diploma da geometra.

La sua vitalità e la sua voglia di costruirsi un futuro si è scontrato però con le organizzazioni criminali che regolavano il lavoro degli stagionali e dei migranti. Non è stato ucciso da malattie o piegato dalla fatica come accade a tanti braccianti agricoli: Hyso è stato ucciso dai caporali perché non voleva cedere al loro ricatto, consegnando a loro parte dei suoi guadagni.

Era l'8 settembre del 1999 quando la sua ribellione fu soffocata nel sangue dai caporali per dare l' "esempio" a tutti, soprattutto a chi voleva sfuggire alle loro costrizioni.

Oggi il nostro pensiero e abbraccio per i familiari di Hyso. Ogni giorno per lui e per tutte le vittime innocenti delle mafie il nostro impegno.

Hyso Telharaj aveva solo 22 anni quando è stato ucciso a Borgo Incoronata, vicino Foggia. Di origini albanesi, era venut...
08/09/2026

Hyso Telharaj aveva solo 22 anni quando è stato ucciso a Borgo Incoronata, vicino Foggia. Di origini albanesi, era venuto in Italia per cercare lavoro e aveva trovato impiego come bracciante agricolo, raccogliendo i frutti della terra tra Foggia e Cerignola.
Hyso si svegliava ogni giorno che era ancora buio e lavorava senza sosta fino al tramonto.
I pochi soldi che guadagnava li utilizzava per vivere, per aiutare la famiglia e per provare a studiare e prendere il diploma da geometra.
La sua vitalità e la sua voglia di costruirsi un futuro si è scontrato però con le organizzazioni criminali che regolavano il lavoro degli stagionali e dei migranti. Non è stato ucciso da malattie o piegato dalla fatica come accade a tanti braccianti agricoli: Hyso è stato ucciso dai caporali perché non voleva cedere al loro ricatto, consegnando a loro parte dei suoi guadagni.

Era l'8 settembre del 1999 quando la sua ribellione fu soffocata nel sangue dai caporali per dare l' "esempio" a tutti, soprattutto a chi voleva sfuggire alle loro costrizioni.

Oggi il nostro pensiero e abbraccio per i familiari di Hyso. Ogni giorno per lui e per tutte le vittime innocenti delle mafie il nostro impegno.

Per approfondire la sua storia
https://vivi.libera.it/storie-519-hiso_telaray/

Indirizzo

Via Dei Caduti Del 28 Luglio 1943 5
Bari
70126

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 17:00
Martedì 09:00 - 17:00
Mercoledì 09:00 - 17:00
Giovedì 09:00 - 17:00

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