Sippe Bari

Sippe Bari Pagina ufficiale della Segreteria Provinciale del SIPPE Sindacato Polizia Penitenziaria.

05/03/2026

Capita spesso, prima che inizi la trattazione orale nell’ambito di un consiglio di disciplina per il personale della polizia penitenziaria, di dover spiegare all’incolpato cosa accadrà una volta davanti alla commissione disciplinare.
La prima cosa che dico è semplice: non chiedete mai scusa.
Nella vita quotidiana chiedere scusa è un gesto di educazione, di rispetto, talvolta persino di maturità. Ma in un procedimento disciplinare la logica è diversa.
Chiedere scusa, infatti, viene quasi sempre interpretato come un’ammissione implicita di responsabilità. Anche quando l’intenzione dell’incolpato è soltanto quella di mostrare rispetto verso l’istituzione o verso la commissione, quella frase rischia di trasformarsi in qualcosa di molto diverso: un riconoscimento del fatto contestato.
Purtroppo, quando ciò accade, la prospettiva cambia completamente e si passa dal piano dell’accertamento a quello della punizione.
Questo può compromettere la strategia difensiva del difensore, soprattutto quando la linea difensiva si fonda su elementi come: l’inesistenza del fatto, una ricostruzione diversa degli eventi, l’assenza di dolo o di colpa, eventuali criticità procedurali.
Le scuse pronunciate con leggerezza possono, in pochi secondi, capovolgere il quadro difensivo.
Naturalmente esistono casi in cui chiedere scusa può avere un senso: quando il fatto è pacifico, documentato e incontestabile, e la strategia difensiva punta alla attenuazione della sanzione attraverso il riconoscimento dell’errore e il ravvedimento. Ma anche in quel caso deve essere una scelta strategica, condivisa con il difensore, non una reazione emotiva davanti alla commissione.
Prima di parlare davanti a una commissione disciplinare, la regola dovrebbe essere sempre la stessa: lasciare che sia la strategia difensiva a guidare le parole.

Alessandro De Pasquale - Presidente SIPPE

16/02/2026

⚠️ concorso 3.350 Allievi Agenti: necessario rafforzare subito gli organici

È stato pubblicato il bando di concorso per il reclutamento di 3.350 Allievi Agenti del Corpo di Polizia Penitenziaria, un provvedimento che interviene in un momento particolarmente delicato per l’organico e per le condizioni di lavoro del personale in servizio.

Il concorso prevede l’assunzione di 3.048 unità nel ruolo maschile e 302 nel ruolo femminile, così ripartite:

a) 2.010 posti (1.829 uomini e 181 donne) tramite concorso pubblico per esame e titoli, riservato a:
• volontari in ferma prefissata iniziale (VFI) e in ferma prefissata (VFP1 e VFP4) in servizio da almeno 12 mesi;
• volontari in ferma prefissata in congedo (già VFP1 e VFP4) che abbiano svolto almeno 12 mesi di servizio.

b) 1.340 posti (1.219 uomini e 121 donne) tramite concorso pubblico per esame, aperto ai cittadini italiani in possesso dei requisiti previsti dal bando.

Le domande possono essere presentate a partire dalle ore 10.00 di oggi e fino alle ore 23.59 del 18 marzo 2026.

Questo reclutamento rappresenta un passo necessario per affrontare la cronica carenza di personale che da anni grava sugli istituti penitenziari, incidendo pesantemente sui carichi di lavoro, sulla sicurezza e sulla qualità del servizio. Tuttavia, le assunzioni devono inserirsi in un piano strutturale di rafforzamento degli organici, accompagnato da adeguate politiche di formazione, tutela professionale e valorizzazione economica del personale.

Invitiamo tutti gli interessati a consultare con la massima attenzione il testo integrale del bando, disponibile sul sito del Ministero della Giustizia, per verificare requisiti, modalità di partecipazione e scadenze.

LA SEGRETERIA GENERALE SIPPE

Tag: Andrea Delmastro Andrea Ostellari Alessandro De Pasquale - Presidente SIPPE Carmine Olanda

13/02/2026

ESITI DELL’INCONRO CON IL SOTTOSEGRETARIO DELMASTRO

Alla presenza del Sottosegretario Delmastro e dei Vertici dell’Amministrazione penitenziaria, si
è svolta nella giornata di ieri 11 febbraio, la assise di discussione con le organizzazioni sindacali in relazione al varando decreto legge e alla bozza di un disegno di legge entrambi afferenti al macrocosmo della sicurezza.

Nel proprio intervento il Si.N.A.P.Pe ha rimarcato come gli atti normativi de quibus costituiscono un segnale tangibile di concretizzazione di quell’impegno di Governo e di Legislatura di porre al centro il tema della sicurezza e con esso la valorizzazione dei professionisti del settore. Con ciò non sottacendo la necessità di continuare sì ad agire nel percorso già tracciato, ma implementando il focus di osservazione settoriale sul mondo carcere. Un inasprimento delle sanzioni significa maggiori accessi al carcere, maggior numero di detenuti, maggiore necessità di personale: servono nuovi investimenti strutturali per l'incremento dei posti detentivi e la connessa e conseguente rivalutazione delle dotazioni organiche complessive del Corpo.
Con ciò non si può prescindere da una valutazione, anche critica, dell’assetto esistente: le defezioni in fase di immissione in ruolo dei neo agenti deve far riflettere, così come anche nonostante l’apprezzabile piano assunzionale le condizioni di lavoro all’interno dei penitenziari non registrano margini di miglioramento.

Serve un ripensamento dell’attuale sistema perché ragionare normativamente di devianza
giovanile ma non avere gli strumenti che consentano di rendere effettiva la pena invalida l’intera tenuta del sistema. Troppo recente nella memoria le difficoltà operative incontrate dalla giustizia minorile per l’apertura dei nuovi IPM per non poter nuovamente perorare la causa di una revisione complessiva dell’esecuzione penale.

In ottica di revisione della dotazione organica del Corpo, è auspicabile un ampliamento delle dotazioni organiche dei ruoli sovrintendenti ed ispettori, prevedendo passaggi interni agevolati, con scrutinio per soli titoli da affiancare alla
previsione di cui all'articolo 24 del decreto che prevede fino al 2027 l'indizione di concorsi pubblici riservati ai candidati in possesso di una laurea.

La decretazione d’urgenza si focalizza anche sulle procedure concorsuali per ispettore
superiore da bandire negli anni 2026 e 2027 per un totale di 700 posizioni: un concorso per soli
titoli aperto a tutti gli appartenenti al ruolo, a prescindere dal possesso di titoli accademici. Nel merito il Si.N.A.P.Pe ha sottolineato, trovando la convergenza del Sottosegretario, la
necessità di porre al centro del processo valutativo l’anzianità nel ruolo e l’anzianità di
servizio quale riconoscimento della preminenza del dato esperienziale maturato sul
campo.

Nel varando testo del decreto legge trova spazio anche la riduzione ad otto mesi del
corso per Vice Commissari (che dovrebbe di fatto terminare dopo la festa del Corpo)
presumibilmente entro la fine di marzo c.a.)
Nel varando pacchetto di norme, peculiare importanza assume la questione della
modifica del 335 cpp (iscrizione nel registro degli indagati). Come abbiamo già avuto modo
di argomentare, la modifica coglie solo parzialmente nel segno. Restano fuori molti altri aspetti che dovrebbero passare attraverso il coinvolgimento tecnico del Dipartimento di appartenenza e una partecipazione difensiva dell’indagato totalmente a carico dello Stato per tutta la fase delle indagini preliminari, ove si tratti di fatti connessi allo svolgimento del servizio.

Nello stesso solco di tutela effettiva si inserisce l’osservazione circa la concretezza della
misura, fortemente voluta dall’Esecutivo, di aumentare sensibilmente il quantum di anticipo
per le spese legali. Circostanza, questa, che si scontra con l’insufficienza delle risorse
finanziarie che vanifica la ratio del progetto.

A corollario di siffatto argomento si aggiunge la questione, si ripropone il tema già
affrontato in sede contrattuale sull'importo dell'assegno alimentare.

Un focus è stato fatto anche in merito alla questione della progressione in carriera: pur
apprezzando la previsione dell'articolo 22 del disegno di legge per la quale il blocco della
progressione avviene non prima di una eventuale condanna di primo grado, remore si sono espresse in merito alla formulazione della norma per i risvolti interpretativi successivi.
A margine dell’incontro è stata annunciata la fissazione di un calendario di convocazioni
afferenti al tema della disciplina organica di presenze e straordinari, della carrierizzazione e dei profili tecnici del rinnovo contrattuale.

Roma 11.02.2026

13/02/2026

Il dibattito sulla nelle italiane ha trovato una nuova frontiera con l’introduzione dell’articolo 415‑bis del Codice penale, che punisce la rivolta all’interno degli istituti penitenziari. Si tratta di una norma pensata per offrire al sistema penitenziario strumenti chiari per intervenire in situazioni critiche.

Quello che colpisce è che la legge non si limita a sanzionare atti violenti: anche la resistenza passiva, come il rifiuto collettivo di seguire ordini, può configurare il reato se la condotta ostacola l’azione dei pubblici ufficiali. Non serve quindi compiere gesti di violenza, di devastazione: il semplice agire insieme per impedire l’ordine interno può bastare. Le pene previste sono differenziate in base al ruolo: da uno a cinque anni per chi partecipa, fino a otto per chi organizza o promuove, e punizioni più severe nei casi di armi o conseguenze gravi.

Questo nuovo reato ha assorbito reati come la resistenza a pubblico ufficiale e altri reati preesistenti, portando maggiore chiarezza a una materia che prima era trattata in modo frammentario. Il valore principale della norma sta proprio nel suo ruolo preventivo e deterrente: sapere che certe condotte hanno conseguenze legali concrete contribuisce a scoraggiare comportamenti collettivi che potrebbero degenerare in rivolte, rafforzando così l’ordine e la sicurezza all’interno delle carceri.

Un esempio concreto arriva dal carcere di Latina, dove lo scorso ottobre una rivolta ha causato incendi, danni e minacce agli agenti. Il tribunale ha emesso misure cautelari in carcere per i detenuti considerati promotori, evidenziando il rischio di reiterazione del reato. Questo episodio mostra come la norma sia già in uso e quanto possa contribuire a garantire stabilità e sicurezza.

L’articolo 415‑bis rappresenta quindi non solo uno strumento punitivo, ma soprattutto un mezzo concreto per prevenire situazioni critiche e gestire l’ordine in carcere in modo responsabile. In questo senso, può essere considerato un passo avanti importante per un sistema penale più efficace, dove sicurezza e prevenzione camminano insieme.

Alessandro De Pasquale - Presidente SIPPE

Tag: Andrea Ostellari Andrea Delmastro Associazione Antigone SIPPE Sindacato Polizia Penitenziaria

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11/02/2026
04/02/2026
Vergogna
31/01/2026

Vergogna

26/01/2026

Avviato il confronto per il rinnovo del del Comparto e (2025–2027), scaduto a dicembre 2024. Segnali positivi arrivano sui tempi e sulla conoscibilità delle risorse, in linea con gli impegni assunti dal .
Riconosciuta la professionalità della , fatta di sacrificio, prontezza e responsabilità, che deve trovare riscontro in investimenti concreti nel rinnovo contrattuale.
Le risorse disponibili per il Pubblico Impiego e la possibile quota destinata al Comparto Sicurezza porterebbero a un incremento retributivo complessivo del 5,4% a regime dal 2027, con l’obiettivo di recuperare il potere d’acquisto eroso dall’inflazione.
Per il Si.P.Pe e il Si.N.A.P.Pe la priorità resta chiara: rafforzare le voci fisse e continuative, sostenere le indennità e valorizzare la specificità del lavoro in uniforme, anche attraverso misure fiscali agevolate come la detassazione delle indennità accessorie.

Alessandro De Pasquale - Presidente SIPPE

Tag: Andrea Delmastro Andrea Ostellari Giorgia Meloni SIPPE Sindacato Polizia Penitenziaria

17/01/2026

Sembra che lo spray al peperoncino, una volta entrato in carcere, possa trasformarsi improvvisamente in un’arma di distruzione di massa. Gli addetti ai lavori (quelli veri), sanno perfettamente che la realtà penitenziaria è un filo più complicata. In carcere la sicurezza non è un optional, né un capriccio autoritario: è la condizione minima per far funzionare qualsiasi percorso trattamentale, dalla rieducazione alla semplice convivenza civile.

Il , infatti, non è un salotto né un laboratorio di teoria , ma un ambiente complesso, popolato da persone con storie, fragilità e comportamenti molto diversi e attraversato quotidianamente da tensioni che talvolta richiedono strumenti di prevenzione e deterrenza adeguati. In questo contesto, lo spray al peperoncino non è né il male assoluto né la panacea di tutti i problemi, ma uno strumento che può rivelarsi utile, se disciplinato e usato correttamente.

Il vero rischio, semmai, è che il dibattito sul carcere venga ridotto a una gara di slogan, dove ogni misura di sicurezza diventa automaticamente repressione e ogni critica si trasforma in una bandiera ideologica. Così facendo, si perde di vista il punto centrale: un sistema penitenziario fragile, che da anni mostra falle evidenti soprattutto sul piano della sicurezza. E parlare di carcere, piaccia o no, richiede meno indignazione di riflesso e un po’ più di conoscenza del contesto.

Alessandro De Pasquale - Presidente SIPPE

Tag: Andrea Delmastro Andrea Ostellari SIPPE Sindacato Polizia Penitenziaria

26/12/2025

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SIAMO TUTTI VITTIME di un Sistema Malato.
Da Soli Possiamo Fare Poco, INSIEME Possiamo Fare Molto Per Curarlo

Buon Natale e Felice Anno Nuovo 🎄✨da tutta la grande Squadra  .Che queste festività portino serenità nelle famiglie e nu...
23/12/2025

Buon Natale e Felice Anno Nuovo 🎄✨
da tutta la grande Squadra .
Che queste festività portino serenità nelle famiglie e nuova energia per continuare,rinnovare, insieme, il nostro cammino al servizio e a tutela della Polizia Penitenziaria.

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