26/07/2026
Le recenti parole del Procuratore capo di Palermo, Maurizio De Lucia, e il dibattito che ne è seguito con il Ministro della Giustizia Carlo Nordio, riportano al centro dell'attenzione pubblica il tema della nelle e il ruolo della .
Voglio dirlo con estrema chiarezza: non credo affatto che la Polizia Penitenziaria debba sentirsi offesa dalle dichiarazioni del Procuratore De Lucia. Chi vive ogni giorno il mondo penitenziario — intendo chi lavora davvero negli istituti penitenziari — sa bene che le sue parole non sono un attacco al nostro Corpo, ma la fotografia cruda di una realtà operativa diventata quasi insostenibile.
Questa crisi non nasce oggi e le drammatiche rivolte ed evasioni di massa del periodo Covid sono state soltanto la classica goccia che ha fatto traboccare un vaso colmo da troppi anni. Da quel momento, e ancor di più dopo i fatti di Santa Maria Capua Vetere, il clima all'interno degli istituti si è incrinato pesantemente. Sia chiaro: le violenze e gli illeciti vanno sempre fermamente condannati, senza "se" e senza "ma". Tuttavia, non possiamo far finta di non vedere come quell'episodio sia stato cavalcato da una certa narrazione ideologica e da un certo garantismo a senso unico. Il risultato? Si è finiti per delegittimare il ruolo della Polizia Penitenziaria, creando un clima di sfiducia per tentare di indebolire i controlli e conquistare spazi di illegalità.
Si è finito per dimenticare un principio fondamentale del nostro ordinamento: non può esistere alcuna rieducazione se non ci sono prima l'ordine e la sicurezza, come previsto dall’articolo 2 del DPR 230/2000.
Per cambiare davvero rotta non servono difese d'ufficio, ma interventi concreti. Alla Politica chiediamo regole d'ingaggio trasparenti, una formazione seria e continua, adeguati strumenti operativi e una maggiore autonomia per la Polizia Penitenziaria nello svolgimento dei propri compiti. Serve anche una visione diversa sugli spazi: quando parliamo di edilizia penitenziaria non intendiamo la semplice costruzione di nuovi edifici, ma un vero cambio di filosofia architetturale. Secondo gli esperti, l’architettura di un ambiente, quindi anche dell’ambiente carcerario, incide direttamente sulla salute mentale e sul comportamento. Progettare spazi più umani e funzionali significa prevenire le tensioni. Allo stesso tempo, per alleggerire la pressione sulle strutture penitenziarie, si dovrebbe rivedere l'uso della custodia cautelare in carcere, riservandola a casi eccezionali e ai reati più gravi, dando invece maggior spazio a misure meno afflittive e alla giustizia riparativa.
Restituire sicurezza e dignità alle carceri non significa arrendersi, ma guardare in faccia la realtà con il coraggio della verità. La Polizia Penitenziaria continuerà a fare la propria parte con il sacrificio di ogni giorno.
Alessandro De Pasquale - Presidente SIPPE
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