Associazione Pugliese per la Retinite Pigmentosa

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05/05/2026

News - rpPuglia
anno ventesimo n. 685 05 maggio 2026
La Carovana arriva in Puglia: 8 grammi rivoluzionano gli spostamenti

È partita il 4 maggio la Carovana dell’Autonomia, promossa dall’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e patrocinata dal Garante Regionale dei diritti delle persone con disabilità: la Sala Consiliare del Comune di Bari ha ospitato l’ingegnere Marino Attini, ideatore del progetto “Letismart” e Sergio Prelato, esperto di accessibilità urbana presso l’UICI. Ad accoglierli c’erano il Vicepresidente dell’UICI Puglia Luigi Iurlo, il Presidente UICI Sezione Territoriale Bari Vito Mancini, il Garante della Disabilità Regione Puglia Antonio Giampietro, il Sindaco di Bari Vito Leccese e l’Assessore alla Cura del Territorio del Comune di Bari Domenico Scaramuzzi.

Prima di lasciare la parola agli ospiti, l’attenzione di tutti i convenuti si è focalizzata sull’importanza di abbattere le barriere che, come ha ricordato Mancini, sono architettoniche ma anche culturali. Per tale ragione, Iurlo ha dichiarato che hanno fortemente voluto che la Carovana facesse tappa in Puglia: la sezione regionale dell’UICI è impegnata infatti non solo nel compito di tutela e rappresentanza dei disabili visivi, ma soprattutto nel dialogo con le istituzioni che vanno allertate delle difficoltà di mobilità a partire dall’esperienza diretta dei soggetti coinvolti. L'auspicio è che le persone affette da patologie visive possano vivere la città in maniera più piena e più partecipata in quanto solo così si contribuisce al benessere psicologico di tutti. Ogni cittadino è una ricchezza per la propria comunità e attraverso la conoscenza di nuovi modi di affrontare la vita fuori casa, ha detto Giampietro, anche le persone disabili possono godere di un pizzico di autonomia. L’obiettivo è far nascere una cura nei normodotati attraverso la presenza attiva di ciechi e ipovedenti in città, attrezzando questi ultimi di accorgimenti specifici che li portino a uscire in strada in sicurezza.

L’assessore Scaramuzzi ha ammesso che l’impegno dell’amministrazione comunale è rendersi umile e cercare consiglio presso gli organi competenti in materia di barriere architettoniche, come l’UICI Bari che segnala con solerzia i problemi di mobilità e suggerisce soluzioni. Anche se la strada da percorrere è molto lunga, per Scaramuzzi la definizione di normalità passa irrimediabilmente dal fatto che non ci si dovrebbe accorgere delle differenze tra i soggetti in moto e che la città divenga comoda per tutti. Il sindaco Leccese ha rincarato la dose, dichiarando che Bari è una città difficile da tutti i punti di vista, però è fondamentale recuperare l'accessibilità e dare diritti a tutti per non farli diventare privilegi. Bisogna curarsi del prossimo, che significa curarsi di chi ci sta accanto.

Per porre un altro ciottolo su questa strada, Marino Attini è stato chiamato a esporre il brevetto da lui inventato. Presidente dell’UICI Sezione Territoriale Trieste nel 2015, parte del Consiglio Nazionale dell’UICI dal 2020 e coordinatore del progetto Vita Indipendente, Attini ha ricordato con affetto che nel lontano 23 agosto 2021 Bari è stata la prima città dove ha presentato il progetto Letismart all’indomani della donazione all’UICI del brevetto. Dopo una vita spesa nelle più grandi aziende di elettronica, Attini da ipovedente grave ha deciso di sfruttare le sue competenze per risolvere problemi della vita di tutti i giorni, piccoli e concreti. Ha lavorato a un modo per identificare negli spostamenti il punto specifico di arrivo fin dal 2015: così è nato Letismart, progetto intitolato alla memoria della moglie defunta Letizia. Ad oggi esso conta tre formati: Letismart Voce è un microchip che pesa 8 grammi e si installa nel ma**co del bastone bianco – qualunque modello esso sia – e prevede l’inserimento sulla parte esterna del ma**co di due bottoni di media grandezza, facilmente rintracciabili sotto il tatto; il secondo formato è Letismart pocket, un aggeggio della grandezza di un accendino, pratico e da tenere in tasca, sempre munito di due pulsanti, particolarmente indicato per i disabili visivi che usufruiscono di cane guida o per gli ipovedenti che non utilizzano il bastone bianco negli spostamenti; infine, il terzo formato è maneggevole e da mettere al polso, impermeabile, con i due pulsanti e utile nel caso di immersione fino a 50 metri sotto il livello del mare.

Il meccanismo alla base di tutti e tre gli strumenti è lo stesso: si basa sulla comunicazione delle frequenze radio tra Letismart e i radiofari da installare in giro per la città. Ad oggi si sta lavorando per posizionare i radiofoni sugli autobus che offrono il trasporto pubblico cittadino, sugli ingressi degli edifici pubblici e dei negozi dei grandi centri commerciali. Analizziamo caso per caso: Letismart aiuta il disabile visivo nel prendere i mezzi cittadini in quanto risolve il problema di sapere esattamente che il bus che si sta avvicinando è quello desiderato e di allertare l’autista della propria presenza. Il bastone bianco diventa parlante: attivando la modalità “autobus”, al disabile viene letta la parte frontale del mezzo in avvicinamento; premendo uno dei due pulsanti, si aziona un segnale acustico della durata di 20 secondi che indirizza il soggetto verso il radiofaro posizionato sulla porta anteriore dell’autobus desiderato, scongiurando perciò il caso che vi sia una fila di mezzi che paiono tutti uguali; sempre attraverso il pulsante premuto, l’autista del bus riceve l’avviso che una persona con disabilità visiva sta per salire. Impostando la modalità “linee privilegiate”, si possono eliminare le informazioni superflue sugli autobus in avvicinamento in quanto è possibile impostare l’obbligo di segnalazione delle linee dei mezzi che si prendono di solito. È già pronto un accordo con Astra, agenzia che gestisce le aziende di trasporto pubblico in Italia.

Letismart agevola anche le passeggiate pedonali in giro per la città. Attivando la modalità “informazioni urbane”, lo strumento vibra prima di dare la sua comunicazione vocale e nel caso in cui il messaggio non sia ascoltato, esso va a finire in un archivio interno memorizzato e pronto a essere riprodotto nuovamente. È particolarmente utile in quanto segnala la presenza di lavori in corso e l’avvicinamento a semafori sonori. In quest’ultimo caso, il radiofaro è collocato all’interno della scatola del semaforo sonoro; se l’attraversamento è perpendicolare e non trasversale, è possibile far scattare immediatamente il verde premendo uno dei due pulsanti sul bastone bianco.

Infine, attraverso radiofari posizionati sulle porte di ingresso, un disabile visivo riesce facilmente a varcare la soglia di edifici pubblici e attività commerciali senza scandagliare tutto il perimetro con il bastone bianco e non dovendo assicurarsi di segnalare la sua presenza: Letismart produce un segnale acustico in prossimità delle entrate. Attivando la modalità “interno”, lo strumento innovativo segnala la posizione delle casse, delle scale mobili, delle uscite d’emergenza, dei servizi igienici. Si sta lavorando a degli accordi con i grandi centri commerciali, il servizio è già attivo presso il centro commerciale Porta di Roma.

Il Letismart impermeabile d’altra parte segnala attraverso l’intercettazione di un radiofaro l’ombrellone prenotato. È inoltre utile in caso di emergenza sott’acqua: premendo entrambi i tasti, si riesce ad allertare il bagnino che quindi correrà in soccorso. In Liguria e in Veneto sono già presenti tali dispositivi nelle spiagge che hanno conquistato la bandiera lilla, che indica piena accessibilità.

Il prossimo passo riguarda un accordo con Meta per far sì che i Rayban prodotti dall’azienda americana collaborino perfettamente con Letismart. A settembre, uscirà un nuovo brevetto: Letismart Ultra, un bastone bianco molto leggero che non avrà bisogno di radiofari; attraverso l’intercettazione di ultrasuoni sarà in grado di rilevare e segnalare ostacoli; avrà un ma**co ergonomico e tasti ancora più grandi per essere meglio percepiti tattilmente.

Tutti i progetti Letismart sono prodotti dall’azienda Scen e sono già stati messi alla prova a Cortina durante le ultime Paraolimpiadi con l’installazione di radiofari. Anche i Lyons Club si sono schierati a sostegno di questo progetto innovativo.

La vera novità riguarda i costi di questa piccola rivoluzione: è vantaggiosa sia per le istituzioni che per gli utenti. I radiofari funzionano a batteria, con una durata media di cinque anni, e sono estremamente semplici da installare: bastano un adesivo adatto o quattro viti. Il costo di un radiofaro è di 300 euro. Per i fruitori i costi si alzano di poco: Letismart Voce da applicare nel bastone bianco costa 700 euro circa, mentre la versione pocket ha un costo di circa 500 euro. Tuttavia, la circolare n. 20 dell’UICI prevede per tutti i soci un comodato d’uso con canone annuale di circa 80 euro per i dispositivi Letismart.

A fine evento, un radiofaro è stato donato alla sezione di Bari dell’UICI e sarà installato sulla porta della sede locale. Le conclusioni le ha tirate Prelato, che ha collaborato al progetto: “Se io faccio una città accessibile, rendo meno disabile la persona”.

La Carovana farà tappa il 5 maggio a Foggia presso il Centro diurno “G. Quino” alle ore 10:00, a Taranto il 6 maggio 2026 presso l’Università LUMSA alle ore 09:00, a Brindisi il 6 maggio 2026 presso l’History Digital Library alle ore 16:00 e a Lecce il 7 maggio presso il Palazzo Carafa alle ore 11:30.

Bastano 8 grammi e una frequenza radio per migliorare la vita di un’intera comunità: speriamo di incontrarci presto in giro per le città della Puglia!

di Donata Martellotta

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21/04/2026

News - rpPuglia
anno ventesimo n. 683 21 aprile 2026
Una nuvola di umanità in Puglia: la prof.ssa Francesca Simonelli a Monopoli

In un soleggiato pomeriggio di fine aprile, è tornata in Puglia Francesca Simonelli, professoressa ordinaria di Oftalmologia presso l’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” di Napoli, nonché direttrice dell’Unità Operativa Complessa di Oculistica e responsabile del Centro di terapie avanzate oculari presso lo stesso istituto universitario. La felice occasione è stata creata dalla rassegna multidisciplinare “VoxFem. Sulle tracce della voce delle donne”, tenutasi a Monopoli dal 17 al 19 aprile u.s. sotto la direzione artistica di Lorena Carbonara in collaborazione con il network VoxFem, collettivo di studiose, ricercatrici e ARTiviste.

L’evento, che punta ormai da quattro anni a far conoscere e dare eguale dignità al lavoro delle donne in ogni campo del sapere, ha centrato l’obiettivo aggiungendo alle variegate sezioni rodate con successo uno spazio dedicato alle donne che si impegnano nella scienza: a inaugurare il nuovo format ci ha pensato Lorena Carbonara invitando la prof.ssa Simonelli a riflettere sui suoi passi nel mondo accademico come studiosa nell’incontro dal titolo “La terapia genica per la cura delle malattie oculari rare: una prospettiva dal Sud”. Interrogata sui suoi inizi nel campo della ricerca, l’ospite ha ricordato che ha scelto di fare medicina per aiutare le persone e si è voluta fin da subito concentrare sulle retinopatie distrofiche rare per cui non c'è cura; la professoressa, con gli occhi decisi come se non fosse passato neanche un minuto dal momento della risoluzione iniziale, ha dichiarato:

(inizio citazione)

Ho avuto la fortuna di lavorare sempre in ambienti altamente qualificati in cui c’è sempre stata una visione ampia, per cui l’essere donna e le appartenenze sociali non sono contate molto. Fino a qualche anno fa ero l'unica direttrice di dipartimento di Oftalmologia, ora c’è un'altra mia collega a Palermo.

(fine citazione)

Sempre molto determinata, appassionata del movimento, degli avanzamenti negli studi, ha riavvolto il nastro e ci ha riportati a circa trentacinque anni fa, quando è stato fondato il primo centro di riferimento per le malattie rare visive in Campania. La carrellata è stata galoppante: si è creato un centro nazionale per le distrofie dell’occhio, dopodiché la rete si è allargata presto all’intera Europa con un istituto che si interessa alle malattie rare consentendo di ampliare sempre di più le casistiche dei pazienti coinvolti; anche in Italia si è cercato di fare rete: grazie ai fondi del PNRR, il ministero dell’Università e della Ricerca ha realizzato una fondazione di terapia genica che coinvolge oggi venti università distribuite sull’intero territorio nazionale. Infine, grazie alla fondazione Telethon è stato possibile costituire a Napoli presso la Clinica Oculistica dell’università “Vanvitelli” un centro dedicato alle terapie sperimentali: è l’unica struttura in Italia in cui si possono eseguire sperimentazioni mediche di fase 1.

Inevitabile è stata la domanda rispetto allo stato della ricerca. La professoressa ha puntato l’attenzione sull’importanza degli errori in fase di sperimentazione, che sono una fucina inesauribile di nuove idee: ha raccontato che insieme al prof. Alberto Auricchio circa dieci anni fa aveva cominciato a studiare una modalità per applicare la terapia genica alla maculopatia di Stargardt, malattia che si manifesta intorno ai dieci anni di vita e che porta a una cecità centrale nel campo visivo. Il team aveva ricevuto anche dei finanziamenti statunitensi ingenti, ma purtroppo non fu possibile finalizzare il processo che avrebbe portato un vettore a trasportare in sicurezza il gene sano tramite iniezione sottoretinica poiché quest’ultimo era di grande dimensione; i tentativi furono ripetuti, si coinvolsero circa settecento pazienti, ma ci si dovette arrendere di fronte a tale impossibilità: il gene sano passava nell’occhio solo per il 10% della propria dimensione. Tuttavia, proprio tale esperimento fallito diede la spinta al prof. Auricchio di pensare alla soluzione vincente: spezzettare il gene e farlo trasportare da più vettori che poi si ricongiungessero nel tessuto oculare. È notizia di pochi giorni fa che l’Ema, l’agenzia europea per i medicinali, ha approvato il nuovo progetto rispetto alla sindrome di Stargardt, cosa che permetterà alla sperimentazione di partire a fine estate.

Una sperimentazione che invece sta giungendo a felice conclusione è il progetto Horizon 2020, che si è interessato allo studio della sindrome di Usher, forma particolare di retinite pigmentosa che porta alla cecità e alla sordità. Si è trattato di una collaborazione europea durata cinque anni tra Napoli, Madrid e Rotterdam che ha coinvolto cinquanta pazienti. La professoressa Simonelli ha diretto trenta soggetti presenti a Napoli per due anni. A tale sperimentazione ha contribuito anche una start up inglese. I biologi molecolari hanno fatto degli esperimenti sull’occhio prima del topo, poi del maiale e infine della scimmia, in quanto più simile a quello umano. È stata adottata proprio la soluzione su descritta: il gene responsabile della malattia di Usher ha delle dimensioni notevoli, così esso è stato diviso in due e portato con due vettori nell’occhio per poi permettere il ricongiungimento direttamente nella retina. La sperimentazione ha portato a degli ottimi risultati ed è stata approvata dall’Organizzazione mondiale della sanità e dall’Agenzia italiana del farmaco, così Reteira, azienda farmaceutica, si è resa disponibile a produrre il farmaco apposito. Il 16 luglio del 2024 è stato trattato il primo paziente a Napoli, un uomo di 38 anni; il miglioramento della sua capacità visiva è stato notevole: ha recuperato la visione di ventiquattro lettere del tabellone, riesce a guidare l’automobile in autonomia, vede abbastanza bene anche di sera. La professoressa ha ricordato la fatica dietro a tale processo quinquennale, aggravata dall’ipoacusia dei pazienti: ogni esame veniva ripetuto tre volte a causa anche dei problemi di comunicazione causati dall’impiego imprescindibile della LIS. Si sta per produrre un’importante pubblicazione scientifica al riguardo.

La professoressa ha portato l’attenzione degli astanti sui tempi lunghi di approvazione delle sperimentazioni: ha ricordato quando nel 2008 ha accompagnato tre pazienti a Philadelphia perché venissero sottoposti a un trattamento che solo nel 2017 è stato approvato dagli organi di competenza. Nonostante vi sia la sensazione che dal 1990, anno in cui fu individuato il primo gene causativo della retinite pigmentosa, sia passato troppo tempo, la ricerca procede a ritmo sostenuto: sono in corso una decina di trial clinici in fase di sperimentazione con la terapia genica nel centro di terapie avanzate a Napoli per alcune forme di retinite pigmentosa, per la sindrome di Usher, per la retinoschisi, per la malattia di Stargardt, per alcune forme di maculopatie senili. Si sta anche espandendo l’orizzonte alla considerazione di soluzioni che non prevedano la specificità dei geni responsabili, che ad oggi sono circa duecentocinquanta. Il progetto Optogenetics sta rivelando dei buoni risultati: è una ricerca fatta a Pittsburgh su pazienti non vedenti, molto incoraggiante in quanto essi riescono già a essere consapevoli delle presenze luminose, a vedere oggetti come una porta. Continua anche la sperimentazione con le cellule staminali pluripotenti della cute: la professoressa l’ha definito un campo di ricerca interessante perché dalle cellule stesse del paziente alcuni ricercatori americani sono riusciti a ricreare i fotorecettori della retina con i bastoncelli; i primi tentativi non hanno portato a rigetto, però non è stato ancora registrato un miglioramento visivo. E ci sono buone notizie anche per quanto riguarda la retina liquida per chi ha una minima funzionalità del nervo ottico ancora attiva, ma le cui cellule retiniche sono morte: la professoressa si è detta fiduciosa del fatto che nel giro di un paio di anni potrebbe essere approvata la terapia.

Il dialogo si è infine spostato sulla sfera psicologica dei pazienti. La professoressa ha voluto sottolineare quanto la componente emotiva influisca sull’utilizzo performante anche del minimo residuo visivo e su come perciò si presti sempre più attenzione alla cura di questo aspetto. Commossa, ha ammesso che è una grande responsabilità ricevere persone che hanno una così grande fiducia in lei: per tale ragione, ha rivelato che da sempre cerca di mettersi nei panni del paziente che ha di fronte per capire come dare le notizie che lo riguardano. Ha dichiarato:

(inizio citazione)

Nella comunicazione della prima diagnosi bisogna dosare bene il peso delle parole che restano come pietre nella mente di chi le sente, soprattutto in un ambito di malattie così complesse dove gli esperti sono veramente pochi. Talvolta chi conosce poco queste malattie si lancia in sentenze che sono veramente terribili per chi le recepisce ed è una cosa molto grave perché si fa fatica poi a recuperare, a spiegare che chi lo ha detto non aveva le competenze per dirlo. I limiti della conoscenza sono davvero ancora molti.

(fine citazione)

Il Presidente e la Vicepresidente sono stati ben felici di rappresentare i soci dell’A.P.R.P.-OdV e di avvolgere questa nuvola di umanità proveniente da Napoli a nome di tutta la Puglia. Quando il 16 dicembre 2017 la professoressa è stata ospite del Convegno Scientifico Internazionale curato dall’associazione, la newsletter di commento si concludeva colorando l’occasione di verde speranza. Dopo quasi dieci anni, ci auguriamo che con tali nuove prospettive quel verde possa riprendere brillantezza nell’animo di tutti.

di Donata Martellotta

La terapia genica funziona, e si vede!News anno ventesimo n. 682, 9 aprile 2026Il laboratorio di Genetica Medica dell’os...
10/04/2026

La terapia genica funziona, e si vede!
News anno ventesimo n. 682, 9 aprile 2026

Il laboratorio di Genetica Medica dell’ospedale Di Venere di Carbonara di Bari si riconferma un’eccellenza del territorio pugliese: il programma “Genoma Puglia” è attivo dal 16 aprile 2025 e finora ha permesso l’esecuzione di screening genomico su più di venticinquemila neonati; l’esame ha portato all’individuazione tempestiva in circa cinquecento bambini dell’insorgenza di malattie genetiche rare e ciò ha consentito di avviare con successo percorsi di sorveglianza e terapia.

È notizia di pochi giorni fa che una neonata, nata il 24 febbraio u.s. presso il reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale di Altamura, è stata sottoposta a screening genomico a soli venti giorni dalla nascita ed è risultata affetta da Retinite Pigmentosa a causa della mutazione del gene RPE65. Nello sconcerto della notizia, si tratta di una combinazione felice di eventi in quanto ad oggi la terapia genica ha sperimentato ripetutamente l’efficacia dell’iniezione sotto la retina della proteina trasportante il gene sano nel caso di questa alterazione genetica.

Come ci è stato nuovamente illustrato dal prof. Francesco Boscia nell’ultima assemblea dei soci del 14 dicembre u.s., il gene RPE65 codifica una proteina fondamentale per il ciclo visivo, che porta un impulso fotonico a tradursi in uno stimolo visivo in un processo biochimico e biofisico. Il nuovo gene viene introdotto in un vettore, in uno shuttle, cioè un adenovirus che è il virus dell’influenza in cui viene alterato l’RNA di questo gene che codifica un DNA complementare, cioè un frammento di gene. Inserito in questo shuttle, iniettato sotto la retina, esso entra nelle cellule retiniche e inizia a produrre la proteina altrimenti assente a causa del gene deficitario. Il processo è complesso nella sua semplicità: una volta che la retina è pulita da tutte le aderenze del corpo vitreo e dalle possibili complicanze che possono insorgere, si inietta al di sotto della retina la sospensione di vettori che contengono il gene con degli aghi sottilissimi dello spessore di poco superiore a quello di un capello. Si crea una bolla di sospensione che poi disperde i geni all’interno del tessuto retinico. Si è registrato che la capacità visiva dei pazienti di fase 3 migliora notevolmente.

Ricordiamo che l’8 luglio 2022 è stata proprio la Clinica Oculistico Universitaria del Policlinico a essere sede del primo intervento chirurgico di terapia genica su una bambina di soli 11 anni destinata a diventare non vedente: di seguito potete cliccare sul link dell’intervista effettuata dalla Vicepresidente Maria Colucci nel luglio di quell’anno al dott. Ugo Procoli, componente dell'equipe medica che ha eseguito l'intervento straordinario, nonché Presidente del Comitato Scientifico Regionale della nostra Associazione: https://www.youtube.com/watch?v=r4yb2_4TMlc&feature=youtu.be
Cogliamo l’occasione per complimentarci con il direttore del reparto di Genetica Medica dell’ospedale Di Venere, il dott. Mattia Gentile, che è stato un membro storico del Comitato Scientifico Regionale dell’A.P.R.P. – OdV. Alla Gazzetta del Mezzogiorno, egli ha dichiarato: "Quando nel 2023 si partì con la sfida dello screening genomico, tra le diverse motivazioni vi era una famiglia da noi esaminata con identificazione di varianti nel gene RPE65: fratello e sorella di 18 e 20 anni che avevano già perso la vista a causa della retinite pigmentosa. Se quella diagnosi fosse arrivata nei primi anni di vita e con la terapia genica oggi disponibile, quei due ragazzi avrebbero potuto conservare la visione. In Puglia esiste una particolare incidenza di questa patologia: il primo caso trattato in Italia con terapia genica, nel 2019, era proprio pugliese e presentava le stesse varianti identificate oggi nella neonata. Da qui la scelta di includere il gene RPE65 nel programma di screening. Oggi, dopo aver esaminato oltre 25mila neonati, questa scelta ci consente di identificare per la prima volta al mondo un neonato che svilupperà la patologia e di intervenire prima che si manifesti"

Si tratta di una buona notizia per questa famiglia che fa sorridere di tenerezza anche noi e che rafforza l’idea che la ricerca vada sempre supportata perché dà i suoi frutti!

di Donata Martellotta

Si apre felicemente alla sua quarta edizione la rassegna multidisciplinare “VoxFem. Sulle tracce della voce delle donne”...
29/03/2026

Si apre felicemente alla sua quarta edizione la rassegna multidisciplinare “VoxFem. Sulle tracce della voce delle donne” dal 17 al 19 aprile, sostenuta dall’Assessore alla Cultura Rosanna Perricci. Il Teatro Radar e la Biblioteca Civica “Prospero Rendella” saranno i contenitori dell’iniziativa che si svolgerà a Monopoli. La città infatti è pronta a ripopolarsi di voci femminili che in maniera transnazionale e transculturale danno dignità e spazio al contributo che da sempre e in tutti i campi del sapere le donne offrono al pari dei loro colleghi lungo la storia dell'umanità.
Gli occhi saranno puntati anche su di noi: una delle novità di questa edizione sarà la sezione della rassegna dedicata al tema “Donne, scienza e coscienza”, inaugurata dalla Prof.ssa Francesca Simonelli; scienziata di fama internazionale dell’Università della Campania "Luigi Vanvitelli”, la Professoressa sarà in dialogo con Lorena Carbonara sul tema della sua ricerca “La terapia genica per la cura delle malattie oculari rare: una prospettiva dal Sud”. Sarà possibile seguire l'incontro nella Biblioteca Rendella alle 18.00: l'ingresso è gratuito fino ad esaurimento posti. Si consiglia altresì di anticipare l'arrivo per poter dialogare informalmente la prof.ssa Simonelli prima dell'evento.
Non lasciamoci sfuggire questa occasione di confronto e cura: partecipiamo numerosi!

Il senso e l'essenza delle cose erano non in qualche cosa oltre e dietro loro, ma nelle cose stesse, in tutto.Siddharta ...
27/03/2026

Il senso e l'essenza delle cose erano non in qualche cosa oltre e dietro loro, ma nelle cose stesse, in tutto.
Siddharta - Herman Hesse

Il 21 marzo è andato in scena “Il fluire della vita”. 14 dei nostri soci si sono messi in gioco: Tiziana Barone, Maria Colucci, Lello Fanelli , Francesco Fiorentino, Maurizio Montanari, Annarita Ninni, Michele Nitti, Gigia Nobile, Antonello Perilli, Rossana Pugliese, Maria Rosaria Recchia, Martina Russo, Gianfranco Taurino e Rosanna Visaggi guidati e guidando Rosalba Pascali Montanari nel lavoro di regia.
Maurizio Montanari ha curato l’audio, Federico Ligorio le luci.
Matteo Martellotta ha curato la scenografia, Marilena Marzella i costumi.
Questo spettacolo non sarebbe stato possibile senza la sinergia di Ivan Ivano, Elisa Montanari e Claudia Ricchiuti.
Si ringrazia l’Ufficio del Garante dei Diritti delle persone con disabilità della Regione Puglia per il contributo concessoci.

Il teatro era gremito di gioia e amore per gli attori per una sera e siamo stati ben lieti di avere tra gli spettatori il Garante dei Diritti delle persone con disabilità della Regione Puglia Antonio Giampietro, il Presidente Regionale dell’ Unione Italiana dei ciechi e degli ipovedenti - Puglia Paolo Lacorte, la Presidentessa della sezione provinciale di Taranto dell’UICI Puglia Maria Lacorte, il Presidente della sezione provinciale di Bari dell’UICI Puglia Vito Mancini, la Presidentessa della Rete AMaRe Puglia Mariana Bianco insieme a Riccarda Scaringella, alcuni operatori del Centro Educativo Messeni-Localzo di Rutigliano.

Si ringrazia Donata Martellotta per la cura della comunicazione attraverso le pagine social e la newsletter dell’associazione.
Per le meravigliose foto, il merito va a Claudio Ligorio.

"Che ne pensi tu? Abbiamo fatto progressi? Abbiamo raggiunto la meta?". Rispose Govinda: "Abbiamo imparato, e impariamo ...
21/03/2026

"Che ne pensi tu? Abbiamo fatto progressi? Abbiamo raggiunto la meta?". Rispose Govinda: "Abbiamo imparato, e impariamo ancora".
Siddharta - Herman Hesse

È l'ultima chiamata per questo viaggio: se siete disposti anche voi a imparare qualcosa di straordinario e umano, raggiungeteci stasera alle 20.30 presso l'Auditorium Moscati della parrocchia di San Sabino sito in viale Imperatore Traiano, 48 per lo spettacolo "Il fluire della vita" liberamente ispirato alle opere letterarie "Siddharta" di Herman Hesse e "L'alchimista" di Paulo Coelho per la regia di .pascali.
L'ingresso è gratuito fino ad esaurimento posti: venite a cominciare la primavera con noi!

Tacendo stava in piedi sotto la pioggia; l'acqua gli cadeva dai capelli sulle spalle gelate, sui fianchi e sulle gambe g...
18/03/2026

Tacendo stava in piedi sotto la pioggia; l'acqua gli cadeva dai capelli sulle spalle gelate, sui fianchi e sulle gambe gelate, e il penitente restava in piedi, finché spalle e gambe non fossero più gelate, ma tacessero e stessero chete.
Siddharta - Herman Hesse

Siddharta e Santiago si preparano ad affrontare un viaggio dentro l'inquietudine per imparare nuovi modi di muoversi nel mondo insieme alle persone che incontreranno sul loro cammino.
Se anche voi volete apprendere l'arte di danzare sotto la pioggia con gioia, raggiungeteci sabato 21 marzo alle 20.30 presso l'Auditorium Moscati della parrocchia di San Sabino sito in viale Imperatore Traiano, 48 a Bari!
L'ingresso è gratuito fino a esaurimento posti.

Ma più di tutti lo amava l'amico suo Govinda, il figlio del Bramino. Amava gli occhi di Siddharta e la sua cara voce, am...
15/03/2026

Ma più di tutti lo amava l'amico suo Govinda, il figlio del Bramino. Amava gli occhi di Siddharta e la sua cara voce, amava il suo passo e il garbo perfetto dei movimenti, amava tutto ciò che Siddharta diceva e faceva, ma soprattutto ne amava lo spirito, i suoi alti, generosi pensieri, la sua volontà ardente.
Siddharta - Herman Hesse

Tramite il ciclo di teatroterapia "Il fluire della vita" i soci che vi hanno preso parte hanno riscoperto il valore supremo dell'Amicizia, potente motore della vita condivisa nelle sue gioie e nelle sue difficoltà.
Vogliono far partecipi anche voi del segreto che hanno riscoperto: accorrete numerosi sabato 21 marzo alle 20.30 presso l'Auditorium Moscati della chiesa di San Sabino sito in viale Imperatore Traiano, 48 per essere circondati dal loro calore e dalla loro energia!
Ingresso gratuito fino a esaurimento posti.

Indirizzo

Via Ospedale Di Venere, 1
Bari
70131

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