24/09/2026
Non fiori, ma che si faccia il proprio dovere con professionalità ed empatia!
Gianfranco Vitale
Non sono abituato a utilizzare la mia pagina per parlare di mio figlio, anche se so che moltissime persone lo conoscono bene a causa di tutte le traversie che ha subito e gli sono vicine. Per una volta faccio un'eccezione, riprendendo ampi stralci di una mail inviata alla rete che sulla carta (solo sulla carta) lo segue, a proposito di un fatto accaduto ieri sera.
Lo faccio per dimostrare almeno due cose cose: 1) Torino non è affatto quel paradiso che tanti immaginano quando sentono parlare di servizi efficienti e di Centro per l'Autismo Adulti 2) non ho paura, non mi faccio ricattare e non striscio ai piedi di nessuno, perché mi interessa solo difendere la dignità alla quale mio figlio Gabriele (come tutti gli Autistici) ha diritto, insieme alla mia. Detesto chi scende a compromessi pensando solo al proprio orticello.
Buon giorno.
a una mia amica che giorni fa (il 16 settembre) mi chiedeva se dopo i miei report con la rete avessi notizie confortanti sulla salute di Gabriele e di come fosse seguito a livello medico, ho risposto testualmente così: “I report (in questi anni ne ho scritti a decine, e quasi sempre si sono purtroppo dimostrati anticipatori di importanti drammatici eventi, dei quali poi nessuno ha pagato le conseguenze, tranne naturalmente Gabriele) servono se aiutano a capire, ma se manca - da parte di medici (e non solo) - la voglia di capire sono completamente inutili”.
Mi devo contraddire rispetto a quella che è stata la mia scelta più recente di non scriverne più (perché ritengo ormai inutile farlo), essendo ieri. domenica 20, successo un fatto molto grave. Verso le 19.35, a due passi da casa, dopo una passeggiata in cui Gabriele si era mostrato molto sereno e felice, ha avuto improvvisamente una FORTISSIMA crisi di assenza. Mentre attraversamo un passo carraio (il cancello si stava aprendo e una macchina era in attesa di entrare) si è letteralmente bloccato. Sono intervenuto subito nel tentativo di sostenerlo ma, attimo dopo attimo, ho capito che non ce l’avrei fatta e ci saremmo accasciati entrambi sul marciapiede.
Avendo compreso la gravità della situazione l’automobilista a bordo della macchina è immediatamente sceso per provare a darci una mano. Impossibile: neanche in due ce l’avremmo fatta perché Gabriele aveva completamente ceduto sulle gambe ed era diventato pesantissimo. Solo dopo che una terza persona, un passante, ci ha aiutati a sorreggerlo siamo riusciti a metterlo in piedi.
Durante più di cinque interminabili minuti è rimasto in stato di incoscienza, non ha pronunciato una sola parola, fosse di ricerca di aiuto. Si è trattato di un episodio che non ha niente a che vedere con le piccole crisi di assenza di cui mio figlio soffre. Si è reso necessario, come ho detto, l’intervento di tre uomini, che faticosamente hanno impedito una rovinosa caduta sul marciapiede e quel che ne poteva seguire. Cosa sarebbe successo se questa crisi Gabriele l’avesse avuta, da solo, per esempio nella sua stanza? Cosa sarebbe successo se due persone non mi avessero aiutato a evitare conseguenze che non oso immaginare per lui (soprattutto) ma anche per me, padre inutile ormai avanti con gli anni, che però rimane l’unica persona su cui può contare?
Gabriele lentamente si è ripreso e dopo qualche minuto siamo finalmente arrivati a casa. Qui, alle 20, per premio, ha preso, come è costretto a fare ogni sera, una compressa di Luminale, 2 di Lacosamide, 1 di Gardenale 3 di Depakin 500, 2 di Olanzapina 2 di Mylicongas, più 20 gocce di Clonazepam. Tra compresse intere e spezzate il conto è stato di 9, diviso in 3 tornate accompagnate da un bicchiere di acqua. Alle 21 gli ho dato generosamente anche una ua compressa di Melatonna. A questo meraviglioso cocktail vanno aggiunti, alla mattina alle 8, altri meravigliosi supporti, alcuni prettamente farmacologici: Lacosamide (2), Depakin 500 (2), Mylicongas (2) Clonazepam (20 gocce), oltre ad Abound, acido folico e Movicol. Al pomerggio le immancabili 20 gocce di Rivotril più il Dibase e il calcio bicarbonato. Se non ho sbagliato i conti Gabriele prende 17 compresse al giorno e 60 gocce di Rivotril: non male, direi! Soprattutto per chi nei convegni predica che il ricorso ai farmaci deve essere il più contenuto possibile e rappresentare l’ultima soluzione alla quale ricorrere. Si può fare di più e passare da 17 a 20 e ancora più su… Non perdiamo la speranza di ulteriori aumenti. Proviamo a fare cifra tonda: cinquanta!
Confesso che ho pianto quando mi sono messo a letto e ricordavo a me stesso che anche questa estate, tra malori vari che ho avuto e ricoveri in pronto soccorso, io non ho lasciato solo Gabriele: Quanto resisterò? Mi auguro poco perché, con un francesismo di cui mi scuso, “mi sono completamente rotto i coglioni”.
Il 29 Agosto Gabriele è andato al CSM. Le uniche informazioni ricevute, in merito a quella che doveva essere una visita psichiatrica, non sono state di un doveroso report del medico “specialista” (impensabile una telefonata fatta al padre di Gabriele o addirittura un incontro con lui: roba da nababbi emiri) ma da una educatrice, che ha scritto in una mail del 31 agosto: “Venerdì mattina Gabriele si è recato al colloquio con la psichiatra. È stato un momento d'interazione positivo e sereno: quando la Dottoressa gli ha chiesto se per il prossimo incontro preferisse una visita in struttura o un nuovo appuntamento in studio, ha espresso chiaramente il desiderio di tornare a trovarla. Successivamente ha manifestato in modo sereno la volontà di rientrare in struttura”. Tutto qui? È questo il risultato di una visita? Questo il “referto”? Posso aggiungere (e dimostrare) che se a Gabriele fosse stato chiesto se preferiva tornare lì o andare su Marte avrebbe sicuramente risposto “Marte”?
Leggo solo di “Grazie” e di “Cordiali saluti” ai messaggi che arrivano alla rete. Non sarebbe meglio ringraziare di meno, inviare meno cordiali saluti ma in compenso attivarsi con idee e iniziative nuove, capaci di avere una buona ricaduta su Gabriele?
Non credo ai santi e perciò nemmeno ai miracoli. Non sarò mai quello che presuntuosamente pensa di sostituirsi a un medico. Parlo di medici che attivano iniziative concrete e non relegano completamente ai margini i familiari mentre pomposamente nei convegni, e negli studi dove operano, si riempiono la bocca della parola “sinergia”, facendomi molto dubitare che ne conoscano il significato.
Credo che sia dovere di professionisti pagati per occuparsi di persone fragili, così come credo che sia dovere chi da un punto di vista normativo ha più autorevolezza di me, riflettere in prima persona su quanto ho detto, e sto ripetendo, in decine e centinaia di mail. Dovrebbero far questo anziché lasciarmi da solo a sostenere le ragioni di una persona debole e indifesa come Gabriele.