05/07/2026
Una storia di ordinaria discriminazione di Stefania de Biase.
Largo Donne della Costituente
Spesso, da quando sono andata in pensione come insegnante di italiano, mi ritrovo a passeggiare nel Parco Virgiliano, nel quartiere Trieste a Roma. Un giorno, cammina cammina, arrivo nel punto più alto del parco. Alzo gli occhi e vedo una targa stradale. C'era scritto: "Largo Donne della Costituente".
La mia prima reazione è stata: "Ecco dove le hanno nascoste!".
Io, che ho passato una vita intera a consumarmi la gola per spiegare a generazioni di alunni annoiati che la nostra Repubblica non ha avuto solo i "Padri" Costituenti, ma anche le "Madri". E lo Stato come le celebra? Mettendole lì, in un angolo dove l'unico essere vivente che passa a salutarle è il cane del vicino che deve fare la p**ì.
Se le metti lì, sono destinate all'oblio eterno. Tutti i miei sforzi didattici, vanificati. Ogni volta che parlavo delle ventuno donne della Costituente in classe, i ragazzi mi guardavano come se stessi raccontando un aneddoto folkloristico. Tipo i folletti nei boschi d'Irlanda. "Sì, prof, va bene, c'erano le donne... ma passiamo a cose serie: che voto ho preso nel tema?". Certo, ogni tanto esce un libro sull'argomento, ma siamo onesti: è roba per addetti ai lavori. Per storici. O per insegnanti in pensione che non sanno come svoltare il pomeriggio.
In quel momento, ferma davanti alla targa, mi sono sentita solidale con loro. Ho sentito di condividere lo stesso identico anonimato.
Perché parliamoci chiaro: Largo Donne della Costituente è un non-luogo. Un posto che nessuno conosce e che nessuno conoscerà mai. Lì intorno non c'è un monumento, una fontana, delle rovine antiche... Qualcosa per cui memorizzare le indicazioni stradali , niente. Non puoi nemmeno dare quell'indirizzo a un tassista. Immaginate la scena:
"Mi porti a Largo Donne della Costituente!"
E il tassista si gira: "Signora, e che ci va a fa'? A cercare i tartufi?". Non c'è niente verso cui andare. È un vicolo cieco della memoria.
Però poi, visto che sono un'ottimista cronica, ho provato a immaginare la cosa in positivo.
Magari quel pezzo di terra dimenticato da Dio diventerà un punto di riferimento per le nuove generazioni. Immagino già i ragazzini e le ragazzine del quartiere che si danno appuntamento lì per giocare a pallone: "Oh, ci vediamo alle quattro alle Donne della Costituente per fare due tiri?".
Anzi, esageriamo. Si potrebbe addirittura organizzare un torneo del quartiere. Il "Campionato Donne della Costituente". Fantastico! Vedo già qualche genitore entusiasta e un po' smanettone che decide di aprire il sito web ufficiale della squadra.
E qui bisogna stare attenti alla scelta del dominio internet. Perché se registri:
www.largodonnedellacostituentecalcio.it... beh, suona istituzionale, fiero, un po' lungo da digitare ma dignitoso.
Ma se per sbaglio il papà o la mamma in questione inverte le parole e registra:
www.calciolargodonnedellacostituentequartieretrieste.it...
Ragazzi, l'equivoco è dietro l'angolo. Google impazzisce. La Digos pure. Ti ritrovi la polizia a casa perché pensano che tu stia coordinando un gruppo di nostalgici patriarcali che si aggirano per Roma a prendere a calci poderosi le povere madri della patria!
E tutto questo solo perché il Comune non voleva intitolare alle donne una via vera, con i negozi e i numeri civici....e se avessero dato alle Madri Costituenti una via dello shopping, a quest'ora i giovani saprebbero benissimo dove si trova Teresa Noce: esattamente tra Zara e l'Apple Store!
Ma la verità è che credo che i ragazzi sappiano essere molto più avanti dei moduli della toponomastica comunale.
E allora immagino alla grande :
Quello che era nato come un timido torneo di quartiere per ragazzini, infatti, ha preso una piega del tutto inaspettata. Il papà o la mamma "smanettona" alla fine ha azzeccato il dominio del sito internet, creando una piattaforma semplice ma curatissima. E da lì, la voce è corsa. Quello spazio digitale ha iniziato a rimbalzare di chat in chat, ben oltre i confini del quartiere Trieste.
Ecco, continuo e…
Nel giro di un paio di mesi, penso arrivino richieste di iscrizione da ogni quadrante di Roma: squadre maschili e femminili da Monteverde, da Centocelle, dalla Garbatella. Il campo di terra battuta nel punto più alto del Parco Virgiliano è diventato improvvisamente troppo stretto per accogliere quell'onda di energia, costringendo gli organizzatori a tessere una rete con altri centri sportivi della città.
Eppure, lo statuto del torneo è rimasto inflessibile su un punto: il nome non si tocca. Si chiama, e si chiamerà sempre, Torneo Largo Donne della Costituente
Ancora…
La cosa straordinaria è pensare all'effetto domino. La settimana scorsa, durante le semifinali del campionato femminile, immagino la incrociare due ragazzi a bordo campo. Uno di loro, con lo smartphone in mano, guardava la targa stradale sopra le nostre teste, poi lo schermo, poi di nuovo la targa.
"Oh, ma alla fine lo sai che significa 'Costituente'?" ha chiesto al compagno. "Cioè, ho cercato sul sito del torneo... Guarda qui: sono le ventuno donne che hanno scritto la Costituzione insieme ai Padri. C'era pure una che è diventata parlamentare a ventiquattro anni, tipo l'età di mia sorella".
L'altro ha sgranato gli occhi, strappandogli il telefono di mano per leggere la pagina: "Ma davvero? E noi che pensavamo fosse il nome di una vecchia scuola elementare...".
A guardarli, sono scoppiata a ridere da sola, sotto lo sguardo perplesso del cane del vicino che, fedele, continuava a annusare l'aiuola.
Alla fine, quelle ventuno donne non hanno avuto bisogno di una via dello shopping tra Zara e l'Apple Store per farsi largo nel futuro. Hanno usato un pallone, un sito web e la curiosità pulita di una generazione che non si accontenta di calciare, ma che ogni tanto si ferma a domandarsi il perché delle parole. I miei sforzi didattici non erano vanificati; avevano solo trovato un altro modo, dall'inizio totalmente impensato, per rendere finalmente giustizia e dare voce a donne a cui tutti noi dobbiamo così tanto.