Rete delle Donne Costituenti - Puglia

Rete delle Donne Costituenti - Puglia Luogo virtuale a supporto della Rete per qualificare le istituzioni pubbliche e private con una partecipazione sempre più incisiva delle donne

NEL «PROCESSO»AL WOKE MANCA LA VOCE DELLE DONNEC’è una curiosa assenza al processo italiano al woke: mancano le testimon...
29/08/2026

NEL «PROCESSO»AL WOKE MANCA LA VOCE DELLE DONNE
C’è una curiosa assenza al processo italiano al woke: mancano le testimoni.
Parlano soprattutto uomini che vi si sono opposti o politici che fino a ieri ne ne adottavano i principi.
Restano fuori le femministe della differenza che per prime ne avevano denunciato il “no debate”, la cancellazione del sesso e della parola donna. Bollate come Terf escluse ,isolate.
Sui Social Shinigami Eyes segna tuttora Radfem Italia in rosso: una lettera Scarlatta digitale.
A Bologna è saltata la presentazione di «Donna si diventa» di Adriana Cavarero e Olívia Guaraldo, accusato di non essere trans-inclusivo
Paola Concia, tacciata di transfobia, ha raccontato di aver taciuto per paura “dei miei compagni».
Arcilesbica fu sfrattata dal Cassero e dovette lasciare l'Arci.
Nel 2020 le firmatarie di «In Radice per l'inviolabilità del corpo femminile» avevano
già denunciato questa deriva. Eppure ora a queste donne non viene chiesto nulla
Nel calderone dello schwa, degli asterischi e delle «persone gestanti» viene gettata la declinazione al femminile delle professioni.
Ma sono battaglie opposte
Abbiamo combattuto a mani n**e per essere nominate: ministra, sindaca, avvocata, chirurga. Il maschile sovraesteso nascondeva le donne proprio mentre conquistavano luoghi di autorità.
Ad ottobre un congresso di ostetricia ospiterà la sessione: Se a partorire non è una madre altra parola diventata impronunciabile.
Abbiamo dovuto ripetere l’ovvio: una donna è una femmina umana adulta.
Adesso ci dicono che nominarci al femminile sarebbe woke?
Vale la pena ricordare che la Crusca raccomanda l’uso largo e senza esitazioni dei nomi di cariche e professioni al femminile e respinge schwa e asterischi nella lingua istituzionale. E neppure il salario e il nome sono beni concorrenti: una lavoratrice sottopagata ha diritto all’uno e all’altro
Chi celebra il funerale del woke è in anticipo : non è finito del tutto C’è ancora da combattere perché le donne non vengano cancellate
( Monica Ricci Sargentini )

Nell’Alta Murgia. Storie di donne
16/08/2026

Nell’Alta Murgia. Storie di donne

La Puglia è generalmente riconosciuta per il suo mare, le sue coste e il buon cibo. Tuttavia, anche l’entroterra pugliese nasconde una ricchezza culturale, storica e naturalistica. Tra i suoi luogh…

30/07/2026
29/07/2026

AL BUROCRATE NON PIACCIONO I BAMBINI
Il cittadino barese Francesco Cozzi entra all'anagrafe con un foglio in mano. Racconta su Facebook di esserci andato per dichiarare la nascita del figlio. Lo rimandano a casa. Senza prenotazione il neonato non si può registrare.

Mezza giornata persa. Domani ne perderà un'altra, per un modulo che si compila in cinque minuti. Poi toccherà all'Agenzia delle Entrate, per il codice fiscale. Poi alla Asl, per il pediatra. Tre uffici, tre giornate, per dire allo Stato una cosa sola. È nato un bambino.

Allo sportello glielo hanno spiegato. Se nascono venti bambini al giorno, sono venti pratiche. Venti pratiche da cinque minuti l'una. E lo SPID, e la CIE e l'app IO? E il cittadino digitale e la smart city?

Eppure quel bambino è un caso raro. Nel 2025 in Italia sono nati 355mila bambini, il 3,9 per cento in meno. Mai così pochi. La fecondità è scesa a 1,14 figli per donna. I morti sono stati 652mila. Il saldo naturale, la differenza tra chi nasce e chi muore, segna 296mila unità in meno. A Bari nel 2025 i nati sono stati 1.711. L'anno prima erano 1.880. Gli anziani, in città, sono più del doppio dei bambini.

Chi nasce trova la porta chiusa anche dopo. Il Comune ha pubblicato la graduatoria dei nidi. Hanno fatto domanda 907 famiglie. Gli ammessi sono 203. Restano fuori in 704. L'anno scorso erano 615. Per loro ci sono tre strade. I nonni, welfare a costo zero. La madre che lascia il lavoro. La valigia, verso una città dove i servizi ci sono. Un posto in una struttura privata costa dai 350 agli 800 euro al mese.

In Danimarca il conto torna in un altro modo. Quando nasce un bambino, l'ostetrica trasmette la nascita per via elettronica. Il numero unico, tessera sanitaria e codice fiscale insieme, arriva nella casella digitale. I genitori non fanno code, non compilano moduli. Restano in ospedale, con il bambino.

Pochi giorni dopo la nascita bussa alla porta la sundhedsplejerske, l'infermiera di comunità. Pesa il bambino, guarda se mangia e dorme. Torna più volte nel primo anno. La riceve il 98 per cento delle famiglie. Non è la famiglia a cercare lo Stato. È lo Stato che va a trovare la famiglia.

Ad Aarhus, seconda città del paese, hanno aggiunto un gesto. Nell'atrio della biblioteca comunale, il Dokk1, pende un gong di bronzo. Sette metri e mezzo, tre tonnellate, il più grande al mondo. Ogni volta che nasce un bambino, in ospedale i genitori premono un pulsante. Il gong suona. Sedici rintocchi al giorno. Chi legge, alza la testa e sorride.

A Bari non suona niente. Domani il cittadino Cozzi riprenderà l'auto, cercherà l'ufficio di periferia, farà la fila per il modulo da cinque minuti. Suo figlio ha pochi giorni e già una pratica in sospeso. Cittadino analogico.

Pino Bruno Corriere del Mezzogiorno Corriere della Sera mercoledì 29 luglio 2026

29/07/2026

Il 29 luglio 1900 nasce Teresa Noce.
La storia, quasi sempre, arriva in ritardo.
Arriva quando le donne hanno già cucito ferite, attraversato guerre, nascosto creature, trasportato messaggi, seppellito compagne, ricominciato da capo. Poi la storia apre i libri e, spesso, scrive altri nomi.
Teresa Noce ha scelto la responsabilità. L’esilio. La clandestinità. La lotta contro il fascismo. La guerra. Il l***r di Ravensbrück. Snodi della biografia di una donna capace di restare umana dove l’umanità era stata abolita.
La sua è la lingua di chi ricuce, si rialza, ricomincia e trasforma questo in politica.
Teresa nasce operaia e non dimentica il rumore delle fabbriche. Quando, molti anni dopo, entra nell’Assemblea Costituente Lei porta con sé tutte quelle che non possono entrare. Le operaie che lasciano i figli per il turno in fabbrica, le contadine piegate sui campi, le partigiane ritornate al silenzio.
Una democrazia che vive sulle spalle delle donne è una democrazia incompleta. Questo Teresa lo aveva capito molto prima che diventasse un linguaggio condiviso. Perché il patriarcato non abita soltanto i regimi. Sa nascondersi anche nelle organizzazioni che parlano di uguaglianza, nelle famiglie, negli affetti, nelle rivoluzioni. Cambia vestito, cambia lessico, ma conserva la stessa antica pretesa: decidere il destino delle donne.
Quante storie raccontiamo senza guardare chi tiene in piedi il mondo mentre altri occupano la scena?
Teresa Noce è una delle nostre radici.
Invisibile solo agli occhi di chi non ha imparato a cercare le donne nel luogo esatto in cui la storia prende davvero forma: sotto la superficie.

https://www.facebook.com/share/1Dqv8PVduV/?mibextid=wwXIfr
29/07/2026

https://www.facebook.com/share/1Dqv8PVduV/?mibextid=wwXIfr

Dal 2020, ogni giorno, su Instagram compariva la foto di un titolo di giornale. Erano titoli veri. La pagina si chiamava La donna a caso.

L'idea era semplice: mostrare come il linguaggio dei media, spesso senza nemmeno accorgersene, finisse per mettere le donne in secondo piano. Una scienziata diventava "una donna". Una manager veniva presentata come "la moglie di". Una professionista era chiamata solo per nome, mentre l'uomo citato nello stesso articolo aveva cognome, ruolo e titolo.

C'erano rubriche diventate ormai riconoscibili. "Cuginismo" raccoglieva i titoli in cui le donne venivano nominate solo con il nome, come se fossero persone di famiglia. "Una donna" metteva in evidenza quei casi in cui l'identità femminile sostituiva completamente quella professionale. E poi c'era "Al contrario": gli stessi titoli, riscritti al maschile. Bastava leggerli così per capire quanto suonassero assurdi.

Dietro quella pagina c'era Valentina Falco. Per sei anni ha pubblicato un esempio dopo l'altro, costruendo una comunità di quasi centomila persone. Insieme a Michela Murgia ha curato cinquanta rassegne stampa dedicate alla cancellazione dei nomi delle donne nei giornali, un progetto nato quasi per caso da uno scambio di messaggi e diventato poi un lavoro condiviso.

Paradossalmente, mentre chiedeva che i nomi delle donne venissero finalmente riconosciuti, il suo preferiva lasciarlo in secondo piano.

Il suo obiettivo non era puntare il dito contro i giornalisti. Sosteneva che quei titoli, nella maggior parte dei casi, non fossero il frutto della malafede, ma di automatismi culturali sedimentati nel tempo. Automatismi che diventano visibili solo quando qualcuno li raccoglie, li confronta e li mostra, uno dopo l'altro, giorno dopo giorno.

Valentina Falco è morta il 21 luglio, a causa di una malattia incurabile. A salutarla è stata la scrittrice Teresa Cinque con una frase che racchiude l'intero senso del suo lavoro: "Ieri è morta una donna a caso. Cioè non una, La donna a caso".

Fonte: Il Fatto Quotidiano.

In Italia si adotta sempre menon poco più di dieci anni, le adozioni internazionali in Italia si sono ridotte di oltre l...
15/07/2026

In Italia si adotta sempre meno
n poco più di dieci anni, le adozioni internazionali in Italia si sono ridotte di oltre l’80 per cento: erano più di 1.100 nel 2012, mentre nel 2025 si sono fermate a poco più di 200. Più contenuto il calo delle adozioni nazionali, passate nello stesso periodo da circa 700 a poco meno di 600. A ricostruire questa tendenza è il XXV Rapporto annuale dell’INPS, pubblicato l’8 luglio, che analizza anche le caratteristiche delle famiglie adottive e le conseguenze dell’arrivo di un figlio sul lavoro dei genitori.
Perché le adozioni diminuiscono

Il crollo delle adozioni riguarda soprattutto il canale internazionale, che nel giro di tredici anni si è drasticamente ridotto. Secondo l’INPS dietro questa diminuzione ci sono diversi aspetti da tenere in considerazione. Da una parte le coppie disponibili ad adottare sono sempre meno, anche perché l’invecchiamento della popolazione riduce il numero di potenziali genitori adottivi e perché le tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) offrono un’alternativa all’adozione per chi ha problemi di infertilità. Dall’altra parte incidono le scelte dei Paesi di origine dei bambini: alcuni hanno chiuso, temporaneamente o definitivamente, i canali di adozione internazionale, ad esempio durante la pandemia. Nonostante il calo, però, l’Italia resta uno dei Paesi che adotta di più al mondo: prima in Europa, seconda solo agli Stati Uniti.
La “child penalty”

È noto che la nascita di un figlio biologico penalizza soprattutto la carriera delle madri, molto meno quella dei padri: è la cosiddetta “child penalty”. Ma che cosa succede con un figlio adottato? Secondo l’INPS succede la stessa cosa. Dopo l’ingresso di un figlio adottivo in famiglia, gli stipendi delle madri calano in modo netto, soprattutto nel primo anno, mentre quelli dei padri restano stabili o crescono leggermente. Il recupero per le madri è solo parziale, ed è più lento nelle adozioni internazionali, forse perché coinvolgono più spesso bambini grandi, con maggiori esigenze di cura. Anche la probabilità di lasciare il lavoro dipendente aumenta per entrambi i genitori subito dopo l’adozione, ma per le madri l’effetto è più forte e più duraturo negli anni successivi.

Secondo l’INPS, la penalizzazione lavorativa legata alla genitorialità non dipende quindi solo da fattori biologici come la gravidanza e il parto, ma soprattutto da come le famiglie si organizzano per la cura dei figli che, ancora oggi, ricade soprattutto sulle spalle delle madri.
Non tutti possono adottare

In Italia la possibilità di adottare non è aperta a tutte le persone, o almeno non allo stesso modo. Nel nostro Paese la materia è regolamentata principalmente da una legge del 1983, secondo cui l’adozione nazionale è riservata alle coppie sposate da almeno tre anni, che devono essere valutate come affettivamente idonee e capaci di educare e crescere il minore. Inoltre, le persone che adottano devono avere almeno 18 anni ma non più di 45 rispetto alla persona adottata.

Per le coppie dello stesso sesso la legge non prevede il matrimonio, ma l’unione civile. Di conseguenza, oggi, due uomini o due donne non possono presentare insieme una domanda di adozione.

Negli anni però ci sono stati alcuni cambiamenti. Dal 2025, grazie a una sentenza della Corte costituzionale, le persone non sposate e non unite civilmente possono chiedere individualmente di essere dichiarate idonee all’adozione internazionale: la possibilità riguarda quindi anche una persona omosessuale, purché presenti la domanda da sola. L’idoneità deve comunque essere valutata dal tribunale e il percorso dipende anche dalle regole del Paese di origine del bambino.

Esistono poi anche casi particolari, in cui una persona può chiedere di adottare il figlio o la figlia del proprio partner. È quella che comunemente viene chiamata stepchild adoption ed è una possibilità riconosciuta anche alle coppie omosessuali.

Negli anni sono state avanzate diverse proposte di legge per cercare di superare queste differenze, garantendo alle coppie omosessuali gli stessi diritti delle coppie eterosessuali in materia di adozione. Al momento, però, nessuna di queste è stata ancora approvata.

05/07/2026

Una storia di ordinaria discriminazione di Stefania de Biase.
Largo Donne della Costituente

​Spesso, da quando sono andata in pensione come insegnante di italiano, mi ritrovo a passeggiare nel Parco Virgiliano, nel quartiere Trieste a Roma. Un giorno, cammina cammina, arrivo nel punto più alto del parco. Alzo gli occhi e vedo una targa stradale. C'era scritto: "Largo Donne della Costituente".
​La mia prima reazione è stata: "Ecco dove le hanno nascoste!".
​Io, che ho passato una vita intera a consumarmi la gola per spiegare a generazioni di alunni annoiati che la nostra Repubblica non ha avuto solo i "Padri" Costituenti, ma anche le "Madri". E lo Stato come le celebra? Mettendole lì, in un angolo dove l'unico essere vivente che passa a salutarle è il cane del vicino che deve fare la p**ì.
​Se le metti lì, sono destinate all'oblio eterno. Tutti i miei sforzi didattici, vanificati. Ogni volta che parlavo delle ventuno donne della Costituente in classe, i ragazzi mi guardavano come se stessi raccontando un aneddoto folkloristico. Tipo i folletti nei boschi d'Irlanda. "Sì, prof, va bene, c'erano le donne... ma passiamo a cose serie: che voto ho preso nel tema?". Certo, ogni tanto esce un libro sull'argomento, ma siamo onesti: è roba per addetti ai lavori. Per storici. O per insegnanti in pensione che non sanno come svoltare il pomeriggio.
​In quel momento, ferma davanti alla targa, mi sono sentita solidale con loro. Ho sentito di condividere lo stesso identico anonimato.
​Perché parliamoci chiaro: Largo Donne della Costituente è un non-luogo. Un posto che nessuno conosce e che nessuno conoscerà mai. Lì intorno non c'è un monumento, una fontana, delle rovine antiche... Qualcosa per cui memorizzare le indicazioni stradali , niente. Non puoi nemmeno dare quell'indirizzo a un tassista. Immaginate la scena:
"Mi porti a Largo Donne della Costituente!"
E il tassista si gira: "Signora, e che ci va a fa'? A cercare i tartufi?". Non c'è niente verso cui andare. È un vicolo cieco della memoria.

​Però poi, visto che sono un'ottimista cronica, ho provato a immaginare la cosa in positivo.
​Magari quel pezzo di terra dimenticato da Dio diventerà un punto di riferimento per le nuove generazioni. Immagino già i ragazzini e le ragazzine del quartiere che si danno appuntamento lì per giocare a pallone: "Oh, ci vediamo alle quattro alle Donne della Costituente per fare due tiri?".
​Anzi, esageriamo. Si potrebbe addirittura organizzare un torneo del quartiere. Il "Campionato Donne della Costituente". Fantastico! Vedo già qualche genitore entusiasta e un po' smanettone che decide di aprire il sito web ufficiale della squadra.
​E qui bisogna stare attenti alla scelta del dominio internet. Perché se registri:
www.largodonnedellacostituentecalcio.it... beh, suona istituzionale, fiero, un po' lungo da digitare ma dignitoso.
​Ma se per sbaglio il papà o la mamma in questione inverte le parole e registra:
www.calciolargodonnedellacostituentequartieretrieste.it...
​Ragazzi, l'equivoco è dietro l'angolo. Google impazzisce. La Digos pure. Ti ritrovi la polizia a casa perché pensano che tu stia coordinando un gruppo di nostalgici patriarcali che si aggirano per Roma a prendere a calci poderosi le povere madri della patria!
​E tutto questo solo perché il Comune non voleva intitolare alle donne una via vera, con i negozi e i numeri civici....e se avessero dato alle Madri Costituenti una via dello shopping, a quest'ora i giovani saprebbero benissimo dove si trova Teresa Noce: esattamente tra Zara e l'Apple Store!
​​Ma la verità è che credo che i ragazzi sappiano essere molto più avanti dei moduli della toponomastica comunale.

E allora immagino alla grande :

​Quello che era nato come un timido torneo di quartiere per ragazzini, infatti, ha preso una piega del tutto inaspettata. Il papà o la mamma "smanettona" alla fine ha azzeccato il dominio del sito internet, creando una piattaforma semplice ma curatissima. E da lì, la voce è corsa. Quello spazio digitale ha iniziato a rimbalzare di chat in chat, ben oltre i confini del quartiere Trieste.

Ecco, continuo e…

​Nel giro di un paio di mesi, penso arrivino richieste di iscrizione da ogni quadrante di Roma: squadre maschili e femminili da Monteverde, da Centocelle, dalla Garbatella. Il campo di terra battuta nel punto più alto del Parco Virgiliano è diventato improvvisamente troppo stretto per accogliere quell'onda di energia, costringendo gli organizzatori a tessere una rete con altri centri sportivi della città.

​Eppure, lo statuto del torneo è rimasto inflessibile su un punto: il nome non si tocca. Si chiama, e si chiamerà sempre, Torneo Largo Donne della Costituente

Ancora…

​La cosa straordinaria è pensare all'effetto domino. La settimana scorsa, durante le semifinali del campionato femminile, immagino la incrociare due ragazzi a bordo campo. Uno di loro, con lo smartphone in mano, guardava la targa stradale sopra le nostre teste, poi lo schermo, poi di nuovo la targa.

​"Oh, ma alla fine lo sai che significa 'Costituente'?" ha chiesto al compagno. "Cioè, ho cercato sul sito del torneo... Guarda qui: sono le ventuno donne che hanno scritto la Costituzione insieme ai Padri. C'era pure una che è diventata parlamentare a ventiquattro anni, tipo l'età di mia sorella".

​L'altro ha sgranato gli occhi, strappandogli il telefono di mano per leggere la pagina: "Ma davvero? E noi che pensavamo fosse il nome di una vecchia scuola elementare...".

​A guardarli, sono scoppiata a ridere da sola, sotto lo sguardo perplesso del cane del vicino che, fedele, continuava a annusare l'aiuola.

​Alla fine, quelle ventuno donne non hanno avuto bisogno di una via dello shopping tra Zara e l'Apple Store per farsi largo nel futuro. Hanno usato un pallone, un sito web e la curiosità pulita di una generazione che non si accontenta di calciare, ma che ogni tanto si ferma a domandarsi il perché delle parole. I miei sforzi didattici non erano vanificati; avevano solo trovato un altro modo, dall'inizio totalmente impensato, per rendere finalmente giustizia e dare voce a donne a cui tutti noi dobbiamo così tanto.

03/07/2026

In aumento le donne nei CDA, ma poche sono al vertice.
Negli incarichi apicali la parità di genere scompare nelle 185 società di Piazza Affari; nel 2025 solo 21 avevano una Presidente donna contro le 24 dell'anno precedente e solo 17 avevano una amministratrice delegata (24 l'anno precedente)

Indirizzo

Bari

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Rete delle Donne Costituenti - Puglia pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Scelte rapide

Condividi