14/09/2026
Il Comitato de I Gabbiani del Parco di Costa Ripagnola vuole esprimere solidarietà al prof. Dino Borri e alla sua famiglia.
Quanto si sta denunciando la dice lunga sugli interessi che si muovono in certi luoghi della Regione Puglia, scrigni di storia e di bellezza...
TUTTI SAPEVANO
Tra quelli dei dintorni, alcuni guardavano le fiamme: e sorridevano.
Tra lo sconcerto, e lo sdegno, di tutti gli altri. Perché se il 2 settembre si fosse alzato un filo di vento, l'intera Selva di Fasano sarebbe andata a fuoco.
Era noto, d'altra parte. PEC, telefonate. Denunce. Avevamo segnalato tutto.
Soprattutto negli ultimi venti giorni. Dopo che avevamo ritrovato paglia ovunque.
Tutti sapevano.
Tranne i turisti. Se solo immaginassero che in Puglia paghi centinaia di euro: e magari dormi a ridosso di un'area che da un anno e mezzo, è dichiarata a imminente pericolo di incendio. In realtà, la nostra pineta è stata lì tranquilla per 200 anni. Ma da quando è stato presentato un ricorso per danno temuto, per rischio di incendio, è successo di tutto: paglia, quintali di paglia che spaliamo via di giorno e viene di nuovo riversata di notte, atti giudiziari che si perdono, spediti con raccomandate di cui il tribunale non ha il numero, WhatsApp che spariscono, muri imbrattati di vernice, udienze in cui ti strillano contro: "Faccia di m***a!", e neppure sta a verbale, e mi spiace che non posso dire di più, perché ovviamente, questa è una di quelle storie - che da giornalisti, conosciamo bene - in cui scandagliano ogni aggettivo per provare a querelarti per diffamazione, e fermarti: e sono qui che scrivo con l'avvocato a fianco. Sembra l'Italia, è Baghdad.
Perché tutti sanno, sì, Fasano è piccola, e la Selva ancora di più, e questi sono così maldestri che lasciano mille tracce, tipo Pollicino. Ma confidano nell'impunità.
Evidentemente, si sentono le spalle coperte.
Questa è la Puglia che alcuni vogliono, oggi. La Puglia degli altospendenti, come dicono certi bassopensanti. La Puglia destinazione di lusso, in cui ci si occupa degli yacht prima che di autobus e treni, e da Bari è più facile andare a New York che a Roma, la wedding valley che ci trasformerà tutti in cuochi e autisti e camerieri al servizio di quelli che intanto, nel resto del mondo, si costruiscono tutt'altra economia, tutt'altro futuro: investendo nelle rinnovabili, nella genetica, nella robotica. E qui, invece? Il cemento, il cemento, il cemento. Il mattone. In questa Puglia in cui la macchia mediterranea viene scalzata via dal prato inglese, in cui è vietato andare in spiaggia con il panino, e si fa la guerra agli alberi: la Puglia in cui quelli come mio padre, che poi, servono sempre quando si tratta di fare campagna elettorale, sono considerati dei rompicoglioni. Un freno allo sviluppo. Al progresso. Gli esperti, i tecnici, i pareri, le regole. Le leggi. I vincoli. E oddio, non sia mai: le autorizzazioni. Come quella paesaggistica per cui eravamo in attesa per la manutenzione del verde, dal momento che la Selva di Fasano è zona tutelata. E si è visto dove si arriva, a bypassare una Sovraintendenza: per proteggere la casa, l'hanno devastata.
Gli altospendenti. Chissà cosa avrebbe detto don Tonino.
Qui, o vendi o ti assaltano.
E non avete idea di chi si avvicina, se vendi. L'ultimo, uno vestito tutto Gucci, avrebbe voluto pagare 1.400.000 euro in contanti. Davanti all'aria, diciamo, perplessa, di mio padre, ha detto: O anche in lingotti d'oro, se preferisce. Mentre ancora, per 48 ore, la pineta bruciava, i mediatori immobiliari già telefonavano. Uno ha offerto 300mila euro. Un altro 100mila. Un altro zero. Ti aiuto a liberarti della casa, ha detto. Perché ora, chi comprerà mai? Trasferiscimi la proprietà, e ti evito l'IMU.
Racconti cosa stai passando, come ti stanno tormentando, e la prima domanda è: Ma abitate lì? Perché qui, è come a Hebron, è come i palestinesi: che non escono mai tutti insieme di casa, perché altrimenti, si ritrovano un colono sul divano. Devi presidiare tutto.
Devi stare con il fucile alla finestra.
Anzi, l'idrante.
E come in Palestina, c'è un'altra toponomastica, ormai. Un'altra Puglia, sovrapposta alla Puglia di prima. Con i carabinieri, chiamiamo le strade, le contrade, con i nomi con cui sono chiamate da tutti, i nomi di quando, da bambini, giravamo in bici tra trulli e masserie: poi, per il verbale, controlliamo come si chiamano adesso. Perché molti nomi sono stati cambiati. Perché nessuno sappia più che quella casa ottocentesca che vogliono diventi l'ennesima Villa Oleandro, Villa Azalea, in Viale della Frisa, è per tutti, a Fasano, casa di Donna Maria, zia Lulù: prima sindaco donna di Puglia. Per i nuovi padroni, e predoni, della Puglia, quella casa non ha nessuna storia. Non è una casa: è un affare. Perché la Puglia non è più un luogo, ma un'esperienza. E le tradizioni, sceneggiate in costume. Zia Lulù, crocerossina al fronte, che portò elettricità e acqua nelle frazioni, nelle campagne, era amata perché stava con i poveri: meglio dimenticarla, e sostituirla con una cooking class di orecchiette.
Che non si sappia che la Puglia è anche altro.
E non dicessero che quando eravamo bambini, c'erano le jeep dei contrabbandieri. Che sono meglio i SUV. Oggi la malavita ha solo mezzi diversi.
Mio padre è nel mirino più di altri, perché il suo ruolo è noto: ed è nel mirino per tutta la sua vita. E soprattutto, adesso, per gli anni da assessore all'Urbanistica a Brindisi. In cui all'Ufficio Tecnico, recapitavano proiettili. Gli hanno demolito la barca, una barca degli anni '40 finita abbattuta dal vento nel porto di Bari in giorni senza vento, e da mesi, ormai, gli rovesciano spazzatura ovunque, spazzatura di ogni tipo, persino un'auto carbonizzata, che ovviamente, è in proprietà privata, e quindi, gli dicono, tocca a lei smaltirla, e subito, o si becca una multa: così tanta spazzatura, e così tante volte, che tra un po' gli pagheranno la Tari. Ma la verità è che potrebbe capitare a chiunque. Ed è questo quello che fa paura. Perché quanti, poi, hanno la figlia giornalista?
Di quanti, e quanto, non si sa niente?
Tanti, in queste ore, passano dalla pineta, in solidarietà: e ti raccontano di tutto.
Perché sei solo, qui. Le istituzioni latitano. Hai il brigadiere che indaga, tenace, che non si arrende, hai la vigile del fuoco che tenta disperata di salvare una quercia di quasi 500 anni, 500, stava lì dal tempo di Newton e Galileo: ma sono soli quanto te. Perché sono quelli sul campo. E non bastano, se la politica non c'è. O, peggio, sembra complice. Perché poi, anche in Puglia, ormai, c'è tutto un mondo di mezzo che campa di consulenze qui e lì. Di nomine di partito e di governo. Tra le centinaia di messaggi di sostegno, quelli che contano di più sono quelli che non sono arrivati.
I politici che ti liquidano, ti dicono: Ma è una bega privata.
E quindi, quelli continuano.
Dopo il 2 settembre, c'è stato un altro rogo. Questa volta nella casa di Polignano. La casa di cui a Bari molti hanno una foto in cornice, perché è la casa in cui tutto è iniziato: in cui fu decisa la candidatura a sindaco di Michele Emiliano. Ventidue anni dopo, tanti di quella foto non ci sono più. Tanti che come mio padre, sono stati una vita in trincea. Se solo avessero immaginato che sarebbe finita così: che questo sarebbe stato il cambiamento, in quel bosco ora assediato dalla spazzatura mentre lontano, sempre più lontano, brillano le luci di Polignano.
© La Repubblica