30/07/2026
🔴PENSIONI: SEMPRE MENO USCITE ANTICIPATE, SEMPRE PIÙ PENSIONI DI VECCHIAIA
I dati non indicano soltanto quante persone vanno in pensione. Raccontano come sta cambiando il nostro sistema previdenziale.
L’analisi dell’Osservatorio Previdenza CGIL sui dati INPS confronta i primi semestri dal 2023 al 2026 e restituisce un quadro preciso:
• le pensioni di vecchiaia passano da 93.774 a 132.039: +40,8%;
• le pensioni anticipate scendono da 108.445 a 100.356: −7,5%;
• tra le donne, la riduzione delle uscite anticipate raggiunge il 14,5%;
• nella Gestione dipendenti pubblici, le pensioni di vecchiaia crescono dell’83,9%, mentre quelle anticipate diminuiscono del 31,4%.
È un vero ribaltamento del modello di pensionamento. Una quota sempre maggiore di lavoratrici e lavoratori arriva alla pensione soltanto attraverso il requisito ordinario di vecchiaia.
Il progressivo restringimento di Quota 103 e Opzione donna, i requisiti contributivi molto elevati e le penalizzazioni introdotte per alcune categorie del pubblico impiego hanno ridotto concretamente gli spazi di flessibilità.
A subirne maggiormente le conseguenze sono le persone con carriere discontinue, periodi di cura, lavoro precario o retribuzioni più basse. In particolare, le donne.
Per lo SPI CGIL è necessario riaprire un confronto vero sulla previdenza: garantire flessibilità in uscita, riconoscere le differenze tra i lavori, valorizzare i periodi di cura e costruire una pensione dignitosa anche per le nuove generazioni.
La pensione è un diritto costruito con il lavoro e con i contributi versati. Le prossime scelte legislative dovranno partire da questa realtà.
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