Comitato Tutela Devero

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ISTITUZIONE COMITATO TUTELA DEVERO
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PREMESSA
Questo documento è da considerarsi una piattaforma programmatica aperta a nuovi firmatari e a nuove proposte di integrazione, nella direzione della tutela del patrimonio naturale e culturale delle Alpi Lepontine. ISTITUZIONE COMITATO TUTELA DEVERO
Si costituisce oggi, 27 novembre 2017, il Comitato Tutela Devero che assume u

na posizione ufficiale rispetto al progetto della società San Domenico Ski che prevede l’ampliamento dell’area sciistica dell’Alpe Ciamporino (facente parte del comprensorio San Domenico di Varzo) e relativo collegamento con la zona dell’Alpe Devero (VB) , attraverso la Val Bondolero e le creste di crinale del Monte Cazzola. I primi firmatari sono cittadini, operatori turistici che svolgono il proprio lavoro nelle aree interessate dal progetto e associazioni di tutela ambientale (sigle e firme in calce). Le ragioni del Comitato, sintetizzate nel comunicato in corso di diffusione e qui di seguito integralmente riportate, costituiranno la linea guida con cui il Comitato stesso si atterrà nel confronto con i soggetti decisori. ANTEFATTO
In una lettera del 25 settembre scorso, inviata da tre operatori turistici dell’Alpe Devero, siamo venuti a conoscenza dell’ipotesi di un intervento strutturale invasivo con nuovi impianti a fune per finalità turistiche. I tre albergatori esprimono la loro “contrarietà” alla citata ipotesi, motivando tale atteggiamento con la preoccupazione che l’eventuale realizzazione del collegamento impiantistico Alpe Ciamporino - Devero attraverso il Monte Cazzola possa compromettere in modo sostanziale l’ambiente dell’Alpe Devero, in particolare le aree protette a SIC e ZPS. Nella lettera si afferma che:
“Dall’istituzione del Parco naturale siamo coinvolti, insieme all’Ente Parco stesso e alla Regione Piemonte, nella creazione e nello sviluppo di un’area capace di distinguersi e di risaltare in tutto l’arco alpino per la sua unicità e stato di conservazione, peculiarità che in questi anni hanno attratto turisti sempre più numerosi e attenti a queste caratteristiche”. IL MODELLO DEVERO E LE AREE PROTETTE La conservazione di vaste aree protette è da molti anni al centro della politica della Regione Piemonte che ne ha fatto un suo obiettivo importante. La frequentazione assidua e sempre più in crescita da parte di un gran numero di visitatori, escursionisti e scialpinisti testimonia il favore con cui un vasto pubblico ha accolto tale politica. Molti degli interventi previsti nel progetto della San Domenico Ski sono destinati a infrastrutturare questa parte delle Alpi Lepontine per l’accoglienza di un turismo di grandi masse e ciò non si concilia con i valori della conservazione dei territori, con la conseguente inevitabile profonda alterazione di ambienti e paesaggi, vera ricchezza non fungibile. Di più: contrastano in modo nettissimo con l’anima profonda di Devero: un’area che, per le sue peculiarità storiche, paesaggistiche e naturalistiche, è stata inserita nel primo gruppo di aree naturali protette istituite dalla Regione Piemonte del 1978. E che oggi, dopo decenni di attività da parte dell’ente di gestione, costituisce un mirabile esempio di integrazione fra natura, attività agropastorali e turismo. Scelte che hanno pagato, come dimostra il notevole apprezzamento da parte dei molti frequentatori che giungono in ogni stagione, inverno compreso. Visitatori provenienti in grande quantità anche da oltralpe e che certo non tollererebbero compromissioni. L’Alpe Devero non è un’area depressa che necessita di sostegno economico, ma si trova al centro di un comprensorio escursionistico di grande pregio. Fra il Grande Ovest e il Grande Est di Devero transita l’Alta Via dei Walser, che unisce il Passo del Sempione all’alta Formazza e alla Val Bedretto. Da Baceno sale la Via dell’Arbola che collega Devero con la Riserva naturale svizzera di Binn. L’OSSERVANZA DELLE LEGGI Approvare l’ipotizzato collegamento impiantistico sarebbe in palese contrasto con provvedimenti che la Regione Piemonte ha da poco adottato, nel rispetto delle regole dell’Unione Europea e della Direttiva Habitat e Uccelli, quali le misure di conservazione dei siti della rete Natura 2000 comunitaria. Sull’area interessata insiste una ZPS (Zona di Protezione Speciale della Direttiva Uccelli), all’interno della quale le norme non prevedono ampliamenti di impianti ma solo il loro adeguamento tecnico, anche con la riduzione numerica degli stessi. Oppure, il Piano Paesaggistico Regionale, approvato il 3 ottobre 2017 con l’intesa del Ministero dei Beni Culturali che prevede l’integrità del crinale del Monte Cazzola dove si ipotizza di arrivare con un impianto funiviario sostitutivo, ma che arriva più in alto (presumibilmente una nuova seggiovia a 6 posti). Ci si chiede: come potrebbe la Regione Piemonte venir meno a regole da essa stessa stabilite? Con il rischio tra l’altro di creare un precedente assai pericoloso e andare incontro a inevitabili contenziosi legali. L’APPELLO
Un’economia diffusa, equa, legata culturalmente al territorio in cui si radica è un’alternativa possibile e credibile rispetto ai miraggi dei maxi investimenti di risorse che alterano lo stesso territorio nel momento stesso in cui affermano di valorizzarlo, ma in realtà lo sfruttano. Occorre considerare la crescente domanda di turismo “lento” e consapevole, e sviluppare servizi, anche innovativi, qualitativamente e quantitativamente adeguati. Una tale visione dell’economia è quella che lega la gente alle sue radici, rendendola consapevole e orgogliosa della grande opportunità di cui dispone, che le offre reddito e valore e che oggi, una società sempre più connessa in rete rende possibile attuare ovunque ve ne siano le condizioni. Non vediamo questo obiettivo nel complessivo progetto della San Domenico Ski, ma a parte il modo accattivante di presentarlo, ci pare assistere ad una riproposizione di modelli non dissimili, per buona parte, da quelli che caratterizzano tante altre tradizionali stazioni turistiche alpine di massa. La politica Regionale e locale, le Istituzioni preposte alla tutela del Paesaggio, le Istituzioni Europee dovrebbero avere il dovere di condividere una diversa visione della crescita economica dei territori, opponendosi ad una loro inevitabile degradazione conseguente ad investimenti che ne provocano una diffusa omologazione. Spetta dunque in questo momento ai soggetti di governo del territorio guardare lungo, indicare la rotta anziché essere guidati da miraggi di investimenti massicci e forse anche troppo facili. L’invito e l’auspicio sono di fermarsi, di riflettere a fondo e di aprire un confronto sui mondi possibili delle poche terre alte ancora rimaste. Domodossola, 27 novembre 2017
Primi firmatari
Barbara Bressanin, Rifugio Castiglioni, Alpe Devero
Michele Galmarini, Rifugio Castiglioni, Alpe Devero
Alessandro Francioli, Locanda Alpino, Alpe Devero
Luca Vanini, Bar Pensione Fattorini, Alpe Devero
Sonia Vella, Salviamo il Paesaggio Valdossola
Filippo Pirazzi, Salviamo il Paesaggio Valdossola
Nicola Pech, Mountain Wilderness
Franco Borghetti, Legambiente VCO
Piero Vallenzasca, Italia Nostra VCO
Emilio Delmastro, Pro Natura Piemonte

Chi desidera sottoscrivere le ragioni del Comitato e aggiungersi all'elenco dei firmatari, cortesemente scriva una mail all'indirizzo: [email protected] indicando nome, cognome, data di nascita, luogo di residenza e intenzione di sottoscrizione del documento.

Interessante riflessione di Marco Albino Ferrari https://www.facebook.com/share/1HnEHnuYwv/
04/05/2026

Interessante riflessione di Marco Albino Ferrari

https://www.facebook.com/share/1HnEHnuYwv/

«I parchi nascono per proteggere la biodiversità!», «No, i parchi sono per statuto agenzie di sviluppo territoriale sostenibile», «Ma che dite!?, servono a tenere gli umani a debita distanza!». La lista dei commenti a un mio post di poco tempo fa potrebbe continuare, con l’immancabile digrignare i denti e la polarizzazione del pensiero tipico del web. Per un fronte i parchi sono «santuari naturali» invalicabili e, per l’altro, luoghi vocati al turismo e a forme di sviluppo sostenibile. Ma chi ha ragione?

Fa da arbitro la legge entrata in vigore il 28 dicembre 1991, che mise in moto un vasto programma di ampliamento della superficie protetta italiana. Oggi si contano 24 parchi nazionali, 148 parchi regionali naturali, più riserve naturali, aree wilderness, geositi, biotopi. Qualcosa come 843 aree terrestri tutelate, ovvero il 19 per cento del territorio nazionale. E il 70 per cento di queste si trova in montagna.

La legge prevede una suddivisione di ogni parco in zone dai diversi gradi di tutela: la zona “A” di massima tutela, la “B” dove non si possono eseguire opere di trasformazione dell’ambiente, e la zona “C” nella quale sono permesse attività legate «all’agricoltura biologica, alla pastorizia allo sfruttamento dei boschi, nonché di pesca e raccolta di prodotti naturali, ed è incoraggiata anche la produzione artigianale di qualità».

Dunque un parco non è un monolite, non è una sola entità che riflette il dogmatismo del pensiero univoco (favorito dal web). È un sistema dalle diverse sfumature, così come è l’ambiente in cui viviamo. Prevede zone - generalmente più centrali – in cui è addirittura interdetto l’accesso (riserve integrali) e zone periferiche abitate permanentemente.

Il punto è che oggi i parchi non dovrebbero essere più concepiti come isole autoreferenziali chiuse nei propri confini. Dovremmo invece immaginare una rete di protezione e integrazione uomo-natura sempre più estesa formando reti. Reti di cui i parchi diventano i grandi “nodi” di congiunzione, mentre i fili sono rappresentati da ampi corridoi per permette le migrazioni di specie animali e collegamenti di tipo naturalistico. Reti dentro le quali ogni parco si riconosce nelle proprie specificità, ma si inserisce anche in una strategia più generale.

È proprio per questo che i nuovi ampliamenti e i collegamenti tra parco e parco - come quelli che ispirano il Peace, il Gran Paradiso e altri di cui si parla - dovrebbero essere i benvenuti da chiunque miri a lasciare un’impronta ecologica più lieve.

Nella foto: stambecchi in Valsavarenche, sul versante valdostano del Gran Paradiso: una scena comune in primavera, quando i maschi rimangono a pascolare a bassa quota, mentre le femmine, ormai prossime al parto, si isolano su piccole terrazze tra le pareti di roccia, al sicuro dai predatori.

Gli interessi degli impiantisti scempiano per sempre la meravigliosa città dei sassi ai piedi del Sassolungo. Il TAR res...
15/04/2026

Gli interessi degli impiantisti scempiano per sempre la meravigliosa città dei sassi ai piedi del Sassolungo. Il TAR respinge il loro ricorso, ma ormai un patrimonio comune e distrutto per gli interessi di pochi.

Magra soddisfazione, ma speriamo possa servire da esempio per evitare altri deturpamenti simili in futuro. Dal Blog a cura di Mountain Wilderness su Il Fatto Quotidiano La Città dei Sassi è un monumento naturale che si trova vicino al passo Sella, ai piedi del Sassolungo, in Alto Adige. È un’ar...

Ottimo intervento di Mountain Wilderness Italia  sulla preoccupante vicenda della ferrata Walserfall
26/03/2026

Ottimo intervento di Mountain Wilderness Italia sulla preoccupante vicenda della ferrata Walserfall

⛰️ Ferrata Walserfall (VB): cronaca di una Cassandra ignorata

C’erano state critiche. Argomentate, documentate, insistenti.
Eppure ignorate.
Oggi la ferrata Walserfall, in Val Antigorio, è chiusa: la caduta di massi ha tranciato il cavo di sicurezza, rendendo evidente ciò che era già chiaro da tempo.
Una “profezia” annunciata.
Questa via ferrata, costruita nel 2020 con fondi pubblici, è stata fin da subito simbolo di un modello di montagna che Mountain Wilderness contesta:
➡️ invasivo per l’ambiente
➡️ costoso per la collettività
➡️ fondato su una falsa percezione di sicurezza
Una parete naturale trasformata in un’infrastruttura di acciaio, con quintali di cavi e staffe per “vendere il brivido”.
La Walserfall non è solo una ferrata chiusa.
È il simbolo di una direzione sbagliata.

PER L'ARTICOLO COMPLETO LINK NEI COMMENTI

26/03/2026

Ottima riflessione sulla chiusura della ferrata Walserfall, ennesimo sfregio all'ambiente, oggi chiusa per caduta di sassi.
Soldi buttati e tragedia rischiata.
Ci auguriamo che chi spinge per questi modelli di sviluppo dell'ambiente sappia trarne le conseguenze e rinunci a ulteriori progetti di infrastrutturazione del territorio.

LINK ALL'ARTICOLO NEI COMMENTI

Regole per i cani nel Parco a tutela della faunahttps://www.facebook.com/share/1CSWCoXjoG/
11/02/2026

Regole per i cani nel Parco a tutela della fauna

https://www.facebook.com/share/1CSWCoXjoG/

🐶 Vi ricordiamo che, se portate il vostro cane nel Parco, è importante seguire alcune semplici regole per il rispetto della natura e degli altri visitatori.

I cani vanno sempre tenuti al guinzaglio e, dal 1° dicembre 2025 al 31 maggio 2026, durante il periodo invernale, l’accesso con i cani nell’area protetta (indicata in verde sulla mappa) è vietato. Questo aiuta a proteggere la fauna in un periodo delicato ❄️

➡️ L'AREA denominata CONTIGUA (segnalata sulla cartina con contorno nero) rimane ACCESSIBILE AI CANI. Nello specifico: la piana di Devero, i percorsi fino a Crampiolo e alla diga di Codelago.

❗❗Non è invece consentito portare il cane al Lago delle Streghe.

Come previsto dalla normativa raccogliete le deiezioni del vostro cane, portate al seguito la museruola, per poterla applicare all'animale in caso di necessità, e ricordatevi che siete responsabili delle sue azioni.

➡️ Gli Uffici e i nostri Guardiaparco sono a disposizione per ogni informazione aggiuntiva.

Piemonte Parchi Be Part of the Mountain Landschaftspark Binntal

Ottima riflessione
12/11/2025

Ottima riflessione

L'ANGOLO DEI BLOGGER. La montagna non si reinventa. Se vogliamo difenderla davvero, bisogna smettere di cercare dove aggiungere e iniziare a capire dove toglie…

Una soluzione necessaria su tre dei 153 sentieri del parco a tutela della fauna e volta a educare i frequentatori grazie...
26/07/2025

Una soluzione necessaria su tre dei 153 sentieri del parco a tutela della fauna e volta a educare i frequentatori grazie alla possibilità di essere accompagnati dalle guide

https://www.facebook.com/share/1EzER4qvwA/

Durante il periodo di alta stagione, su 3 dei 153 percorsi ufficiali del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, l'accesso sarà consentito esclusivamente solo prenotando un'escursione condotta da una guida qualificata

👉 Ne parliamo qui: https://tinyurl.com/55p3eurf

Una buona notizia
25/07/2025

Una buona notizia

30 ANNI DI CENSIMENTI DELLA PERNICE BIANCA! ✨

I conteggi primaverili di pernice bianca nelle due aree monitorate nei parchi naturali dell’Alpe Veglia e Devero e dell’Alta valle Antrona si sono svolti rispettivamente il 1° ed il 15 giugno 2025 ed il loro svolgimento è stato reso possibile grazie alla partecipazione di 8 volontari.

✨ Per quanto riguarda l’area campione dell’Alpe Veglia e Devero è stata una ricorrenza particolare. Si è trattato infatti del trentesimo anno consecutivo in cui questa popolazione è stata conteggiata. Considerando il contesto particolare in cui si svolgono questi conteggi (bisogna infatti essere sui punti di osservazione posizionati tra 2200 e 2600 metri di quota ben prima dell’alba, e quindi è necessario pernottare in quota) si tratta di una serie temporale di tutto rispetto, che ci consente di avere importanti informazioni per definire lo stato di conservazione della specie.

➡️ La serie temporale relativa all’area dell’Alta valle Antrona è invece molto più breve, in relazione alla data di istituzione del parco che è relativamente recente.

➡️ All’alpe Devero sono stati conteggiati 15 maschi, uno in meno dell’anno scorso. La densità osservata, pari a 5.6 maschi/km2, si mantiene elevata, ben al di sopra della media dei trent’anni in cui la popolazione è stata monitorata.

➡️ In alta valle Antrona sono stati invece conteggiati 8 maschi, pari ad una densità di 3.1 maschi/km2. In questo caso si tratta di un valore molto basso per l’area, ben al di sotto della media del periodo monitorato.

Indirizzo

Baceno
28861

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