L'oppure

L'oppure Dieci anni di idee, comunità e progetti per restare e far crescere casa nostra.

L'associazione L’oppure è la voce giovane del territorio: da Pordenone raccontiamo tradizioni, storia e cultura con l’energia del volontariato e l’amore per la nostra terra. L’oppure è un’associazione che vive e racconta in modo nuovo il territorio. È un progetto giovane e dinamico che si pone l’obiettivo di raccontare il patrimonio culturale, artistico ed ambientale delle nostre terre. L’arte, la

storia, le tradizioni e la letteratura sono alcuni dei protagonisti di questo racconto, assieme ai festival e alle manifestazioni che animano le città in cui L’oppure è presente. Operiamo con passione e creatività, cercando sempre di fornire contenuti di qualità, con uno stile innovativo. Se vuoi ricevere i nostri aggiornamenti sui futuri eventi ed attività, il modo migliore è iscriverti alla nostra newsletter! 📧

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Tanto da ottenere il titolo di cavaliere!Quando pensiamo al Pordenone immaginiamo uno dei più grandi pittori del Rinasci...
16/06/2026

Tanto da ottenere il titolo di cavaliere!

Quando pensiamo al Pordenone immaginiamo uno dei più grandi pittori del Rinascimento, autore di affreschi spettacolari e protagonista della scena artistica tra Friuli, Veneto e Lombardia. Ma c’è un aspetto della sua vita che sorprende ancora oggi: Giovanni Antonio de’ Sacchis non era soltanto un artista di successo, era anche un uomo molto ricco.

Nato in una famiglia già benestante, figlio di un capomastro-imprenditore proprietario di case, terreni e rendite agricole, partì con basi economiche ben più solide di quanto si possa immaginare.

La sua fortuna crebbe ulteriormente grazie a una sapiente gestione del patrimonio familiare e a tre matrimoni che gli portarono doti consistenti, terreni e proprietà. Nel corso della sua vita acquistò campi, case, mulini e possedimenti agricoli tra Pordenone, Aviano e Venezia, trasformandosi in un vero imprenditore del suo tempo. Mentre dipingeva chiese e palazzi nelle principali città dell'Italia settentrionale, investiva il denaro guadagnato costruendo un patrimonio destinato a durare nel tempo.

Il riconoscimento più sorprendente arrivò nel 1535, quando il re d'Ungheria Giovanni Zápolya gli concesse il titolo ereditario di cavaliere e uno stemma nobiliare. I suoi discendenti conservarono quel privilegio e nel 1603 furono ufficialmente aggregati alla nobiltà cittadina di Pordenone.

La storia del Pordenone ci restituisce così il volto di un artista pienamente rinascimentale: non solo pittore geniale, ma anche proprietario, investitore e uomo capace di trasformare il talento in prestigio sociale.

Ne parliamo qui 👉 https://www.loppure.it/fortuna-economica-ilpn/

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Nel Medioevo Sacile fu uno dei centri più importanti del Patriarcato di Aquileia. Situata sulle rive del Livenza, contro...
15/06/2026

Nel Medioevo Sacile fu uno dei centri più importanti del Patriarcato di Aquileia. Situata sulle rive del Livenza, controllava una delle principali vie di comunicazione tra il Friuli e la pianura veneta, tanto da essere considerata la “porta del Patriarcato”. La sua posizione strategica la rese un luogo conteso e prezioso, destinato a svolgere un ruolo decisivo nelle vicende politiche e militari dell’Italia nordorientale.

Nel XII secolo la città attraversò una fase di forte sviluppo economico. Il porto fluviale favoriva il commercio di merci provenienti da diverse regioni e trasformava Sacile in un attivo centro di scambio. In quegli anni il Patriarcato godeva di una relativa stabilità e nessuna potenza vicina era ancora abbastanza forte da minacciarne seriamente i confini. Questo clima favorì la crescita della città e l’espansione delle sue attività.

Alla fine del secolo, però, l’equilibrio si incrinò. A ovest stava emergendo il Comune di Treviso, deciso ad ampliare la propria influenza verso i territori patriarcali. Le pressioni si concentrarono soprattutto lungo il confine del Livenza e coinvolsero anche importanti famiglie feudali, come i conti di Prata e i signori di Porcia. In questo scenario Sacile divenne il principale punto di difesa contro l’avanzata trevigiana.

Consapevole del valore strategico della città, nel 1190 il patriarca Gotofredo di Hohenstaufen concesse nuovi privilegi agli abitanti per rafforzarne la fedeltà e la capacità di difesa. La scelta si rivelò necessaria quando, pochi anni dopo, diverse famiglie nobili si ribellarono all’autorità di Aquileia. Nel 1203 Sacile ottenne anche un proprio podestà, entrando in una nuova fase di autonomia amministrativa.

Tra Duecento e primo Trecento la città dovette affrontare numerosi tentativi di conquista. Durante l’età di Ezzelino da Romano le sue fortificazioni resistettero a ripetuti assedi, sostenute dall’intervento dei patriarchi. Nello stesso periodo si sviluppò il sistema dei “feudi di abitanza”: nobili e cavalieri ricevevano case e terreni in cambio del servizio militare, formando una vera aristocrazia urbana incaricata della difesa permanente.

Dopo la morte di Ezzelino, nel 1259, la pressione militare diminuì ma non cessò del tutto. I patriarchi continuarono a investire nel rafforzamento delle mura e nella riorganizzazione delle strutture difensive. Alla fine del XIII secolo emerse però una nuova minaccia: la famiglia dei Da Camino. Nel 1295 Rizzardo da Camino riuscì persino a occupare temporaneamente Sacile, approfittando delle divisioni interne che indebolivano il Patriarcato.

La situazione si risolse solo negli anni Trenta del Trecento grazie all’azione del patriarca Bertrando di San Genesio. Rafforzate le difese e consolidato il controllo del territorio, Sacile respinse nel 1333 l’ultima grande offensiva dei Caminesi. Due anni dopo, la vittoria patriarcale nella pianura dei Camolli pose fine alla minaccia.

Ne parliamo qui 👉https://www.loppure.it/sacile-porta-del-patriarcato/
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La festa del Corpus Domini nasce nel 1246, quando il vescovo Roberto de Thourotte la istituì a Liegi dopo le visioni del...
12/06/2026

La festa del Corpus Domini nasce nel 1246, quando il vescovo Roberto de Thourotte la istituì a Liegi dopo le visioni della monaca Giuliana, che affermava di aver ricevuto da Cristo la richiesta di celebrare l’Eucaristia. Nel 1264 papa Urbano IV estese la solennità a tutta la Chiesa cattolica.

Nel 1263 il miracolo eucaristico di Bolsena confermò la devozione crescente: durante la Messa, l’ostia nelle mani del sacerdote Pietro da Praga sanguinò, macchiando corporale e altare. L’episodio, celebre nella storia dell’arte, fu poi raffigurato da Raffaello nella Stanza di Eliodoro.

A Vallenoncello sorge la Chiesa del Corpus Domini, costruita nel XVI secolo e consacrata nel 1488. Diversamente da molte chiese locali, non è orientata verso est ma segue l’asse delle antiche strade romane. L’edificio si colloca ai margini delle zone golenali del Noncello.

All’esterno la chiesa presenta una semplice facciata a capanna e un campaniletto a vela. Accanto al portale si aprono due finestrelle ad arco. Sulla parete sinistra sopravvivono lacerti di un affresco con San Cristoforo, protettore dei viandanti, tema diffuso nelle chiese del pordenonese.

L’interno è a navata unica, con soffitto a capriate e tre finestrelle gotiche che illuminano l’aula. L’abside, piccola e raccolta, ospita una volta a botte affrescata nel XV secolo: al centro il Padre Eterno benedicente, attorno i simboli dei quattro Evangelisti e, più in basso, i Dottori della Chiesa intenti allo studio.

Sopra l’altare si trova un’Ultima Cena seicentesca di scuola veneta: Gesù siede al centro con gli apostoli ai lati, mentre in primo piano Giuda stringe il sacchetto dei trenta denari. Un cane, rivolto verso il traditore, introduce un dettaglio iconografico insolito e suggestivo.

Davanti all’altare è incassata la lapide della badessa Elisabetta Calegari, morta nel 1721. Proveniva dal monastero veneziano del Redentore e, dopo le confische napoleoniche, fu spostata più volte fino a raggiungere Vallenoncello, probabilmente tramite le vie fluviali che collegavano Venezia al Friuli.

Le pareti laterali conservano affreschi di vari autori, spesso con i ritratti dei devoti locali. Di Pietro Gorizio sono l’Adorazione della Croce e San Silvestro (1494), firmati «Petrus Portunaonensis». Alla bottega dei Pasiani si devono figure di santi e devoti, mentre un frammento di Madonna è attribuito a Bellunello.

Sulla parete destra si trova una Trinità datata 1523 e attribuita a Giovanni Maria Zaffoni. Un documento del 1522 ricorda inoltre un gonfalone commissionato al Pordenone, oggi perduto, che avrebbe dovuto arricchire la chiesa con l’immagine di Cristo morto sorretto dagli angeli.

Link all'articolo completo👉: https://www.loppure.it/vallenoncello-e-il-miracolo-del-corpus-domini/
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Nel 1752 a Sacile venne nominato un Podestà vendicativo e rancoroso, Zan Francesco Priuli.Dopo l'ennnesima angheria subi...
11/06/2026

Nel 1752 a Sacile venne nominato un Podestà vendicativo e rancoroso, Zan Francesco Priuli.

Dopo l'ennnesima angheria subita da uno degli abitanti del paese, Michiel Angelo Caroldi, figlio di uno speziale veneziano ingiustamente arrestato, si recò a Venezia presso il Consiglio dei Dieci.

In particolare, Francesco Caroldi non aveva esaudito il desiderio del Podestà di fornirgli un particolare tipo di pesce e, per vendetta, Priuli aveva ordinato che venisse depredata la sua casa e che fosse arrestato con l'inganno.

Ma come ha reagito il Consiglio dei Dieci dinanzi ad un affronto così impudente alle regole della Repubblica Serenissima?

Lo scopriremo in questo appassionato articolo:
👉https://www.loppure.it/il-tiranno-di-sacile-il-pesce-il-processo-e-lesilio-oltremare/
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Siamo ragazze e ragazzi tra i 18 e i 35 anni. Alcuni studiano, altri lavorano, altri stanno ancora cercando la propria s...
09/06/2026

Siamo ragazze e ragazzi tra i 18 e i 35 anni. Alcuni studiano, altri lavorano, altri stanno ancora cercando la propria strada. Ma tutti abbiamo una cosa in comune: la voglia di raccontare il territorio in cui viviamo.

Nel 2015 è nato L’oppure, quasi come una scommessa. Oggi siamo un gruppo che scrive, organizza eventi, costruisce progetti culturali e prova – ogni giorno – a dare valore a ciò che spesso diamo per scontato: arte, storia, tradizioni, luoghi.

Lo facciamo nel tempo libero, con competenza ma anche con tanta passione.

E soprattutto lo facciamo insieme.

Per noi L’oppure è uno spazio dove le idee prendono forma, dove si cresce, dove si prova a restare (o a tornare) invece di andare via.
Se ti piace quello che facciamo, puoi darci una mano in modo semplicissimo: con il tuo 5x1000.

Quando fai la dichiarazione dei redditi, inserisci il nostro codice fiscale: 91091430933.

È un piccolo gesto che ci aiuta a continuare a raccontare queste storie. Anche la tua, in fondo.

Grazie 💛

P.S. Avete trovato i nostri manifesti in giro per Pordenone?😉

Il Palù di Livenza si trova tra i comuni di Caneva e Polcenigo, nella valle del fiume Livenza, ai piedi dell’altopiano d...
09/06/2026

Il Palù di Livenza si trova tra i comuni di Caneva e Polcenigo, nella valle del fiume Livenza, ai piedi dell’altopiano del Cansiglio. È uno dei siti archeologici più rilevanti del Friuli Venezia Giulia.

Dal 2011 il sito è inserito nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO, all’interno del gruppo delle palafitte preistoriche dell’arco alpino, diffuse tra Italia, Svizzera, Francia, Germania, Austria e Slovenia.

Questo insieme di 111 siti rappresenta una testimonianza fondamentale per comprendere il passaggio dalle società di caccia e raccolta alle prime comunità agricole stabili.

Le prime frequentazioni del Palù risalgono al Neolitico antico, intorno al 4900 a.C., anche se alcuni reperti indicano presenze ancora più antiche legate alla lavorazione della selce.

Gli scavi hanno evidenziato la presenza di diversi villaggi costruiti in epoche successive, segno che l’area fu occupata più volte da comunità agricole e pastorali.

Uno degli elementi più importanti del sito è la straordinaria conservazione dei materiali organici, in particolare del legno, reso stabile dall’ambiente umido della zona paludosa.

Le abitazioni erano costruite con pali infissi nel terreno, su cui venivano realizzate piattaforme rialzate. Le pareti erano fatte di intrecci vegetali ricoperti da argilla e fango essiccato.

Tra i reperti più interessanti sono state trovate tracce di pece di betulla con impronte dentarie, probabilmente utilizzata come adesivo ma anche masticata per scopi pratici o igienici.

Nel complesso, il sito permette di ricostruire la vita quotidiana delle comunità neolitiche del Nord-Est italiano, mostrando un’economia basata su agricoltura, allevamento e sfruttamento delle risorse forestali.

Ne parliamo qui👉https://www.loppure.it/cosa-ci-resta-del-neolitico-il-caso-del-palu-di-livenza/
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A prima vista può sorprendere che un piccolo centro rurale friulano come Taiedo (oggi frazione di Chions) sia divenuto n...
08/06/2026

A prima vista può sorprendere che un piccolo centro rurale friulano come Taiedo (oggi frazione di Chions) sia divenuto nel XVI secolo il fulcro di una vicenda seguita da Venezia, Patriarcato di Aquileia e corte pontificia, oltre ad alcune monarchie europee.

Tra 1580 e 1585 il suo nome divenne simbolo di una complessa disputa su sovranità e giurisdizione tra poteri civili ed ecclesiastici. La vicenda nacque da una controversia apparentemente privata tra gli Altan di Salvarolo. Fabrizio Altan aveva donato alla figlia Elisabetta, moglie di Nicolò Savorgnan, un feudo a Taiedo, acquistato da un altro ramo familiare.

Annibale Altan contestò la vendita, sostenendo un prezzo troppo basso e chiedendo la differenza, aprendo così un conflitto su diritti e valore del bene. La causa finì al tribunale patriarcale, che diede ragione ad Annibale. Elisabetta però non accettò e fece appello al luogotenente veneziano di Udine, rivendicando la competenza della Serenissima.

Da una lite ereditaria si passò rapidamente a uno scontro istituzionale, dove il vero tema diventò chi avesse autorità giudiziaria sul territorio friulano. Nel 1580 intervenne il Consiglio dei Dieci, il temutissimo tribunale veneziano, annullando un precedente atto patriarcale e stabilendo che la causa dovesse essere giudicata a Venezia.

Il patriarca Giovanni Grimani reagì rivolgendosi direttamente a Roma. Papa Gregorio XIII seguì la vicenda con attenzione e ascoltò le sue ragioni, legate alla difesa delle prerogative ecclesiastiche.

L’ambasciatore veneziano descrisse un clima teso ma composto, in cui il pontefice mostrava anche una certa benevolenza personale verso il vecchio prelato. La disputa si estese alle grandi corti europee. Grimani attivò contatti con la Toscana e altri cardinali romani, mentre Venezia informava i propri ambasciatori in Francia, Spagna, Impero e Savoia.

Il caso di Taiedo divenne così un esempio osservato a livello internazionale, utile per riflettere sui rapporti tra potere religioso e sovranità statale in età di Controriforma. Dopo anni di trattative si arrivò a un compromesso: Venezia propose di donare il feudo al Papa, che avrebbe poi deciso.

Con la morte di Gregorio XIII nel 1585 e l’elezione di Sisto V, l’accordo si chiuse: Taiedo fu donato e restituito al Patriarca. Nessun vinto ufficiale, ma Grimani ne uscì rafforzato e Venezia confermò le proprie prerogative.

Ne parliamo qui 👉https://www.loppure.it/taiedo-venezia-roma/

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Non l’hai ancora fatto?Se devi compilare la dichiarazione dei redditi, ricordati del tuo 5x1000!Puoi destinarlo a L’oppu...
05/06/2026

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Il castello di Maniago, ricordato nelle fonti medievali come Castrum Maniaci, è uno dei più significativi esempi di cont...
05/06/2026

Il castello di Maniago, ricordato nelle fonti medievali come Castrum Maniaci, è uno dei più significativi esempi di continuità insediativa del Friuli occidentale. Per quasi otto secoli ha dominato il territorio, attraversando epoche, guerre e cambiamenti politici. La sua storia intreccia il potere dei patriarchi di Aquileia, le vicende della famiglia Maniago e le trasformazioni che segnarono il Medioevo friulano.

Le origini del sito sembrano essere molto antiche. Gli studiosi ritengono che il colle fosse già occupato in età romana da una torre di avvistamento, successivamente riutilizzata in epoca longobarda. La posizione elevata consentiva infatti di controllare le vallate e le principali vie di passaggio. Questa continuità difensiva era comune nelle aree alpine e pedemontane, dove la conformazione del territorio favoriva il controllo strategico.

Un momento decisivo arrivò nel 981, quando l’imperatore Ottone II donò al patriarca di Aquileia il monte di Maniago e la pieve di San Mauro. Nel documento non compare ancora alcun castello, segno che la fortificazione venne probabilmente costruita poco dopo. Intorno all’anno Mille i patriarchi avviarono infatti una più efficace organizzazione del territorio, dotandolo di strutture difensive e amministrative permanenti.

Con la nascita del castello si sviluppò anche la signoria dei Maniago. Le prime testimonianze della famiglia risalgono al XII secolo e mostrano un casato sempre più influente nella politica regionale. Nel 1216 la fortezza resistette a un attacco guidato da Ezzelino II da Romano e Vecellone da Camino. Nei decenni successivi il complesso venne ampliato con nuove mura e residenze per alleati e vassalli.

Tra XIII e XIV secolo il castello fu spesso coinvolto nelle lotte tra le famiglie nobiliari friulane. Conflitti, assedi e razzie colpirono più volte il territorio, culminando nelle violenze del 1309. Nonostante le distruzioni, la fortezza continuò a essere riparata e rafforzata. In questi anni emerse anche Galvano di Maniago, che consolidò il patrimonio familiare trasformando la casata in una delle più potenti dell’area patriarcale.

L’arrivo della Repubblica di Venezia nel 1420 segnò una nuova fase. I signori di Maniago mantennero parte dei loro privilegi, ma il castello p***e gradualmente la sua funzione strategica. I terremoti, in particolare quello del 1511, e il mutato contesto politico ne accelerarono il declino. Abbandonato nel Seicento, oggi sopravvive come suggestivo rudere, testimonianza di un importante centro di potere medievale.

Ne parliamo qui 👉 https://www.loppure.it/castello-di-maniago/

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Si dice "Il Livenza" o "La Livenza"? E' una di quelle domande che in una tavolata di pordenonesi, trevigiani e veneziani...
04/06/2026

Si dice "Il Livenza" o "La Livenza"?

E' una di quelle domande che in una tavolata di pordenonesi, trevigiani e veneziani potrebbe accendere discussioni degne di un ring da boxe.

Ma, di preciso, qual è l'origine del nome di questo affascinante corso d'acqua e le ragioni di questo diverbio di parole?

Spiegheremo perché rivolgerci alla bella Livenza, con le sue acque antiche e placide, o al Livenza, come confine della Patria.

Lo scopriremo in questo articolo:
👉 https://www.loppure.it/il-livenza-o-la-livenza/

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