02/06/2026
Chiaro scuro perenne
Giornata Mondiale della Bicicletta 2026, tra numeri in crescita, morti sulle strade e leggi non applicate
Giancarlo Odoardi
giu 02, 2026
Ogni 3 giugno si ripete il rito. Le Nazioni Unite hanno istituito la Giornata Mondiale della Bicicletta nel 2018, stesso anno in cui l'Italia si dota finalmente di una legge organica sulla mobilità ciclistica, la n. 2 dell'11 gennaio. Una coincidenza curiosa, ma quasi beffarda, a rileggere quella data oggi.
Una piccola ma significativa banca dati
In Italia la bicicletta cresce davvero. Il 22° Rapporto ISFORT sulla mobilità (novembre 2025) registra un balzo significativo: la quota degli spostamenti in bici sale dal 4,1% del 2024 al 5,2% nel primo semestre 2025, quasi il 27% in più in un anno solo. Nelle medie città, quelle più simili a Pescara, la bici raggiunge il 6,5% degli spostamenti. Nonostante il tasso di motorizzazione abbia superato quota 700 auto ogni mille abitanti (primato europeo poco invidiabile), l’automobile scende al 60,8%, tre punti in meno rispetto al 2023. E intanto l’81,3% degli spostamenti quotidiani avviene entro i 10 km: distanze fatte per la bicicletta (io, ad esempio, ne faccio almeno 12!).
Sempre nel 2025 arriva l’Atlante Italiano degli Incidenti Ciclistici, presentato dal Politecnico di Milano in ottobre. La corposa analisi mette in fila dieci anni di dati ISTAT con precisione inedita: tra il 2014 e il 2023, oltre 164.000 incidenti con ciclisti, più di 3.000 morti, oltre 150.000 feriti. Quasi un ciclista ucciso ogni giorno, altri 41 feriti. Nel 2023 i feriti gravi sono stati 17.000. Il 2024 si chiude con 185 morti stimati; il 2025, secondo l’Osservatorio ASAPS-Sapidata, peggiora ancora: 222 ciclisti uccisi sulle strade italiane. Il 73% degli incidenti avviene in città, dove si pedala di più, ma dove le protezioni mancano quasi ovunque.
Le cause le conosciamo da decenni: assenza di infrastrutture dedicate, velocità eccessiva, distrazione, mancanza di rispetto delle norme). E una cultura della strada che ancora fatica a riconoscere nella bicicletta un diritto di mobilità, non un’eccentricità sportiva.
Una legge scritta per essere dimenticata
La legge 2 del 2018 è un testo ambizioso. Prevede la Rete Ciclabile Nazionale Bicitalia (quella di FIAB), i Piani Regionali della Mobilità Ciclistica, il coordinamento con il trasporto pubblico. E all’articolo 11, l’ultimo, quello che anticipa l’obbligo della pubblicazione del testo sulla Gazzetta e che in genere nessuno legge, stabilisce qualcosa di preciso e misurabile: entro il 30 giugno di ogni anno il Ministero delle Infrastrutture (che da qualche anno ha perso per strada la “mobilità sostenibile”) presenta alle Camere una relazione sullo stato di attuazione della legge stessa, risorse stanziate e spese, interventi realizzati, stato della rete Bicitalia, risultati sulla sicurezza, integrazione modale, confronto con gli altri paesi europei.
Un obbligo di rendiconto annuale, pubblico, trasparente, in formato aperto. Dal 2019 al 2026: sette scadenze, rimaste, per quanto ne so, tutte lettera morta. Nessun governo, di nessun colore, ha ritenuto di dover dare conto al Parlamento di quanto si stesse facendo, o non facendo, per la mobilità ciclistica in Italia.
In questa omissione si legge, in filigrana, quanto valga davvero questa Giornata Mondiale nei corridoi che contano.
E in Abruzzo?
La Regione è ancora inadempiente su due fronti sovrapposti.
Prima norma. La L.R. n. 8 del 25 marzo 2013 anticipa di cinque anni la legge nazionale: impone alla Regione stessa di redigere il Piano Regionale della Mobilità Ciclistica, da approvare in Consiglio su proposta della Giunta e da aggiornare ogni tre anni (TRE ANNI!). A distanza di tredici anni (oltre il multiplo di 4), quel piano non esiste ancora, non è mai stato prodotto, né in bozza né in forma definitiva. I tracciati ciclabili che si realizzano sul territorio regionale nascono quindi senza una visione strategica di riferimento, ciascuno per conto suo.
Seconda norma. La L. 2/2018, all’art. 5, impone che ogni Regione predisponga il proprio Piano Regionale della Mobilità Ciclistica in coerenza con il Piano Generale Nazionale, chiuso nell’ottobre 2022 (tra l’altro ben oltre i sei mesi, diventati 4 anni, previsti dalla norma che ne obbligava la stesura). Le Regioni devono poi presentare entro il 1° aprile di ogni anno una relazione al Ministero sui progressi compiuti. Ma la Regione Abruzzo non ha un piano da rendicontare.
Pedalare nonostante tutto
Eppure si pedala. I numeri lo dicono, e chi esce ogni mattina con la bicicletta lo sa. La domanda c’è, la volontà delle persone c’è, e in alcune città cresce nonostante l’assenza di politiche di riferimentro.
La Giornata Mondiale della Bicicletta serve anche a questo: a tenere acceso un riflettore su un sistema che spesso pruomuove e celebra tanto e dimentica molto, specie di pianificaere e rendicontare. Finché i Ministeri non presenteranno quella relazione annuale, e finché le Regioni, tra cui la Regione Abruzzo, non produrranno i loro piani, il 3 giugno resterà più un giro di pedivelle in una giornata di festa che la tappa di un giro d’Italia di 365 giorni.
La bicicletta merita di più. Chi pedala, anche.
Giornata Mondiale della Bicicletta 2026, tra numeri in crescita, morti sulle strade e leggi non applicate