OSA Polizia Segreteria Nazionale

OSA Polizia Segreteria Nazionale 𝐎.𝐒.𝐀. 𝐏𝐨𝐥𝐢𝐳𝐢𝐚 : 𝐼𝑙 𝑐𝑜𝑟𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑠𝑐𝑒𝑙𝑡𝑒 𝑖𝑛𝑑𝑜𝑚𝑖𝑡𝑒!

🚨 𝗙𝗜𝗥𝗘𝗡𝗭𝗘, 𝗖𝗜 𝗦𝗜𝗔𝗠𝗢! 🚨Questa mattina, dalle 𝗼𝗿𝗲 𝟭𝟬:𝟬𝟬, cittadini e colleghi sono invitati al 𝟭° 𝗖𝗼𝗻𝗴𝗿𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗣𝗿𝗼𝘃𝗶𝗻𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗢𝗦...
19/06/2026

🚨 𝗙𝗜𝗥𝗘𝗡𝗭𝗘, 𝗖𝗜 𝗦𝗜𝗔𝗠𝗢! 🚨

Questa mattina, dalle 𝗼𝗿𝗲 𝟭𝟬:𝟬𝟬, cittadini e colleghi sono invitati al 𝟭° 𝗖𝗼𝗻𝗴𝗿𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗣𝗿𝗼𝘃𝗶𝗻𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗢𝗦𝗔 𝗣𝗼𝗹𝗶𝘇𝗶𝗮 𝗙𝗶𝗿𝗲𝗻𝘇𝗲.

Un momento di confronto vero, aperto e necessario sul tema:

“𝗣𝗼𝗹𝗶𝘇𝗶𝗼𝘁𝘁𝗶 𝗲 𝗖𝗶𝘁𝘁𝗮𝗱𝗶𝗻𝗶: 𝗱𝗶𝗴𝗻𝗶𝘁𝗮̀, 𝗱𝗶𝘀𝗮𝗴𝗶𝗼 𝗲 𝗰𝗼𝗲𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗻𝗲𝗹 𝘁𝗲𝘀𝘀𝘂𝘁𝗼 𝘂𝗿𝗯𝗮𝗻𝗼”

Parleremo di sicurezza, rispetto, diritti, difficoltà quotidiane e del legame fondamentale tra chi indossa una divisa e la comunità che serve.

📍 𝗣𝗮𝗹𝗮𝘇𝘇𝗼 𝗖𝗼𝗿𝘀𝗶𝗻𝗶 𝗮𝗹 𝗣𝗿𝗮𝘁𝗼
𝗩𝗶𝗮 𝗜𝗹 𝗣𝗿𝗮𝘁𝗼 𝟱𝟲, 𝗙𝗶𝗿𝗲𝗻𝘇𝗲
🕙 𝗢𝗴𝗴𝗶, 𝟭𝟵 𝗴𝗶𝘂𝗴𝗻𝗼 𝟮𝟬𝟮𝟲, 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗼𝗿𝗲 𝟭𝟬:𝟬𝟬 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝟭𝟰:𝟬𝟬

Non restiamo spettatori. Partecipiamo, ascoltiamo, facciamo sentire la nostra voce.

𝗩𝗶 𝗮𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗻𝘂𝗺𝗲𝗿𝗼𝘀𝗶! 𝗜𝗻𝘀𝗶𝗲𝗺𝗲 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗿𝘂𝗶𝗿𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮̀ 𝗽𝗶𝘂̀ 𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮, 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗴𝗶𝘂𝘀𝘁𝗮 𝗲 𝗽𝗶𝘂̀ 𝘀𝗶𝗰𝘂𝗿𝗮.

💙 𝗢𝗦𝗔 𝗣𝗼𝗹𝗶𝘇𝗶𝗮 𝗙𝗶𝗿𝗲𝗻𝘇𝗲 — 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗶 𝗰𝗼𝗹𝗹𝗲𝗴𝗵𝗶, 𝗮𝗹 𝗳𝗶𝗮𝗻𝗰𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮𝗱𝗶𝗻𝗶.



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𝗢𝗦𝗔 𝗣𝗼𝗹𝗶𝘇𝗶𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗶 𝗳𝗲𝗿𝗺𝗲𝗿𝗮̀.Oggi a Bolzano porteremo la nostra voce, i nostri atti e le nostre prove nelle sedi istituzi...
16/06/2026

𝗢𝗦𝗔 𝗣𝗼𝗹𝗶𝘇𝗶𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗶 𝗳𝗲𝗿𝗺𝗲𝗿𝗮̀.

Oggi a Bolzano porteremo la nostra voce, i nostri atti e le nostre prove nelle sedi istituzionali competenti, con la determinazione di chi non intende arretrare di un solo passo.

Il periodo della pandemia ha rappresentato una delle pagine più buie della storia democratica italiana: anni in cui diritti, libertà, lavoro, dignità personale e principi costituzionali sono stati messi sotto pressione come mai prima. Troppe scelte sono state imposte, troppe domande sono rimaste senza risposta, troppe responsabilità sono state coperte dal silenzio.

OSA Polizia non accetta che tutto venga archiviato come se nulla fosse accaduto. Porteremo avanti, in ogni sede istituzionale, politica, amministrativa e giudiziaria, tutti gli elementi, i documenti e le prove raccolte, affinché chi ha avuto responsabilità nelle decisioni e nelle conseguenze di quel periodo risponda davanti al Paese.

Non cerchiamo vendette, ma verità. Non alimentiamo odio, ma pretendiamo giustizia. Non arretriamo davanti ai muri di gomma, perché le responsabilità non possono essere cancellate con il silenzio, con la propaganda o con il tempo.

Lo faremo con fermezza, con coraggio e con rispetto delle istituzioni, ma senza timori reverenziali verso nessuno. La storia non si cancella, la verità non si silenzia e le responsabilità non si archiviano.

𝗢𝗦𝗔 𝗣𝗼𝗹𝗶𝘇𝗶𝗮 𝗮𝗻𝗱𝗿𝗮̀ 𝗳𝗶𝗻𝗼 𝗶𝗻 𝗳𝗼𝗻𝗱𝗼.

𝗖𝗵𝗲 𝗶𝗹 𝗙𝘂𝘁𝘂𝗿𝗼 𝗰𝗶 𝘀𝗶𝗮 𝗔𝗺𝗶𝗰𝗼!

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𝗤𝘂𝗲𝘀𝘁𝗮 𝘀𝗲𝗿𝗮 𝗮 𝗧𝗼𝗿𝗶𝗻𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝗮𝗿𝗹𝗶𝗮𝗺𝗼 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝗱𝗶 𝘀𝗶𝗰𝘂𝗿𝗲𝘇𝘇𝗮: 𝗽𝗮𝗿𝗹𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮̀, 𝗿𝗶𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗲 𝗿𝗲𝘀𝗽𝗼𝗻𝘀𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗰𝗼𝗻𝗱𝗶𝘃𝗶𝘀𝗮.La sicu...
14/06/2026

𝗤𝘂𝗲𝘀𝘁𝗮 𝘀𝗲𝗿𝗮 𝗮 𝗧𝗼𝗿𝗶𝗻𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝗮𝗿𝗹𝗶𝗮𝗺𝗼 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝗱𝗶 𝘀𝗶𝗰𝘂𝗿𝗲𝘇𝘇𝗮: 𝗽𝗮𝗿𝗹𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮̀, 𝗿𝗶𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗲 𝗿𝗲𝘀𝗽𝗼𝗻𝘀𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗰𝗼𝗻𝗱𝗶𝘃𝗶𝘀𝗮.

La sicurezza del cittadino e la dignità dell’operatore di Polizia non sono due battaglie separate: 𝘃𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗽𝗿𝗲𝘁𝗲𝘀𝗲, 𝘁𝘂𝘁𝗲𝗹𝗮𝘁𝗲 𝗲 𝗱𝗶𝗳𝗲𝘀𝗲 𝗶𝗻𝘀𝗶𝗲𝗺𝗲.

Un cittadino sicuro è un cittadino libero.
Un operatore di Polizia rispettato, formato, ascoltato e messo nelle condizioni di lavorare con dignità è una garanzia per tutti.

Partecipare al convegno significa esserci, ascoltare, confrontarsi e costruire una cultura della prevenzione, della legalità e della tutela reciproca. Perché la sicurezza non nasce dall’indifferenza, ma dalla presenza, dal dialogo e dalla responsabilità di ciascuno.

📍 𝗦𝗽𝗼𝗿𝘁𝗶𝗻𝗴 𝗗𝗼𝗿𝗮 – 𝗖𝗼𝗿𝘀𝗼 𝗨𝗺𝗯𝗿𝗶𝗮 𝟴𝟯, 𝗧𝗼𝗿𝗶𝗻𝗼
🕡 𝗢𝗿𝗲 𝟭𝟴.𝟯𝟬 – 𝟮𝟬.𝟯𝟬

Invito cittadini, operatori, associazioni e istituzioni a partecipare.

𝗟𝗮 𝘀𝗶𝗰𝘂𝗿𝗲𝘇𝘇𝗮 𝗲̀ 𝘂𝗻 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗼. 𝗟𝗮 𝗱𝗶𝗴𝗻𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗶 𝗰𝗵𝗶 𝗹𝗮 𝗴𝗮𝗿𝗮𝗻𝘁𝗶𝘀𝗰𝗲 𝗲̀ 𝘂𝗻 𝗱𝗼𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗱𝗮 𝗱𝗶𝗳𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲.

Vi aspettiamo.

𝘼𝙣𝙩𝙤𝙣𝙞𝙤 𝙋𝙤𝙧𝙩𝙤
𝑆𝑒𝑔𝑟𝑒𝑡𝑎𝑟𝑖𝑜 𝐺𝑒𝑛𝑒𝑟𝑎𝑙𝑒 𝑁𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑂.𝑆.𝐴. 𝑃𝑜𝑙𝑖𝑧𝑖𝑎
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𝗢𝗦𝗔𝗿𝗲 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗶𝗹 𝘃𝗲𝗻𝘁𝗼 𝘀𝗼𝗳𝗳𝗶𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗮𝗿𝗶𝗼.Perché è proprio lì, quando la strada si fa dura, quando qualcuno pensa di ...
12/06/2026

𝗢𝗦𝗔𝗿𝗲 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗶𝗹 𝘃𝗲𝗻𝘁𝗼 𝘀𝗼𝗳𝗳𝗶𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗮𝗿𝗶𝗼.

Perché è proprio lì, quando la strada si fa dura, quando qualcuno pensa di poterci fermare, quando ci viene lanciato il gu**to della sfida, che noi troviamo la forza più vera: quella di alzare la testa e andare avanti.

A noi le sfide non spaventano. Anzi, ci ricordano chi siamo.

Sappiamo bene che il cammino sarà lungo, tortuoso, pieno di ostacoli, insidie e forse anche tradimenti. Ma la storia ci insegna che le grandi conquiste non nascono mai dalla comodità, né dal silenzio, né dalla paura. I nostri avi carbonari lo sapevano bene: hanno lottato nell’ombra, hanno resistito per anni estenuanti, hanno creduto in un ideale più grande di loro. E alla fine hanno vinto.

Oggi quella stessa fiamma arde dentro di noi.

OSA Polizia non nasce per piegarsi, non nasce per obbedire a intrecci, convenienze o sottomissioni. Nasce libera. Libera nel pensiero, libera nell’azione, libera nel difendere chi troppo spesso non ha voce.

E allora sì: OSAre sarà difficile. Farà male. Ci metterà alla prova. Ma ogni ostacolo diventerà forza, ogni tradimento diventerà consapevolezza, ogni sfida diventerà il motivo in più per non fermarci.

Perché chi cammina per interesse prima o poi si perde.

Ma chi cammina per un ideale, anche controvento, lascia un segno.

E noi quel segno lo lasceremo.
Con coraggio.
Con dignità.
Con libertà.

𝗣𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗢𝗦𝗔 𝗣𝗼𝗹𝗶𝘇𝗶𝗮 𝗲̀ 𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝗮. 𝗘 𝗰𝗵𝗶 𝗲̀ 𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗶 𝗶𝗻𝗴𝗶𝗻𝗼𝗰𝗰𝗵𝗶𝗮.

𝗤𝗨𝗔𝗡𝗗𝗢 𝗜𝗟 𝗖𝗢𝗡𝗙𝗥𝗢𝗡𝗧𝗢 𝗙𝗔 𝗣𝗔𝗨𝗥𝗔: 𝗟𝗔 𝗤𝗨𝗘𝗦𝗧𝗨𝗥𝗔 𝗗𝗜 𝗙𝗜𝗥𝗘𝗡𝗭𝗘 𝗡𝗘𝗚𝗔 𝗔𝗜 𝗣𝗢𝗟𝗜𝗭𝗜𝗢𝗧𝗧𝗜 𝗨𝗡 𝗗𝗜𝗕𝗔𝗧𝗧𝗜𝗧𝗢 𝗦𝗨 𝗗𝗜𝗚𝗡𝗜𝗧𝗔̀, 𝗗𝗜𝗦𝗔𝗚𝗜𝗢 𝗘 𝗦𝗜𝗖𝗨𝗥𝗘𝗭𝗭𝗔.La...
12/06/2026

𝗤𝗨𝗔𝗡𝗗𝗢 𝗜𝗟 𝗖𝗢𝗡𝗙𝗥𝗢𝗡𝗧𝗢 𝗙𝗔 𝗣𝗔𝗨𝗥𝗔: 𝗟𝗔 𝗤𝗨𝗘𝗦𝗧𝗨𝗥𝗔 𝗗𝗜 𝗙𝗜𝗥𝗘𝗡𝗭𝗘 𝗡𝗘𝗚𝗔 𝗔𝗜 𝗣𝗢𝗟𝗜𝗭𝗜𝗢𝗧𝗧𝗜 𝗨𝗡 𝗗𝗜𝗕𝗔𝗧𝗧𝗜𝗧𝗢 𝗦𝗨 𝗗𝗜𝗚𝗡𝗜𝗧𝗔̀, 𝗗𝗜𝗦𝗔𝗚𝗜𝗢 𝗘 𝗦𝗜𝗖𝗨𝗥𝗘𝗭𝗭𝗔.

La sicurezza urbana, il disagio sociale, la dignità professionale dei poliziotti e il rapporto con i cittadini non possono essere considerati temi marginali.

Eppure, la Questura di Firenze ha ritenuto non attinente all’aggiornamento professionale un convegno che affronta proprio queste questioni centrali per la città e per chi ogni giorno indossa una divisa.

OSA Polizia Firenze non accetta silenzi, chiusure e decisioni pretestuose che comprimono il confronto sindacale e negano la realtà operativa vissuta dai colleghi.

Abbiamo formalizzato la nostra posizione nella nota allegata, chiedendo l’immediato riesame della determinazione assunta e annunciando le iniziative conseguenti.

𝗜𝗻𝘃𝗶𝘁𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗰𝗼𝗹𝗹𝗲𝗴𝗵𝗶, 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮𝗱𝗶𝗻𝗶 𝗲 𝗼𝗿𝗴𝗮𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗮 𝗹𝗲𝗴𝗴𝗲𝗿𝗲 𝗮𝘁𝘁𝗲𝗻𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗹𝗮 𝗻𝗼𝘁𝗮 𝗮𝗹𝗹𝗲𝗴𝗮𝘁𝗮.👇
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𝗣𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗙𝗶𝗿𝗲𝗻𝘇𝗲 𝗺𝗲𝗿𝗶𝘁𝗮 𝘀𝗶𝗰𝘂𝗿𝗲𝘇𝘇𝗮, 𝗿𝗶𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗲 𝘁𝗿𝗮𝘀𝗽𝗮𝗿𝗲𝗻𝘇𝗮.

E i poliziotti meritano dignità, ascolto e verità.

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09/06/2026

Quando lo Stato ferisce i suoi lavoratori: appello alle Istituzioni perché restituiscano dignità, giustizia e verità.

𝗤𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗹𝗼 𝗦𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗳𝗲𝗿𝗶𝘀𝗰𝗲 𝗶 𝘀𝘂𝗼𝗶 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶: 𝗮𝗽𝗽𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗜𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝗶𝘀𝗰𝗮𝗻𝗼 𝗱𝗶𝗴𝗻𝗶𝘁𝗮̀, 𝗴𝗶𝘂𝘀𝘁𝗶𝘇𝗶𝗮 𝗲 𝘃𝗲𝗿𝗶𝘁𝗮̀....
08/06/2026

𝗤𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗹𝗼 𝗦𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗳𝗲𝗿𝗶𝘀𝗰𝗲 𝗶 𝘀𝘂𝗼𝗶 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶: 𝗮𝗽𝗽𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗜𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝗶𝘀𝗰𝗮𝗻𝗼 𝗱𝗶𝗴𝗻𝗶𝘁𝗮̀, 𝗴𝗶𝘂𝘀𝘁𝗶𝘇𝗶𝗮 𝗲 𝘃𝗲𝗿𝗶𝘁𝗮̀.

𝘓𝘦𝘵𝘵𝘦𝘳𝘢 𝘢𝘱𝘦𝘳𝘵𝘢 𝘢𝘭 𝘗𝘳𝘦𝘴𝘪𝘥𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘙𝘦𝘱𝘶𝘣𝘣𝘭𝘪𝘤𝘢, 𝘢𝘭 𝘗𝘳𝘦𝘴𝘪𝘥𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘊𝘰𝘯𝘴𝘪𝘨𝘭𝘪𝘰 𝘥𝘦𝘪 𝘔𝘪𝘯𝘪𝘴𝘵𝘳𝘪, 𝘢𝘪 𝘔𝘪𝘯𝘪𝘴𝘵𝘳𝘪 𝘤𝘰𝘮𝘱𝘦𝘵𝘦𝘯𝘵𝘪, 𝘢𝘭 𝘗𝘳𝘦𝘴𝘪𝘥𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘊𝘢𝘮𝘦𝘳𝘢 𝘥𝘦𝘪 𝘋𝘦𝘱𝘶𝘵𝘢𝘵𝘪 𝘦 𝘢𝘭 𝘗𝘳𝘦𝘴𝘪𝘥𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘚𝘦𝘯𝘢𝘵𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘙𝘦𝘱𝘶𝘣𝘣𝘭𝘪𝘤𝘢.

questa lettera nasce dal dolore ancora vivo di migliaia di lavoratori italiani che, durante l’emergenza Covid, sono stati privati del lavoro, dello stipendio e della dignità.

Dietro ogni sospensione non c’era una pratica amministrativa, ma una persona. C’era una famiglia costretta alla paura, un genitore senza reddito, una casa attraversata dall’angoscia, un lavoratore umiliato dopo anni di servizio, un cittadino lasciato solo proprio quando avrebbe avuto più bisogno di sentirsi protetto dalle istituzioni.

Chi ha vissuto quei mesi non ha perso soltanto una retribuzione. Ha perso serenità, fiducia, riconoscimento sociale. Ha conosciuto l’isolamento, il giudizio, l’incertezza, la vergogna di dover spiegare ai propri figli perché lo Stato, invece di ascoltare, aveva scelto di escludere.

Quella ferita è ancora aperta. E oggi chiede verità, giustizia e restituzione.

Le recenti dichiarazioni dell’On. Alice Buonguerrieri, capogruppo di Fratelli d’Italia nella Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid, rappresentano un passaggio di grande rilievo civile, politico e morale. A lei va un sincero plauso per il coraggio dimostrato nel rompere il silenzio, nel non piegarsi alla rimozione e nel riportare al centro del dibattito ciò che non avrebbe mai dovuto essere sacrificato: la Costituzione, la libertà dei cittadini, la dignità del lavoro e la responsabilità delle istituzioni.

L’On. Buonguerrieri sta dimostrando che il mandato parlamentare non può ridursi a disciplina di schieramento o convenienza politica, ma deve essere servizio alla verità e ai cittadini. Difendere la Costituzione non significa soltanto citarla nelle cerimonie ufficiali: significa invocarla quando cittadini reali vengono colpiti nel lavoro, nel reddito, nella libertà e nella dignità.

I diritti costituzionali non sono privilegi concessi dall’alto. Sono conquiste pagate dalla storia, spesso con il sacrificio e con il sangue di chi ha lottato perché l’Italia fosse una Repubblica libera, democratica e fondata sulla dignità della persona. Quei diritti devono essere difesi a ogni costo, soprattutto quando è più scomodo farlo.

Proprio per questo, il coraggio dell’On. Buonguerrieri evidenzia il silenzio di molti altri rappresentanti delle istituzioni. Troppi parlamentari, troppi esponenti politici, troppi decisori pubblici che hanno sostenuto, votato, giustificato o lasciato applicare misure lesive oggi sembrano sottrarsi al dovere della responsabilità.

Ma chi rappresenta il popolo non può essere presente quando si decide e assente quando si devono affrontare le conseguenze delle decisioni prese.

La fiducia del popolo non è un assegno in bianco. È un patto sacro tra cittadini e istituzioni. Quando lo Stato limita libertà fondamentali, deve rispondere della necessità, della proporzionalità e della giustizia delle proprie scelte. Quando priva un lavoratore dello stipendio, non tocca un dato contabile: entra nella vita concreta di una famiglia.

Chi occupa le più alte cariche della Repubblica porta una responsabilità che non può essere elusa. Il Presidente della Repubblica è garante della Costituzione. Il Presidente del Consiglio e i Ministri governano nel rispetto dei diritti fondamentali. I Presidenti delle Camere presiedono i luoghi in cui la sovranità popolare deve trovare voce, controllo e tutela. A ciascuno di questi ruoli corrisponde un dovere: custodire la legalità costituzionale e proteggere i cittadini dagli abusi.

La vicenda dei lavoratori sospesi per mancata vaccinazione anti-Covid non può più essere liquidata come un capitolo inevitabile dell’emergenza. La nostra Repubblica è fondata sul lavoro, non sulla paura, non sull’esclusione, non sull’obbedienza forzata. Il lavoro non è una concessione revocabile né un premio riservato a chi si conforma. È dignità, libertà, partecipazione alla vita del Paese.

La sospensione dal lavoro e dalla retribuzione ha prodotto conseguenze concrete e profonde: ha privato migliaia di cittadini dei mezzi di sostentamento, li ha esposti alla marginalizzazione e al giudizio sociale, li ha costretti a vivere una precarietà materiale e morale che nessuna formula burocratica potrà mai cancellare.

La recente sentenza della Corte d’Appello di Bologna, sezione Lavoro, richiamata dalle dichiarazioni dell’On. Buonguerrieri, conferma la necessità di una rivalutazione seria di quella stagione. Il caso del dipendente di Cesena, sospeso per undici mesi e privato della retribuzione pur non lavorando a stretto contatto con i malati, mostra quanto fosse fragile, sproporzionata e ingiusta la logica delle sospensioni generalizzate.

Se la sospensione veniva giustificata con l’esigenza di impedire il contagio attraverso l’esclusione dei non vaccinati dai luoghi di lavoro, il fatto che la vaccinazione non impedisse la trasmissione del virus incide profondamente sul fondamento logico, giuridico e morale di quelle misure.

Oggi non si può chiedere a chi è stato sospeso di fingere che nulla sia accaduto. Non si può dire a chi ha perso mesi di stipendio che tutto appartiene al passato. Non si può archiviare la sofferenza di intere famiglie con il linguaggio freddo della necessità emergenziale.

Per chi ha vissuto quella stagione sulla propria pelle restano bollette non pagate, risparmi consumati, notti insonni, reputazione ferita e una fiducia istituzionale profondamente incrinata. E quando la fiducia si incrina, non basta il tempo a ricostruirla. Serve verità. Serve responsabilità. Serve riparazione.

Il diritto non può reggersi sulla paura. La legge non può trasformarsi in minaccia. La salute pubblica non può diventare strumento di ricatto morale ed economico, soprattutto quando sono in gioco libertà personali, diritti sociali e dignità del lavoratore.

Non sono mancate, in questi anni, pronunce giudiziarie che hanno sollevato profili di illegittimità, discriminazione e sproporzione, riconoscendo in diversi casi il diritto dei lavoratori sospesi a ottenere quanto non percepito. Ma questi segnali non possono restare affidati soltanto al coraggio individuale di chi ha avuto la forza, le risorse economiche e la resistenza psicologica per affrontare un processo. Molti lavoratori non hanno potuto ricorrere, ma il fatto che siano rimasti senza voce non significa che non abbiano subito un’ingiustizia.

Per questo serve una risposta politica, legislativa e istituzionale. Non basta più osservare. Non basta rinviare. Non basta lasciare ai tribunali ciò che richiede una scelta morale e pubblica.

Chiediamo al Presidente della Repubblica, al Governo e al Parlamento di assumere una posizione chiara, coraggiosa e riparatrice. Chiediamo che venga riconosciuta la lesione subita dai lavoratori sospesi, che siano restituiti i diritti sottratti, che venga corrisposto quanto ingiustamente non pagato, che siano ricostruite
le posizioni lavorative, contributive e professionali compromesse e che venga cancellata ogni ombra di colpa su cittadini che hanno esercitato la propria libertà.

Il reintegro non basta. Ha riaperto una porta, ma non ha cancellato ciò che è accaduto quando quella porta era rimasta chiusa. Non ha restituito i mesi senza stipendio, non ha riparato l’umiliazione subita, non ha compensato il danno economico, umano e sociale prodotto.

Restituire il dovuto non è un favore: è giustizia. Riconoscere l’errore non indebolisce le istituzioni, le rende più autorevoli. Solo uno Stato capace di correggersi può chiedere davvero fiducia ai propri cittadini.

Il popolo italiano non chiede vendetta. Chiede verità. Non chiede privilegi. Chiede giustizia. Non chiede parole di circostanza. Chiede atti concreti.

Non ci sarà piena pacificazione senza verità. Non ci sarà fiducia senza responsabilità. Non ci sarà giustizia senza restituzione.

È tempo di restituire diritti, retribuzioni, contributi, dignità e fiducia.

Perché ciò che è stato ingiustamente sottratto non può restare nelle mani dello Stato. Deve tornare ai cittadini, ai lavoratori, alle famiglie, alla dignità stessa della Repubblica.

𝘊𝘩𝘦 𝘪𝘭 𝘍𝘶𝘵𝘶𝘳𝘰 𝘤𝘪 𝘴𝘪𝘢 𝘈𝘮𝘪𝘤𝘰!

Aversa (CE), lì 08 giugno 2026

𝘼𝙣𝙩𝙤𝙣𝙞𝙤 𝙋𝙤𝙧𝙩𝙤
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08/06/2026

In Commissione Covid le opposizioni hanno chiesto le dimissioni del Presidente Lisei e lo scioglimento della commissione, denunciando una presunta violazione procedurale per poi abbandonare la seduta.
Poi è emerso che le attività contestate erano state approvate anche da loro in Ufficio di Presidenza.
Forse non hanno capito cosa hanno approvato.

Si tratta di attività investigativa delegata ai magistrati e ufficiali della Guardia di Finanza per far emergere fatti e verità sulla gestione della pandemia.

La domanda è: di cosa hanno paura ? Perché sono così nervosi se la commissione d’inchiesta fa ciò per cui è stata istituita?

Solidarietà al Presidente Marco Lisei e ai magistrati e ufficiali di Guardia di Finanza della commissione.

𝗗𝗮𝗹 𝗯𝘂𝗶𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗻𝗼𝘁𝘁𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗹𝘂𝗰𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗼𝗿𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼.𝘚𝘵𝘰𝘳𝘪𝘢 𝘥𝘪 𝘶𝘯 𝘱𝘰𝘭𝘪𝘻𝘪𝘰𝘵𝘵𝘰 𝘦 𝘥𝘪 𝘶𝘯𝘢 𝘴𝘵𝘳𝘢𝘯𝘢 𝘨𝘪𝘶𝘴𝘵𝘪𝘻𝘪𝘢.https://share.google/Iy5CR...
05/06/2026

𝗗𝗮𝗹 𝗯𝘂𝗶𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗻𝗼𝘁𝘁𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗹𝘂𝗰𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗼𝗿𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼.
𝘚𝘵𝘰𝘳𝘪𝘢 𝘥𝘪 𝘶𝘯 𝘱𝘰𝘭𝘪𝘻𝘪𝘰𝘵𝘵𝘰 𝘦 𝘥𝘪 𝘶𝘯𝘢 𝘴𝘵𝘳𝘢𝘯𝘢 𝘨𝘪𝘶𝘴𝘵𝘪𝘻𝘪𝘢.
https://share.google/Iy5CRsEfsFxJpnt24

Ci sono dolori che non si vedono, ma ti scavano dentro e ti cambiano per sempre. La mia storia nasce da una notte di servizio del 2003, quando, mentre indossavo la divisa e facevo il mio dovere, fui travolto da accuse false che avrebbero segnato quasi vent’anni della mia vita.

Ho conosciuto l’umiliazione, la sospensione, la carriera bloccata, lo stipendio dimezzato, le udienze infinite, le notti senza sonno e quella solitudine che fa più male di qualsiasi sentenza. Per cinque anni sono rimasto sospeso, quasi cancellato professionalmente, lasciato solo proprio quando avrei avuto bisogno di una mano, di una voce, di qualcuno che dicesse: “Io ci sono”.

Ma nonostante tutto non ho mai odiato la divisa. Non l’ho mai rinnegata. Non l’ho mai tradita.

Quando sono rientrato in servizio, il dolore non è diventato un alibi. Non mi sono tirato indietro, non ho fatto un passo indietro davanti al dovere, non ho permesso all’ingiustizia di spegnere il mio senso di abnegazione. Ho continuato a servire con onore, anche con il cuore ferito, perché per me quella divisa non è stoffa: è giuramento, sacrificio, appartenenza, amore.

Dopo quasi vent’anni la verità è arrivata, con l’assoluzione piena. Ma nessuna assoluzione potrà restituirmi davvero il tempo perduto, la serenità strappata, le lacrime ingoiate in silenzio, gli anni in cui ho dovuto difendere non solo me stesso, ma la mia dignità di uomo e di poliziotto.

Da quelle ferite nasce oggi il mio impegno sindacale.

Non cerco un sindacato comodo, silenzioso, servile verso l’Amministrazione. Non credo in un sindacato che abbassa la testa mentre i poliziotti vengono lasciati soli. Credo in un modello diverso: un sindacato che abbia il coraggio di esporsi, di parlare, di difendere senza paura la dignità di chi indossa una divisa e, proprio attraverso quella dignità, garantisce anche la sicurezza dei cittadini.

Perché un poliziotto umiliato, abbandonato, mortificato nei propri diritti, è un uomo ferito. E uno Stato che non protegge i suoi servitori indebolisce anche la sicurezza di chi quei servitori devono proteggere.

Io so cosa significa sentirsi solo. So cosa significa cadere e non trovare nessuno accanto. So cosa significa continuare a fare il proprio dovere mentre dentro porti una ferita che nessuno vede.

Per questo ho scelto di mettermi in gioco. Per trasformare il mio dolore in forza, la mia solitudine in presenza, la mia ingiustizia in una battaglia collettiva.

Ho pianto in silenzio per anni.
Oggi voglio essere la voce di chi non riesce più a parlare.

Finché avrò forza, cuore e amore per questa divisa, combatterò perché nessun collega venga trattato come un numero, un problema o un fascicolo da archiviare.

Perché dietro ogni divisa c’è una persona.
Dietro ogni persona c’è una famiglia.
Dietro ogni ferita c’è una dignità da difendere.

E io l’ho giurato a me stesso: 𝗻𝗲𝘀𝘀𝘂𝗻 𝗰𝗼𝗹𝗹𝗲𝗴𝗮 𝗱𝗼𝘃𝗿𝗮̀ 𝗺𝗮𝗶 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗹𝗮𝘀𝗰𝗶𝗮𝘁𝗼 𝘀𝗼𝗹𝗼.

𝘊𝘩𝘦 𝘪𝘭 𝘍𝘶𝘵𝘶𝘳𝘰 𝘤𝘪 𝘴𝘪𝘢 𝘈𝘮𝘪𝘤𝘰!⚔️🇮🇹⚖️

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