23/05/2026
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𝟐𝟑 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟔 – 𝟑𝟒° 𝐚𝐧𝐧𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐠𝐞 𝐝𝐢 𝐂𝐚𝐩𝐚𝐜𝐢
Il 23 maggio 1992 Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta persero la vita per aver creduto che lo Stato potesse e dovesse vincere contro la mafia.
𝐍𝐞𝐥 𝟐𝟎𝟐𝟔, 𝐚 𝟑𝟒 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐝𝐢𝐬𝐭𝐚𝐧𝐳𝐚, la commemorazione non è un rito da archiviare. È un esame di coscienza collettivo.
Le azioni concrete e i concetti su chiave sui quali interrogarsi sono:
𝐒𝐩𝐢𝐫𝐢𝐭𝐨 𝐜𝐢𝐯𝐢𝐜𝐨: Falcone ci ha insegnato che la legalità non si delega. Parte dai piccoli gesti quotidiani: denunciare, non voltarsi dall’altra parte, pretendere trasparenza. La mafia vive nel silenzio e nel “non mi riguarda”. Il civismo la indebolisce.
𝐕𝐨𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐚𝐭𝐭𝐨: la Sicilia, e l’Italia tutta, non è solo terra di memoria. È terra che ogni giorno produce imprenditori che dicono no al pizzo, studenti che scelgono di restare, magistrati e forze dell’ordine che rischiano. Il riscatto è già in corso quando la società civile smette di chiedere eroi e diventa protagonista.
𝐑𝐢𝐧𝐚𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚: commemorare Falcone significa guardare avanti. La lotta alla mafia oggi è anche lotta alla corruzione, all’economia sommersa, alla povertà educativa. Senza cultura della legalità, senza lavoro e senza scuole aperte, lo spazio per le mafie non si chiude mai.
𝐋𝐨𝐭𝐭𝐚 𝐢𝐧𝐜𝐞𝐬𝐬𝐚𝐧𝐭𝐞: diceva “Gli uomini passano, le idee restano”. L’idea è che lo Stato non tratta, non arretra, non dimentica. La sua morte ci ricorda che la battaglia non finisce con un processo o un’operazione di polizia. Finisce solo quando la mafia smette di essere un’opzione per chi nasce in certi territori.
, da sempre, partecipa con impegno a questa missione: diffondere messaggi di legalità, veicolare cultura e inclusione per contrastare la povertà educativa. Perché formare cittadini consapevoli è il primo passo per costruire una società libera dalle mafie.
Il modo migliore per ricordarlo il 23 maggio 2026 è non fermarsi alla commemorazione. È trasformare l’emozione di quel giorno in impegno per i 364 successivi.