25/02/2026
Rubrica sociologica – “E tutti fan così…” di Maria Ronca
Nella favola moderna l’etica e la morale sembrano concetti fuori moda, richiamati più per convenienza che per convinzione, evocati quando mancano coraggio e coerenza nelle scelte e nelle azioni quotidiane. Si invocano come scudo, raramente come guida.
Nel tempo dell’apparenza e della velocità, la responsabilità personale si dissolve nel coro rassicurante del “così fan tutti”, formula assolutoria che anestetizza la coscienza e normalizza ogni compromesso.
I sensibili e i riflessivi — coloro che ancora si interrogano prima di agire — non sono graditi: rallentano il meccanismo, mettono in discussione, ricordano che ogni scelta ha conseguenze. In una società che premia l’esibizione più della profondità, il dubbio viene scambiato per debolezza e la prudenza per insicurezza. Pensare fa paura, perché costringe a prendere posizione.
Ci siamo convinti di essere talmente liberi da sentirci padroni del mondo, capaci di capovolgere i valori a nostro piacimento. Ma una libertà senza responsabilità si trasforma facilmente in arbitrio. Così i peggiori si mostrano senza pudore, rivendicando comportamenti un tempo considerati discutibili, mentre i positivi si devono cercare con il lanternino, quasi fossero ingenui sopravvissuti di un’altra epoca.
E allora viene da chiedersi: coscienza o meno, di cosa siamo davvero a corto?
Forse di coerenza, di senso del limite, di autentico spirito critico. Forse di esempi credibili, di adulti morali capaci di testimoniare prima ancora che predicare. O, più semplicemente, siamo a corto di coraggio: quello necessario per dire “io no”, anche quando tutti fanno così.
Perché la vera trasgressione oggi non è infrangere le regole, ma rispettarle. Non è urlare più forte, ma restare fedeli ai propri valori nel silenzio delle scelte quotidiane. È lì, in quella discreta ostinazione, che etica e morale smettono di essere parole scomode e tornano a essere pratica viva.
E nell’inquietudine di un tempo morto — quando il rumore si placa e le maschere cadono miseramente — emerge il bisogno di leggersi dentro. Di interrogarsi senza alibi, senza il paravento del “così fan tutti”.
Sarebbe troppo comodo nascondersi dietro le frasi fatte e non scegliere mai.