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Trieste 13 settembre 1947, durante una festa popolare dietro l’ospedale militare, i fascisti sparano raffiche di mitragl...
13/09/2026

Trieste 13 settembre 1947, durante una festa popolare dietro l’ospedale militare, i fascisti sparano raffiche di mitragliatrice contro la gente che balla uccidendo Emilia Passerini, (nome e cognome italianizzato durante il fascismo per Milka Vrabec) di 11 anni. Trst 13.september 1947, med veselico fašisti streljajo na ljudi z mitraljezom, enajstletna Milka Vrabec, ki so ji med fašizmom poitaljančili ime v Emilia Passerini obleži mrtva.

13/09/2026

🟥 13 SETTEMBRE 1947: EMILIA PASSERINI E IL TERRORISMO FASCISTA A TRIESTE E GORIZIA

«Nella tarda serata del 13 settembre 1947 a Trieste, criminali fascisti scaricavano una raffica di mitra contro un circolo popolare. Una bambina di undici anni, Emilia Passerini, moriva colpita dalla raffica...»

Nel clima d'odio del dopoguerra e del passaggio di consegne postbellico tra alleati e autorità italiane, le frange reazionarie e nazionaliste scatenarono una violenta offensiva squadrista a Trieste e nel Goriziano contro antifascisti, comunisti e la popolazione slovena.
La sera del 13 settembre 1947 un commando fascista aprì il fuoco contro un circolo popolare a Trieste. La raffica di mitra uccise sul colpo Emilia Passerini, una bambina di appena undici anni, e ferì gravemente una donna. Nei giorni successivi la città esplose: alla proclamazione dello sciopero generale da parte degli operai, i fascisti risposero lanciando bombe, sparando sulle case e uccidendo l'operaio Carlo Castagna.
La scia di terrore si allargò rapidamente a tutta la provincia:
Attacchi ed espropri: Devastata la Casa del Popolo di Gradisca, assaltate le cooperative e la tipografia del giornale democratico sloveno Primorski.
Violenza etnica: Saccheggiati i negozi della comunità slovena, devastate le abitazioni private e affisse liste di proscrizione con minacce di morte per chiunque promuovesse la convivenza pacifica tra italiani e sloveni.
Nonostante la presenza della Divisione Mantova e delle truppe alleate, le autorità ritardarono il controllo effettivo del territorio, lasciando mano libera ai provocatori per tre giorni. Il deputato della Costituente Giordano Pratolongo denunciò la gravità di quella "tolleranza" che costò vite umane e ferite profonde.
Il martirio di Emilia Passerini e la memoria di quelle giornate ricordano il prezzo pagato dalla popolazione inerte contro l'odio sciovinista e la violenza fascista.

13/09/2026

Martedì 15 settembre a Trieste

11/09/2026

🟥 11 SETTEMBRE 1973: IL GOLPE IN CILE E LA FINE DI SALVADOR ALLENDE

«Non vedo perché dovremmo restare con le mani in mano a guardare mentre un Paese diventa comunista a causa dell'irresponsabilità del suo popolo. La questione è troppo importante perché gli elettori cileni possano essere lasciati a decidere da soli.» — Henry Kissinger

L'11 settembre 1973 la democrazia cilena venne spezzata da un violento colpo di Stato militare guidato dal generale Augusto Pinochet, orchestrato e sostenuto dagli Stati Uniti tramite la CIA per destabilizzare il governo democratico di Salvador Allende. All'alba le truppe occuparono il porto di Valparaíso e isolarono la capitale Santiago, prendendo il controllo delle stazioni radio e TV.
Nonostante l'isolamento e l'assenza di supporto militare, il presidente Allende — eletto nel 1970 alla guida di Unidad Popular — rifiutò di dimettersi e si barricò nel palazzo de La Moneda con la sua guardia personale. Verso mezzogiorno, mentre i carri armati circondavano l'edificio, gli aerei bombardarono il palazzo. Attraverso Radio Magallanes, Allende pronunciò il suo storico discorso d'addio prima di togliersi la vita per non consegnarsi ai golpisti.
Con la caduta de La Moneda si insediò una giunta militare che sciolse il Parlamento, mise fuori legge i partiti e avviò una spietata repressione. Lo Stadio Nazionale di Santiago fu trasformato in un campo di concentramento. Nei diciassette anni di dittatura si contano oltre 3.000 morti e desaparecidos (scomparsi), più di 38.000 torturati e circa 200.000 cileni costretti all'esilio in tutto il mondo.
Pinochet impose un rigido modello economico liberista e mantenne il potere fino al plebiscito del 1988, che aprì la strada al ritorno della democrazia. La figura di Allende rimane il simbolo della difesa della legalità costituzionale e dei valori democratici.

06/09/2026

🟥 6 SETTEMBRE 1930: LA FARSA DEL TRIBUNALE FASCISTA E IL SANGUE DI BASOVIZZA

"Non erano 'terroristi : erano giovani che lottavano contro la feroce pulizia etnica di Mussolini". L'infamia del regime smascherata dalla storia.

Il 6 settembre 1930, alle prime luci dell'alba, il plotone d'esecuzione della Milizia fascista fucilava a Basovizza (Trieste) quattro giovani antifascisti sloveni: Ferdo Bidovec, Fran Marušič, Alojz Valenčič e Zvonimir Miloš.
Sotto la dittatura di Benito Mussolini, la Venezia Giulia divenne il laboratorio di un'assurda e feroce pulizia etnica: scuole slovene liquidate, cognomi italianizzati d'autorità, lingua vietata e pestaggi quotidiani delle squadracce. Chi si opponeva a questo scempio si organizzò nel TIGR per difendere la propria identità, la propria dignità e la propria terra dall'oppressione.
La propaganda del regime — e la retorica dei reazionari che ancora oggi ne ricalca la falsità — bolla da sempre questi ragazzi come "terroristi". Ma la verità storica e giuridica smaschera i carnefici: a condannarli non fu un giudice imparziale, ma il famigerato Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato, un braccio armato di repressione ideologica guidato da fanatici in camicia nera. Lo stesso Mussolini pretese personalmente di verificare la "fede fascista" dei magistrati prima di sguinzagliarli a caccia degli oppositori.
Quell'organo liberticida comminò 31 condanne a morte e oltre 27.000 anni di carcere a chiunque osasse sognare la libertà. Non a caso, con la caduta del regime, l'Italia democratica ha cancellato d'ufficio e dichiarato del tutto illegittime e nulle tutte le sentenze di quell'inquisizione fascista.
Ferdo, Fran, Alojz e Zvonimir furono tra i primi a pagare con la vita la ribellione alla barbarie di Mussolini. Chi oggi prova a riesumare le menzogne del regime o a sporcare la memoria dei martiri di Basovizza difende, consapevolmente, la mano degli aguzzini.
Onore ai Martiri di Basovizza! Morte al fascismo, libertà ai popoli!

Bazovica 6-9-1930                                  Bazoviški junaki-antifašisti: Ferdinand Bidovec (TS 1908), Franjo Mar...
06/09/2026

Bazovica 6-9-1930 Bazoviški junaki-antifašisti: Ferdinand Bidovec (TS 1908), Franjo Marušič (TS 1906), Zvonimir Miloš (Sušak 1903) in Lojze Valenčič(TS 1896), ki jih je Posebno sodišče obsodilo na smrt, so fašisti ustrelili 6. septembra 1930 ob 5.43 na (takrat) vojaškem strelišču pri Bazovici. Bili so člani tajne organizacije Borba, ustanovljene leta 1927 z namenom, da organizira aktiven odpor proti fašističnemu režimu in njegovi raznarodovalni politiki. Gli eroi di Basovizza-gli antifascisti: Ferdinand Bidovec (TS 1908), Franjo Marušič (TS 1906), Zvonimir Miloš (Sušak 1903) e Lojze Valenčič (TS 1896), condannati a morte dal Tribunale speciale, furono fucilati dai fascisti alle 5.43 del 6 settembre 1930 presso il poligono di tiro militare di Basovizza.Erano membri dell'organizzazione illegale antifascista Borba , istituita nel 1927con l'obiettivo di predisporre una resistenza attiva contro il fascismo e la sua politica di snazionalizzazione.

02/09/2026

🌹L’ Anpi FVG sarà a Rab (Arbe) per commemorare le vittime del campo di concentramento fascista italiano e rinnovare l’impegno per la memoria storica e la difesa dei valori della pace
Sabato 5 settembre, l’Anpi del FVG parteciperà alla commemorazione, che si svolgerà al campo di concentramento fascista italiano sull’isola croata di Arbe/Rab, in occasione dell’83° anniversario della liberazione del l***r.
Accanto a Dino Spanghero, rappresentante della segreteria nazionale dell’Associazione, la delegazione sarà composta da Antonella Lestani, coordinatrice dell’ANPI regionale, Fabio Vallon, presidente ANPI provinciale di Trieste, e da Luciano Marcolini Provenza, vicepresidente ANPI provinciale di Udine.
La cerimonia inizierà alle 16.00, alla presenza di Jani Alič, presidente del Comitato di coordinamento delle vittime della violenza di guerra, Herman Janež, presidente del Comitato del campo di Arbe-Gonars, e Marijan Križman, presidente della ZZB NOB della Slovenia.
Interverranno, in qualità di relatori d’onore, il sindaco di Rab, Nikola Grgurić, e il sindaco di Kočevje, Gregor Košir.
Quella del campo di concentramento fascista sull’isola di Rab è una storia taciuta e poco nota nel nostro Paese. Creato dal Regio Esercito Italiano tra il 1942 e il 1943, vi furono internati circa 15mila prigionieri civili – croati, sloveni ed ebrei – accusati di sostenere i partigiani. Il l***r si caratterizzò per l’estrema brutalità delle autorità italiane nei confronti degli slavi. Per la fame, il freddo e le pessime condizioni igieniche, vi persero la vita 1.400 slavi, soprattutto anziani, donne e bambini.
La celebrazione renderà onore alle vittime, auspicando che il ricordo possa fungere da monito per il futuro, affinché tragedie di simile portata non si ripetano più.
🌹
Associazione Nazionale Partigiani d'Italia - ANPI

02/09/2026

Ci sono luoghi che non parlano più, ma continuano a chiedere ascolto, luoghi dove la storia ha lasciato ferite profonde, e dove ogni gesto di memoria diventa un atto di cura

🌹Il 12 settembre torneremo a camminare in quei punti della nostra terra che custodiscono le voci dimenticate degli internati sloveni e croati del Campo di concentramento n. 89 di Gonars

📅 Sabato 12 settembre 2026

📍Ontagnano alle ore 16:30
Cerimonia itinerante con deposizione di omaggi floreali nei luoghi simbolo della Resistenza: attraverseremo Ontagnano (via Mazzini), Fauglis (cimitero) e Gonars (contrada Eller) portando fiori e presenza nei luoghi della Resistenza, dove la repressione nazifascista dell’aprile 1945 ha inciso destini e silenzi

📍Gonars – SR 252 Napoleonica – ore 17:30 presso il luogo dell’ex campo di concentramento fascista per internati jugoslavi (1941–1943)
Inaugurazione dell’opera di Land Art dell’artista Devid Strussiat e performance artistica di The Lab Collettivo Contemporaneo, con la danzatrice Alice Parovel.

Interventi istituzionali:
• Ivan Diego Boemo, Sindaco del Comune di Gonars
• Antonella Lestani, Presidente provinciale ANPI Udine

📍Gonars – Sacrario Memoriale (vicino al cimitero) – ore 18:30 presso il luogo in cui riposano 471 vittime jugoslave
Lettura scenica intitolata “Gocciola nelle baracche il giorno”con le voci di Martina Delpiccolo, Fabiano Fantini e le musiche di Sebastiano Zorza

📌L’iniziativa, a ingresso libero, si terrà anche in caso di maltempo.

🔎Un evento organizzato da ANPI Comitato Provinciale di Udine e Comune di Gonars che rientra nel progetto "Luoghi da consolare"

👉Aderiscono al progetto: Comune Di Udine, Comune di Cividale del Friuli, Comune di Palmanova, Comune di Visco, ICARO - Associazione Volontariato Giustizia ODV, The Lab Collettivo Contemporaneo

31/08/2026

🟥31 AGOSTO 1942: «GLI ITALIANI SONO DIVENTATI PEGGIORI DEI TEDESCHI» — LA VERITÀ SUI CRIMINI DI GUERRA IN SLOVENIA

«Arresti, incendi, fucilazioni in massa fatte a casaccio. Nemmeno i funzionari del regime riuscirono a nascondere l'infinita barbarie dell'occupazione fascista nei Balcani».

Il 1942, da Logatec ( , Slovenia), il Commissario Civile Umberto Rosin inviava una seconda e riservatissima lettera personale all'Alto Commissario per la Provincia di Lubiana, Emilio Grazioli. Le sue parole, vergate da un uomo dell'apparato statale fascista, rappresentano una condanna tombale e inconfutabile delle atrocità commesse dall'esercito e dalle camicie nere italiane durante l'occupazione della Jugoslavia.

Rosin scriveva senza filtri la spaventosa realtà della repressione condotta dalle truppe italiane guidate dal generale Mario Roatta:

«Si procede ad arresti, ad incendi, [...] fucilazioni in massa fatte a casaccio e incendi dei paesi fatti per il solo gusto di distruggere [...] La frase "gli italiani sono diventati peggiori dei tedeschi", che si sente mormorare dappertutto, compendia i sentimenti degli sloveni verso di noi».

Lontano dal mito consolatorio e falso degli "italiani brava gente", l'occupazione fascista nei Balcani fu caratterizzata da una violenza sistematica e razzista: villaggi interi dati alle fiamme, deportazioni nei campi di concentramento come Rab (Arbe) e Gonars, fucilazioni indiscriminate di ostaggi civili e la barbara abitudine dei militari di posare sorridenti davanti ai cadaveri delle persone massacrate.

La testimonianza di Rosin smantella ogni tentativo di minimizzare o negare i crimini di guerra commessi dal regime fascista ai danni del popolo sloveno e delle popolazioni balcaniche.

Noi non dimentichiamo i crimini dell'imperialismo e del colonialismo fascista. Nessun oblio per le vittime dell'occupazione italiana!

30/08/2026

🟥29 AGOSTO 1944: L'ECCIDIO DI OPICINA E IL SACRIFICIO DELLE GIOVANI STAFFETTE SLOVENE

«Fucilate a gruppi in fondo a una dolina del Carso: giovanissime donne e patrioti che garantivano i collegamenti per la liberazione di Trieste, passati per le armi dagli occupanti nazisti».

Il 1944, a ( ), le truppe d'occupazione tedesche giustiziavano in una dolina del Carso otto giovani patrioti dell'Esercito Popolare di Liberazione di Jugoslavia (IX Korpus) e del movimento antifascista locale.

Opicina, nodo strategico sul Carso abitato prevalentemente da popolazione di lingua slovena, rappresentava il ponte di congiunzione cruciale tra le formazioni partigiane e la rete clandestina della città di Trieste. Presidiata massicciamente dai tedeschi, con carceri allestite alla stazione dei carabinieri e all'Orfanotrofio Marianum, la zona fu teatro di una repressione feroce contro le staffette e gli attivisti del Fronte di Liberazione Sloveno.

Quel 29 agosto, i prigionieri vennero condotti nella dolina (oggi compresa tra via Carsia e via S. Isidoro). Un testimone costretto ad assistere descrisse le fasi dell'esecuzione: per prime vennero messe davanti al plotone tre giovanissime ragazze, poi altre due, e infine i tre partigiani uomini, tutti finiti con il colpo di grazia.

Le vittime della barbarie nazista:
("Mira"), 15 anni (San Dorligo della Valle - Prebenicco), staffetta.
(Grahonja), 22 anni (Prebenicco), staffetta.
, 19 anni (Prebenicco), staffetta.
, 22 anni (Prebenicco), staffetta.
(Kocjančič), 16 anni (Prebenicco), staffetta.
, 23 anni (Krajna vas), staffetta.
(Mervič), 24 anni (Duino Aurisina), falegname, partigiano del Plotone Collegamenti.
, partigiano.
Il coraggio di queste giovani donne e di questi combattenti rimane un simbolo incancellabile della Resistenza plurinazionale sul litorale adriatico e del contributo della comunità slovena alla sconfitta del nazifascismo.

Noi non dimentichiamo. Onore ai martiri di Opicina! Mai più fascismo e nazismo!

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