20/03/2026
Ieri abbiamo avuto la fortuna di essere accompagnati da Anna, Laura e Aurora, tre studentesse di architettura di Roma, in un viaggio immaginario! Come abbiamo imparato, l’immaginazione, se la si guarda nel contesto della progettualità, è sempre intrecciata con ciò che esiste già nella realtà, ma anche con tutto quello che, nonostante i limiti, si può ancora fare con le infrastrutture, i mezzi e le condizioni che si hanno a disposizione. Come abbiamo già raccontato in un post precedente, dato che stanno lavorando a un progetto sull’area industriale tra Augusta e Siracusa, abbiamo potuto collaborare con loro intensamente per quasi due o tre settimane, attraverso incontri diversi. Ieri, però, era arrivato il momento di passare dalle parole all’esperienza: ci siamo messi in cammino per attraversare insieme una parte del nostro percorso lungo la vecchia linea ferroviaria, e per trasformarla e immaginarla direttamente sul posto.
Non ci hanno dato soltanto strumenti pratici, ma hanno anche condiviso con noi strumenti e approcci del loro percorso di studi, mostrandoci come si possano pensare la progettazione e l’architettura dal basso.
Ed è proprio questo l’aspetto più entusiasmante: fino a oggi pensavamo che per poter partecipare davvero bisognasse avere già in mano un piano perfetto. Invece loro tre ci hanno mostrato che possiamo iniziare già ora a riappropriarci della linea ferroviaria e a darle nuova vita. Perché anche i grandi progetti iniziano sempre da piccoli gesti.
Ci siamo quindi incontrati vicino alla stazione e, come primo passo, abbiamo provato a orientarci su una mappa vista dall’alto, usando immagini e fotografie: dove siamo, quali angoli conosciamo già, e da quali prospettive si può guardare questo luogo? Poi siamo entrati in un campo che molti conoscevano già, ma che quasi nessuno aveva mai attraversato in quel modo. Ci siamo fermati vicino a un piccolo cespuglio e, dopo un attimo di esitazione, loro tre ci hanno mostrato che si può già iniziare a trasformare un luogo semplicemente lavorando con il materiale che si trova lì. Così abbiamo costruito non solo un piccolo giardino con un angolo per sedersi, ma anche una specie di piccolo anfiteatro.
Dopo aver provato a immaginare in modo concreto tutto ciò che quel luogo avrebbe potuto diventare, ci siamo raccolti nel nostro nuovo piccolo spazio e ci siamo letti a vicenda poesie e pensieri su cosa significhi, per ciascuno di noi, sentirsi a casa o abitare un luogo. È stato un momento molto bello: anche se non ci conoscevamo ancora così bene, siamo riusciti a condividere pensieri intimi. Per esempio, ci siamo trovati d’accordo sul fatto che la bellezza di un luogo possa nascere dall’attenzione, dallo stupore e dalla magia della sorpresa.
Poi abbiamo dovuto lasciare di nuovo quel nostro piccolo spazio appena creato, lasciandovi però anche i nostri sogni: da un cinema all’aperto fino a modi più attenti e rispettosi di stare nella natura. Speravamo che qualcuno, passando di lì, potesse gioire della nostra piccola trasformazione.
Abbiamo poi continuato a camminare passando accanto a una piattaforma di ferro di cui nessuno sapeva spiegarsi davvero come fosse finita così vicino alla riva. Abbiamo iniziato a sognare quanto sarebbe bello se in estate potesse diventare una balera, oppure semplicemente un luogo dove stare e chiacchierare con una persona amica.
L’ultima tappa è stata la piccola tettoia proprio accanto alla stazione. Lì non ci aspettava solo un momento di ristoro con del succo fresco appena spremuto, grazie al quale per un attimo abbiamo persino immaginato di aver aperto un piccolo bar. Dopo una breve pausa, e dopo tutte quelle osservazioni e immaginazioni, Diego ci ha invitati ad abitare quel luogo attraverso i suoni. Ognuno di noi ha scelto uno strumento o un oggetto sonoro e abbiamo provato a creare insieme un piccolo concerto. Ci siamo divertiti così tanto che abbiamo persino improvvisato un secondo pezzo.
Come sarebbe se sotto quella piccola tettoia potessero nascere più spesso esperimenti condivisi di questo tipo? Magari persino concerti veri e propri. Come sarebbe se fossimo noi a decidere cosa ascoltare lì sotto e quali strumenti suonare? Anche in quel luogo abbiamo lasciato non solo i nostri sogni, ma anche i nostri segni, i nostri disegni e soprattutto questa esperienza vissuta insieme.
Che bello pensare che immaginare non debba appartenere solo a un futuro lontano, ma che si possa iniziare già oggi, e che questi luoghi siano già ora riempiti di ricordi di un abitare condiviso.
Il dei saluti non è stato affatto facile, perché in così poco tempo ci siamo affezionati tantissimo a loro. Ma siamo sicuri che ci rivedremo presto. Perché abbiamo appena iniziato a immaginare Augusta insieme. E quello che hanno imparato nei loro studi ci ha già aiutato moltissimo, così come gli strumenti e i materiali che ci hanno lasciato per continuare ad abitare e trasformare luoghi anche nel futuro.