Liberi e Forti

Liberi e Forti L'Associazione Liberi e Forti per l'Abruzzo** è un'associazione politica e culturale

12/08/2026

🎵 **CAMBIAMO MATERIA? ATRI RISPONDE: NO!**

Sul Giudice di Pace le risposte non arrivano, ma i voti al passato sì.

Con questo Reel, Liberi e Forti torna a chiedere chiarezza su ispezione ministeriale, scuole, Mambelli, viabilità e conti comunali.

Prima di correggere i compiti degli altri, sarebbe il caso di consegnare il proprio.

🔊 Alzate il volume e ascoltate fino alla fine.


Piergiorgio Ferretti Sindaco di Atri Atri Città d'Arte, cultura e natura Abruzzo Italy Comune di Atri

GIUDICE DI PACE: RISPOSTE NON PERVENUTE. IL SINDACO CAMBIA MATERIA E DÀ I VOTI AL PASSATOLiberi e Forti pone alcune doma...
12/08/2026

GIUDICE DI PACE: RISPOSTE NON PERVENUTE. IL SINDACO CAMBIA MATERIA E DÀ I VOTI AL PASSATO

Liberi e Forti pone alcune domande all’amministrazione comunale. Domande semplici, almeno in apparenza.
Nella recente intervista del sindaco Piergiorgio Ferretti si parte dalle criticità emerse dall’ispezione ministeriale sull’Ufficio del Giudice di Pace. Poi, quasi senza accorgersene, si cambia aula e si finisce a parlare delle scuole.
Sul Giudice di Pace, però, restano alcune domande: quali criticità sono state rilevate? A quale periodo si riferiscono? Quali responsabilità ne derivano e quali conseguenze possono avere?
Le risposte, per ora, non sono pervenute. Sembrano rimandate a settembre. Il cambio di materia, invece, è stato immediato.
Quando il compito si fa difficile, la scorciatoia è sempre a portata di mano: puntare il dito contro i vecchi amministratori e accusarli di immobilismo. Coincidenza? Può darsi. Ma come tecnica per evitare la domanda principale è certamente da manuale.
Peccato che le strutture scolastiche realizzate in passato siano ancora lì, ben visibili e regolarmente utilizzate. Il sindaco, che di professione insegna, dovrebbe conoscerle piuttosto bene.
Quelle scuole non sono funghi spuntati dopo l’ultima pioggia elettorale. Altro che calzoncini corti: quando molti di quei lavori venivano realizzati, Ferretti era già adulto. Per non accorgersene serviva una distrazione davvero notevole.
Una parte determinante degli interventi fu realizzata tra il 1999 e il 2006, negli anni in cui il sindaco di Atri era Basilico, con il contributo della Provincia di Teramo:
• circa 1.032.913 euro investiti complessivamente dalla Provincia di Teramo per l’acquisto della scuola media Barnabei e per la costruzione dell’ala Mambelli, alla quale furono destinati circa 600.000 euro;
• circa 1.807.594 euro per la realizzazione di nuove aule nel Polo scolastico superiore. Proprio quello in cui insegna il sindaco: a volte ciò che è stato realizzato in passato è così concreto da diventare persino il proprio luogo di lavoro;
• circa 619.748 euro per il restauro delle facciate e la sostituzione degli infissi dell’Istituto Tecnico Commerciale;
• circa 309.874 euro, oltre a un successivo intervento da 200.000 euro, per l’Istituto Professionale di via Sant’Ilario;
• circa 200.000 euro per lavori interni e per la sistemazione del piazzale del Polo scolastico. Lo stesso piazzale sul quale sarà introdotta la sosta a pagamento: prima l’investimento, poi il biglietto, grazie a lei, sindaco;
• circa 87.150 euro per interventi di manutenzione sugli edifici scolastici;
• circa 82.623 euro per sistemare i locali dell’ultimo piano dell’ex palazzina ASL, utilizzati dagli studenti dell’ITC, e realizzare una sala lettura.
Un immobilismo davvero instancabile: si acquistava, si costruiva, si ampliava, si ristrutturava e si faceva manutenzione.
Se tutto questo significa “stare fermi”, forse prima delle scuole bisognerebbe ristrutturare il vocabolario.
🔻 QUANDO ATRI AVEVA ANCHE L’UNIVERSITÀ
C’è poi un altro capitolo che la memoria del sindaco sembra avere saltato.
Nel 1995, grazie alla disponibilità della Giunta comunale presieduta da Basilico, venne inaugurato ad Atri il primo corso universitario dedicato al diritto e all’economia dello sport.
Quell’esperienza, prima in Italia, crebbe fino a diventare un vero polo universitario, con corsi di laurea, laurea magistrale e dottorato di ricerca.
Atri richiamava studenti, docenti e studiosi da altre città, creando cultura, movimento e opportunità economiche. Non erano slogan sul rilancio del territorio: erano persone che arrivavano realmente in città.
Durante le successive amministrazioni di centrodestra, quella presenza si è progressivamente indebolita fino a scomparire. Si potrà discutere sulle responsabilità del Comune e dell’Università, ma il risultato è semplice: nel 1995 Atri riusciva ad attirare l’Università; negli anni successivi non è riuscita a trattenerla.
Un capolavoro amministrativo al contrario: prima si portavano ad Atri studenti e professori, poi li abbiamo visti partire. Magari nella prossima intervista scopriremo che anche questa è colpa di chi l’Università l’aveva portata.
In quegli anni non si lavorava soltanto sulle scuole e sull’Università. Durante l’amministrazione Basilico, anche grazie al ruolo ricoperto in Provincia, venne dato un contributo determinante al miglioramento dell’ex SS 553 Atri–Silvi, rendendo il collegamento più sicuro e agevole.
Allora si cercava di rendere più semplice e sicura la strada verso Silvi. Oggi, tra inversioni dei sensi di marcia, percorsi sempre più macchinosi e parcheggi a pagamento, sembra che la priorità sia complicare persino la strada verso casa.
I parcheggi gratuiti? Ci sono, ma spesso lontani dal centro. Per raggiungere il paese servono scarpe da trekking, borraccia, bastoncini e possibilmente una traccia GPS.
Più che un piano parcheggi, sembra un nuovo itinerario turistico: “Il sentiero del cittadino, dalla periferia al centro storico”.
Per gli anziani e per le persone con difficoltà motorie, però, la battuta finisce presto: l’accessibilità è una cosa seria e non può trasformarsi in una prova di resistenza fisica.
🔻 IL CASO MAMBELLI: ABBATTERE È PIÙ FACILE CHE SPIEGARE
La scuola media Mambelli-Barnabei ha ospitato per decenni intere generazioni di atriani. Il suo abbattimento viene presentato come inevitabile, ma l’inevitabilità non si dimostra con gli annunci: servono perizie, numeri e confronti comprensibili.
Quali criticità tecniche avrebbero reso impossibile recuperare l’edificio? È stata valutata seriamente l’alternativa della ristrutturazione e dell’adeguamento sismico? Quanto sarebbe costata? Quali manutenzioni ordinarie e straordinarie sono state eseguite negli ultimi vent’anni?
La sicurezza non si discute. Le scelte compiute in suo nome, invece, devono poter essere spiegate.
Dopo quasi un ventennio di amministrazioni di centrodestra, l’eventuale deterioramento dell’edificio non può essere utilizzato soltanto per accusare chi lo costruì. È anche la pagella di chi, per tanti anni, aveva il dovere di conservarlo.
Se le manutenzioni sono state adeguate, l’amministrazione le documenti. Se non lo sono state, spieghi perché. In entrambi i casi, la demolizione non può diventare un alibi per cancellare le responsabilità di chi avrebbe dovuto preservare l’edificio.
Il quaderno delle manutenzioni appare piuttosto sottile. Quello dei debiti comunali, invece, è diventato decisamente più pesante.
🔻 UNA SCUOLA NUOVA, MA ARCHITETTONICAMENTE FUORI LUOGO
Il nuovo plesso scolastico sta sorgendo nell’area dell’ex INPS, in Viale Umberto I, alle porte del centro storico.
Atri non è un foglio bianco sul quale disegnare qualsiasi cosa. È una città di palazzi storici, scorci, arte e architettura: la città della Cattedrale, autentico gioiello d’Abruzzo, e dello storico Teatro Comunale, uno dei suoi simboli culturali più preziosi.
In un contesto simile non basta costruire un edificio moderno ed energeticamente efficiente: bisogna farlo dialogare con l’identità della città.
Il progetto viene descritto come integrato nel paesaggio urbano e storico. Molti cittadini, però, vedono un volume che sembra parlare una lingua completamente diversa da quella di Atri, per giunta senza sottotitoli.
Una costruzione può essere moderna, inclusiva e tecnologicamente avanzata, ma risultare comunque sbagliata nella forma o nel luogo scelto. La classe energetica A4 non concede automaticamente l’assoluzione architettonica.
Non è una battaglia contro la modernità. È la richiesta di innovare rispettando ciò che esiste. Altrimenti non è integrazione urbana: è un corpo estraneo, decisamente fuori luogo.
Poi c’è il disavanzo comunale, indicato in circa 12,6 milioni di euro, con il conseguente piano di riequilibrio. Una cifra che non si cancella con la gomma e non può essere nascosta dietro il dito puntato contro chi amministrava vent’anni fa.
Anche su questo argomento i cittadini attendono una lezione chiara, con i conti scritti alla lavagna e senza un altro cambio di materia.
📌 PAGELLA PROVVISORIA
• Chiarezza sull’ispezione ministeriale: non pervenuta.
• Memoria sugli interventi e sull’Università: insufficiente.
• Viabilità e parcheggi: prova di orientamento con educazione fisica.
• Edilizia scolastica: manutenzioni da documentare e inserimento architettonico fuori tema.
• Autocritica: assente ingiustificata.
Prima di distribuire voti ai predecessori, sarebbe opportuno consegnare il proprio compito: spiegare che cosa sia realmente accaduto all’Ufficio del Giudice di Pace, perché sia accaduto e quali responsabilità siano emerse.
Un sindaco amministra l’intera comunità, non soltanto la parte che applaude. E un buon insegnante, prima di correggere i compiti degli altri, dovrebbe ricordarsi di svolgere il proprio.

Il Direttivo
Associazione Liberi e Forti
-Atri-

COMUNE DI ATRI

ATRI MERITA SCELTE LUNGIMIRANTI, NON SOLO OPERE DI FACCIATALa vera domanda è semplice: quale futuro stiamo costruendo pe...
03/08/2026

ATRI MERITA SCELTE LUNGIMIRANTI, NON SOLO OPERE DI FACCIATA

La vera domanda è semplice: quale futuro stiamo costruendo per Atri?

Se i giovani continuano a lasciare la città, la sola digitalizzazione non basta. Servono politiche che riportino lavoro, famiglie e investimenti.

Le priorità dovrebbero essere:
✅ sostenere imprese e nuove attività;
✅ rendere le strade più sicure e curate;
✅ garantire manutenzione costante del patrimonio pubblico;
✅ mantenere la città pulita e decorosa;
✅ incentivare con sgravi fiscali chi sceglie di vivere e investire nel centro storico.

Nel frattempo si parla dell'ex scuola Mambelli destinata a parcheggio, mentre tanti cittadini si interrogano sul futuro dell'edilizia scolastica e sulla sicurezza degli edifici esistenti. Sono domande legittime che meritano risposte chiare e trasparenti.

La politica dovrebbe avere il coraggio di guardare oltre l'immediato: ogni euro pubblico deve creare sviluppo, servizi e qualità della vita, evitando interventi che tra pochi anni rischino di trasformarsi soltanto in costi di manutenzione.

Liberi e Forti continuerà a chiedere programmazione, trasparenza e investimenti che mettano davvero al centro i cittadini e il futuro di Atri.

Perché una città vive se crea opportunità, non solo nuove opere.

Sei Atriano se COMUNE DI ATRI Comune di Atri Atri Città d'Arte, cultura e natura Abruzzo Italy Piergiorgio Ferretti Sindaco di Atri

LA VERA PRIORITÀ DELLA POLITICA? MANTENERE LA POLTRONA.Ascoltando alcune riflessioni sulla situazione politica italiana,...
15/07/2026

LA VERA PRIORITÀ DELLA POLITICA? MANTENERE LA POLTRONA.

Ascoltando alcune riflessioni sulla situazione politica italiana, emerge un quadro amaro, ma purtroppo molto realistico: oggi il problema principale di gran parte della politica sembra essere uno solo, capire come restare in Parlamento e conservare il proprio spazio di potere.

Mentre nei palazzi si fanno calcoli, accordi e giochi di posizione, la vita reale delle persone viene lasciata in secondo piano. Un problema evidente nell’attuale centrodestra, ma che riguarda, con responsabilità diverse, buona parte della classe politica.

Nel frattempo, i cittadini devono affrontare ogni giorno problemi concreti:

🔴 Famiglie che non arrivano alla fine del mese, costrette a scegliere quali spese pagare e quali rimandare.

🔴 Una tassazione sempre più pesante, che accompagna cittadini, lavoratori e imprese dal primo all’ultimo giorno dell’anno.

🔴 Stipendi e pensioni insufficienti, che non consentono più una vita dignitosa e non tengono il passo con l’aumento dei prezzi.

🔴 Comuni ed enti locali senza risorse, costretti ad aumentare tariffe, tributi e costi dei servizi, che finiscono ancora una volta sulle spalle dei cittadini.

🔴 Sicurezza sempre più fragile, nelle strade, nelle stazioni e nei luoghi pubblici, mentre le persone chiedono semplicemente di poter vivere e muoversi senza paura.

Eppure, invece di affrontare seriamente questi problemi, troppe energie vengono spese per difendere incarichi, equilibri politici e poltrone.

Complimenti a chi ci governa: mentre il Paese arranca, la priorità sembra essere sempre la stessa, la conservazione del potere.

È ora di smetterla con i giochi di palazzo.

La politica deve tornare tra le persone, ascoltare i loro problemi e occuparsi della vita vera dei cittadini.

Meno poltrone. Più lavoro, sicurezza, servizi e dignità.

Liberi e Forti - Atri

𝐀𝐓𝐑𝐈, 𝐕𝐈𝐀𝐋𝐄 𝐔𝐌𝐁𝐄𝐑𝐓𝐎 𝐈: 𝐍𝐀𝐒𝐂𝐄 𝐈𝐋 “𝐏𝐀𝐑𝐂𝐇𝐄𝐆𝐆𝐈𝐎 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐄 𝐏𝐀𝐍𝐂𝐇𝐈𝐍𝐄”In pieno centro, lungo Viale Umberto I, vicino al centro info...
01/07/2026

𝐀𝐓𝐑𝐈, 𝐕𝐈𝐀𝐋𝐄 𝐔𝐌𝐁𝐄𝐑𝐓𝐎 𝐈: 𝐍𝐀𝐒𝐂𝐄 𝐈𝐋 “𝐏𝐀𝐑𝐂𝐇𝐄𝐆𝐆𝐈𝐎 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐄 𝐏𝐀𝐍𝐂𝐇𝐈𝐍𝐄”

In pieno centro, lungo Viale Umberto I, vicino al centro informazioni turistiche attualmente non in uso, nonostante il famoso grande via vai di pullman pieni di turisti desiderosi di visitare Atri, come più volte raccontato dal Sindaco possiamo ammirare una nuova attrazione urbana: due panchine smontate e buttate lì, in attesa del loro destino.

Forse è una nuova installazione artistica:
“Il decoro sospeso: aspettando che qualcuno se ne accorga”.

Le panchine, che a prima vista sembrano ancora in buone condizioni, sono state adagiate tra foglie secche, rami, terra e materiale vario. Non si capisce se siano in attesa di essere distrutte, dimenticate o semplicemente lasciate lì “temporaneamente”… quel “temporaneamente” che nel Comune di Atri può durare giorni, settimane o magari mesi.

Noi di Liberi e Forti, da cittadini vigili sul territorio, una domanda ce la facciamo:
ma queste panchine non potevano essere recuperate, sistemate e reinstallate in un altro punto della città?

Magari in una zona dove mancano sedute.
Magari in periferia.
Magari in un parco.
Magari vicino a una fermata.
Insomma, magari facendo una cosa semplice e intelligente: riutilizzare invece di sprecare.

La natura avrebbe ringraziato, il decoro urbano ne avrebbe guadagnato e si sarebbe evitato l’ennesimo spreco di denaro pubblico. Perché quando un bene è ancora utilizzabile, lasciarlo abbandonato non è manutenzione: è cattiva gestione.

C’è poi un altro aspetto, non secondario: la sicurezza.
Le panchine sono smontate, appoggiate in modo disordinato, con parti metalliche, spigoli, rami secchi e materiale a terra. Eppure non si vede nessun nastro, nessuna delimitazione, nessun cartello che segnali un possibile pericolo. Un bambino, un anziano o un passante distratto potrebbero avvicinarsi, inciampare o farsi male.

E tutto questo dove?
Non in una stradina nascosta, ma in pieno centro, lungo uno dei viali più visibili della città.

Atri merita più cura, più attenzione e meno scene da deposito improvvisato.
Il turismo non si racconta solo nei comunicati: si vede anche da queste piccole grandi cose.

Noi una proposta semplice la facciamo:
recuperare ciò che è recuperabile, mettere in sicurezza l’area e restituire dignità a uno spazio pubblico.

Perché il decoro urbano non si annuncia.
Si fa.

𝐋𝐢𝐛𝐞𝐫𝐢 𝐞 𝐅𝐨𝐫𝐭𝐢 – 𝐀𝐭𝐫𝐢
𝐂𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐨𝐬𝐬𝐞𝐫𝐯𝐚𝐧𝐨, 𝐟𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐝𝐨𝐦𝐚𝐧𝐝𝐞 𝐞 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐨𝐧𝐨 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐨𝐬𝐭𝐞.

Comune di Atri Sei Atriano se Atri non e' lontana!
InPrimoPiano

𝗔𝗧𝗥𝗜, 𝗖𝗔𝗣𝗜𝗧𝗔𝗟𝗘 𝗠𝗢𝗡𝗗𝗜𝗔𝗟𝗘 𝗗𝗘𝗟 𝗣𝗔𝗥𝗖𝗛𝗘𝗚𝗚𝗜𝗢Dopo aver ascoltato una certa intervista apparsa su un giornale online, viene spon...
22/06/2026

𝗔𝗧𝗥𝗜, 𝗖𝗔𝗣𝗜𝗧𝗔𝗟𝗘 𝗠𝗢𝗡𝗗𝗜𝗔𝗟𝗘 𝗗𝗘𝗟 𝗣𝗔𝗥𝗖𝗛𝗘𝗚𝗚𝗜𝗢

Dopo aver ascoltato una certa intervista apparsa su un giornale online, viene spontanea una domanda:
ma davvero siamo arrivati a questo livello?

Più che un’intervista, sembrava una passerella comoda, senza contraddittorio, senza domande vere, senza il minimo sforzo di andare oltre la versione ufficiale.
Un esercizio di accompagnamento, più che di giornalismo.

E così, tra una domanda morbida e una risposta servita su un vassoio, abbiamo finalmente capito qual è la grande visione del futuro per Atri:
non lavoro, non giovani, non servizi, non strade, non verde pubblico.
No.
Parcheggi.

Demolisci una scuola?
Parcheggio.

Togli un pezzo di memoria cittadina?
Parcheggio.

Hai un centro storico che si svuota, attività che chiudono, giovani che partono e non tornano?
Tranquilli: ci sarà posto per parcheggiare.

Sembra quasi che il piano strategico della città sia stato scritto da un navigatore satellitare:
“Tra 200 metri, demolire edificio storico e creare area di sosta.”

Nel frattempo, però, restano alcune domande semplici semplici.

Le strade ridotte male?
Silenzio.

La viabilità sempre più complicata?
Silenzio.

Il traffico che assedia le periferie del centro storico?
Silenzio.

I pullman, l’inquinamento, la confusione urbana?
Silenzio.

Le attività commerciali che negli anni hanno abbassato le serrande?
Silenzio.

I giovani che sono andati via perché qui non trovano più prospettive?
Silenzio.

Lo stato del cimitero?
Meglio cambiare argomento.

E allora viene da chiedersi: davvero lo sviluppo di una città storica come Atri può essere ridotto a ruspe, asfalto e parcheggi?

Una città non vive solo perché trova posto una macchina.
Una città vive se ci sono persone, lavoro, scuole, servizi, cultura, decoro, verde, futuro.

Il problema non è dove parcheggiare l’auto.
Il problema è che, continuando così, tra qualche anno rischieremo di avere tanti parcheggi…
ma sempre meno cittadini da farci scendere.

𝑨𝒕𝒓𝒊 𝒎𝒆𝒓𝒊𝒕𝒂 𝒖𝒏𝒂 𝒗𝒊𝒔𝒊𝒐𝒏𝒆.
𝑵𝒐𝒏 𝒖𝒏’𝒊𝒏𝒕𝒆𝒓𝒗𝒊𝒔𝒕𝒂 𝒄𝒐𝒎𝒑𝒊𝒂𝒄𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒆 𝒖𝒏 𝒑𝒊𝒂𝒏𝒐 𝒑𝒂𝒓𝒄𝒉𝒆𝒈𝒈𝒊 𝒕𝒓𝒂𝒗𝒆𝒔𝒕𝒊𝒕𝒐 𝒅𝒂 𝒔𝒗𝒊𝒍𝒖𝒑𝒑𝒐.
Sei Atriano seAtri non e' lontana! InPrimoPiano Atri Città d'Arte, cultura e natura Abruzzo Italy Comune di Atri COMUNE DI ATRI Piergiorgio Ferretti Sindaco di Atri

𝐀𝐓𝐑𝐈, 𝐋𝐀 𝐅𝐄𝐒𝐓𝐀 𝐃’𝐀𝐃𝐃𝐈𝐎 𝐀𝐋𝐋𝐀 𝐌𝐀𝐌𝐁𝐄𝐋𝐋𝐈: 𝐐𝐔𝐀𝐍𝐃𝐎 𝐒𝐈 𝐁𝐑𝐈𝐍𝐃𝐀 𝐒𝐔𝐋𝐋𝐄 𝐌𝐀𝐂𝐄𝐑𝐈𝐄 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐌𝐄𝐌𝐎𝐑𝐈𝐀La festa che si è tenuta qualche giorn...
12/06/2026

𝐀𝐓𝐑𝐈, 𝐋𝐀 𝐅𝐄𝐒𝐓𝐀 𝐃’𝐀𝐃𝐃𝐈𝐎 𝐀𝐋𝐋𝐀 𝐌𝐀𝐌𝐁𝐄𝐋𝐋𝐈:
𝐐𝐔𝐀𝐍𝐃𝐎 𝐒𝐈 𝐁𝐑𝐈𝐍𝐃𝐀 𝐒𝐔𝐋𝐋𝐄 𝐌𝐀𝐂𝐄𝐑𝐈𝐄 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐌𝐄𝐌𝐎𝐑𝐈𝐀

La festa che si è tenuta qualche giorno fa in Villa Comunale per salutare l’ex Scuola Media Mambelli, oggi in via di demolizione, più che una festa è sembrata uno sfregio alla città di Atri e a tutti i cittadini.
Uno sfregio soprattutto verso chi, negli anni passati, ha amministrato la città ducale investendo soldi, tempo, risorse e idee per costruire scuole, migliorare edifici pubblici e lasciare qualcosa di concreto alle generazioni future.
Oggi demolire è facile.
Basta una ruspa, due sorrisi, qualche frase di circostanza e magari pure una bella foto ricordo.
Molto più difficile, invece, è ricordare la storia di quell’edificio, le vicende che hanno portato alla sua costruzione e gli investimenti fatti nel tempo per migliorarlo.
La prima ala della Mambelli fu costruita negli anni Settanta, è vero, con i criteri dell’epoca. Ma negli anni Duemila venne realizzata una seconda ala, con standard più moderni e con tutte le condizioni necessarie per l’utilizzo scolastico.
Per essere precisi, nella nuova struttura furono realizzate diverse aule e due laboratori per uso didattico, poi trasformati nel tempo in ulteriori aule. Parliamo di un investimento di 593.925,43 euro.
Non bruscolini.
In quegli anni, alla guida della Provincia c’era Paolo Basilico, che si adoperò affinché Atri potesse avere nuovi spazi, nuove aule e strutture adeguate per i giovani atriani e non solo.
E oggi?
Oggi quella struttura, sulla quale sono stati investiti soldi pubblici, viene cancellata.
E qui una domanda al Sindaco sorge spontanea: con quale criterio è stato deciso quale edificio abbattere? È stata fatta una valutazione seria? Sono stati confrontati costi, condizioni, alternative e conseguenze?
Perché parliamo di una struttura che, almeno nella sua parte più recente, ha circa vent’anni.
Non proprio un rudere romano da transennare con visita guidata.
Va anche ricordato che quella seconda ala fu realizzata grazie al ricavato della vendita dell’ex Scuola Media Barnabei alla Provincia di Teramo. Erano tempi in cui Atri contava politicamente, perché c’erano persone che avevano a cuore la città e riuscivano a portare risultati concreti.
La cosa strana, quella che proprio non torna, è questa: si va a demolire una struttura che fino a pochi giorni fa era funzionante, frequentata dagli studenti e pienamente utilizzata.
Poi, nel giro di qualche giorno, improvvisamente, diventa inutile.
Miracoli della ruspa.
E allora, signor Sindaco, non prendiamoci in giro. Immaginiamo già la risposta: “l’edificio non era a norma”.
Benissimo.
Allora facciamo un controllo serio su tutto il territorio atriano e vediamo quante scuole, quanti uffici e quanti edifici pubblici sono davvero perfettamente a norma.
Facciamolo, però.
Non solo quando serve giustificare una demolizione.
La verità, forse, è un’altra: il piano PNRR prevedeva la demolizione di una scuola per realizzarne un’altra. E allora si demolisce la Mambelli e si costruisce una nuova scuola in legno, in pieno centro.
Scelta legittima? Se ne può discutere.
Ma le conseguenze sono state davvero valutate? Sono state preventivate? Sono stati ascoltati i cittadini, le associazioni, i genitori degli studenti?
Su questi temi abbiamo già espresso più volte la nostra opinione. Quello che ci fa rabbia, oggi, è soprattutto il metodo.
Il solito metodo di questa amministrazione: si sposta, si cambia, si inverte, si demolisce, si ricostruisce, senza mai consultare davvero la cittadinanza.
Il cittadino diventa importante quando c’è da raccogliere voti. Poi, finita la campagna elettorale, finisce nel dimenticatoio: non ascoltato, non coinvolto, spesso ignorato.
E allora chiediamo anche un’altra cosa: i genitori lo sanno davvero che si sta andando verso una struttura mista, dove potrebbero convivere bambini della scuola dell’infanzia, alunni della primaria e studenti delle superiori?
Vi sembra normale?
Nell’area dell’Istituto Comprensivo Umberto I sono già presenti bambini della scuola dell’infanzia e della scuola primaria. A questi, secondo quanto previsto, si aggiungerebbero anche studenti più grandi.
È stata valutata seriamente questa convivenza tra fasce d’età così diverse?
Sono stati valutati i problemi organizzativi, educativi, logistici e di sicurezza che potrebbero nascere?
Oppure li scopriremo dopo, come spesso accade, quando ormai tutto sarà già stato deciso?
E già che ci siamo: la parte centrale della scuola è stata davvero oggetto di tutti i necessari lavori di messa in sicurezza?
Domande semplici.
Forse scomode.
Ma legittime.
Per questo non si può liquidare tutto con un colpo di ruspa, una stretta di mano e magari due foto sorridenti.
Perché una scuola non è solo cemento.
È memoria, è investimento pubblico, è storia cittadina, è il lavoro di chi è venuto prima di noi.
E festeggiare mentre si cancella un pezzo di Atri non è modernità.
È semplicemente mancanza di rispetto.

Il direttivo
Ass. Liberi e Forti Per l'Abruzzo

Atri non e' lontana! Sei Atriano se Comune di Atri

𝐀𝐓𝐑𝐈, 𝐋𝐀 “𝐍𝐔𝐋𝐋𝐈𝐓𝐀̀ 𝐏𝐎𝐋𝐈𝐓𝐈𝐂𝐀” 𝐄 𝐈𝐋 𝐌𝐀𝐍𝐔𝐀𝐋𝐄 𝐃𝐄𝐋 𝐁𝐎𝐍 𝐓𝐎𝐍 𝐀 𝐅𝐀𝐒𝐂𝐄 𝐀𝐋𝐓𝐄𝐑𝐍𝐄Ad Atri, durante l’ultimo Consiglio comunale, è and...
11/06/2026

𝐀𝐓𝐑𝐈, 𝐋𝐀 “𝐍𝐔𝐋𝐋𝐈𝐓𝐀̀ 𝐏𝐎𝐋𝐈𝐓𝐈𝐂𝐀” 𝐄 𝐈𝐋 𝐌𝐀𝐍𝐔𝐀𝐋𝐄 𝐃𝐄𝐋 𝐁𝐎𝐍 𝐓𝐎𝐍 𝐀 𝐅𝐀𝐒𝐂𝐄 𝐀𝐋𝐓𝐄𝐑𝐍𝐄
Ad Atri, durante l’ultimo Consiglio comunale, è andata in scena una di quelle pagine di politica locale che meriterebbero una targa all’ingresso dell’aula:
“Qui si discute civilmente. Salvo imprevisti, microfoni accesi e nervi scoperti.”
Secondo quanto riportato dalle cronache locali, il sindaco Piergiorgio Ferretti si sarebbe rivolto al consigliere comunale Alessandro Graziosi definendolo una “nullità politica irrequieta”.
Ora, noi non sappiamo se nel frattempo il Comune abbia approvato un nuovo regolamento sul linguaggio istituzionale, magari con allegato il dizionario delle offese “politicamente sostenibili”. Però una cosa ci sembra chiara: il Consiglio comunale non è un ring, la fascia tricolore non è una cintura da campione e il microfono non dovrebbe servire per misurare la pazienza dell’opposizione.
Alessandro Graziosi è un consigliere comunale di minoranza. E, fino a prova contraria, in democrazia la minoranza non viene eletta per fare arredamento istituzionale, annuire con eleganza o applaudire nei momenti giusti. Viene eletta per controllare, chiedere, criticare, proporre, disturbare quando serve e ricordare a chi governa che il Comune non è una proprietà privata con giardino panoramico.
Il sindaco ha poi precisato che la sua era una valutazione politica, non un attacco personale. Ne prendiamo atto. Del resto, ormai basta aggiungere “politico” dopo qualsiasi frase e tutto diventa elegante: offesa politica, scivolone politico, nervosismo politico, educazione civica in ferie politiche.
Ma resta un dettaglio: quando si definisce un rappresentante eletto dai cittadini una “nullità”, il confine tra critica politica e delegittimazione personale diventa così sottile che nemmeno con la lente d’ingrandimento del protocollo comunale si riesce più a trovarlo.
In politica si può discutere duramente. Si possono contestare idee, voti, proposte, scelte amministrative. Si può dire: “non condivido”, “è sbagliato”, “è incoerente”, “è una proposta debole”. Tutto legittimo.
Ma dire a un consigliere che è una nullità non rafforza il sindaco. Indebolisce l’istituzione.
Perché chi amministra una città dovrebbe avere una responsabilità in più: dare l’esempio. Soprattutto in una comunità come Atri, dove ci conosciamo tutti e dove le parole non restano chiuse nell’aula consiliare, ma fanno il giro della città più velocemente di una notifica su Facebook.
Abbiamo poi letto con attenzione il comunicato dei partiti e dei gruppi consiliari di maggioranza in difesa del sindaco Ferretti.
Un comunicato lungo, appassionato, generoso. Quasi un trattato di filosofia politica applicata al “non è colpa nostra, ha cominciato lui”.
La maggioranza sostiene che il consigliere Graziosi avrebbe provocato il sindaco prima del suo intervento. Ne prendiamo atto. Ma anche ammesso che il confronto fosse acceso, una domanda resta semplice semplice: da quando una provocazione autorizza chi rappresenta l’istituzione più alta della città a scendere sul piano dell’offesa?
Perché se questa è la nuova dottrina istituzionale, allora nei prossimi Consigli comunali converrà distribuire non l’ordine del giorno, ma il regolamento del torneo: primo tempo, secondo tempo, recupero e dichiarazioni finali con VAR lessicale.
Un consigliere di opposizione può essere contestato, criticato, smentito, anche duramente. Ma definirlo una “nullità” non è una risposta politica: è una caduta di stile. E quando la caduta arriva da chi indossa la fascia tricolore, fa più rumore. Anche perché la fascia, per fortuna, non attutisce tutto.
La maggioranza poi accusa Graziosi di non proporre nulla e di criticare tutto. Curioso. Perché in democrazia il controllo dell’opposizione non è un fastidio da sopportare tra una delibera e l’altra: è una funzione essenziale. Serve proprio a evitare che chi governa finisca per credere che il dissenso sia una forma di maleducazione.
Se un consigliere fa domande, non sta facendo sceneggiate.
Se chiede chiarimenti, non sta disturbando il manovratore.
Se critica una scelta amministrativa, non sta attentando alla serenità della maggioranza.
Sta semplicemente facendo il suo mestiere.
Poi arriva il capitolo dei precedenti: frasi, battute, post, commenti, like, citazioni, ricostruzioni, interpretazioni e memorie storiche. Più che un comunicato politico, sembra l’archivio comunale del “tu quella volta però”.
Mancava solo la planimetria dei like su Facebook e poi il dossier era completo.
Ma anche qui il ragionamento non convince.
Dire che un sindaco “vende fumo” o che fa “illusionismo politico” può piacere o non piacere. È una critica dura, pungente, aspra. Ma resta una critica all’azione politica e amministrativa.
Dire invece a un consigliere eletto dai cittadini che è una “nullità” colpisce direttamente la persona e il suo ruolo pubblico.
La differenza c’è. Sottile per qualcuno, evidente per molti. Evidentemente non per tutti.
Noi non chiediamo carezze istituzionali, né consigli comunali trasformati in salotti con tè, pasticcini e sottofondo musicale. La politica può essere dura, vivace, ironica, persino ruvida. Ma c’è un limite: il rispetto delle persone e delle istituzioni.
E proprio perché il sindaco rappresenta tutti, anche chi non lo ha votato, da lui ci si aspetta qualcosa in più. Non qualcosa in meno.
Alla maggioranza che oggi invita Graziosi a esprimere una visione, ricordiamo con affetto istituzionale che la visione non si misura dal silenzio dell’opposizione, ma dalla capacità di chi governa di rispondere nel merito.
Perché se ogni domanda diventa polemica, ogni critica diventa attacco e ogni oppositore diventa “irrequieto”, allora il problema non è l’opposizione.
Il problema è una maggioranza che confonde il dissenso con il disturbo.
Noi di Liberi e Forti esprimiamo solidarietà ad Alessandro Graziosi. Non perché ogni sua posizione debba essere condivisa a prescindere, ma perché il diritto di fare opposizione va difeso sempre. Anche quando è scomodo. Anzi, soprattutto quando è scomodo.
Una maggioranza forte non teme le domande.
Un sindaco autorevole non ha bisogno di sminuire l’avversario.
Una politica seria non misura il valore delle persone con l’insulto.
Ad Atri serve meno permalosità e più rispetto.
Meno nervosismo e più risposte.
Meno etichette e più contenuti.
Meno “ha cominciato lui” e più senso delle istituzioni.
Con una piccola proposta finale: invece di scrivere comunicati per spiegare che certe parole non erano poi così gravi, forse sarebbe più semplice evitare di pronunciarle.
Atri merita confronto.
Non etichette.
Non offese.
Non lezioni di stile impartite dopo essere inciampati sul vocabolario.
Perché se chi fa domande diventa una “nullità”, allora il problema non è chi domanda.
Il problema è chi non sa rispondere senza offendere.
Atri non e' lontana! Sei Atriano se InPrimoPiano

🚧 𝐀𝐓𝐑𝐈, 𝐋𝐀 𝐒𝐂𝐔𝐎𝐋𝐀 𝐈𝐍 𝐋𝐄𝐆𝐍𝐎 𝐄 𝐋𝐀 𝐑𝐔𝐒𝐏𝐀 𝐒𝐔𝐋𝐋𝐀 𝐌𝐄𝐌𝐎𝐑𝐈𝐀 🏫Ad Atri ci raccontano la favola della nuova scuola in Viale Umberto...
23/05/2026

🚧 𝐀𝐓𝐑𝐈, 𝐋𝐀 𝐒𝐂𝐔𝐎𝐋𝐀 𝐈𝐍 𝐋𝐄𝐆𝐍𝐎 𝐄 𝐋𝐀 𝐑𝐔𝐒𝐏𝐀 𝐒𝐔𝐋𝐋𝐀 𝐌𝐄𝐌𝐎𝐑𝐈𝐀 🏫

Ad Atri ci raccontano la favola della nuova scuola in Viale Umberto I struttura in legno, ecologica, antisismica, moderna, efficiente, sostenibile, con ottime prestazioni energetiche e tutti i vantaggi che una costruzione del genere può offrire.

Benissimo.
Applausi.
Musica trionfale.
Foto istituzionale.
Taglio del nastro già pronto. 🎀

Il problema, però, non è il legno.
Il problema è cosa si abbatte per arrivarci.

Perché questa operazione, a quanto risulta, comporterà la demolizione della Scuola Media Mambelli, una struttura costata milioni di euro, frequentata da generazioni di studenti atriani, luogo di memoria, scuola vissuta, edificio pubblico che per anni ha svolto la sua funzione.

E non basta.

Perché da alcuni anni quella scuola ospita anche studenti delle scuole superiori. E con l’abbattimento della struttura, questi ragazzi dovrebbero migrare presso la scuola elementare di Viale Umberto I, dove sono presenti anche bambini delle elementari e dell’asilo.

Rendiamoci conto:
ragazzi delle superiori, alunni delle elementari e bambini della scuola materna nello stesso contenitore scolastico. 👶🎒

Forse Atri, grazie a questa amministrazione, potrà vantare un nuovo primato nazionale:
la scuola “minestrone”. 🥣

Materna, elementari, medie e superiori tutti insieme appassionatamente.
Manca solo l’Università della Terza Età e poi possiamo dire di aver completato l’intero ciclo della vita nello stesso cortile.

Ma sicuramente il Sindaco Ferretti e la sua amministrazione ci avranno pensato.
Certo.
Come no.

E allora la domanda nasce spontanea:

ma ad Atri il futuro si costruisce sempre buttando giù il passato?

La Mambelli non è un capanno dimenticato in campagna.
È una scuola.
È un pezzo della città.
È un edificio pubblico pagato con soldi pubblici.
È un luogo dove sono passati figli, genitori, insegnanti, ricordi e intere generazioni.

Ma evidentemente, per questa amministrazione, la cura è troppo faticosa.
Meglio demolire.
Meglio cancellare.
Meglio fare spazio all’ennesima opera da raccontare come “storica”.

Ad Atri ormai sembra esserci una nuova specializzazione amministrativa:
la demolizione dei beni del passato con entusiasmo da inaugurazione futura. 🏚️

Museo Etnografico chiuso?
Strade rattoppate?
Scuole esistenti da curare e modernizzare?

No, troppo semplice.
Meglio la ruspa. 🚜

La ruspa non fa domande.
La ruspa non chiede manutenzione.
La ruspa non conserva memoria.
La ruspa risolve tutto: cancella.

Eppure, in passato, grazie all’impegno di cittadini e di una vera classe politica atriana, molte scuole furono sistemate, adeguate, rese funzionali. Quelle stesse scuole che noi abbiamo frequentato da ragazzi e che oggi frequentano i nostri figli.

Oggi invece il metodo sembra cambiato:

demolire, spostare, accorpare, complicare.

Altro che polo scolastico.
Qui siamo davanti al frullatore generazionale atriano.

Bambini piccoli, ragazzi grandi, pulmini, genitori, auto, traffico, clacson, parcheggi insufficienti, fumi degli autobus e blocco totale nelle ore di entrata e uscita. 🚌🚗

E tutto questo dove?
A ridosso del centro storico.

Una scelta urbanistica talmente geniale che sembra uscita dal manuale:

“Come creare caos dove già bastava quello esistente.” 🔊

Ci parlano di scuola ecologica.
Perfetto.

Ma i pulmini fermi nel traffico, i motori accesi, le auto in fila, i parcheggi impossibili e il centro storico intasato li mettiamo nel capitolo “sostenibilità creativa”?

E poi c’è il tema della manutenzione.

Una scuola in legno può essere una scelta seria solo se accompagnata da manutenzione seria: controlli su infiltrazioni, coperture, facciate, giunti, pannelli, trattamenti protettivi, umidità, ventilazione, impianti e sicurezza antincendio. 🛠️

Ma chi la farà questa manutenzione?

La stessa che vediamo al Museo Etnografico?
La stessa delle strade?
La stessa degli edifici pubblici dimenticati?
La stessa delle strutture che ad Atri sembrano importanti solo il giorno dell’annuncio?

Perché inaugurare è facile.
Demolire è facile.
Tagliare nastri è facile.
Fare comunicati è facilissimo.

La parte difficile è conservare.
Curare.
Programmare.
Mantenere.
Rispettare ciò che appartiene alla comunità.

E allora diciamolo chiaramente:

Atri non ha bisogno di una politica innamorata della ruspa.
Ha bisogno di una politica capace di custodire, modernizzare e valorizzare quello che già esiste.

Una città che demolisce continuamente i propri luoghi pubblici non diventa più moderna.
Diventa solo più povera di memoria.

Il progresso non è buttare giù una scuola costata milioni per poterne inaugurare un’altra.
Il progresso è sapere quando costruire, quando recuperare e quando fermarsi prima di fare danni.

Perché il futuro senza memoria non è futuro.
È solo propaganda con il casco da cantiere. 🪖
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