25/09/2026
Sconfinamenti nasce dall’idea che i confini non siano soltanto geografici. Esistono confini sociali, culturali e simbolici: quelli che costruiamo intorno alle persone, alle loro storie e alle loro fragilità e che talvolta finiscono per trasformarsi in distanza.
La serata del 25 settembre vuole provare ad attraversare uno di questi confini, creando uno spazio in cui cultura e cura possano incontrarsi attraverso il linguaggio della musica. A Villa Quaglina, luogo dell’accoglienza, per una sera diventa ancora una volta spazio culturale aperto alla città.
Durante la serata il Duo 1212 porterà “Parole da suonare”, una performance partecipata realizzata con il coinvolgimento dell’Associazione Alzheimer Asti. Al centro ci saranno le parole: quelle che custodiscono ricordi, affetti, luoghi, identità. Le parole scelte dal pubblico diventeranno uno spartito e saranno trasformate attraverso il suono e l’improvvisazione, facendo di ogni persona presente non soltanto uno spettatore, ma parte attiva della creazione artistica.
Grazie alla partecipazione e allo scambio di linguaggi, cultura e cura trovano un terreno comune. La fragilità smette di essere un confine che definisce e separa e viene riconosciuta come una delle molte dimensioni dell’esperienza umana. La malattia non esaurisce l’identità della persona e non ne cancella la possibilità di esprimersi, scegliere, creare ed entrare in relazione con gli altri.
A fare da cornice a Sconfinamenti è anche il pensiero di Franco Basaglia, che ci invita a riportare al centro la persona e a mettere in discussione categorie, luoghi e separazioni capaci di trasformare la fragilità in esclusione. È dentro questa prospettiva che il festival prova a interrogare e attraversare confini non soltanto geografici, ma anche sociali e culturali: quelli che possono nascere dalla malattia, dalla provenienza, dall’età o dalle condizioni di vita, quelli che separano chi accoglie da chi è accolto, i luoghi della cultura e i luoghi della cura.
La serata del 25 settembre prova a dare forma concreta a questa idea, creando uno spazio nel quale non ci sia qualcosa costruito “per” la fragilità, ma qualcosa costruito insieme alle persone: un’esperienza nella quale ciascuno possa portare una parte di sé e contribuire alla costruzione di qualcosa di collettivo.
Non è casuale che tutto questo accada a Villa Quaglina. Un luogo dedicato all’accoglienza di persone migranti si apre alla città e accoglie altre storie, altre generazioni, altre forme di vulnerabilità. Mondi apparentemente distanti condividono per una sera lo stesso spazio, senza che siano le categorie “migrante, anziano, malato, fragile” a stabilire chi può incontrare chi.
Forse è proprio questo uno dei significati più profondi dello sconfinare: creare occasioni nelle quali i confini che utilizziamo per distinguere le persone possano diventare permeabili. E allora una parola, un ricordo, un suono possono diventare un piccolo spazio comune, un luogo nel quale incontrarsi.
Vi aspettiamo!