26/06/2026
Parlano di Refrancore e dei nostri FINOCCHINI!!!
Grazie " un PO a tavola "
i "FINOCCHINI" di Refrancore 😋
Biscotti di forma rettangolare che devono il nome alla presenza nell’impasto dei semi di fi*****io. Nella forma sono simili a fette biscottate regolari, dorati e friabili. Potrebbero essere definiti scherzosamente dei “triscotti”, poiché subiscono dapprima una cottura, poi una doppia tostatura.
Vengono ufficialmente riconosciuti come Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT) italiano.
Sono nati a Refrancore, in provincia di Asti, all’inizio dell’Ottocento, come creazione di una maestra elementare, una certa signora Lombardo, che possedeva una drogheria. L’impasto era preparato in drogheria, ma portato a cuocere nel forno della pasticceria, dove la ricetta è stata perfezionata e i finocchini sono stati messi in vendita. L’ipotesi della nascita in una drogheria sembra più che probabile, visto che per dare il caratteristico sapore si usavano i semi di fi*****io finemente tritati. Sono conosciuti anche come “fenoglietti”, ma non devono essere confusi con gli “anicini”, che normalmente non sono cotti in stampo.
CURIOSITA'
Hanno sempre avuto una vaga connotazione salutistica, tanto che il dottor Alessandro Colli, ex medico condotto del paese, tentò di brevettarli come farmaco per ammalati e puerpere, per la leggerezza, la friabilità e l’alto potere nutriente. Il biscotto si presta ad essere intinto nel latte o nel the, o ad essere consumato come tale.
CARATTERISTICHE
Consistenza:
spugnosa e secca, leggerissimi e friabili, con alveolatura irregolare.
Odore: predominante di anice.
Colore:
ambrato sulla superficie, più chiaro l’interno.
Sapore:
dolce moderato, scioglie in bocca, forte e lungo di anice.
Dimensioni:
7-8 cm di lunghezza e 4-6 cm di larghezza. Lo spessore è di meno di 1 cm e il peso medio di circa 10 g .
METODICHE di LAVORAZIONE
Gli ingredienti utilizzati per la preparazione sono: 3 uova, 120 g di farina, 120 g di zucchero, 1 cucchiaino di semi di fi*****io pestati, 1 cucchiaino di miele, 1 bustina di lievito, 2-3 gocce di essenza di anice. Si montano le uova intere con lo zucchero e il miele, quando il composto è spugnoso e ben montato si aggiungono, lentamente e cercando di evitare grumi, la farina, il lievito e i semi di fi*****io pestati.
È possibile, ma più laborioso, mo***re i bianchi a parte e amalgamarli all’impasto. Si cola l’impasto in teglia unta rettangolare o quadrata, creando uno strato di almeno 4 cm. Si cuoce per 30 minuti in forno caldo a 180 °C fino a doratura della superficie e cottura completa. Si toglie dalla forma e si tagliano fette spesse 1 cm e lunghe circa 8 cm, che si disporranno su teglie per la tostatura, che dovrà avvenire in forno molto caldo per pochi minuti. Si rivoltano le fette sulla stessa teglia e si ripete la tostatura.
ZONA DI PRODUZIONE
I finocchini sono prodotti in tutto l’astigiano e nel torinese, ma i più famosi sono quelli di Refrancore (Asti).
STORIA e TRADIZIONE
Di anicetti abbrustoliti parla il Vialardi nel suo “cucina Borghese” nel 1890, e questa forse è la prima codifica della ricetta ancora usata. I finocchini sono però nati a Refrancore (Asti) molto prima, ai primi dell’Ottocento. Una leggenda alternativa a quella della nascita in drogheria, parla di un pasticcere che, producendo biscotti all’uovo cotti e tostati, per errore versò anche aroma di anice nell’impasto. Il risultato di questo “errore” fu molto apprezzato dagli abitanti del luogo, ed è così che ebbe inizio la produzione di questo biscotto.
C’è chi ricorda ancora come la principessa Jolanda e il conte Calvi, dal castello di Montemagno, arrivassero a cavallo in centro paese per comprare personalmente i dolcetti appena sfornati.
Sicuramente la grande diffusione e la notevole popolarità che i finocchini ebbero a metà dello scorso secolo fu dovuta anche alla presenza, a Refrancore, della fabbrica di biscotti “Maggiora”. Nel 1935, infatti, Ermenegildo Maggiora, imprenditore originario di Refrancore, ritorna nel paese natale, dove rileva un negozio di generi alimentari e pasticceria, conosciuto per la produzione dei finocchini. Di notte produce biscotti con due garzoni e due forni a legna, e di giorno, vende lui stesso i prodotti nei paesini limitrofi. In pochi anni il piccolo negozio diventa un laboratorio, con quindici operai e tre forni elettrici. I finocchini cominciano ad essere venduti a Torino, Milano e Genova. Nel 1939 Maggiora ritorna però a Torino, e i finocchini qui prodotti si chiameranno "Maggiorini".
La tradizione dei finocchini è tuttora mantenuta dalle decine di pasticceri che si sono succeduti nei vari esercizi di Refrancore, che hanno poi esportato il loro sapere in tutt’Italia e anche all’estero. Quasi una patria dei pasticceri con i finocchini come loro comune denominatore.
Tra i pasticcieri a cui Refrancore ha dato i natali vanno ricordati: Giulio Accornero, Remo Gavazza, Giancarlo Maggiora, Franco e Renzo Accornero, Benedetto Mortara, Piero Coppa, Denis Piana (fratello di Dino, famoso jazzista), Flavio Accornero, Fernando Mighetto, Paola Cerrato, Dino Maggiora, Elmo Sillano, Giuseppe Accornero, Emanuele e Umberto Mainardi. Diverso il destino della famiglia Bianco-Grosetti, complice anche il grande Nevio Asselli, il pasticcere saggio che rimase accanto a Rosanna Bianco fino a pochi anni fa ed insegnò mestiere e segreti al figlio di lei, Massimo Grossetti.
Tra gli amanti del Finocchino di Refrancore vanno annoverati anche palati famosi: Paolo Conte, Michele Mirabella ed il compianto Carlin Petrini, patron di Slow Food che fu insignito nel 2007 del titolo di Ambasciatore del Finocchino durante l’evento “Salute che biscotto!”. Non è il solo: nell’albo d’oro, ci sono il giornalista Sergio Miravalle, l’editore e presidente del Torino calcio Urbano Cairo e i Trelilu, gruppo musicale-dialettale della Langa.
Come si gustano
Sono ideali da consumare a colazione o all'ora del tè. Tradizionalmente, in Piemonte, vengono anche inzuppati nel vino moscato d'Asti o nel barbera a fine pasto.