AstiOltre

AstiOltre Si propone di contribuire allo sviluppo del libero confronto democratico

AstiOltre e' un Comitato spontaneo nato in seguito ad alcuni interventi pubblici sottoscritti prima da 53 e successivamente da 77 cittadini di Asti e di vari Comuni della Provincia.

FONDAZIONE E BANCA DI ASTI:STRATEGIE, NON GIOCHI DI POTEREL'assemblea degli azionisti Banca di Asti ( finalmente in pres...
17/04/2026

FONDAZIONE E BANCA DI ASTI:
STRATEGIE, NON GIOCHI DI POTERE

L'assemblea degli azionisti Banca di Asti ( finalmente in presenza) si avvicina: e' convocata per il 27 aprile. La Fondazione, maggiore azionista con oltre il 31%, deciderà solo martedi 21 la lista dei suoi nomi per il CDA. Il tema tiene banco mentre l'attenzione degli osservatori sembra piu' puntata sui possibili nomi che sulle strategie.
Il dibattito, naturale e positivo, in occasione di passaggi delicati come questo, appare vivace, ma anche caratterizzato da note a dir poco stonate. Come la lettera minacciosa e un tantino sopra le righe dell'ex Presidente della Fondazione che minaccia fuoco e fiamme se non si farà come la pensa lui. Ci permettiamo di far notare che è la Fondazione azionista maggiore ( 31,1 per cento) che deve decidere nomi e strategie della controllata, ma soprattutto che la stessa è inadempiente da parecchi anni rispetto alla legislazione di riferimento. Non è il caso di minacciare: sarebbe piuttosto utile una analisi seria e approfondita della gestione e dei risultati ottenuti nel decennio passato. Oggi la Fondazione è una delle 5 o 6 (su 80 in Italia) che non rispettano i criteri di legge relativi alla gestione del patrimonio. Va ricordato inoltre che la questione riguarda anche qualcosa come 25 mila piccoli azionisti che hanno visto quasi dimezzato il capitale investito, e sono rappresentati solo da una associazione cui ne sono iscritti solo 600. E' chiaro che non si devono prendere decisioni affrettate, ma occorrono strategie di ampio respiro e non i soliti giochini che hanno ridotto Asti a non contare nulla sulla scena piemontese, checchè se ne dica. Oggi la Fondazione ha oltre l'80% del patrimonio investito su un solo titolo: nessun buon padre di famiglia, con un minimo di capacità di discernimento, farebbe una cosa del genere. Non ci vuole una laurea alla Bocconi per capirlo, caro ex Presidente. Comunque non sta a noi dare indicazioni. Sia chiaro pero' che il bene del cosiddetto territorio non si fa con le minacce, ma con l'analisi, la trasparenza e una visione strategica. E non va dimenticato che, mentre m***a una polemica confusa su una presunta "vendita della Banca", ad ora non esiste alcun atto ufficiale neppure semplicemente esplorativo.
Viviamo in una citta' che non produce, ma e' sempre piu' povera, anziana e multietnica. Non basta pensare a Rsa e piccolo cabotaggio clientelare. Ci vuole un colpo d'ala. E la Fondazione è l'unico strumento che abbiamo: a patto che il suo patrimonio cresca e frutti molto di piu' di oggi. Sulle strade da seguire ci rimettiamo alla lungimiranza degli organi competenti.
Asti Oltre

Oltre due anni fa avevamo presentato una proposta per rendere piu vivibile la citta'. Finalmente approda in commissione ...
01/03/2026

Oltre due anni fa avevamo presentato una proposta per rendere piu vivibile la citta'. Finalmente approda in commissione consigliare. Due anni per iniziare una discussione ci sembra una cosa semplicemente senza senso. Come il linguaggio in uso ultimamente. La nostra e' una proposta per aprire una discussione. La politica si fa con il confronto, non a torte in faccia. La democrazia e' fatta di discussione. E chi deve decidere in omaggio al principio della continuita amministrativa deve dimostrare cosa sa fare e non andare sempre a scaricare su chi c'era dieci o venti anni prima. Se non piace la discussione basterebbe fare altro anziche' insistere a fare politica. Possibile che non si possano mettere proposte a confronto per trovare soluzioni condivise e utili a una citta' in agonia?

ECONOMIA, BANCA, IDEE DI FUTUROBanca ed economia: vogliamo crescere o vivacchiare? Vogliamo mettere sul tavolo regole e ...
08/01/2026

ECONOMIA, BANCA, IDEE DI FUTURO
Banca ed economia: vogliamo crescere o vivacchiare? Vogliamo mettere sul tavolo regole e numeri veri invece della solita propaganda?
Siamo a inizio anno. I problemi da affrontare sono enormi, ma leggiamo solo nomi di possibili candidati a Sindaco della citta' e nulla di strategie e programmi. Proviamo a cambiare? O e' troppo? Proviamo a parlare di strategie, della citta' e della Provincia che immaginiamo a medio termine? Proviamo a discutere di iniziattive per attrarre investimenti produttivi ad alto valore aggiunto?
E poi basta con la propaganda e il pressapochismo.
Prendiamo il caso Banca di Asti. Come e' possibile scrivere che non ci sono obblighi di cessione di quote e che il protocollo Acri-Mef non ha valore? Facciamo modestamente notare che al Mef spetta il controllo sul sistema bancario e il protocollo fa riferimento ad una legge. Giusto per chiarire.
Esiste infatti una legge, cosiddetta Legge Ciampi ( n. 461/ 1998), che dice (Art.2) che le Fondazioni ex bancarie "perseguono (comma a) esclusivamente scopi di utilita' sociale e di promozione dello sviluppo economico" e, ( comma c) "operano secondo principi di economicita' della gestione e, fermo l'obiettivo di conservazione del patrimonio, lo impiegano in modo da ottenere un'adeguata redditivita' rispetto al patrimonio stesso, anche attraverso la diversificazione degli investimenti ed il conferimento, ai fini della gestione patrimoniale, di incarichi a soggetti autorizzati, dovendosi altresi adottare per le operazioni di dismissione modalita' idonee a garantire la trasparenza, la congruita' e l'equita'". Chiaro il concetto?
Questo dice la legge. Tradotto, significa che le Fondazioni non devono fare i banchieri perche' non e' il loro compito, per legge, e che devono badare a tutelare ( e incrementare) e far rendere al meglio il loro patrimonio per avere piu' utili da destinare allo sviluppo.
Sono passati 28 anni da quella legge e, su 85 Fondazioni ex bancarie esistenti in Italia, solo 5 non si sono adeguate.
Una e' proprio la Fondazione CR Asti che ha ancora oggi investito nel solo titolo della Banca CR Asti l'80 per cento del patrimonio. Quindi? Di che parliamo?
Ma la cosa piu' grave, a parte la legge non rispettata, e' che il patrimonio investito in azioni della Banca ha perso circa la meta del suo valore e rende meno del tre per cento, come ben sanno anche i circa 28 mila piccoli azionisti. E allora? Come la mettiamo con la legge che dice "fermo restando l'obiettivo di conservazione del patrimonio"?
Vogliamo parlarne, dati alla mano?
Il nodo da sciogliere e' complesso e va affrontato con la massima trasparenza e non nelle segrete stanze.
Con apertura mentale, proviamo a guardare oltre la punta del naso? Spiegando una volta per tutte che Fondazione e Banca sono soggetti diversi con funzioni e strategie diverse.
La Banca (presente in 5 Regioni del Nord con 210 sportelli di cui solo 60 nell'astigiano) deve agire sul mercato e fare la banca, con il massimo di efficienza per erogare credito, servizi competitivi e produrre utili.
Certo che la Banca deve mantenere il radicamento sul territorio, ma lo mantiene, prima di tutto se diventa piu efficiente e competitiva della concorrenza, non ossequiando asfittiche logiche di potere.
La Fondazione deve incrementare il suo patrimonio e farlo rendere perche' solo cosi puo' investire sullo sviluppo.
Allo sviluppo del territorio conttibuira' meglio la Fondazione se incrementera' gli utili, non la Banca, specie, se le sue azioni continuano a perdere valore, come negli anni passati, e rendono poco.
Anche questo sarebbe un dibattito da sviluppare, per sfatare certi miti. Riteniamo che vadano tutelati i dipendenti, certo , ma anche che la stessa attenzione vada riservata ai circa 28 mila piccoli azionisti che nessuno finora ha tutelato in modo adeguato.
Ad esempio, stante la situazione, dovrebbe essere la Fondazione (azionista) a decidere cosa fa la Banca (partecipata) e non viceversa...
Non entriamo nel merito delle scelte da operare. Ci limitiamo a ribadire l'esigenza di chiarezza, trasparenza e onesta' intellettuale mettendo sul tavolo dati certi per mettere tutti in condizione di capire quali sono i termini delle questioni, sia dal punto di vista normativo che economico.
Associazione AstiOltre

LA FAVOLA DEL RETROPORTO,L'INDUSTRIA, LA BANCA, IL LAVORO Per parlare di economia ci vorrebbero numeri e idee. Altriment...
02/01/2026

LA FAVOLA DEL RETROPORTO,
L'INDUSTRIA, LA BANCA, IL LAVORO
Per parlare di economia ci vorrebbero numeri e idee. Altrimenti sono solo favole. Come certe dichiarazioni di politici di lotta e di governo.
I dati ci dicono che in provincia di Asti si produce sempre meno e che il settore manifatturiero piu' importante, nonostante tutto, resta quello legato all'automobile con quasi duemila addetti (1343 addetti parti per auto, 594 parti elettriche per veicoli).
Che l'enomeccanica, sempre citata come fiore all'occhiello (1014 addetti) conta la meta' dell'automotive e da segnali preoccupanti.
Discorso a parte la Banca di Asti: si continua a girare attorno alla questione facendo fumo. Non volendo affrontare i nodi veri si continua a considerarla "locale" (finendo per sminuirla), mentre solo poco piu del 25 per cento degli sportelli sono in Provincia (con circa 700 dipendenti su un totale di 1800) e i veri nodi (non affrontati) sono bassa redditivita', scarsa efficienza e quotazione del titolo crollata del 50 per cento. A proposito: qualcuno rispondera' del clamoroso calo del valore (meno 50 per cento) e del basso rendimento del patrimonio della Fondazione (80 per cento del totale) investito in azioni Banca di Asti? Ci sono anche circa 28 mila piccoli azionisti che attendono fiduciosi (e nervosi).
Da un po' di tempo la parola di moda, inoltre, e' diventata "logistica" e ci si raccontano meraviglie del retroporto di Genova. Immaginiamo chi potra' decidere di portare merci da Genova a Quarto per poi rispedirle da Alessandria?
Solo qualcuno che non sa fare i conti dei costi di trasporto.
Per ora, Amazon non ha mantenuto le promesse e non si e' vista e da Quarto e' andato via un corriere nazionale.
Un polo logistico al servizio di Genova, razionalmente, potrebbe avere senso in uscita (come Villanova per Torino se riprendesse davvero la produzione) in presenza di un forte incremento dell'export da manifatture locali diversificate, non solo da cantine esistenti e con giacenze.
Ovvio poi che preoccupi il caso Konecta. Ci mancherebbe che non ci fosse mobilitazione per bloccare il trasfermento e difendere i posti di lavoro. Quattrocento posti in ballo: rischio letale per la citta'. Si chieda l'intervento urgente del Governo e l'apertura di un tavolo di crisi. Cosa si aspetta?
Fa sorridere poi leggere che i Comuni, anche i piu' piccoli, possono farcela e che si invoca autonomia, quando il ministro Calderoli ( Lega) prima di Natale ha provato a cancellare i benefici esistenti per 11 su 14 dei Comuni "m***ani" della nostra Provincia, poi, consapevole della cantonata presa, si e' rimangiato tutto.
Non uno, infine, che parli della necessita' di cercare e favorire nuovi insediamenti produttivi in settori innovativi che creino occupazione ad alto reddito.
I continui riferimenti a enogastronomia e turismo sanno tanto di scappatoie facili in mancanza di idee e, soprattutto, di peso specifico, la' dove si decide.
Asti, provincia in crisi di identita', dove i servizi contano per oltre il 50 per cento del pil, l'industtia solo per il 20 circa e l'agricoltura per il 9, deve tornare a investire e produrre. Non bastano i palliativi.
Basta leggere le cronache di fine anno: A33 aperta a lavori non finiti, ma per Alba si parla di altri investimenti collegati per 43 milioni. Sulle infrastrutture di Asti non una parola. A noi astigiani si pensa forse che basti, per tenerci buoni, la favola del retroporto. Con tutto il rispetto per il settore trasporti (quindi servizi, non manifattura) che e' uno dei piu' importanti (1213 addetti), ma a limitato valore aggiunto.
Le feste stanno finendo. Deve ancora passare la Befana: le chiediamo di lasciare nelle calze dei decisori almeno qualche idea piu' brillante. Perche', cosi come siamo avviati, non si va da nessuna parte. Buona Befana a tutti.
Associazione AstiOltre

DALLA GRANDA IL TOPOLINODa Asti a Cuneo in autostrada. Trentaquattro anni dopo la posa della prima pietra (era il '91). ...
29/12/2025

DALLA GRANDA IL TOPOLINO
Da Asti a Cuneo in autostrada. Trentaquattro anni dopo la posa della prima pietra (era il '91). Ennesima inaugurazione. Ma si badi bene: non è finita. Per almeno 4 mesi resta un cantiere. E, ricordiamo, non è una nuova autostrada, ma un accrocchio di due tratti nuovi con pezzi di tangenziali (Asti e Alba) e uno di Torino-Savona. Tra l'altro un tratto da Asti diventa a pagamento, ma quello di Alba, con la scusa dell'ospedale di Verduno, resta gratis.
C'è poco da festeggiare. Lo ammette perfino il Presidente Alberto Cirio. E ci sarebbe molto da riflettere.
E i costi? Un miliardo e 400 milioni per due tratti di qualche decina di chilometri in piano? Come è possibile?
Lo stesso Cirio, da ottimo albese, aggiunge poi che adesso bisogna mettere mano alla tangenziale di Alba. Essendo Alba ormai fulcro del Piemonte che conta, ovvio. Ca va sans dire...
Da periferici astigiani, cittadini di un capoluogo in declino di una Provincia strabica (un po' con Alba un po' con Alessandria, sappiamo ancora chi siamo?) e in disuso ci limitiamo ad alcune considerazioni sul nostro destino a 90 anni esatti dalla nascita della Provincia:
1) circa 65 anni fa si parlava di Asti-Mare, ma siamo fermi da piu di 40 alla Cantina sociale di Castelnuovo-Calcea;
2) da circa 25 anni la Tangenziale Est Asti-Casale è ferma a Portacomaro Stazione e di proseguire non si parla neanche;
3) diamo atto che qualcosa è migliorato con i treni per Milano e Caselle;
4) tra le grandi opere realizzate si ricorda la ciclabile da Canelli ad Alba costata 12 milioni (!!). Non entriamo nel merito, ma l'assessore ai Trasporti Gabusi ( che è di Canelli) lo sa che tale arteria strategica (!?) riguarda la Provincia di Asti per meno di 3 chilometri?
5) della tangenziale Torino Est dalla piana di Villanova a Caselle, morta anche l'idea;
6) forse si progettera' il casello di Villafranca sulla A21. Forse;
6)infine, ogni tanto, si parla di una fantomatica e costosissima, futuribile tangenziale Sud-Ovest di Asti. Se tutto andrà bene la vedrà chi vedrà il ponte di Messina. Vedremo.
Noi per ora ci permettiamo di insistere. Si chieda al Governo un intervento di modifica della convenzione per la gestione della Torino-Piacenza per rendere gratuito e obbligatorio il transito sul tratto Asti Est-Asti Ovest della A21, almeno dal 2027: basterebbe un emendamento nella prossima legge di Bilancio... Costerebbe poco e ci sarebbe subito. E toglierebbe il traffico pesante e molto altro dal centro citta'.
Non sarà che non si pensa neanche di proporlo perché costerebbe poco?
Il 2027 sarà anno di elezioni. Varrebbe la pena almeno provarci...
E poi: se puo' essere gratis il tratto Alba-Verduno della A33, perché non può esserlo il tratto AstiEst-AstiOvest della A21? Siamo proprio figli di in Dio minore?
Buon Anno. Facciamo almeno bei sogni!
Associazione AstiOltre

IL "TERRITORIO" SONO ANCHE I PICCOLI AZIONISTI BANCA DI ASTI        MA NESSUNO LI CONSIDERANell'intervista all'AD della ...
03/12/2025

IL "TERRITORIO" SONO ANCHE
I PICCOLI AZIONISTI BANCA DI ASTI
MA NESSUNO LI CONSIDERA

Nell'intervista all'AD della Banca di Asti, De Martini, uscita lunedì su La Stampa, c'è una domanda che riprende, tra virgolette, un nostro quesito: cosa vuol dire banca del territorio?
C'è poi, in rete, una nota dell'associazione CaRiAsti, che riunisce 600 dei 22000 piccoli azionisti e da sempre è guidata da un ex dirigente.
La nota riprende esattamente i concetti espressi lunedi su La Stampa dall'amministratore delegato.
La cosa non stupisce. Dice il titolo: "la banca non va svenduta fuori dal Piemonte".
E ci mancherebbe che venisse "svenduta"! Siamo fuori dal mondo. I piccoli azionisti perdono da anni metà del capitale investito senza che mai l'associazione, che peraltro rappresenta 600 azionisti su 22000, abbia detto una parola. Si fa notare che i 22000 piccoli azionisti detengono il 35,1 del capitale: in teoria sarebbero l'azionista di maggioranza e, ad oggi, le loro azioni valgono circa 200 milioni meno di quando le hanno comprate. Teniamolo presente.
Anche perché ora l'Associazione, che dovrebbe tutelare i piccoli, se ne esce con affermazioni appiattite sulle tesi del vertice che invece dovrebbe essere controparte o almeno interlocutore, a rigore di logica.
Vuol dire, per caso, che ai piccoli azionisti piace perdere? Cosa vuole CaRiAsti? Provino a fare un sondaggio: chiedano ai 22000 azionisti se sono contenti di aver perso il 50 per cento del capitale.
Ma torniamo all'intervista dell''AD.
No, dottor De Martini, il territorio non paga il "risiko" bancario. Paga la fiducia che 22 mila piccoli azionisti (22000, non solo i seicento associati, ma non consultati) hanno riposto finora nelle azioni della Banca pagandole circa 16 euro, mentre oggi valgono la meta'.
Ricordiamo che i piccoli azionisti non contano nulla e sono di fatto il più classico "parco buoi". E l'associazione è gestita da una maggioranza statutaria fatta di dipendenti e pensionati.
Chiediamo che ci spieghino bene, una volta per tutte, perché, se i risultati di gestione sono mirabolanti come si legge nell'intervista, le azioni hanno perso metà del loro valore e vengono retribuite con meno del 3 per cento, in una fase storica in cui tutte le banche hanno quotazioni mai viste e hanno prodotto utili fantastici, tanto che si parla di tassare i loro "extraprofitti"( ma non se ne farà ovviamente nulla). Se va tutto così bene e il valore sarebbe, come afferma l'AD su La Stampa, di 16 Euro, perché valgono in realtà la metà e sono così difficili, sia da vendere che da comprare? Di conseguenza anche il patrimonio della Banca ne risente. Se non andiamo errati le azioni sono circa 70 milioni. Ai valori attuali sono circa 560 milioni. A valore 16 Euro farebbe circa il doppio, quindi il patrimonio netto della Banca sarebbe ben piu alto del già ragguardevole 1,1 miliardi che si cita nell'intervista.
Vorremmo che si spiegasse bene, una volta per tutte agli azionisti (sono anche loro "il territorio" oltre ai dipendenti e ai clienti), perché l'azione vale solo 8 euro quando è stata pagata circa 16.
Territorio vuol dire tutto e niente e non ci si può più raccontare favole: la Banca, che appartiene anche a 22 mila piccoli azionisti oltre che, per quote diverse, a Fondazioni ( ex bancarie. E sottolineiamo ex) e altre banche, ha sede ad Asti, ma opera su 5 regioni del Nord con circa 2200 dipendenti sparsi su tutte e 5: quindi sarebbe corretto dire che è una banca di interesse interregionale di medie dimensioni. Quindi ad Asti c'è il centro decisionale (o, meglio, di potere), ma la Banca sarebbe riduttivo definirla locale perché non lo è.
Quindi la sfida, tema che non viene mai affrontato, non dovrebbe essere: chiudiamo le porte come in un anacronistico fortino, ma rendiamo la Banca razionale, competitiva, performante e più redditizia.
Il territorio, che spesso si cita a sproposito, vuole vedere una Banca efficiente, in crescita, capace di valorizzare e retribuire bene il capitale investito.
Vorremmo che si parlasse una volta di persone e non per frasi fatte: certo i dipendenti vanno tutelati prima di tutto, ma vanno migliorati i servizi, anche in una prospettiva di innovazione tecnologica oltre che di presenza diffusa.
Ma vanno tutelati anche, nello stesso modo, gli azionisti. Tutti gli azionisti : chi ha troppe azioni in portafoglio e deve adeguarsi alle regole e far rendere al massimo il proprio patrimonio, come chi ne ha solo qualche centinaio, ma ha diritto di conservare integro e trarre utili dal proprio capitale.
Detto ciò, veniamo ad altro tema. Ad un certo punto dell'intervista l'AD si fa vanto di " finanziare le imprese" come se fosse un'opera di beneficenza.
Siete una banca e fate appena il vostro mestiere, con risultati ed efficienza che vediamo. Ci sembra il minimo che una banca eroghi credito a imprese e famiglie. È la missione aziendale.
C'è bisogno di massima trasparenza: Fondazione e Banca non sono una cosa sola, ma sono soggetti distinti con natura giuridica e funzioni ben diverse. La banca deve fare banca e produrre servizi e utili. La Fondazione deve massimizzare, diversificando il patrimonio, utili da reinvestire nello sviluppo dell'area di riferimento.
Cerchiamo di fare chiarezza: la banca fa la banca, eroga credito (non agli amici, ma a chi serve o vuole fare impresa e generare ricchezza) e deve (deve) produrre utili per remunerare meglio il capitale e sostenere le quotazioni rendendo le azioni appetibili e piu facile scambiarli. Questo conta. E da questi presupposti si deve partire per prendere decisioni, nell'interesse vero dei soggetti in campo e della comunità.
Associazione AstiOltre.

NON MERITIAMO NEANCHE LA MANCIACon la "manovra", a fine anno, arriva sempre la cosiddetta "legge mancia". Un provvedimen...
02/12/2025

NON MERITIAMO NEANCHE LA MANCIA

Con la "manovra", a fine anno, arriva sempre la cosiddetta "legge mancia". Un provvedimento "omnibus" in cui i parlamentari che contano portano a casa finanziamenti per opere nel proprio collegio. Quelli che non contano portano a casa qualche briciola.
Abbiamo letto con sgomento, su La Stampa di qualche giorno fa, le arrampicate sugli specchi dei nostri parlamentari che, in due, hanno portato a casa 150 mila euro: 50 mila per il Palio e gli altri per due interventi a Castagnole Lanze e Viale. Ad Alessandria ( c'è Molinari, plenipotenziario di Salvini alla Camera) 25 milioni. La conferma: c'è chi conta e chi non conta. Cioè noi astigiani.
Detto questo, ci sarebbe da ridere se non facessero piangere le giustificazioni dei due parlamentari: uno dice che "bisogna programmare per essere pronti", l'altro che "servono motivazioni e progetti concreti". Cioè: o scoprono l'acqua calda o ci prendono in giro. E chi dovrebbe farli programmazione e progetti? Loro sono i delegati a sostenere a Roma la voce del collegio che li elegge. Il fatto è che il rapporto con la base oggi si riduce a scattare fotografie ogni volta che c'è un nastro da tagliare o una sagra. Sono decenni che la nostra Provincia perde peso specifico e identità, tutto è fermo, e non si riescono a spendere perfino fondi pnrr arrivati come manna dal cielo. Ma si citano, come conquista eccezionale, i fondi per finire la Asti-Cuneo, una storia infinita che fa il paio con la Salerno-Reggio Calabria. E poi, ci vorrebbe anche un po' di fantasia: per la prossima volta pensassero almeno a un emendamento nella legge mancia del 2026 che consenta di rendere gratuito, in tempi non biblici, il transito Asti Est-Asti Ovest sulla A21. Sarebbe una tangenzialegia gia fatta, quasi a costo zero. Ma forse non conviene...
Intanto ci auguriamo che per l'anno prossimo qualcuno suggerisca progetti. Così i nostri rappresentanti a Roma non si fanno prendere alla sprovvista.

FONDAZIONE E BANCA: QUALE FUTURO? COSA SERVE DAVVERO ALLA COMUNITÀ?Fondazione e Banca di Asti: quale futuro? Il tema rim...
20/11/2025

FONDAZIONE E BANCA: QUALE FUTURO?
COSA SERVE DAVVERO ALLA COMUNITÀ?

Fondazione e Banca di Asti: quale futuro? Il tema rimbalza sui quotidiani nazionali e su testate on line, ma il dibattito locale ristagna.
Eppure il tema meriterebbe un approfondimento che vada al di là delle tradizionali prese di posizione arroccate su argomenti localistici che non tengono conto di disposizioni di legge ormai storiche e della necessità di mettere in campo strategie vere di sviluppo di un territorio in profonda crisi come quello di Asti e Provincia.
Occorre fare chiarezza prima di tutto su alcuni concetti relativi, in primo luogo, alla natura degli attori in campo, ai rispettivi ruoli e alle strategie da avviare per ottenere i migliori risultati, nell'interesse dell'intera comunità, comprese le molte migliaia di piccoli azionisti della Banca il cui titolo è da anni fortemente penalizzato.
Le norme in materia di Fondazioni di origine bancaria (soggetti di diritto privato) prevedono che il loro patrimonio debba essere diversificato con un massimo del 44 per cento concentrato su un solo titolo. La Fondazione CrAsti invece mantiene tuttora oltre l'80 per cento del proprio patrimonio in azioni Banca di Asti, pari al 31,8 del suo capitale, essendo così azionista di controllo. Notare che su 85 Fondazioni esistenti in Italia, solo 4 non hanno ancora ceduto il controllo della banca conferitaria. Gli altri azionisti della Banca che vengono sempre citati sono Fondazione Biella(12,91) Fondazione Vercelli(4,20) Fondazione CRT(6) e BPM ( 9,99). Le altre azioni, pari al 35,1 (quindi la quota di maggioranza relativa) sono in mano a oltre 22 mila piccoli azionisti che di fatto non contano nulla, ma sopportano il calo clamoroso del valore delle azioni che hanno comprato (- 48 per cento circa).
Detto questo, siamo in presenza di un inizio di dibattito in cui si vedono prevalere, finora posizioni che si limitano a sostenere la necessità di mantenere localmente il controllo della Banca facendo raramente riferimento a reali strategie di investimento locale a sostegno di un vero sviluppo. La banca non viene vista come strumento atto a stimolare sviluppo e crescita dell'economia locale. È difficile capire a fondo cosa si intende con l'espressione "banca del territorio".
Riteniamo sia, ora più che mai, opportuna una informazione approfondita e capillare che chiarisca all'opinione pubblica la vera portata delle scelte da fare nel quadro normativo vigente. Scelte che deve fare l'azionista di maggioranza, che è un soggetto di diritto privato indipendente dalle istituzioni locali, che deve agire nell'interesse pubblico. Quindi deve diversificare il proprio patrimonio proteggendolo dai rischi e valorizzandolo al massimo, cercando investimenti che diano il maggior reddito possibile. Basta una piccola indagine per capire che oggi il patrimonio investito per l'80 per cento (circa 175 milioni di Euro) in Banca di Asti rende meno del 3 per cento. Le altre Fondazioni con investimenti diversificati, come previsto delle normative, guadagnano molto di più e a volte, come nel caso di Alessandria, pur con un patrimonio inferiore riescono a distribuire ogni anno per lo sviluppo del territorio molto di più della Fondazione Cr Asti.
Va tenuto conto infine che eventuali trattative per cessioni di quote azionarie dovranno portare benefici tangibili anche per i piccoli azionisti finora pesantemente penalizzati dalle quotazioni delle azioni, nonostante le narrazioni portate avanti negli anni sulla cosiddetta "banca del territorio".
Chiediamo che sul tema ci sia informazione trasparente e completa. La partita è fondamentale per il futuro dell'economia del territorio. E va giocata con responsabilità e apertura mentale e occhi puntati sul futuro, avendo chiaro che la missione delle Fondazioni non è quella di "fare banca", ma è accrescere il patrimonio e investirlo al meglio per produrre utili da investire nello sviluppo economico e sociale. Le Fondazioni devono agire secondo principi di sussidiarietà, non come banchieri o meri centri di potere.
Associazione AstiOltre

Antonio Santoro, socio fondatore e Primo Presidente dell'Associazione AstiOltre, ci ha lasciati. Avvocato civilista, di ...
26/08/2025

Antonio Santoro, socio fondatore e Primo Presidente dell'Associazione AstiOltre, ci ha lasciati. Avvocato civilista, di origine campana, ma attivo ad Asti per decenni, è deceduto, dopo breve degenza, a Genova. Aveva 87 anni. Uomo di vasta cultura e molteplici interessi, grande appassionato di viaggi, sempre ironico, sorridente e disponibile al confronto, lascia un grande vuoto tra i tanti amici che hanno avuto la possibilità di incontrarlo fino a poche settimane fa.
Le esequie domani, mercoledì 27 agosto, ad Asti alle ore 11 e 30 nella Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Bosco, corso Dante, 188.
Ciao Antonio, fai buon viaggio.
Ai famigliari le più sincere condoglianze da parte di AstiOltre.

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