22/01/2026
REPLICA ALLE AFFERMAZIONI DEL PROGETTISTA DELL'IMPIANTO GNL DI ASCOLI PICENO CHE SONO STATE LETTE IL GIORNO 15 GENNAIO ALL'INCONTRO PUBBLICO ORGANIZZATO DA LEGAMBIENTE AP E DAL COMITATO DEI RESIDENTI. IL DOCUMENTO È STATO APPROVATO E SOTTOSCRITTO DAI PRESENTI.
Gentile progettista dell'impianto GNL,
la ringraziamo per il riscontro e per la disponibilità a fornire chiarimenti tecnici.
Come Comitato impegnato nella tutela della sicurezza collettiva, siamo perfettamente consapevoli delle differenze tra GNL, metano compresso e GPL, così come delle rispettive caratteristiche fisiche, pressioni di esercizio e scenari incidentali teorici. Il nostro intervento non nasce da un allarmismo generico, né da una scarsa conoscenza delle tecnologie, ma da una valutazione basata su tre elementi fondamentali:
1) la collocazione dell’impianto rispetto all’abitato e alle vie di fuga;
2) la presenza di un serbatoio criogenico di GNL in prossimità di un’area urbana e di un’infrastruttura sportiva ad alta affluenza;
3) la necessità di verificare che tutte le condizioni di sicurezza, prevenzione e mitigazione del rischio siano adeguate al contesto specifico, indipendentemente dal fatto che l’impianto sia autorizzato.
Non abbiamo mai sostenuto che l’impianto in costruzione sia “pericoloso” in senso assoluto, né abbiamo mai confuso GNL, metano compresso o GPL. Il tema che abbiamo sollevato riguarda esclusivamente la valutazione del rischio nel contesto specifico, non un confronto tra impianti né un giudizio sulle autorizzazioni ottenute.
Il nostro ruolo è valutare criticamente ogni installazione che si inserisce in un’area urbana complessa, soprattutto quando coinvolge serbatoi criogenici e infrastrutture ad alta affluenza.
Desideriamo inoltre precisare che:
· la presenza di altri impianti potenzialmente pericolosi nelle vicinanze non riduce né giustifica il rischio associato a un nuovo impianto, né costituisce un criterio tecnico per valutarne la compatibilità territoriale;
· le statistiche generali non sostituiscono le analisi di rischio sito-specifiche, che devono considerare scenari incidentali, condizioni ambientali, morfologia del terreno, densità abitativa e vulnerabilità delle persone presenti;
· la conformità autorizzativa non esaurisce il tema della sicurezza, che richiede trasparenza, informazione alla popolazione e valutazioni aggiornate.
Il nostro obiettivo non è ostacolare l’attività economica, ma assicurare che ogni impianto inserito in un contesto urbano rispetti i più elevati standard di sicurezza e che la cittadinanza sia adeguata-mente tutelata.
Tra i vari rischi che ci permettiamo di ricordare, c’è quello del rilascio criogenico (SPILL) associato, in determinate condizioni ed in presenza di innesco, ad un incendio di nube (FLASH FIRE) con accumulo della nube negli strati più bassi, il BLEVE criogenico (evento raro ma non impossibile, capace di causare un boil-off incontrollato con rottura catastrofica del serbatoio) che fa aumentare la vulnerabilità su edifici e persone, il rischio di incendio localizzato (POOL FIRE) con conseguente forte criticità urbana dovuta alla presenza di edifici, veicoli, infrastrutture sportive e/o commerciali, il rischio di sovrappressione nelle fasi di trasferimento, quali lo scarico e il carico delle autocisterne, i trasferimenti al serbatoio criogenico, le fasi di vaporizzazione e compressione, che potrebbero esporre la popolazione ad una maggiore criticità durante le operazioni, l’interferenza con aree ad alta affluenza (abitazioni, viabilità, stadio, attività commerciali) con conseguente aumento della vulnerabilità, anche in caso di scenari a bassa probabilità, il rischio cumulativo con altri impianti, quali serbatoi di GPL, metano compresso, attività lavorative, che non riduce il rischio del GNL, ma lo somma. La normativa richiede di valutare la compatibilità complessiva, non il confronto tra impianti. A tal fine riteniamo pertanto che un impianto GNL lo si possa considerare sicuro se chiaramente progettato correttamente, se gestito da personale qualificato, se inserito in un contesto adeguato, se sono presenti misure di mitigazione e di emergenza aggiornati. Ma in area urbana, soprattutto vicino a infrastrutture affollate, è necessario un livello di attenzione superiore, perché la vulnerabilità aumenta e gli scenari incidentali, anche se improbabili, possono avere conseguenze rilevanti.
Ora, per rispondere alla Sua lettera, riferendoci alle affermazioni riportate, vorremmo iniziare da :
· «Volevo tranquillizzarla che tale impianto non arreca nessun pericolo…» Secondo noi nessun impianto industriale con stoccaggio di combustibili può essere definito “senza pericolo”. Esiste sempre un rischio residuo, più o meno elevato, che va valutato e gestito. Il punto non è se l’impianto sia in assoluto pericoloso, ma quale livello di rischio comporta in quel preciso contesto urbano (distanza da abitazioni, stadio, viabilità, affollamento, morfologia). Dire che «non arreca nessun pericolo» è una semplificazione tecnicamente scorretta e fuorviante per la popolazione.
· «…trattasi di un distributore di metano stoccato in forma liquida a pressione atmosferica ambientale…>> È vero che il serbatoio di GNL lavora a pressione prossima a quella atmosferica, ma ciò non elimina i rischi, quale il rischio di rilascio criogenico, la formazione di nube fredda e pesante al suolo, la possibilità di incendi di nube (flash fire) o pool fire. Il fatto che non sia in alta pressione non significa affatto che l’energia potenziale complessiva dell’impianto sia trascurabile, soprattutto in presenza di grandi quantità di GNL. È una descrizione parziale, che mette in luce un aspetto (pressione) e ignora lo scenario, il contesto e la vulnerabilità.
· «…oltre allo stoccaggio delle bombole a 220 bar ricoverate in apposito deposito in cemento armato e ben protetto» La presenza di bombole ad alta pressione aggiunge ulteriore rischio (CNG), anche se ricoverate in strutture protette. Non basta dire “ben protetto”: servono dati tecnici, distanze di sicurezza, barriere, ventilazione, sistemi di rilevazione e sicurezza, calcoli di effetti in caso di rottura/grave incidente. È un’informazione di principio, non una dimostrazione tecnica di assenza di rischio.
· «Statisticamente non esiste caso di esplosioni di depositi di metano…» La statistica passata non è mai garanzia assoluta per il futuro, specialmente quando cambiano tecnologie, contesti di installazione, densità urbana. Anche con incidenti rari, quando il contesto è fortemente vulnerabile (area urbana, stadio, abitazioni), la combinazione “bassa probabilità + conseguenze gravi” richiede comunque la massima attenzione. La sicurezza non si valuta solo con “quanti incidenti ci sono stati”, ma con un’analisi di rischio sito-specifica, con scenari di riferimento, con conseguenze potenziali.
· «…il pericolo però può sussistere solo per le automobili a metano che potrebbero esplodere in qualsiasi posto…» Questo è un tentativo di spostare l’attenzione dal rischio dell’impianto al rischio diffuso delle auto. Le auto sono soggette ad omologazione, controlli, revisione, norme specifiche. L’impianto è una installazione fissa, con concentrazione di combustibile, punti di criticità nelle fasi di carico/scarico, possibile impatto simultaneo su molte persone. Il fatto che un rischio diffuso esista (auto a metano) non attenua in alcun modo la responsabilità di minimizzare il rischio di un impianto fisso, in area urbana.
· «…il pericolo reale di esplosione può essere causato da impianti GPL (vengono citati gli incidenti di Roma e Milano)…» È una comparazione impropria: ogni combustibile e ogni tecnologia ha rischi propri. Il fatto che l'altro sia più pericoloso non rende questo innocuo. Citare incidenti altrui serve a spostare l’attenzione, non a discutere il rischio effettivo dell’impianto GNL in quella posizione. Le valutazioni di sicurezza devono essere: assolute (rischio del singolo impianto) e cumulative (somma dei rischi nella zona), non “competizioni” su chi è peggio.
· «…non vi siete accorti che a ridosso della tribuna Mazzone c’è un serbatoio di GPL…?» L’osservazione è pretestuosa: il fatto che esista già una criticità (serbatoio GPL vicino allo stadio) non giustifica aggiungere un’ulteriore sorgente di rischio (GNL) in altra posizione. Si può benis-simo essere consapevoli di entrambi i rischi e ritenere inaccettabile sia l’uno che l’altro. Tecnica-mente, si parla di cumulazione dei rischi: più sorgenti di pericolo in un’area sensibile, più aumenta la vulnerabilità complessiva.
· «…o meglio… c’è un deposito di bombole di metano caricate a 220 atmosfere…? Dove si concentra un maggior rischio?» Anche in questo caso la a domanda è fuorviante: non si tratta di scegliere “quale pericolo tenere”, ma di ridurre tutti i rischi possibili e valutare la compatibilità complessiva dell’area. In un’ottica di protezione civile, entrambi i rischi vanno valutati, mitigati, eventualmente riconsiderati in termini localizzativi. Il fatto che un impianto sia forse più critico di un altro non è argomento per minimizzare il secondo.
· «…posto sulla circonvallazione a quota superiore alle abitazioni…» L’altimetria è un fattore da valutare, ma può giocare a favore o contro, a seconda della morfologia, vento, direzione delle nubi, presenza di vie preferenziali. Una nube fredda di metano può scendere o seguire percorsi guidati dalla morfologia urbana (strade, valli, avvallamenti). Non basta dire “è più in alto” per concludere che il rischio è ridotto. Serve una modellazione della dispersione, non affermazioni qualitative.
· «…le assicuro che il costruendo impianto è in possesso di tutte le autorizzazioni del caso…» Impianto autorizzato non significa impianto privo di rischio. Significa che rispetta determinati requisiti minimi normativi e amministrativi. La protezione civile e le associazioni di cittadini hanno pieno titolo per sollevare criticità, chiedere rivalutazioni, richiedere approfondimenti tecnici, anche in presenza di autorizzazioni. La storia della sicurezza industriale è piena di impianti autorizzati che hanno poi mostrato limiti nelle analisi di rischio o nella gestione.
· «…dopo anche aver vinto un ricorso al TAR con il Comune » La sentenza amministrativa riguarda la legittimità procedurale e l’interpretazione di norme, non una valutazione tecnica approfondita di tutti gli scenari di rischio. Anche con una decisione del TAR favorevole, restano pienamente legit-time le preoccupazioni sulla sicurezza e le richieste di maggiori garanzie, comprese le valutazioni di protezione civile.
· «Le ho illustrato quanto sopra per onestà intellettuale… sono a sua disposizione…» È positivo che si dichiari disponibile, ma onestà intellettuale significa non minimizzare i rischi, non confrontare impianti in modo strumentale, riconoscere la legittimità delle preoccupazioni della popolazione e delle associazioni, in particolare di Legambiente Ascoli Piceno, che ha sollevato il problema.
Alla luce di quanto esposto, riteniamo pertanto che ogni valutazione sulla sicurezza dell’impianto debba basarsi su analisi tecniche complete, documentate e riferite al contesto reale, non su rassicurazioni generiche o confronti impropri con altri impianti.
Come Comitato continueremo a svolgere il nostro ruolo con rigore, trasparenza e senso di responsabilità, nell’esclusivo interesse della tutela della popolazione e della sicurezza del territorio.
Rimaniamo disponibili a un confronto serio e fondato su dati oggettivi, ma non accetteremo minimizzazioni o semplificazioni che non trovano riscontro nelle metodologie di analisi del rischio riconosciute.
Cordiali saluti
(Seguono 38 firme del Comitato)