ANPIT Avellino

ANPIT Avellino Associazione Nazionale per l'Industria e Terziario

05/02/2026

💥Anpit interverrà presso le Commissioni riunite VIII (Ambiente, territorio e lavori pubblici) e X (Attività produttive, commercio e turismo) della Camera dei Deputati in merito ai progetti di legge recanti delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile.

👉🏻Interverrà il segretario generale di Anpit Daniele Saponaro.



03/11/2025

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03/11/2025

ANPIT – Associazione Nazionale per l'Industria e Terziario.
Costituita nel 2012 Anpit è un'associazione datoriale maggiormente rappresentativa sul piano nazionale.

Nota di ANPIT AVELLINO sul settore del “Commercio al Dettaglio”.

La sede provinciale di Avellino, presieduta dal Presidente Provinciale Rag, Lorenzo Lo Conte, si sta occupando da diversi anni (la sede provinciale è stata istituita 10 anni fa) del Settore Terziario ed in particolar modo del COMMERCIO che, nell'ambito del Terziario, rappresenta uno dei settori più rilevanti dell'economia nazionale, comprendendo una vasta gamma di attività commerciali, dalla vendita al dettaglio a quella all'ingrosso.
Secondo le statistiche più aggiornate (ISTAT), il settore commercio conta circa 500.000 aziende registrate con partita IVA in Italia.
La gran parte è costituita da negozi al dettaglio, cui si aggiungono le attività di commercio all'ingrosso.

In termini di OCCUPAZIONE il commercio in Italia è uno dei principali settori; occupa circa 3 MILIONI di persone, considerando sia i titolari che i dipendenti.

In termini ECONOMICI esso apporta una parte SIGNIFICATIVA del Prodotto Interno Lordo (PIL) nazionale.

Si stima che il COMMERCIO, e l'indotto che genera, costituisca tra il 5 ed il 10% del PIL NAZIONALE.

Non va trascurato, infatti, l'”indotto” che alimenta il settore del commercio al dettaglio.
Pensiamo alle PMI dell'arredo negozi, a quelle dell'illuminotecnica, degli shoppers ed imballaggi, delle attrezzature informatiche e digitali, dei sistemi di gestione aziendali, e tante altre:
pensiamo a quanti ARTIGIANI lavorano per i negozi al dettaglio: elettricisti, falegnami, vetrinisti, idraulici, addetti alle pulizie e tanti altri.

Un settore quindi fondamentale per l'economia italiana.

ANPIT AVELLINO è molto preoccupata per la sorte delle aziende del Commercio nella propria Provincia, come in Campania e nel resto d'Italia.

Il settore è “sotto attacco” e corre veloce verso l'estinzione, nella maggior parte delle sue categorie.

I dati diffusi da Unioncamere e dalle singole Camere di Commercio parlano chiaro e quantificano inesorabilmente in numeri le massicce chiusure delle attività commerciali in tutta Italia; come quantificano esattamente le decine di migliaia di chiusure per fallimento.

Il fenomeno (l'attacco al settore commercio) è partito nel 2004 con l'avvio dell' e-commerce; ha avuto un'accelerazione nel 2010 con il lancio in Italia di Amazon e negli anni successivi di svariati “portali” e “marketplace” di numerose società multinazionali con sedi all'estero.

Il fatturato dell'e-commerce nel 2004 era di 1.645.000.000.
Nel 2024 è balzato a 85.388.000.000, aumentando di 50 volte.

Chi ha “conquistato” quel fatturato?
Quasi interamente le multinazionali estere, Amazon in testa.

Ai primi posti della classifica (fonti “Casaleggio ed Associati”) c'è infatti Amazon seguito da E-Bay, Temu, Ikea, Aliexpress, Zalando, Nike, Vinted, Decathlon ecc. ecc.
La stragrande parte MULTINAZIONALI ESTERE.

Chi ha “perso” quel fatturato “conquistato dalle multinazioni di cui sopra?
I commercianti al dettaglio italiani, i negozi.

Da qui le inevitabili chiusure, i fallimenti, in numero sempre maggiore, la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro, la perdita per l'Italia di PIL.

Il valore degli acquisti dei consumatori italiani, infatti, effettuati on line presso le multinazionali con sedi all'estero, non contribuisce al PIL italiano bensì a quello dei paesi dove hanno sede le multinazionali.

Tutto ciò non è frutto del progresso o dello sviluppo tecnologico o dei “tempi moderni” o una ineluttabile conseguenza dell'era del digitale, bensì è l'EFFETTO NEGATIVO dell'uso distorto, persino illegale, dello sviluppo tecnologico e digitale che si registra da anni.

Non in altro modo, se non definendolo “effetto negativo” e “distorsivo” può considerarsi la distruzione di un sistema economico basato su un mercato in regime di libera concorrenza, presidiato brillantemente da milioni di micro e piccole imprese, la “spina dorsale del Paese, che contribuiscono in maniera determinante alla sua economia.

Si sta passando, senza colpo ferire, da un “mercato in regime di libera concorrenza” (dove sono finite le “tutele”???) ad un “mercato in regime di oligopolio”, se non di vero e proprio monopolio in molti casi.
Tutto ciò si ha l'impressione accada nell'indifferenza generale, sia da parte delle Istituzioni come da parte degli attori sociali quali le Associazioni di Categoria ed i Sindacati, “rappresentanti” dei milioni di piccole imprese e milioni di lavoratori che vengono sistematicamente “espulsi” dal mondo del lavoro.
Possiamo ben immaginare le conseguenze di questa “trasformazione” che sta avvenendo nel settore terziario in generale e nel commercio in particolar modo.

Le cause sono sotto gli occhi di tutti. Le “parti”, Istituzioni, Governo, Associazioni Datoriali, Sindacati dei Lavoratori, che hanno la responsabilità di intervenire per arginare e riequilibrare il corretto funzionamento del mercato, hanno tutti gli strumenti (LEGGI Nazionali ed Europee) per farlo; tuttavia ad oggi non avvertiamo alcun segnale che faccia presagire strategie, iniziative ed azioni volte ad impedire la distruzione del commercio che avviene attraverso la concorrenza sleale imperante da parte delle multinazionali, in collaborazione con le grandi industrie produttive “proprietarie” dei marchi e dei brand.

“Concorrenza sleale”, “Pratiche commerciali scorrette”, “Cartelli”, “Abusi di posizione dominante”, “violazione delle norme che regolano i contratti di fornitura” tra produttori e rivenditori: la tolleranza, se non la complicità nel consentire queste illegalità, sono la causa della deriva del Commercio con la chiusura dei negozi e la desertificazione di interi paesi e quartieri di città.
I numeri sopra riportati parlano chiaro: nel 2024 sono stati sottratti al commercio al dettaglio
oltre 85 MILIARDI di Euro; Nel 2025 saranno 100 MILIARDI.
Si corre veloci verso l'estinzione dei negozi al dettaglio. A chi conviene?
“Resisteranno”, ma non a lungo, gli esercizi che al prodotto “aggiungono” un servizio non ancora possibile offrire on line, ma sarà solo questione di tempo.

Noi diciamo che è del tutto inutile ricercare, come purtroppo si fa da più parti, le cause della chiusura dei negozi “da altre parti”, attribuendone a “cause diverse” da quella sopra evidenziata: il fatturato dei negozi, elemento essenziale per la sua sopravvivenza, è “transitato” dalle casse nei negozi a quelle delle società multinazionali (vedi classifica stilata dalla Società Casaleggio ed Associati disponibile in rete).
Senza il fatturato nessuna azienda sopravvive.

In tema di Economia e Sviluppo, di Crescita e Benessere, i continua in ogni occasione, da palchi e platee, in convegni e meeting in tutta Italia a “celebrare” la “sostenibilità” da parte di “commentatori” pubblici e privati, ma senza conoscerne evidentemente i concetti fondamentali, almeno quelli relativi ai Fattori Economici che imporrebbero:
1. SVILUPPO ECONOMICO SOSTENILE, cioè una crescita economica che non compromette le risorse future e che crea posti di lavoro dignitosi;
2. EQUITA' ECONOMICA, cioè una distribuzione equa delle risorse e dei benefici economici tra diverse comunità e generazioni.
OGGI avviene tutto il contrario: distruzione di risorse future, creazione non di posti di lavoro bensì di disoccupazione, mortificazione della dignità dei lavoratori, NON distribuzione equa delle risorse e dei benefici economici bensì massiccia concentrazione di ricchezza nelle mani di pochi e impoverimento della massa dei lavoratori e dei cittadini in genere.
Tutt'altro che “sostenibilità economica” insomma, per non parlare degli altri “fattori” quali quello Sociale, quello Ambientale e quello Culturale; anche qui la situazione è drammatica e fotografa uno stato dell'economia del tutto insostenibile.
Rimanendo al settore commercio, c'è urgente bisogno, a parere dell'ANPIT AVELLINO,
che i vertici delle Istituzioni, il Governo, i vertici delle Associazioni di Categoria e dei Sindacati dei Lavoratori si concentrino di più e meglio sul prendere atto della situazione, studiarne e capirne la natura e le cause e darsi da fare per riportare l'equilibrio perso ripristinando la “filiera del commercio” in maniera corretta e soprattutto LEGALE, prima che sia troppo tardi.
Gli interessi in gioco sono della massima grandezza; riguardano la salvaguardia di milioni e milioni di lavoratori italiani e con essa la tutela e la protezione di un intero sistema economico nazionale e del suo PIL (i consumi degli italiani sulle piattaforme estere fanno DIMINUIRE il nostro PIL).

ANPIT AVELLINO, collaborando con la Sede Regionale della Campania, si sta adoprando in tal senso ed ha presentato alla Commissione Regionale competente importanti e significative proposte di MODIFICA ED INTEGRAZIONE alla Legge Regionale della Campania sul Commercio.
Modifiche ed integrazioni che, se accolte, saranno un primo presidio contro le pratiche commerciali scorrette, la concorrenza sleale ed altre violazioni che alterano il mercato tagliando fuori migliaia di commercianti.

Altre iniziative sono in corso ed ancora altre la Sede Provinciale di Avellino ne avvierà, a tutela delle categorie rappresentate.

Pensiamo che si è ancora in tempo a correre ai ripari; occorrono decisioni coraggiose ed azioni repentine da parte di chi ne ha la responsabilità.

L'auspicio è che si intervenga in tal senso da parte dei vertici nazionali di tutte le associazioni datoriali e dei sindacati dei lavoratori sollecitando le Istituzioni, i Ministeri competenti, il Governo a farsi carico delle attività necessarie alla tutela ed al “salvataggio dei negozi al dettaglio” che rappresentano il posto di lavoro per milioni di italiani e un segno “+” per il PIL del Paese.

Ar**no Irpino, 31 ottobre 2025

Anpit Avellino
Il Presidente
Rag. Lorenzo Lo Conte

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01/10/2025

A proposito dei SALDI

Chiusura dei negozi in Italia: la causa principale, fonte Unioncamere, è la "mancanza di marginalità".
Per il commerciante la "marginalità" (in parole povere "guadagno") deriva dalla differenza fra il costo pagato per acquistare il prodotto dai suoi fornitori ed il ricavo ottenuto dalla sua vendita ai propri clienti.
Con il valore della "marginalità" il commerciante può pagare i costi di esercizio del proprio negozio: fitto, dipendenti, energia, ecc. ecc.
Se la "marginalità" è insufficiente a coprire i costi del negozio e tale insufficienza si protrae nel tempo, il commerciante non avrà la liquidità necessaria per pagare i suoi dipendenti oppure il fitto, oppure l'energia elettrica... oppure qualche suo fornitore, oppure le imposte e tasse periodiche.
La conseguenza è la chiusura dell'attività oppure, nel caso il commerciante agisca con "ritardo", la liquidazione giudiziale.

I SALDI consistono nel praticare "grandi sconti" (30/40/50/60 %) sul prezzo di vendita "normale" dei prodotti in vendita nel negozio.

Vuol dire, cioè, vendere a 70/60/50/40 euro un prodotto che era in vendita a 100.

E' (dovrebbe essere) di facile comprensione come praticando il SALDO il commerciante non realizza nessuna "marginalità" (guadagno) ed addirittura vende anche parte della merce SOTTOCOSTO.

Nei DUE MESI di "SALDI" si realizzano magari tantissime vendite, si incrementa il fatturato mensile ma, contemporaneamente si realizzano altrettante PERDITE.

Perchè i "SALDI" si chiamano di "fine stagione" ???
Perchè AL TERMINE DELLA STAGIONE ESTIVA, ad esempio, il commerciante svende le rimanenze del prodotto estivo, avendo già realizzato la maggior parte delle vendite estive, ricavando il più possibile per fare spazio ai prodotti della stagione successiva (autunno).
La logica è (era) che il mancato guadagno della vendita nel periodo dei saldi viene "assorbita" dai guadagni già realizzati con le vendite "normali" fatte durante la stagione.

Oggi e da tanti anni cosa accade invece?

Accade che i SALDI ESTIVI non iniziano a fine stagione, cioè il 22 settembre quando finisce l'estate, bensi iniziano i primi di luglio e si protraggono fino ai primi di settembre, QUANDO L'ESTATE NON E' ANCORA FINITA, altro che "saldi di fine stagione".

Le conseguenze sono molto serie: i commercianti non realizzano più i "margini" (guadagni) necessari per "mantenere in equilibrio i conti" e.... capitolano, come si suol dire.

Quanto sopra dovrebbe essere di facile comprensione per tutti... eppure da parte di "chi di dovere" (Regioni, Associazioni di Categoria, Ministeri vari) si continua imperterriti a non intervenire e ci si interroga quotidianamente sul "perchè i negozi chiudono".

UNA delle cause è quella descritta sopra e sulla quale si può intervenire con la massima facilità (buona volontà e serietà).

03/09/2025

Iadicicco (ANPIT): "Solo insieme, istituzioni, imprese e lavoratori, possiamo provare a percorrere nuove strade, capaci di offrire risposte concrete"

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