Arezzo Psicosintesi

Arezzo Psicosintesi Arezzo Psicosintesi è un'associazione culturale attiva su temi di crescita personale

Arezzo Psicosintesi è un Associazione apolitica, aconfessionale e senza fini di lucro con sede in Arezzo. La Psicosintesi offre un metodo di lavoro concreto per la conoscenza, la crescita e la trasformazione personale in cui ciascuno, partendo da ciò che è, ha il potere di attivare le proprie potenzialità individuali attraverso un percorso guidato, teso allo sviluppo armonico della personalità nei suoi livelli fisico, emotivo, mentale e spirituale.

Dice il poeta portoghese Fernando Pessoa:   "In ogni angolo della mia anima c'è un altare a un dio differente".Ognuno di...
06/09/2026

Dice il poeta portoghese Fernando Pessoa:
"In ogni angolo della mia anima c'è un altare a un dio differente".
Ognuno di noi è una folla. Ci possono essere il ribelle e l'intellettuale, il seduttore e la casalinga, il sabotatore e l'esteta, il sognatore e il perfezionista, ognuno con la sua mitologia, e tutti quanti più o meno comodamente stipati all'interno di un solo individuo. Come scrisse Assagioli:
"Non siamo unificati. Ne abbiamo spesso l'illusione perché non abbiamo vari corpi, varie membra, e perché una mano non picchia l'altra, ma nel nostro interno avviene metaforicamente proprio così; varie personalità e subpersonalità si azzuffano tra di loro continuamente: impulsi, desideri, principi, aspirazioni, ideali sono in continuo tumulto".
E allora il lavoro di conoscenza di sé deve esser volto a scoprire le varie subpersonalità.
Piero Ferrucci
Da Crescere

(...) Il male consiste quindi non nelle cose o nelle forze che sono in noi, ma nel disordine, nell'anarchia, nella manca...
05/09/2026

(...) Il male consiste quindi non nelle cose o nelle forze che sono in noi, ma nel disordine, nell'anarchia, nella mancanza di disciplina, di armonia, di sintesi. Si tratta perciò di riconoscere il vero posto, la giusta funzione di ogni parte vivente di noi stessi, e questo si può riassumere con una sola, grande parola: Saggezza.
Il saggio è l'uomo completo che tutto comprende, che tutto possiede - la vera forza, la vera efficienza, non clamorosa, ma salda che opera sottilmente, calmamente, ma in modo profondo, sicuro, duraturo.
Come si acquista la saggezza? Con la visione spirituale della vita, data dalla scoperta del proprio Centro superiore, dalla osservazione attenta e disinteressata di tutta la vita in noi, negli altri, nel Cosmo, dall'esperienza della vita.
Roberto Assagioli
Psicosintesi
Armonia della vita - edizioni mediterranee

Coltivare la pazienza favorisce il cambiamento.“La pazienza ci ricorda che le cose si svolgono secondo i propri ritmi. N...
04/09/2026

Coltivare la pazienza favorisce il cambiamento.

“La pazienza ci ricorda che le cose si svolgono secondo i propri ritmi. Non si può anticipare le stagioni; arriva la primavera e l’erba cresce da sola.” (Jon Kabat Zinn)
Nella vita, in generale, la pazienza è una virtù di grande sostegno.
Essere pazienti indica la capacità di gestire le situazioni della vita, da quelle più semplici a quelle più difficili e articolate. Per cui la pazienza è una virtù dinamica, energetica: sarebbe un grave errore confonderla con la pura e semplice rassegnazione, con l’essere passivi o succubi delle situazioni esterne e dei propri stati interiori, come per esempio la rabbia o la disperazione.
Vediamo come spesso usiamo la parola pazienza senza sfruttarne invece tutta la sua portata di amore. Perché mentre l’impazienza è una fuga, è un non vedere le cose, è un non aderire alle cose, alla realtà. La pazienza è proprio un accompagnare il dipanare delle cose. E allora la pazienza è essere presenti alla situazione. Una presenza paziente.
Negli anni ‘70 è stato condotto un test dallo psicologo Walter Mischel, noto come “esperimento dei marshmallow o delle caramelle“. Nel test, i protagonisti sono dei bambini a cui viene offerta una caramella. I bambini sono liberi di decidere se mangiare subito la caramella o se aspettare quindici minuti così da riceverne un’altra ancora. Dal test è emerso che i bambini che non hanno saputo aspettare, una volta diventati adolescenti e successivamente adulti, risultavano insicuri, avevano difficoltà nel concentrarsi, incapaci di trovare una strategia per non agire di impulso. Coltivare la pazienza è una capacità complessa e stabile nel tempo. Trova le radici fin nell’infanzia, nel tipo di relazione che si è avuta con i propri genitori. Per cui le personalità impazienti sono certamente quelle impulsive, che reagiscono istintivamente. Queste tipologie di persone hanno sicuramente una mission nella loro vita: imparare a disciplinare i propri impulsi.
Esistono numerose ricerche che hanno dimostrato che chi è maggiormente in grado di essere paziente e quindi di rimandare la propria gratificazione, ha più probabilità di avere successo, nel raggiungere i propri obiettivi e realizzare i propri progetti, ma anche nei rapporti con gli altri. Anche i bambini più capaci di rimandare la gratificazione immediata a favore di una gratificazione maggiore ma spostata nel tempo si sono rivelati in seguito più intelligenti e più competenti e amabili nella relazione con gli altri.
La pazienza è quindi imparare a stare con le cose così come sono e con noi stessi così come siamo. Con le nostre sensazioni, con le nostre emozioni, con i nostri pensieri, così come sono, senza identificarci con essi, senza perderci in essi. Anche quando sono sgradevoli, fastidiosi e fonte di sofferenza. Perché le cose sorgono e poi svaniscono. Passano. E grazie alla virtù della pazienza possiamo imparare a stare con il naturale corso delle cose, ed è da questo punto che nasce il cambiamento.

Cristiana Milla
Psicosintesi Oggi

TECNICA DELL’AGIRE “COME SE”Essa consiste nell’agire come se si possedesse lo stato d’animo voluto. Questa tecnica si ba...
02/09/2026

TECNICA DELL’AGIRE “COME SE”
Essa consiste nell’agire come se si possedesse lo stato d’animo voluto. Questa tecnica si basa sul fatto che la volontà può agire direttamente sugli atteggiamenti del corpo e sugli atti esterni. Così, ad esempio, se siamo tristi o depressi, è difficile diventare lieti e sereni con un atto diretto di volontà, con uno sforzo diretto. Invece è in nostro potere spianare la fronte, sollevare il capo, atteggiare le labbra a sorriso, e pronunciare parole di armonia, di ottimismo, di fiducia e di gioia.
Possiamo cioè comportarci “come se” fossimo lieti e fiduciosi. Fare questo ci dà una grande libertà interna, ci dà il senso e la prova che non siamo schiavi delle nostre mutevoli emozioni, dei nostri “stati d’animo” che possono dipendere da tante cause esterne o interne: ad esempio da condizioni meteorologiche, da suggestioni dell’ambiente, dall’influsso di certe persone, dalla difficoltà o incertezza di una data situazione. Noi possiamo agire, comportarci, e quindi realmente “essere in pratica”, come vorremmo essere; “come se” possedessimo le qualità e avessimo gli stati d’animo positivi che ci spingerebbero naturalmente ad agire nel modo giusto.
Ma vi è di più: usando questa tecnica non solo agiamo come vogliamo, ma cambia anche lo stato emotivo. A poco a poco, e qualche volta rapidamente, anche lo stato emotivo segue, si adegua e si intona all’atteggiamento interno e al comportamento esterno. Ciò è basato su un’importante legge psicologica:
“Gli atteggiamenti fisici e gli atti esterni suscitano le idee, le immagini e gli stati d’animo ad essi corrispondenti”.

Roberto Assagioli
Archivio Assagioli - Firenze

L'IMPERMANENZAL’impermanenza fa parte di noi: del nostro corpo, delle nostre emozioni, dei nostri pensieri, delle nostre...
01/09/2026

L'IMPERMANENZA

L’impermanenza fa parte di noi: del nostro corpo, delle nostre emozioni, dei nostri pensieri, delle nostre relazioni.

“Niente rimane uguale per due momenti consecutivi. Eraclito sosteneva che non possiamo mai bagnarci due volte nello stesso fiume. Confucio, osservando la corrente, disse: “Scorre incessantemente, giorno e notte”. Il Buddha ci ha esortato a non limitarci a parlare dell’impermanenza, ma ad usarla come strumento per aiutarci a penetrare profondamente nella realtà e ottenere una visione interiore liberatoria. Potremmo essere tentati di dire che la sofferenza esiste perché le cose sono impermanenti.
Ma il Buddha ci ha incoraggiato a dare un ulteriore sguardo. Senza l’impermanenza la vita non sarebbe possibile. Come potremmo trasformare le nostre sofferenze se le cose non fossero mutevoli? Come potrebbe tua figlia trasformarsi in una splendida, giovane donna? Come potrebbero migliorare le condizioni del mondo? Abbiamo bisogno della mutevolezza perché ci sia giustizia sociale e speranza.

Se tu soffri, non è perché le cose sono impermanenti. Soffri perché credi che le cose siano durevoli. Se muore un fiore, tu non soffri molto, perché capisci che i fiori sono impermanenti, ma non riesci ad accettare l’impermanenza della tua amata, e soffri profondamente quando lei ti lascia.

Se guardi a fondo dentro all’impermanenza, farai del tuo meglio per renderla felice proprio ora, in questo momento. Consapevole dell’impermanenza, diventi positivo, amorevole e saggio. Impermanenza significa “buone nuove”. Senza impermanenza, nulla sarebbe possibile. Con l’impermanenza, ogni porta è lasciata aperta per il cambiamento.

L’impermanenza è uno strumento per la nostra liberazione.”

Thich Nhat Hanh

IL MAESTRO INVISIBILECredo che tutti coloro che hanno avuto il privilegio di conoscere Roberto Assagioli e di lavorare c...
31/08/2026

IL MAESTRO INVISIBILE

Credo che tutti coloro che hanno avuto il privilegio di conoscere Roberto Assagioli e di lavorare con lui non possano fare a meno di rendere partecipi gli altri del ricordo particolare che ci ha lasciato: egli infatti ci è stato maestro, oltre che di una dottrina veramente speciale, anche di vita, e particolare e insolito è stato anche il suo modo di trasmetterci l’insegnamento.

Alla fine degli anni Sessanta, ero già da qualche tempo in contatto con Francesco Brunelli, che di Assagioli era stato il primo allievo ancor prima che nascesse la «psicosintesi», ed era ormai considerato suo collaboratore più che discepolo. Suo tramite, mi incontrai per la prima volta con Assagioli.

Quel giorno, quel Plenilunio del Toro, l’unico protagonista era lui, Assagioli, "il Nonno" - come lo chiamavano affettuosamente Francesco e pochi altri -, e ce ne accorgemmo allorché incominciò a dirigere una meditazione sulla Saggezza: praticamente, ci rivelava se stesso, donandoci le sue esperienze depurate e sintetizzate perché ci servissero da guida, e questo era uno dei suoi modi di insegnare.

Sparirono i foglietti, l’anacronistico contaminuti, sparirono i mobili e lo scomodissimo divano su cui sedevamo. Scomparve anche la casa con le sue mura anguste, e per un certo tempo che non saprei precisare ognuno di noi fu solo con se stesso, immerso in una notte stellata, fluttuante senza peso e senza pensieri sotto la volta del cielo, faccia a faccia con la propria idea dell’eternità.

Fu la voce di Assagioli, non più fievole ma vibrante, a richiamarci alla realtà del presente, dove mi ritrovai sbalordita con una sensazione di pulizia interiore e di rinnovamento che non avevo mai conosciuto prima.

Tutto ciò che vedevo e sentivo mi sembrava diverso e capii allora cosa intendeva Francesco quando ripeteva uno degli insegnamenti del Nonno: «imparate a vedere le cose vecchie con occhi nuovi». E veramente dovevo avere gli occhi nuovi, perché quando guardai Ida non vidi più la vecchietta raggrinzita ma «l’eterna fanciulla» con un sorriso radioso senza età, mentre il Vecchio Saggio seduto sul trono dispensava doni ai discepoli assetati di sapere.
Così cominciò la mia «didattica» con Assagioli. Didattica era il termine usato soprattutto da quei suoi allievi che si dedicavano alla psicoterapia: io preferisco chiamarlo «noviziato», perché avevo avvertito subito una certa atmosfera di sacralità che in quel rapporto non sarebbe mai venuta meno e che non aveva niente a che fare con illusorie esperienze di tipo mistico, ma si fondava sulla realtà ben precisa di ottant’anni di vita impiegata a cercare le relazioni esistenti fra uomini e cose, fra mondo esterno e mondo interno, fra creatura e Creatore.

di Ada Gallego

(Auto)biografiaSi è soliti iniziare un percorso di psicosintesi, specialmente se terapeutico, chiedendo alla persona di ...
30/08/2026

(Auto)biografia

Si è soliti iniziare un percorso di psicosintesi, specialmente se terapeutico, chiedendo alla persona di scrivere la sua autobiografia. Assagioli considera la scrittura un processo dalle innumerevoli potenzialità, vario e complesso e, per una molteplicità di motivi, radicalmente diverso dal racconto orale solitamente privilegiato in terapia.
Il momento dedicato alla stesura della propria autobiografia ha un ruolo fondamentale nel processo di 'conoscenza di sé'. Scrivere di se stessi permette di obiettivare la propria storia di vita, innescando processi cognitivi reputati di primaria importanza in questa fase iniziale:
- favorisce lo sviluppo e il consolidamento della capacità di
osservare sé stessi;
- orienta il soggetto verso l'introspezione e la retrospezione;
- prom uove la riflessione e l'individuazione di nessi causali che
hanno operato in passato e che potrebbero essere ancora
operanti nel presente;
- rafforza e incentiva la naturale tendenza della psiche alla sintesi,
che è anche ricerca di coerenze e significati profondi.
In altre parole, la scrittura autobiografica guida ad una maggiore 'comprensione di sé stessi', favorendo nuovi apprendimenti senza i quali sarebbe impossibile pensare a una reale trasformazione della personalità. Ma scrivere la propria autobiografia non comporta solamente una più approfondita comprensione di sé. Scrivere promuove anche l'acquisizione di una certa 'padronanza' di ciò che si è conosciuto. Favorendo un processo di disidentificazione (o distanziamento cognitivo), crea uno spazio psichico nel quale può avve**re l'elaborazione di ciò che si è appreso. La scrittura è considerata un mezzo per favorire lo sviluppo dell'attenzione, della capacità di concentrarsi, della disciplina e un esercizio ideale per l'allenamento della volontà: tutte qualità indispensabili alla gestione della vita interiore ed esterna.
Infine, scrivere di sé può innescare e favorire i 'processi trasformativi'. Spiega il nostro autore che "quando si scrive, divengono operanti sia i fattori consci che quelli inconsci; perciò spesso accade che mentre il soggetto comincia a scrivere quello di cui è cosciente, affiorano mano a mano cose a cui non aveva pensato e che spesso, lo sorprendono". L'emergere di contenuti non previsti introduce a una dimensione considerata fondamentale ai fini della terapia, dell'educazione o della formazione: la meravig lia, lo 'stupor'. Molte volte accade che si comincia a scrivere qualcosa che si era già pensato, ma poi via via vengono nuove idee; il filo, la corrente del pensiero prende direzioni inattese, e vien fuori qualcosa che sorprende lo scrivente stesso.
Petra Guggisberg Nocelli
dal suo libro: "Conosci, Possiedi, Trasforma te stesso"

Luna piena ed  eclissi del 28 agosto in pesci.MANTRA DEL SE'Più radioso del SolePiù puro della nevePiù sottile dell'eter...
28/08/2026

Luna piena ed eclissi del 28 agosto in pesci.

MANTRA DEL SE'

Più radioso del Sole
Più puro della neve
Più sottile dell'etere è il Sé
Lo Spirito entro di noi.
Noi siamo il Sé
Quel Sé siamo noi.

La vita umana personale è essenzialmente sviluppo, crescita, attuazione di latenti, superiori possibilità. È lotta e con...
28/08/2026

La vita umana personale è essenzialmente sviluppo, crescita, attuazione di latenti, superiori possibilità. È lotta e conquista, e quindi implica necessariamente conflitti, tensioni, superamenti, alternanze di gioia e sofferenza (oltre alla loro possibile coesistenza). Quando ciò sia ben compreso e accettato, si evita l’errore fondamentale di attribuire a condizioni esterne o ad altre persone la colpa delle difficoltà, delle disarmonie e dei travagli che sono inerenti alla vita del mondo.

L’incolparsi reciproco costituisce uno dei maggiori ostacoli all’attuazione della psicosintesi della coppia, ed è uno dei più diffusi, dei più difficili da eliminare. Esso si manifesta nelle innumerevoli discussioni su chi ha “ragione” e chi ha “torto”. Ma questa impostazione è del tutto sbagliata, non si tratta di ragione o di torto, ma di differenti punti di vista, valutazioni, accentuazioni. Essi sono determinati innanzitutto dalla diversa costituzione psicologica dell’uomo e della donna in generale; poi dai differenti tipi psicologici; inoltre dalle peculiarità singole di ognuno e dalle diverse esperienze fatte nel corso della vita. Questo rientra nel principio generale, nella verità fondamentale che nel mondo fisico e in quello psichico nulla vi è di assoluto; tutto è relativo. Le divergenze di opinioni e di valutazioni, e le conseguenti scelte e decisioni da attuare, devono ve**re esaminate obiettivamente, serenamente, direi scientificamente. In questo modo, e soltanto in questo, si può arrivare ad un’intesa, a un accordo, con opportune concessioni reciproche senza alcun vincitore e alcun vinto, e quindi a una cooperazione armonica e feconda.

Un primo e importante chiarimento consiste nel riconoscimento che molte delle difficoltà e dei conflitti attribuiti al matrimonio e di cui si rende responsabile il coniuge, non sono in realtà dovuti ad esso, ma alla natura umana per se stessa. Il matrimonio non fa che rivelarli, metterli a fuoco per così dire, o intensificarli. Perciò bisogna distinguere bene i problemi psicologici che si presentano nel matrimonio da quelli del matrimonio, cioè specifici dei rapporti coniugali. Questa distinzione è utilissima e vale da sola a eliminare molte cause di malinteso e conflitto, poiché permette di evitare il suddetto frequente errore di attribuire al coniuge la colpa di difficoltà e contrasti che invece dipendono da noi stessi, in quanto esseri umani imperfetti, o da circostanze e situazioni non attribuibili né all’uno né all’altro dei coniugi. La prima e fondamentale difficoltà consiste nella complessità e molteplicità esistenti in ogni essere umano.

Citazioni di Roberto Assagioli
Errori e pericoli
da: Semi di Psicosintesi

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52100

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