Centro Aiuto alla Vita Arezzo Onlus

Centro Aiuto alla Vita Arezzo Onlus tutela della maternita' e del nascituro, aiuta la donna a rimuovere le cause del ricorso all'aborto Madre Teresa di Calcutta).

Non possiamo lasciare che una mamma della nostra città si “senta talmente sola e disperata da sentirsi costretta a rifiutare il figlio che porta in grembo” (cit.

19/08/2026

Il ricordo di Flora Gualdani di Elisa Del Cucina, del Centro di Aiu...

19/08/2026

Per ricordare Flora non posso attingere semplicemente alla memoria dei fatti, ma a quella del cuore. Chi l’ha conosciuta – e io ho avuto questo dono – sa che

18/08/2026

Il 16 agosto 2026 è morta all’età di 88 anni Flora Gualdani. Ripubblichiamo di seguito un ritratto apparso sul numero di Tempi, ottobre 2019.

«Vuole un altro caffè? Io non avrei mai potuto fare l’ostetrica senza caffè. C’è stato un momento, tra gli anni Sessanta e Settanta, in cui pensai che per rispondere alle catastrofi umanitarie avevo bisogno anche di altre quattro cose: conoscere una lingua, diventare ginecologa, possedere un ospedale da campo con le rotelle e saper pilotare un elicottero. Così, presi un diploma da interprete, riuscii a frequentare per quattro anni la facoltà di medicina e acquistai i primi strumenti per attrezzare un’ambulanza. Nel frattempo superai i test per il brevetto da elicotterista. Poi però dovetti fare delle scelte. Ogni esercitazione di volo mi portava via mezzo stipendio».

Classe 1938, tempra contadina, poco incline alle smancerie, Flora Gualdani attraversa la cucina con la caffettiera in mano e Gesù Cristo nascosto nella testa come un pungiglione, proprio come si conviene a un personaggio di Flannery O’Connor. «Oggi si chiamano periferie esistenziali, ma allora erano solo le mete delle mie ferie, quando lasciavo l’ospedale di Arezzo per fare l’ostetrica ovunque ci fosse bisogno: India, Bangladesh, Africa, Messico, Irpinia terremotata, la Bosnia dello stupro etnico. In Cambogia le donne scappavano a migliaia dalla foresta per ve**re a partorire i loro scheletrini nel campo profughi. Ricordo anche un prete parigino, tutto il giorno sotto il sole a lavare i cenci pieni di insetti e feci di questi miserabili, e accanto a lui un medico ateo curare lebbra, malaria, tubercolosi, ferite da guerra. Eravamo uniti da un grande amore per la vita. Il vescovo di Bangkok voleva che rimanessi laggiù ad aprire una casa». E poi? «Poi gli ho detto di no. Quando devo fare una scelta servo sempre chi è messo peggio e in quegli anni non c’era posto peggiore del nostro Occidente gaudente e disperato» [...]

https://www.tempi.it/flora-gualdani-maestra-dellalfabeto-della-vita/

18/08/2026
18/08/2026

Il 3 maggio sarà premiata a Roma al convegno che precede la marcia per la vita. Storia di un ostetrica (ed elicotterista) e del suo ambulatorio che è diventato «uno speciale confessionale laico»

Ci stringiamo attorno a Casa Betlemme, uniti in preghiera per la nostra amatissima Flora, consigliera e guida del nostro...
17/08/2026

Ci stringiamo attorno a Casa Betlemme, uniti in preghiera per la nostra amatissima Flora, consigliera e guida del nostro operato, donna operosa e indimenticabile, guerriera nella difesa della Vita. Certi che una moltitudine di bambini la accoglierà in Paradiso. A Dio Flora!

La nostra amata Flora è tornata alla casa del Padre

Che conquiste! Un film horror non è nulla in confronto
13/08/2026

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La governatrice del Massachusetts, la democratica Maura Healey, ha firmato lunedì 10 agosto il Prioritizing Patient Access to Care A...

«Un ab**to che ho deciso a 24 anni quando stavo con Paolo da un anno ha condizionato tutta la nostra vita insieme. Da al...
12/08/2026

«Un ab**to che ho deciso a 24 anni quando stavo con Paolo da un anno ha condizionato tutta la nostra vita insieme. Da allora, per riprendermi quello che non avevo avuto la maturità di scegliere in quel momento, ho accumulato errori su errori.

Essere madre era sempre stato il mio sogno. Pensi che ho imparato a leggere prestissimo, ma ho finito di giocare con le bambole tardissimo: a 12 anni andavo ancora in giro col bambolotto.

Mi stavo laureando in Scienze della Comunicazione, ero fiera di mantenermi da sola grazie a lavori da modella e telepromozioni. È così che avevo conosciuto Paolo, che però aveva una sua ferita emotiva: era già papà, i due figli erano stati portati in America da piccoli e per lui era stato un lutto.

Mi sono innamorata e mi sono gettata a capofitto in quella storia. La gravidanza non era cercata, ma avrei voluto che Paolo mi dicesse “che bello, questo bimbo è frutto del nostro amore”.

Invece, non era pronto.

L’ho capito, non l’ho accusato e, fra diventare madre senza di lui o avere lui, ho scelto lui. Ho creduto che, fatto l’intervento, sarebbe finita lì.

Mi sbagliavo.

Invece, la rabbia per ciò che mi era stato tolto si è fatta sentire.

Se Paolo mi parlava dei suoi figli, ero lacerata, pensavo che non mi considerasse abbastanza importante per giustificare un’altra sua paternità.

Gli dicevo: zitto, mi ferisci. Era una situazione tossica. Ci siamo sposati perché ci amavamo, ma anche per un intreccio di altre ragioni.

E poi è nata Silvia.

Sì, ma aveva una cardiopatia, è stata operata appena nata e ha avuto un’ipossia: non sapevamo che danni avrebbe avuto. È stato uno shock.

Ho passato i primi mesi a letto, mentre mia madre si occupava di lei. Ero annichilita, distrutta dal senso di colpa.

Pensavo: sono stata punita per aver rinunciato al mio primo bambino. Mi sono chiusa in me stessa: avevo fallito, non ero stata perfetta e mi vergognavo.

Da allora, per anni, ho inseguito un ideale di maternità irrealizzabile. […]

Un giorno, Silvia mi ha visto piangere mentre le mettevo il tutore, mi ha alzato il viso e mi ha chiesto: perché piangi? Ho capito che mi stava dicendo “io sono questa e sto bene così e, se sto male, è perché tu piangi”.

Ho capito che, se il destino le aveva tolto delle cose, io non potevo toglierne altre con la mia paura, il mio fastidio, la mia rabbia. […]

Alla fine, cos’è «quello che rimane»? Aver imparato qualcosa che posso insegnare ai miei figli, perché non commettano i miei stessi errori.

Per tutta la vita, ho creduto che essere forte significasse non crollare mai, invece, la vera forza è sapere dire “non ce la faccio”, mostrare le fragilità e farsi aiutare».

—Sonia Bruganelli

Indirizzo

Via Dell'orciolaia
Arezzo
52100

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