06/07/2026
Ci stiamo dimenticando come si fa a vivere davvero. Non a sopravvivere. Non a compilare giornate. Vivere. Che è una parola enorme e fragile insieme, come tenere l’acqua nelle mani senza stringere troppo. Ci stiamo dimenticando di bussare alle persone
invece che ai telefoni, di restare mezz’ora in più dove si sta bene, di dire “arrivato?” di dire “mancavi” di dire “ho paura” senza sentirci difettosi.
Abbiamo imparato a sembrare forti
anche quando ci stiamo rompendo dentro. E ci riesce così bene che a volte non ce ne accorgiamo neanche più. Ma guarda che non sei nato per diventare una stanza chiusa. Non sei nato per tenerti tutto dentro fino a fare muffa nei pensieri. Le emozioni hanno bisogno d’aria. I sentimenti di gambe. La tenerezza di voce. Altrimenti si spengono. E allora dimmelo più spesso che mi vuoi bene. Dillo male, dillo tremando, dillo con gli occhi bassi se proprio devi, ma dillo. Perché la gente muore anche di silenzi. Ci stiamo dimenticando quanto salva un complimento sincero. Quanto può cambiare una giornata
sentirsi dire: “sei importante per me.” Tu fallo. Anche se ti sembra poco. Anche se il mondo ormai parla solo la lingua dell’ironia,
delle battute cattive, dei cuori mandati per abitudine. Tu resta umano. Che detta così sembra una frase semplice, ma certe volte
restare umani è l’atto più rivoluzionario che esista.
Difendi la tua dolcezza. Difendi quel lato di te che si commuove ancora, che si ferma davanti a un tramonto, che ringrazia chi serve il caffè, che accarezza una persona triste, che sente nostalgia perfino
di cose che non sono ancora finite.
Difendilo. Perché è lì che sei vivo davvero. Non diventare uno di quelli che vogliono bene in silenzio fino a diventare assenza. Non lasciare le parole importanti chiuse nei cassetti della gola. Dille adesso. Dille forte. Dille piano. Ma falle uscire. Perché alla fine
la vita non la misurano i giorni. La misurano le volte in cui qualcuno grazie a te si è sentito meno solo.
Capisci allora
quanto è sacra la gentilezza? Non è educazione. Non è galateo. È cura. Non avere paura di essere troppo. Troppo emotivo. Troppo profondo. Troppo affettuoso. Il problema non è chi sente troppo. Il problema
è chi non sente più niente e lo chiama maturità.
Esci. Vivi. Sporcati il cuore di persone. Fai tardi. Abbraccia. Perdonati. Ricomincia.
Andrew Faber