14/10/2026
Spazi che vivono: uno scambio tra Electra APS e la Fondazione Prodis di Terrassa
L’esperienza di tre giorni vissuta da Electra APS all’interno della Fondazione Prodis a Terrassa ci ha restituito l’immagine di una realtà che rifiuta la logica del confinamento assistenziale, scegliendo di intessere la fragilità nel tessuto vivo della città. Questo percorso ci ha permesso di osservare sul campo un modello psicopedagogico in cui architettura, progettazione educativa e quotidianità convergono con coerenza per ridefinire i confini dell’inclusione.
La nostra ricognizione si è mossa attraverso contesti aperti e differenziati, calibrati sulle diverse tipologie di utenza e sui relativi bisogni di supporto. L'osservazione ha preso le mosse dagli appartamenti, nuclei abitativi modulati su gradienti variabili di autonomia e assistenza, nei quali l'abitare non si traduce in un isolamento protettivo, bensì in un esercizio costante di emancipazione e autodeterminazione.
Il baricentro di tale impianto socio-educativo si è palesato poi con forza a El V***r, un polo polifunzionale ricavato da un intervento di archeologia industriale. In questo spazio, le barriere strutturali e simboliche si sono dissolte: ristoranti, bar e una sala liberamente fruibile hanno restituito alla cittadinanza un centro di aggregazione autentico, dimostrando come la socializzazione trovi fondamento nella condivisione ordinaria degli ambienti di vita.
L’articolazione del modello ci ha condotti successivamente a El Moll, struttura che ospita uffici, un punto di ristoro e laboratori orientati a mestieri concreti — dalla lavanderia alla sartoria, sino alla formazione professionalizzante. È in questi ambienti che la visione della Fondazione si traduce in prassi: ciascun modulo è concepito come un contesto comunitario e permeabile, rifuggendo rigorosamente ogni logica di compartimentazione o autoreferenzialità.
Il nostro sguardo, nell'interrogare criticamente i modelli assistenziali tradizionali, ha visto confermata un’urgenza teorica e metodologica: l'azione educativa non può configurarsi come una progettualità calata dall'alto, avulsa dal reale, bensì deve farsi infrastruttura viva e spazio relazionale condiviso, nel quale la dignità della persona si edifica, semplicemente, abitando il mondo insieme agli altri.